Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> All'ordine del giorno... i commenti a caldo --> Articolo 18, il sussulto della CGIL

Articolo 18, il sussulto della CGIL

E-mail Stampa PDF

Articolo 18, il sussulto della CGIL

Tutti i media hanno insistito sull’irrigidimento della Camusso, che avrebbe proclamato uno “sciopero generale”. Possibile? No, non è esatto. La Camusso ha parlato ripetutamente di un pacchetto di 16 ore articolate, di cui una parte sarebbero utilizzate per assemblee o iniziative locali, e 8 ore per una “fermata contestuale in tutt’Italia, con manifestazioni ” sparse nei territori: ottime per cominciare a scaldare il clima, non più sufficienti quando le prime, le seconde e le terze fasi dell’attacco sono passate indisturbate. Qualcosa di più di quel che lasciava prevedere la lunga attesa senza mobilitazione nei posti di lavoro, ma anche qualcosa di meno rispetto a un vero sciopero generale, con mobilitazione centrale. Forse per evitare di evocare il 23 marzo 2002 al Circo Massimo… Un confronto pericoloso, tenendo conto di come è stata distrutta la forza contrattuale della confederazione in dieci anni di cedimenti e di rinunce.

Quella della CGIL è il minimo di reazione che si poteva avere, in ogni caso, ma ci si domanda: non ci si poteva pensare prima? No. Non poteva farlo, per l’ossessione dell’unità ad ogni costo con CISL e UIL, cioè con chi ha fatto sempre sistematicamente il gioco della controparte! E per andare avanti bisognerà dire che l’accordo del 28 giugno è stato un errore.

Monti ha però veramente esagerato nelle provocazioni, ribadendo da mesi che si può discutere, ma poi decide lui. E in difesa di quali interessi, non occorreva tanto tempo per capirlo! Segnalo solo alcuni dei tanti articoli apparsi sul mio sito e dedicati nei mesi scorsi all’attacco antioperaio di questo personaggio. Partendo da Cremaschi: no al governo della BCE* , Il programma di Monti, e così via. Basta cercare la parola Monti in alto a destra e se ne trovano una ventina…

L’ultima bravata di Monti è stato l’annuncio dell’estensione al pubblico impiego del “nuovo art. 18” (che in realtà è il ritorno alla legge del luglio 1966), fatto per farsi merito, mentre era così evidentemente impossibile, che lo stesso ministero ha dovuto smentire, perché i pubblici impiegati sono assunti per concorso, e non possono essere licenziati da un qualunque capufficio. Insomma Monti ogni volta fa marcia indietro: forse si è sbagliato? E allora non si capisce che razza di “tecnico” sia: sembra “specialista” solo nel confondere le acque.

La sua arroganza ha comunque spaventato e “svegliato” non solo Bersani e la Bindi, ma persino D’Alema e Fassino, che pure sono aperti fautori della “ristrutturazione” o “manutenzione” dell’art. 18, e grandi ammiratori del giuslavorista Ichino, da sempre citato dalla Fornero come suo principale  ispiratore. La durezza di Monti ha fatto resuscitare dal coma profondo l’ex area di sinistra moderata della CGIL “Lavoro e società” di Nicola Nicolosi, che questa volta ha osato firmare con “La CGIL che vogliamo” di Gianni Rinaldini una mozione in difesa dell’art.18 “così com’è”, che naturalmente è stata respinta da una discreta ma non schiacciante maggioranza (73 a 30). L’attacco del governo ha inquietato segretari di categorie importanti e beffeggiate come la scuola (ne avevamo parlato in Il gioco delle tre carte) o la Funzione pubblica, insomma ha provocato un sussulto tardivo e quindi ancora insufficiente.

Da segnalare perfino l’imbarazzo di Napolitano, che ha farfugliato i soliti appelli in modo meno convinto e solenne: evidentemente è preoccupato anche lui che la sua operazione di sponsorizzazione del governo Monti si concluda male, con un’esplosione del PD o una sua liquidazione definitiva nel caso prevalesse la linea di Enrico Letta, che ha dichiarato a caldo che è impensabile non votare a favore di questa “riforma”. È impossibile infatti avere fiducia in un partito che afferma che “qualunque cosa faccia, il governo avrà il nostro voto”… A che serve, infatti, un partito così, incapace perfino di esercitare una blanda pressione?

Ma non vorrei che lo preoccupazione per una risposta ancora inadeguata faccia dimenticare che questa era fino a poco tempo fa impensabile: la Camusso appena una settimana fa aveva creduto di cavarsela escludendo le opposizioni dalla consultazione sulla trattativa col governo! La parziale correzione di linea è la conseguenza di un fatto nuovo nettamente positivo: gli scioperi iniziati a Genova lunedì, e che hanno incoraggiato il comitato centrale della FIOM riunito in quel giorno a una scelta non facile, come la proclamazione di “almeno due ore di sciopero” già per il giorno successivo. Una scelta che in molte città ha spinto a organizzare subito improvvisi blocchi stradali, energici ma accettati dai cittadini, come è accaduto ad Ancona.

Il contrattacco è dunque possibile: chi sperava di isolare la FIOM e la stessa CGIL, si è sbagliato. E alla CISL e al PD che aspettano “miglioramenti dal parlamento”, bisogna rispondere che è assurdo far decidere la sorte di milioni di lavoratori dalle decisioni di uno screditatissimo “parlamento di nominati”: nominati da quei partiti che secondo recenti sondaggi avrebbero solo il 6% della fiducia dei cittadini (tutti insieme!). Un parlamento in cui oggi non siede neanche uno che abbia fatto in vita sua una giornata di lavoro, mentre ci sono delinquenti di ogni genere, come Luigi Lusi, il cassiere di Rutelli, quello che aveva rubato venti milioni di euro, ma dichiarava un reddito di “soli” 204.926 euro!

Il contrattacco è possibile, solo se si guarda fuori da quelle aule!

(a.m. 22/3/12)



Tags: Monti  Fornero  Camusso  CGIL  FIOM  art. 18  PD  

You are here Attualità e Polemiche --> All'ordine del giorno... i commenti a caldo --> Articolo 18, il sussulto della CGIL