Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Una riflessione sul sito

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Una riflessione sul sito

Chi si è abbonato (gratuitamente) alla Newsletter del sito Movimento operaio, ha già letto gran parte di questo testo. Ma penso sia utile metterlo a disposizione degli altri visitatori occasionali, perché spiega abbastanza bene il senso del mio lavoro in questa fase. Il sito, che era nato come archivio di scritti precedenti, ha finito per essere aggiornato con una periodicità in genere quotidiana, diventando un modesto strumento complementare a quello di Sinistra critica e all’ottimo Il megafonoquotidiano.

A volte il sito è diventato quasi ripetitivo: sono stato spinto a ritornare insistentemente su alcuni argomenti in primo luogo dalla constatazione di quanto siano radicati certi luoghi comuni anche nell’elettorato che era di sinistra (basta ascoltare alcune telefonate alla rassegna stampa di Radio3). Ma è stato utile anche verificare le reazioni ad alcune mie argomentazioni grazie ai commenti polemici inseriti su siti che hanno ripreso un mio articolo (ad esempio http://www.agoravox.it/).

Non mi irrita la polemica in sé: ci sono abituato. Durante le guerre jugoslave ho conosciuto attacchi ben più violenti da parte di stalinisti e pseudotrotskisti dogmatici che mi accusavano di essermi venduto all’imperialismo, per non parlare degli insulti di certi fanatici difensori incondizionati di Cuba, e in epoche più lontane di certi maoisti baresi (poi finiti in gran parte nel PD) che mi davano direttamente del fascista. Ma si trattava di faziosità e incapacità di discutere con altri argomenti da parte di piccole frange residuali aggrappate assurdamente a vecchi schemi. Ho anche riportato qualcuno di quegli attacchi nei primi articoli della sezione: Il dibattito sul “socialismo reale” (Il revival dello stalinismo e Una polemica decennale con i giustificazionisti).

Ora invece mi sgomenta verificare una maggiore solitudine: ho la sensazione che non solo per le masse più spoliticizzate e quegli “analfabeti funzionali” di cui parla Tullio De Mauro, ma anche per molti frammenti vaganti della sinistra sia più difficile capire il senso della battaglia della piccola minoranza che utilizza strumenti di analisi materialisti. Anni di martellamento ideologico hanno cancellato ogni traccia del patrimonio culturale della sinistra e perfino il ricordo delle battaglie che avevano permesso grandi progressi per decenni.

Forse ho sopravvalutato qualche commento, in cui una descrizione del ruolo di Monti nel capitalismo italiano prima che fosse chiamato a “salvare l’Italia” è stata scambiata per insulto o pregiudizio “razzista”, mentre doveva servire solo a capire la logica del suo irrigidimento classista, senza evocare logge misteriose. Una critica delle contraddizioni evidentissime del PD, e di riflesso della CGIL, è apparsa pregiudiziale e falsa: “non è vero che il PD è diviso”, ho letto e sentito più volte. Non è stato però necessario aspettare molto per verificare che l’unità del partito era stata realizzata su una formulazione più che ambigua, condita dalle soavi dichiarazioni di Bersani, che ha proposto a Monti di “modificare insieme l’art.18”...

D’altra parte, a chi riteneva faziose le mie osservazioni critiche, l’ineffabile ministero dei “tecnici” ha fornito altre dimostrazioni di insipienza e di irresponsabilità: ha avviato una riforma delle pensioni senza accorgersi che centinaia di migliaia di lavoratori erano stati indotti ad accettare il licenziamento con una buonuscita supplementare in grado di arrivare alla pensione, che ora invece vedevano allontanarsi di 4 o 5 anni. E i super tecnici non erano neppure capaci di accordarsi tra loro, e di calcolare il numero dei cosiddetti “esodati”. Bei tecnici! Ma anche sul pagamento dell’IMU, mentre erano stati bravissimi a ritoccare le formulazioni per assicurare una più generalizzata elusione a scuole, cliniche e alberghi cattolici, non sono stati capaci di accorgersi che lasciare tempo fino a giugno ai comuni per la imbarazzante incombenza di fissare l’aliquota dell’IMU, avrebbe dovuto comportare perlomeno lo slittamento a dopo quella data dell’obbligo di pagarne un acconto. Poi alla fine, dopo le denunce dei veri esperti dei CAF, hanno trovato una pezza. Ma, ripeto, che razza di “tecnici” sono? Come è possibile che li si prenda sul serio invece di combatterli come meritano?

In ogni caso la Newsletter ha spiegato come e perché il sito si è venuto trasformando, e cosa mi propongo di fare nel prossimo futuro: accentuare e sistematizzare la critica ai luoghi comuni che chi si è reso complice del nemico di classe ha introdotto nella sinistra ex comunista, distruggendone l’identità e rendendola praticamente inutile. Cercherò di utilizzare una visione classista anche nei commenti quotidiani: guai a accontentarsi solo di denunciare il complotto della BCE o di Monti e qualche altro, senza cogliere la straordinaria unità della classe capitalista nel portare avanti un attacco senza precedenti ai lavoratori, ai precari e ai pensionati, facilitato da un livello di collaborazione di classe della maggior parte delle forze sindacali che non è certo nuovo, ma che è arrivato al culmine proprio in questo periodo, in cui sarebbe necessario il recupero delle migliori tradizioni di lotta del proletariato italiano. (a.m. 3/4/12)

 

Uno stralcio dalla Newsletter di aprile

Gli articoli inseriti in marzo possono sembrare sbilanciati, e forse lo sono, ma l’insistenza su alcuni temi, in particolare sull’art. 18 e sulla natura di questo governo, è legata alla percezione della necessità di rispondere a una delle più sistematiche campagne di intossicazione dell’opinione pubblica, di cui mi rendo conto anche ascoltando - ad esempio - certe telefonate a Radio3 la mattina: “Monti è al di sopra delle parti”, “Monti si sacrifica per risanare il paese”, “Monti fa quello che nessuno ha osato e che andava fatto da tanti anni”…

Peccato che del risanamento del paese non si veda neppure l’ombra, perfino sul terreno falsato dello spread e degli indici di borsa, che l’evasione continui indisturbata (e come potrebbe essere diversamente se perfino il ministro della Giustizia ha “dimenticato” di denunciare una villa da dieci milioni di euro sull’Appia antica, e Monti e Passera hanno assicurato che hanno venduto milioni di azioni ma non hanno spiegato dove hanno messo il ricavato: forse sotto il materasso?); l’unico dato sicuramente in aumento è quello della cassa integrazione a zero ore e dei suicidi per disperazione…

Così ho dovuto insistere su chi è Monti, non per demonizzarlo come persona, ma per spiegare che esprime (e logicamente difende) gli interessi del grande capitale molto più efficacemente di Berlusconi, che comunque non a caso lo appoggia, lasciando abbaiare i Cicchitto. Non è necessario immaginare un mercato delle vacche (“ti appoggio, ma garantitemi l’impunità”), basta la coincidenza di interessi.

Non è neppure un caso che Monti apprezzi molto Marchionne, e che dica che è giusto che investa dove crede lui, perché lo stesso premier è stato nel consiglio di amministrazione ristretto della FIAT per ben 14 anni, gli anni di “Tangentopoli” e dei conti all’estero in nero. D’altra parte il prof. Monti, nel 2010, ben prima di essere chiamato al governo, aveva elaborato per la Commissione europea un progetto di limitazione del diritto di sciopero, spacciato come “regolamentazione dell’esercizio del diritto di promuovere azioni collettive nel contesto della libertà d’impresa e della garanzia dei servizi”. Un testo che sosteneva che i diritti dei lavoratori devono essere “armonizzati” con i diritti economici dell’impresa…

Ho dovuto volta a volta spiegare il trucco preferito da questo governo di banchieri: annunciare ogni tanto una misura apprezzabile come l’assunzione di una piccola parte dei docenti esclusi negli anni scorsi, per poi annunciare il giorno dopo che è impossibile perché “mancano i fondi”. E il trucco con cui un PD senza spina dorsale accenna a una protesta, per accontentarsi poi di una promessa: le assunzioni ci potranno essere, ma fra tre anni (quando questo governo sicuramente non ci sarà più, e forse anche il PD…) e naturalmente solo se si troveranno i fondi…

In questo mese diversi miei articoli sono stati ripresi da vari siti e blog, e su alcuni di questi hanno avuto votazioni e commenti. Ho scoperto così che gli argomenti meno accettati dai simpatizzanti del PD (un partito che peraltro non ha più militanti) erano gli accenni alle sue divisioni sull’art. 18. “Non è vero, è unitissimo!”, mi hanno rimproverato. È unito perché i tiepidi difensori del mantenimento dell’art. 18 (come Bersani e Fassina) e gli accaniti avversari (come Ichino e Fioroni) hanno trovato un accordo su una formula più che ambigua: “modifica dell’art. 18”, che solo gli ingenui possono intendere come cancellazione della parte dedicata a questo articolo nel decreto legge (che nessuno ha visto), ma che alla lettera vuol dire “ristrutturazione” o “manutenzione” dell’articolo. Come se uno solo dei guai dell’economia italiana dipendesse dalle limitazioni ai licenziamenti senza giusta causa…

La riprova è che nello stesso direttivo della CGIL è stato respinto un’emendamento Landini-Nicolosi che proponeva semplicemente di dichiarare l'intangibilità dell'articolo 18… Nel PD, nessuno ha osato accennare a questa difesa della formulazione attuale. La CGIL ha preferito una formula vaga perché deve mediare con la CISL, asservita da sempre al padronato; il PD deve fare i conti con Casini e Fini, e non deve rischiare un braccio di ferro con Monti, sostenuto al 100% da tutta la stampa, compresa quella dello stesso centro sinistra…

Ad alcuni non è piaciuta la mia sfiducia nella volontà della stessa CGIL di portare avanti davvero con ogni mezzo la difesa dell’art. 18 (ma è il rifiuto di una formulazione netta come quella proposta dall’emendamento Nicolosi-Landini che giustifica la diffidenza), e mi hanno scritto che non tengo conto della proclamazione di uno sciopero generale: già, ma perché a fine maggio? È ora che c’è l’attacco e ora bisogna rispondere.

Che la CISL e soprattutto la UIL (ma perfino la fascista UGL) abbiano modificato un po’ la loro posizione, non cambia la natura dei loro gruppi dirigenti, la svolta tattica è il riflesso della partecipazione di interi settori di loro iscritti alle manifestazioni indette dalla FIOM, che hanno avuto il merito di essere state decise a caldo, in 24 ore, e che poi si sono rafforzate in seguito all’irrigidimento almeno verbale della CGIL stessa.

Tra gli altri temi trattati in marzo c’è un blocco dedicato alla lotta dei NoTAV, la cui difesa dagli attacchi militari dello Stato e dai “magistrati democratici” troppo disponibili a elaborare “teoremi giudiziari”, è un punto essenziale per qualsiasi prospettiva di ricomposizione di una vera sinistra.

E poi c’è Cuba: il viaggio del papa. Ci ritornerò, a proposito di come è stato seguito dai grandi media. Ne ho parlato intanto a caldo selezionando alcuni dei tanti commenti inquieti di quei cubani che non considererebbero un passo in avanti un surrogato di quel pluralismo negato per decenni per una miope imitazione del modello sovietico, realizzato affidando alla gerarchia cattolica il compito di rappresentare chi non si riconosce nel regime. Non sarebbe un grande allargamento della democrazia: per la sua stessa struttura la Chiesa non rappresenta un modello di democrazia migliore di quello sovietico (anche se più efficiente, perché sperimentato da diciassette secoli). Ma devo dire che non sono stati gli articoli più seguiti, probabilmente perché alcuni pensano a “un pregiudizio anticastrista dei soliti trotskisti”, ed evitano di fare i conti con quello che si dice e si pensa a Cuba. Continuando a immaginarla come era molto tempo fa…

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