Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> All'ordine del giorno... i commenti a caldo --> L’Italia e la ricolonizzazione dell’Africa

L’Italia e la ricolonizzazione dell’Africa

E-mail Stampa PDF

L’Italia e la ricolonizzazione dell’Africa

Avevo appena segnalato la nuova impresa che stiamo silenziosamente preparando con l’avallo della Unione Europea (Nuova impresa umanitaria: la Somalia), quando Antonio Mazzeo ha analizzato sul Manifesto un altro aspetto di questa accresciuta presenza di forze militari di paesi imperialisti in Africa: il potenziamento della base di Vicenza in funzione proprio di pronto intervento in Africa. Come era stato documentato a suo tempo dai comitati che si opponevano all’ampliamento del Dal Molin, oltre agli effetti sul territorio di questa esasperata militarizzazione, ci sono anche le conseguenze economiche, per la partecipazione dell’Italia alle spese per questo gigantesco progetto. Ma nessuna forza politica parlamentare protesta, e si capisce perché: una parte dei lavori – esattamente come per il progetto TAV della Val di Susa – sono state assegnate a due grandi imprese (che un tempo erano cooperative di area PCI), la CMC di Ravenna e il CCC di Bologna, che a loro volta coinvolgeranno probabilmente qualche impresa locale con subappalti.

Inutile sottolineare la gravità di queste scelte, e le possibili ricadute della sistematica presenza di nostri militari (e dei carabinieri, che addestrano le polizie di svariati regimi africani ed asiatici) a fianco di quelli statunitensi nel compito di puntello di governanti screditati e invisi alle rispettive popolazioni. Ma governo e presidenza della repubblica saranno naturalmente pronti a definire eroi gli uomini spediti come mercenari a difesa dei capitali europei e nordamericani, se morranno, o se finiranno nei guai come i due marò in India… Spediti in terre lontane col miraggio dell’unica occasione di guadagni facili, e con fragili pretesti che ricordano spesso le motivazioni addotte nei secoli scorsi per preparare spedizioni coloniali classiche, come la guerra dell’oppio o l’occupazione dell’Algeria... La lotta contro il pagamento del debito, è indissolubile dall’opposizione più tenace alle nuove imprese imperialiste dell’Italia e dei suoi alleati. (a.m. 1/4/12)

 

 

Sul fronte africano di Vicenza.

di Antonio Mazzeo

Torneranno presto nell'inferno afghano i soldati Usa di stanza a Vicenza. Il Dipartimento della difesa ha reso noto che a partire della primavera 2012, due brigate di Us Army verranno inviate in Afghanistan per sostituire alcuni reparti impegnati da mesi nelle operazioni di guerra. Si tratta della 173ma brigata aviotrasportata attualmente ospitata a Camp Ederle (Vicenza) e della 12th Combat Aviation Brigade di Katterbach, Germania. In vista della nuova missione, oltre 3.600 uomini della 173ma brigata hanno completato un complesso ciclo addestrativo nel poligono tedesco di Hohenfels. Saranno invece 2.400 gli uomini della 12ma brigata da combattimento di US Army che raggiungeranno l'Afghanistan. 

I militari Usa di Vicenza sono impegnati pure in due sanguinosi fronti di guerra del continente africano: in Somalia, in qualità di consiglieri della forza multinazionale dell'Unione africana intervenuta contro le milizie degli shebab; in Uganda, nella guerra scatenata contro gli ultimi gruppi ribelli del Lord's Resistance Army di Joseph Kony. Appartengono tutti a Us Army Africa (Usaraf), il comando di Us Africom che coordina gli interventi dei reparti di terra nel continente. Lo scorso mese di febbraio, alcuni ufficiali di Us Army Africa Vicenza, congiuntamente alla Guardia nazionale del Tennessee, hanno addestrato una trentina di membri dell'esercito e dell'aeronautica ugandese nel quadro delle attività dell'Africa Deployment Assistance Partnership Teams (Adapt), il programma di assistenza del Pentagono per potenziare la prontezza operativa dei paesi partner africani (per interventi militari, peacekeeping, emergenze sanitarie, ecc.). Il training, secondo l'ufficio stampa di US Army, «ha consentito di introdurre in Uganda una serie di elementi operativi come la pianificazione del movimento delle unità, l'uso di materiale pericoloso e la preparazione del personale, degli equipaggiamenti e dei velivoli per il carico e il trasporto aereo». 


Nell'aprile 2011, Us Army Africa Vicenza ha coordinato nel nord Uganda una vasta esercitazione militare con lancio di paracadutisti, a cui hanno partecipato militari ugandesi, il 21st Special Troops Battalion dell'esercito Usa con sede a Kaiserslautern (Germania) e la 197th Special Troops Company della Guardia nazionale dell'Utah. «Usaraf continua a operare in partnership con le forze armate di Uganda, Rwanda, Burkina Faso, Botswana, Ghana, Burundi e Togo e punta in futuro ad estendere il programma di cooperazione ad altri paesi», spiegano al quartier generale di Vicenza. 

Un contributo per conoscere meglio la storia, gli obiettivi, le finalità e l'organizzazione del nuovo comando giunge dal recente saggio pubblicato dal generale Willian B. Garret, già comandante delle truppe statunitensi di stanza a Vicenza, e dal colonnello Stephen Mariano, alle dipendenze di Usaraf. I due militari analizzano in particolare la trasformazione del Comando di Us Army in Europa (Setaf) in componente terrestre del nuovo Comando degli Stati Uniti d'America per le operazioni in Africa. «Il 5 dicembre 2008, l'Ambasciatore americano in Italia, Roland P. Spogli, di concerto con il Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, annunciò ufficialmente che la Forza Tattica dell'Esercito degli Stati Uniti del Sud d'Europa (Setaf) era stata designata quale componente terrestre del Comando Africom», scrivono Garret e Mariano. «La Setaf, di stanza e con sede a Vicenza dal 1955, ha una lunga storia costellata di iniziative portate a termine nel continente africano, nonché di rapporti di collaborazione con le nazioni dell'Africa. Negli ultimi 15 anni, è intervenuta sul suolo africano in numerose occasioni: dalle operazioni di risposta a situazioni di crisi, alle operazioni di assistenza umanitaria, a quelle di soccorso in occasione di calamità naturali». Tra le principali operazioni, Garret e Mariano segnalano il dispiegamento di reparti a Entebbe, Etiopia (Support Hope nel 1994) e in Congo (marzo 1997), con l'evacuazione di «personale non combattente» dallo Zaire (Guardian Retrieval). 

«Dopo aver preso parte alle operazioni di guerra in Iraq e Afghanistan, il Comando Usa di Vicenza si ristruttura focalizzando la propria attenzione al continente africano», aggiungono Garret e Mariano. «Oggi, la Setaf-Usaraf rappresenta una squadra senza paragoni nell'ambito del settore militare statunitense, il primo contingente in seno alle Forze Terrestri dedito a operare in Africa per cambiarne in meglio il futuro». Alla componente di Africom sono stati assegnati i compiti di supporto alle operazioni e alle attività della Combined Joint Task Force Horn of Africa, forza di pronto intervento Usa con sede a Camp Lemonier (Gibuti) - la più grande sul suolo africano - e alle esercitazioni periodiche multinazionali di Enduring Freedom Trans-Sahara. 

Oltre ad assistere tutto il personale dell'esercito degli Stati Uniti schierato nel continente nero, Us Army Africa Vicenza ha assunto il compito di «sviluppare il potenziale africano in termini di rapporti tra e con le istituzioni per la sicurezza, le organizzazioni regionali e quelle sub-regionali». Questo nuovo impegno si concretizza con un aumento delle attività di «cooperazione» nel settore dell'addestramento e della formazione delle forze terrestri africane, «l'organizzazione di conferenze e seminari, le vendite di attrezzature, tecnologie informatiche, ecc.». 

Sempre secondo i due alti ufficiali dell'esercito statunitense, l'impegno di Usaraf è di «diventare un partner affidabile e sicuro per le controparti militari africane, le forze di sicurezza locali, i nostri alleati, tutte le componenti di Africom, nonché per le altre organizzazioni governative statunitensi e organizzazioni internazionali operanti in Africa». In quest'ottica, il Comando di Vicenza vede operare una componente mista, «civile-militare», dove però la prima è ovviamente subordinata alla seconda. «Gli Stati Uniti - scrivono Garret e Mariano - sono fermamente convinti che mediante una nuova organizzazione civile-militare, i 250 milioni di dollari spesi all'anno per l'assistenza militare possano raggiungere i 9 miliardi e possano essere spesi annualmente in maniera più efficiente a favore della tutela della salute, del buon governo e della promozione del commercio». 
Nel loro saggio, i militari statunitensi annunciano che le dimensioni del comando di Us Army Africa sarà il doppio di quello della vecchia Setaf; di conseguenza, saranno modificati anche i profili professionali del personale impiegato al Quartier Generale di Vicenza. Dalla sua costituzione (2008) a oggi, il contingente è già cresciuto tantissimo, passando da un centinaio a più di 450 uomini. «Un'altra importante trasformazione è data dal fatto che il Comando non disporrà di un contingente militare proprio», aggiungono Garret e Mariano. «Ciò non significa che taglierà tutti i ponti con la 173ma Brigata di fanteria aviotrasportata combattente; significa però che il Comandante di Usaraf non potrà ordinare unilateralmente ai reparti della 173ma di partire per una missione in Africa». 

Con Us Army Africa si sono pure rafforzati i rapporti di collaborazione con le forze armate italiane, utilizzando soprattutto le attività del Centro di Eccellenza per le Stability Police Units (CoESPU), la "scuola" dell'Arma dei carabinieri destinata alla "formazione" delle forze di polizia militare africane e asiatiche, ospitata nella caserma Chinotto di Vicenza. «Il CoEspu, sancito dal G8 e fondato dall'Italia, rappresenta un esempio emblematico di un nuovo partenariato basato su solide fondamenta», aggiungono Garret e Mariano. «Esso ricade all'interno del più ampio spettro di progetti della Comunità Internazionale atti a portare assistenza tecnica e finanziaria alle forze dell'ordine delle Nazioni in via di sviluppo, al fine di sviluppare il proprio potenziale per supportare operazioni di mantenimento della pace. L'attenzione principale del CoEspu è rivolta all'Africa, e l'obiettivo della Usaraf è quello di andare oltre la semplice risoluzione dei conflitti o semplici operazioni di coordinamento; l'obiettivo finale è invece quello di sincronizzare e contribuire agli interventi di sviluppo del potenziale locale. Complessivamente, questo partenariato coinvolgerà un'ampia gamma di ufficiali di collegamento, interscambi di risorse umane, tavole rotonde interne, ecc.». 

Intanto prosegue frenetico il processo di ipermilitarizzazione del territorio comunale. Il colonnello David Buckingham, comandante di Us Army Garrison-Vicenza, ha formalizzato la conclusione della seconda fase dei lavori di realizzazione delle facilities destinate ai reparti statunitensi all'interno dell'ex aeroporto Dal Molin. La trasformazione dello scalo in megacaserma della 173ma brigata aviotrasportata è uno dei principali progetti di potenziamento infrastrutturale delle forze armate Usa a livello mondiale. I lavori, per un importo di 245 milioni di euro, sono stati affidati nel marzo 2008 a due aziende leader di LegaCoop, la Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna (Cmc) e il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (Ccc). «Questa seconda tranche è consistita nella costruzione degli uffici e delle infrastrutture di servizio del 173rd Airborne Brigade Combat Team e delle abitazioni per circa 1.200 soldati single», ha spiegato il colonnello Buckingham. Lo scorso mese di gennaio, al Dal Molin sono stati trasferiti i primi reparti di Us Army Africa, mentre il personale restante del comando raggiungerà la base entro il giugno del 2014. «Prevediamo invece che entro il giugno 2013 si completi il trasferimento al Dal Molin dei circa 2.000 militari e delle rispettive famiglie attualmente ospitati a Bamberg and Schweinfurt, in Germania. Il programma ha subìto solo qualche mese di ritardo a causa delle cattive condizioni meteorologiche, della bonifica delle munizioni non esplose ritrovate all'interno dell'aeroporto (49 bombe italiane e britanniche risalenti alla Seconda guerra mondiale) e degli scavi archeologici». A conclusione dei lavori, il Dal Molin ospiterà quattro battaglioni e il quartier generale della 173ma brigata, mentre due battaglioni dell'esercito resteranno nella vicina Camp Ederle. «Vicenza sarà la città italiana con la più alta presenza di militari Usa in termini di popolazione, con circa 5.000 uomini distribuiti tra il Dal Molin e l'Ederle», ha concluso Buckingham. 

Ai lavori nel vecchio scalo si sono aggiunti quelli all'interno del Villaggio Housing di Vicenza per la costruzione di un nuovo liceo per i figli del personale militare. La struttura sorgerà accanto agli edifici che ospitano la scuola media e comporteranno una spesa di 41.864.000 dollari sul bilancio Military Construction Family Housing 2012 del Dipartimento della difesa. I lavori saranno completati entro l'agosto 2014.

Oltre alle aule scolastiche, il nuovo liceo avrà una palestra coperta, un campo di calcio e uno di basket, campi da tennis, una multisala per incontri e proiezioni, una caffetteria, una mensa scolastica, alcuni laboratori scientifici e sale computer, un magazzino e i relativi uffici amministrativi. 

Antonio Mazzeo  (da Il Manifesto 31 marzo 2012)

 

 



You are here Attualità e Polemiche --> All'ordine del giorno... i commenti a caldo --> L’Italia e la ricolonizzazione dell’Africa