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La pagina di Antonio Moscato

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Audit in Francia

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La dinamica promettente dell'audit cittadino in Francia

Damien Millet (CADTM) [1]

 

A partire dai primi anni '80, i paesi del Terzo Mondo si sono confrontati con la crisi del debito e le sue conseguenze. Il Fondo Monetario Internazionale e i suoi creditori hanno imposto i cosiddetti piani di aggiustamento strutturale che non hanno fatto altro che sottomettere queste economie, provocare devastazioni sociali per le popolazioni ed aprire la strada ai profitti delle società transnazionali, che hanno potuto, senza intralci, saccheggiare parte del mercato delle imprese locali.

 

Questa logica è perdurata fino alla metà del decennio 2000. L'aumento dei prezzi delle materie prime a partire dal 2004-2005 ha permesso ai paesi esportatori di immagazzinare riserve cambiarie che spesso sono state utilizzate per sbarazzarsi dell'ingombrante tutela dell'FMI: Brasile, Argentina, Uruguay, Filippine, Indonesia, hanno tutti rimborsato anticipatamente i loro debiti.

Nessun paese si è impegnato fino in fondo a proporre un modello economico alternativo al capitalismo attuale, che dirige l’umanità verso un’impasse sul piano sia sociale sia ambientale, anche se Argentina ed Ecuador hanno dato filo da torcere ai loro creditori.

Dal dicembre 2001 al marzo 2005, l'Argentina ha sospeso il pagamento di 90 miliardi di dollari e ha tenuto testa ai creditori privati, i quali hanno accettato la perdita del 65% del valore dei crediti da loro detenuti. Nel 2008, a seguito di un audit promosso dal presidente Rafael Correa, l'Ecuador si è rifiutato di restituire il 70% del suo debito privato giudicato illegittimo, riacquistato in seguito al 35% del suo valore: il governo in questo modo ha potuto risparmiare 7 miliardi di dollari, poi rinvestiti in spesa sociale.

 

Dal 2007-2008 però, la crisi colpisce il Nord e in maniera particolare l'Europa. Le popolazioni europee dovrebbero trarre insegnamento dalle esperienze di sofferenza che il Sud ha tollerato per  tre lunghi decenni. Al Nord come al Sud, il discorso dominante colpevolizza i popoli, i quali, si sostiene, vivrebbero al di sopra delle loro possibilità. Partendo da questa constatazione, un'unica, terribile, soluzione viene proposta: austerità generalizzata, innumerevoli sacrifici, con il conseguente deteriorarsi delle condizioni di vita, al solo scopo di garantire la restituzione del debito ai creditori.

 

Eppure, nella vita di tutti i giorni, tutti i nostri pagamenti si fanno su presentazione di una fattura che attesta i prodotti acquistati o i servizi resi in cambio. Ma, nel caso del debito pubblico, dove è questa fattura? Se il debito esiste, esso è causato da tre fattori: l'aumento dei tassi di interesse all'inizio degli anni '80, la controriforma fiscale che ha permesso di ridurre in maniera sostanziale la pressione fiscale sugli individui più ricchi e sui profitti delle società, e la crisi attuale, provocata dalle banche e dalle altre istituzioni finanziarie. I popoli dunque non c’entrano niente, né vivono al di sopra dei loro mezzi, dal momento che i diritti umani fondamentali spesso non vengono totalmente garantiti e la fattura che viene loro presentata non corrisponde a beni o servizi di cui abbiano beneficiato. Sono piuttosto i creditori a vivere al di sopra delle loro possibilità, non i popoli. Dovremmo essere noi a pagare i loro debiti?

 

L'unico modo di rispondere è quello di interrogare nel dettaglio la storia di questo debito. E lo strumento adeguato è l'audit cittadino; è a noi infatti che tocca comprendere l'origine di questo debito e indicare le diverse responsabilità. L'audit permetterà di determinare quella parte di debito pubblico illegittimo che i cittadini devono rifiutare di pagare e che andrebbe annullata.

A titolo di esempio, durante l'estate del 2011, in Francia, associazioni, sindacati e partiti politici hanno creato il Collettivo per l'audit cittadino del debito pubblico (CAC, vedere: www/audit-citoyen.org). Un testo di riferimento è stato inoltre redatto e proposto per le firme. Questo appello per l'audit é stato firmato da più di 58000 persone nei sei mesi successivi.

 

Lanciata a livello nazionale, la rivendicazione di quest'audit è stata velocemente portata avanti da numerosi cittadini in tutto il territorio. Decine di comitati locali sorti spontaneamente senza alcuna “indicazione dall'alto”. La volontà di lanciare l’audit ha incontrato le preoccupazioni dei cittadini francesi e il loro bisogno di agire proprio mentre l'Unione Europea subiva raffiche di austerità giustificate in nome dell'indebitamento. Se si decide di pagare, si vuole sapere per cosa. Noi vogliamo poter decidere quello che accettiamo di pagare e quello che invece è inaccettabile pagare. E l'audit è un passaggio obbligato per questo fine.

 

Nel dicembre 2011, la doppia trasmissione radiofonica su France Inter “Là-bas si j'y suis” (in italiano “Laggiù se ci sono”) di Daniel Mermet, intitolata “La dette ou la vie” (“Il debito o la vita”), ha incontrato un grande successo. Nelle settimane successive poi, le richieste di informazioni e contatti sono state numerose. L'eco per la rivendicazione di un audit e l'illegittimità del debito si conferma insomma in maniera evidente.

 

Il 14 gennaio 2012, il CAC ha organizzato la sua prima giornata di iniziative a Parigi, rivolta ai comitati locali che richiedevano informazioni e tracce d'azione da proporre. Erano attese una cinquantina di persone; ne sono arrivate più di 120. Tutto ciò ha confermato che qualcosa di promettente stava accadendo. Le sollecitazioni per intervenire a lanciare questo o quel comitato locale o perché si fornissero esperienze, sono aumentate in maniera esponenziale. Il giorno seguente, all'iniziativa di Attac e di Mediapart a l'Espace Reuilly a Parigi, più di 1100 persone si sono riunite per discutere sul tema “Il loro debito, la nostra democrazia”. Una conferenza è stata poi improvvisata anche sul marciapiede davanti a l'Espace Reuilly, dal momento che la sala poteva contenere soltanto 700 posti. Si è aperta una nuova tappa.

 

A inizio marzo 2012, si sono creati più di 110 collettivi locali. Spesso sottogruppi di lavoro permettono di approfondire l’informazione sull’analisi complessiva o di intraprendere i lavori per un audit locale dei debiti detenuti dalle collettività territoriali, dagli ospedali e dalle associazioni per l'alloggio sociale. Altri gruppi invece preparano azioni di strada o analizzano l'impatto delle politiche di austerità su scala locale. Dunque le energie si sono messe in moto, la struttura è pronta, l'offensiva è cominciata. Essa è essenziale per riappropriarsi democraticamente del potere decisionale confiscato dai creditori e dai mercati finanziari. E per infrangere finalmente il tabù sulla questione del pagamento del debito pubblico.

 

Traduzione di Chiara Filoni

 

 

 

 

 



[1]Damien Millet è portavoce del CADTM Francia e coautore con Eric Toussaint del libro Debitocrazia. Come e perché non pagare il debito pubblico, Edizioni Alegre , 2011

 



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