Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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L'audit della Valdisusa

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NoTAV, una concretizzazione dell’audit?

Considerazioni su come costruire un’opposizione

 

A volte mi domando cosa occorra chiarire ancora sul debito italiano. Non vedo soprattutto quale commissione “imparziale” si possa escogitare: una come quelle che per decenni hanno sostenuto che l’amianto non c’entrava niente con il mesotelioma pleurico, e che il fumo non è assolutamente nocivo ai polmoni? Eppure se ne parla molto, immaginando di poter ripetere qui l’esperienza dell’Ecuador, dove però c’era stata prima una serie di rivolte popolari che avevano spazzato via diversi presidenti, e aperto la strada a un presidente nemico della finanza internazionale.

In un paese capitalista che funzioni “normalmente”, l’apparato statale, in tutte le sue articolazioni, e anche gran parte del corpo docente delle grandi università (sempre sull’orlo del tracollo se vengono meno i contributi – non disinteressati - dei finanziatori privati), sono sempre molto sensibili alle pressioni di chi ha enormi ricchezze, e deve assicurarsi il loro accrescimento costante eliminando qualsiasi ostacolo. Quando in Italia c’era ancora la scala mobile, si era scoperto che l’ISTAT truccava le rilevazioni, in modo di rallentare il meccanismo. Qualcuno si stupiva, ma era logico: scegliendo bene i mercati rionali delle città campione in cui fare le rilevazioni, affidandole a personale fidato, bastava poco per non far scattare un punto di contingenza, assicurando profitti aggiuntivi all’intera classe capitalistica. D’altra parte, già il “paniere” era truccato per nascondere gli aumenti reali del costo della vita.

Ricordiamo quante grandi firme del giornalismo hanno ripetuto per anni che il rifiuto della TAV era il frutto della sindrome egoistica del NIMBY (Not In My Back Yard, “non nel mio cortile”), e che era un rifiuto del progresso! Quanti ingegneri, geologi, tuttologi, hanno ripetuto che quel tunnel era un’assoluta necessità del paese intero, anzi dell’Europa, senza mai contestare le cifre sull’utilizzazione scarsissima della linea già esistente, che un risparmio di un quarto d’ora o di mezz’ora (ottenuto al costo di decine di miliardi) non poteva certo modificare. Quanti ministri di tutti i governi che si sono succeduti in Italia negli ultimi venti anni hanno riconfermato l’assoluta necessità di quest’opera costosissima e dannosa per l’ambiente?

Ma c’è un argomento che volevo aggiungere ai tanti validamente proposti dai compagni della NoTAV della Val di Susa (argomenti ovviamente nascosti dalla stampa di regime, mai così bipartisan come nella difesa di un’opera a cui sono interessati i principali costruttori di centrodestra e di centrosinistra). Il caso della Val di Susa non ha in sé nulla di particolare, se non l’ampiezza e la profondità del movimento che ha costruito e consolidato l’opposizione a una scelta antieconomica, oltre che dannosa. Infatti tutto il sistema dell’alta velocità in Italia, da Torino a Napoli, è stato costruito su una gigantesca bugia, che ha avuto un peso notevolissimo nell’indebitamento del paese. In altre situazioni, ugualmente pericolose e inutilmente dispendiose, è solo stata insufficiente la mobilitazione e la capacità di conquistare un consenso di massa, ma le scelte erano ugualmente insensate da diversi punti di vista. In pratica il comitato NoTAV della Val di Susa ha fatto a modo suo una specie di “audit” unilaterale sui costi reali dell’opera. Ha utilizzato centinaia di esperti, “di parte”, certo, per smontare quelli veramente di parte che difendono i capitalisti interessati ai lavori, ma pretendono di essere “al di sopra delle parti”…  Solo così ha potuto resistere e crescere, nonostante le provocazioni continue, gli arresti, le attribuzioni al movimento di incidenti provocati ad arte dalla polizia per cancellare l’effetto positivo di una grande manifestazione pacifica, come l’ultimo alla stazione di Torino, di cui è stato testimone casuale Giorgio Cremaschi.

Ho insistito su questo aspetto: la specificità non è nel danno ambientale (che c’è stato già analogamente e forse in misura maggiore nel Mugello, nel corso della costruzione della TAC Bologna-Firenze) o nella particolare insensatezza economica del progetto Torino-Lione, ma nella capacità degli oppositori di resistere, di non arrendersi. La loro forza non dipende da una ipotetica commissione imparziale riconosciuta dallo Stato, che nell’Italia attuale (spoliticizzata da almeno tre decenni, e quindi in parte illogicamente affascinata da un governo di banchieri, allevati nei collegi dei gesuiti e nelle università private), è impossibile, ma dalla capacità di spiegare alla gente semplice la grande truffa, senza farsi intimidire da chi, per difendere il tunnel, dice di parlare in nome dell’interesse collettivo dell’Italia.

Casomai l’esperienza della Val di Susa va generalizzata e utilizzata molto di più a livello nazionale, ben oltre la solidarietà contro le continue provocazioni di polizia, esercito e magistrati “democratici”. Si tratta di far capire che accanto alle commesse militari, queste grandi opere sono tutte indecentemente truffaldine e sono tra le cause prime della crescita del debito pubblico. Bisogna spiegare che, per tutte le tratte di AV (Torino-Napoli, Torino-Venezia, Milano-Genova, ecc.), i costi previsti agli inizi degli anni Novanta erano più o meno analoghi a quelli delle ferrovie francesi o spagnole, e per giunta figuravano per il 60% a carico di imprenditori privati. Nel programma presentato in parlamento nel 1991 si parlava di 30.000 miliardi di lire, di cui solo 12.000 a carico dello Stato, e il resto sarebbe stato messo da imprecisati privati. Nel 1995 il costo previsto era cresciuto del 30% senza che un solo cantiere fosse stato aperto. Nel 2010 la spesa, riportata in vecchie lire era già arrivata a 120.000 miliardi per la sola Torino-Napoli!

Nel frattempo nel comma 966 della legge 296/2006 (la finanziaria per l’anno 2007) era stato inserito un codicillo che rivelava la truffa iniziale: «gli oneri per capitale e interessi dei titoli emessi e dei mutui contratti da Infrastrutture SPA fino alla data del 31 dicembre 2005 per il finanziamento degli investimenti per la realizzazione della infrastruttura ferroviaria ad Alta velocità “Linea Torino-Milano-Napoli”, nonché gli oneri delle relative operazioni di copertura, sono assunti direttamente a carico del bilancio dello Stato». I fantomatici investitori privati erano spariti, erano serviti solo per impiccolire la somma preventivata.

Ivan Cecconi, nel suo documentatissimo Il libro nero dell’alta velocità, Koinè-Il Fatto Quotidiano, Roma 2011, ricorda che su quella finanziaria si accese un forte dibattito, concentrato però soprattutto su un’entrata di 800 milioni di euro prevista per i Ticket sanitari, mentre tutti i parlamentari (di tutte le tendenze, alcuni forse per sbadataggine o incompetenza, altri per precisi interessi) hanno sorvolato sui 12 miliardi e 950.000 euro di spesa aggiuntiva per la TAV, che al di là della cifra non indifferente erano la prova che per far accettare questa opera insensata si era mentito sul suo costo reale.

In Val di Susa si domandano perché il governo Monti è stato capace di rinunciare alla gara per le Olimpiadi, che comportavano una spesa minore, e non può rinunciare alla Torino Lione. La risposta è semplice: il governo non vuole e non può rinunciare proprio per l’enormità delle spese previste e quindi dei profitti possibili per i costruttori, accuratamente scelti tra quelli che fanno riferimento alle tre aree politiche dell’attuale parlamento… E questo nonostante che all’inutilità iniziale del progetto si sia aggiunta un’altra assurdità: il trasporto celere delle merci (usato in Italia come specchietto per le allodole, ribattezzando la TAV come TAC, Treni ad Alta Capacità) si scontra col fatto che in Francia la rete TGV è riservata ai passeggeri, dato che le merci non hanno bisogno di risparmiare mezzora…

Su questo ed altri aspetti, dati preziosi sono forniti dal libro: Claudio Gatti, Fuori orario, Chiarelettere, Milano 2009, che ha un capitolo dedicato a L’attrazione fatale per l’Alta velocità, che ha il pregio di utilizzare molti atti processuali (in particolare per il dissesto idrogeologico provocato irresponsabilmente nel Mugello).

Credo che il movimento per “rifiutare”, “rivoltare”, “smontare” il debito, per diventare più forte ed evitare ogni concorrenza reciproca tra diversi comitati, debba partire dall’esempio della Val di Susa, generalizzando la sua esperienza, smascherando la falsa neutralità dello Stato, non facendosi intimidire dall’argomento più forte di questi ipocriti che ci governano, il manganello e i gas lacrimogeni (per ora…). Tra l’altro quel che accade in Val di Susa, con una incredibile militarizzazione permanente del territorio, dovrebbe far capire che bisogna rifiutare tutta la spesa militare, che non è fatta solo di F35, ma anche del mantenimento di molti corpi speciali da utilizzare contro la popolazione… Spesa che è sempre gonfiata grazie alla segretezza assicurata dalla struttura militare.

L’idea di una commissione di audit per respingere le spese inique e finalizzate solo ai profitti di mercanti di morte e di sventratori di montagne, è giusta, ma non è concepibile come soluzione tecnica o come una nuova articolazione delle istituzioni. Certo, in qualche comune piccolo o anche grande dove c’è stato un cambio effettivo si può chiedere e ottenere una commissione che discuta con i cittadini gli indebitamenti dovuti alla giunta precedente. Ma quanti sono questi comuni? In genere c’è stata una formale alternanza con assoluta continuità nella sostanza. Si mantengono le stesse spese assurde e irrazionali, giustificandosi col fatto che sono state ereditate dalla giunta precedente, mentre in genere servono a soddisfare una famelica clientela di appaltatori di opere pubbliche (con qualche piccola ricaduta sui lavoratori delle imprese…).

Eric Toussaint suggerisce, in base all’esperienza francese e belga, un’iniziativa “interpellate il vostro Sindaco”, con lo scopo di “proporre l’adozione di una delibera del Consiglio comunale sul debito della Comunità, il finanziamento pubblico locale e la dinamica dell’audit civico”. Sarebbe finalizzata alla “formazione di una rete di Enti locali per l’audit civico, che accettano di render conto ai loro amministrati e che sostengano così la dinamica dell’audit civico e i suoi principi”. Benissimo, ma temo che in questa fase serva soprattutto per vedere quanti accetterebbero di discutere pubblicamente i bilanci, impegnandosi a tener conto delle obiezioni…

Provate a immaginare quanti accetterebbero questo metodo in Italia. Lo potrebbe fare ad esempio un Pisapia? Non credo, dato che il suo successo è stato assicurato non solo dal diffuso desiderio di cambiare e dalla sua immagine di politico outsider, ma anche dall’intesa preventiva con settori della buona borghesia lombarda rappresentati da un PD molto di destra, e da un Bruno Tabacci al Bilancio. Non a caso ha dovuto mantenere l’assurdo e costosissimo progetto dell’Expo 2015, che aveva “ereditato” dalla Moratti…

Nella fase attuale quello che è possibile è far crescere, anzi rinascere, la consapevolezza della non neutralità dello Stato, la convinzione che l’indebitamento non è frutto di “errori” ma di scelte deliberate, che tra i governi degli ultimi decenni l’alternanza è stata solo apparente, e le politiche economiche dei governi di centrosinistra e di centrodestra (e ora di quello “tecnico”) sono state in assoluta continuità tra loro.

Un’inchiesta recente di Mannheimer assicura che solo il 6 o 7 % degli elettori ha fiducia nei partiti esistenti. Può essere vero, e non è senza fondamento: i grandi partiti si sono sempre accordati tra loro contro la massa dei cittadini, e i piccoli si sono adeguati: “così fan tutti”…

Per certi aspetti è tragico, perché questa situazione ha cancellato perfino la memoria di quelle esperienze positive di un passato relativamente lontano (fino agli anni Ottanta) che avevano permesso grandi miglioramenti salariali e delle condizioni di lavoro, e un sistema pensionistico tra i migliori in Europa. E ha fatto dimenticare che ciò era stato reso possibile anche dall’esistenza di sindacati permeabili alle spinte dal basso, che aveva condizionato anche i partiti di sinistra, nonostante negli anni Settanta fossero già da tempo molto disponibili al compromesso e allettati dall’entrata nell’anticamera del potere.

Ma c’è una conseguenza positiva di questa situazione: ora perlomeno ci saranno minori surrogati, e si può cominciare a costruire un legame tra i movimenti che si sono delineati in questi anni, di cui quello della Val di Susa è il più solido e radicato, ma che sono moltissimi, anche se non ancora ben rappresentati e coordinati a livello nazionale. C’è il precedente positivo della battaglia per l’acqua pubblica, incoraggiante anche se stanno andando avanti i tentativi per vanificare o aggirare il referendum (di cui non si può dare la colpa solo all’avversario, dato che si è lasciato spazio a non poche “cinghie di trasmissione” di partiti moderati o ambigui).

Ma da qui si deve ripartire, usando lo smascheramento del debito e la denuncia dei suoi aspetti più spudorati per arrivare in futuro (insieme ad altri soggetti in Europa) a rifiutarne davvero il pagamento. Non è molto quel che si può realizzare ora, ma è già importante coordinare una forte propaganda che aiuti a capire il dis/funzionamento del sistema in cui viviamo, e le ragioni vere di questa crisi profonda… Capirla, smontando le menzogne riversate ogni giorno da tutti i mass media, è la premessa di ogni possibile azione…

(a.m. 27/2/12)



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