Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Ancora una lezione dalla Grecia

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Ancora una lezione dalla Grecia

Comunque vada, Syriza ha già vinto

Mai le elezioni in un piccolo paese “che esportava solo Yogurt”, come ha detto sprezzantemente qualche economista, avevano attirato l’attenzione non solo della grande stampa ma anche dei massimi esponenti della politica e dell’economia europea, che attenderanno collegati in teleconferenza il risultato del voto.

Per questo si può dire che Syriza ha già vinto: ha portato all’attenzione di tutto il mondo la vicenda di questo paese finora considerato insignificante e scelto come cavia, per estendere poi “la cura” ad altri. Certo gran parte delle sinistre non se ne sono accorte, e se Syriza non sarà diventato il primo partito, commenteranno che era fatale, e continueranno ad avere come bussola Hollande (che peraltro ha concordato con la Merkel una linea comune per la Grecia… auguri!).

In questo momento in Grecia si sta votando. È possibile che alla Merkel riesca in Grecia quel che non era riuscita a fare in Francia appoggiando spudoratamente Sarkozy, ma in questo caso si dovrà alla quasi unanimità delle forze politiche europee, comprese quelle sedicenti “di sinistra”, tutte preoccupatissime dall’apparizione e dalla possibile vittoria di una sinistra vera. Mi auguro naturalmente che invece falliscano tutte le spudorate ingerenze, quella della Merkel e quelle dell'edizione tedesca del Financial Times (FTD) che si è appellato direttamente all'elettorato più vessato dalle banche per chiedere di votare a favore del partito conservatore Nea Dimocratia, quello che, assieme al socialdemocratico Pasok ha innescato la crisi disastrosa in cui versa quel paese. "Resistere al demagogo" è il titolo del pezzo della potente testata secondo cui «la maggior parte dei greci ha interesse a restare nell'euro», e la Grecia potrà restare in eurozona solo con le parti «che accettano le condizioni dei finanziatori internazionali».

Per questo il «consiglio», è di votare Nea Dimocratia e di resistere alla "demagogia di SYRIZA" che, al contrario, vuole mettere radicalmente in discussione gli accordi capestro. Qualcuno ha ipotizzato che a ispirare l'articolo siano state Siemens e Ferrostaal, le due società tedesche che hanno corrotto molti politici greci per garantire contratti pubblici nel settore delle telecomunicazioni e dei sottomarini… E in Grecia  molti si domandano come mai la finanza europea abbia tanto paura di un piccolo partito come Syriza.

Un economista greco, Manos Matsaganis, insieme a molte altre sciocchezze, assicura sul Messaggero di oggi di essere certo che Tsipras, “insieme ai maggiorenti (sic!) di Sinistra radicale, non voglia vincere e nemmeno governare. L’esercizio del potere impone responsabilità. Tsipras sa che verrebbero a galla tutte le contraddizioni. Meglio sbraitare all’opposizione”. Questo “economista” (che non si sa dove stava quando i suoi amici di Nea Dimocratia facevano volare alle stelle il debito con folli spese militari), è sicuro che Tsipras “non può certo andare a dire in Europa che gli impegni presi dalla Grecia non valgono più”. Sicuro che non può?

Ma lasciamo da parte questo “esperto”, che dice solo - incidentalmente - una cosa giusta: “L’amministrazione pubblica è inefficiente, anche per colpa dei tagli orizzontali che hanno salvato gli incompetenti e depresso gli altri”… Ben detto, giriamo l’osservazione alla Fornero, Patroni Griffi e alla loro corte di Casini vari, che hanno in programma proprio questo.

E torniamo alla Grecia, di cui parleremo ovviamente molto dopo il voto, anche perché perfino in caso di un successo inequivocabile di Syriza ci sarà molto da fare, per vincere le resistenze settarie di parte della sinistra, ecc. E ci dovremo impegnare anche da qui a sostenere questo tentativo contro ogni tipo di pericoli. Vedremo. Ma intanto godiamoci il primo risultato: in Europa è emersa una forza inequivocabilmente di sinistra. Per questo riprendo una bella intervista a Alexis Tsipras, apparsa sul Manifesto di ieri, e due pezzi usciti su  Il megafonoquotidiano. Due di essi hanno in comune il titolo “se Syriza vincerà”, ma io ripeto: Syriza può non vincere tutto subito, ma intanto ha vinto in ogni caso i primi round (a.m. 17/6/12)

 

Se Syriza vincerà...

Il Manifesto, 16 Giugno 2012 |

di Argiris Panagopoulos

Abbiamo incontrato ad Atene il 37enne leader di Siryza, Alexis Tsipras. Lui e il partito resistono anche ai più duri attacchi dei media greci ed europei e sono pronti a dare battaglia fino all'ultimo voto «per liberare la Grecia dai Memorandum neoliberali della troika e da un sistema politico che per quarant'anni ha succhiato le energie del paese». «Sono convinto - dice Tsipras - che le nostre buone ragioni sono più forti dagli insulti dei media e che la vittoria di Syriza aprirà la strada a grandi cambiamenti in Grecia e in Europa». Con poche migliaia di militanti Syriza cerca di vincere le elezioni e guadagnare la maggioranza dei 50 seggi per portare la sinistra al governo. Contro tutti quelli che predicono disastri in Europa, Tsipras risponde: «Se vinciamo, da lunedì comincia la costruzione di un'altra Grecia in un'altra Europa».



A poche ora dall'apertura delle urne lei continua a chiedere un voto per annullare il Memorandum e capovolgere la politica della troika Ue in Grecia...

Noi abbiamo chiesto il voto della gente per annullare il Memorandum, le sue leggi applicative e proponiamo di sostituirlo con un «Progetto di Ricostruzione Nazionale». Vogliamo sostenere lo sviluppo economico e sociale del paese, le attività produttive e il risanamento delle finanze pubbliche senza i traumi della macelleria sociale che ci ha imposto la troika e i governi di Pasok e Nuova Democrazia. Syriza vuole una soluzione europea di fronte ad una crisi europea. La vittoria sarà di chi si batte in Europa contro le politiche dei tagli. Noi non vogliamo prestiti su prestiti. Questa è una politica che distrugge la Grecia e l'eurozona. Vogliamo respirare con una moratoria e devono permetterci di non pagare gli interessi per un periodo, per risanare la nostra economia, creare posti di lavoro, far tornare la fiducia e la speranza alla gente. Solo allora potremmo vedere cosa fare con il debito. Nuova Democrazia e Pasok vogliono continuare a distruggere il paese. Già un greco su tre è disoccupato e l'economia si trova nella più grande recessione dei tempi di pace. Le loro politiche porteranno ancora la Grecia e l'eurozona al disastro. Loro lavorano per costringere il paese ad abbandonare l'euro. Come si può ristabilire la fiducia quando distruggono le vite e rubano il futuro? Loro coltivano lo smarrimento, le paure, esasperando la gente fino al suicidio. Hanno oltrepassato ogni linea rossa.

Per questo lei rifiuta di formare un governo di coalizione nazionale o di salvezza con ND e Pasok ?
Noi abbiamo chiesto il voto della gente il 6 maggio promettendo il cambio. Abbiamo lottato per mesi nei posti di lavoro e nelle piazze contro ogni riga dei maledetti Memorandum e delle loro leggi applicative. I greci hanno rifiutato già queste politiche il 6 maggio. Come può una persona di sinistra a stare vicino a quelli che hanno massacrato le vita di milioni di persone? Noi abbiamo due alternative: vincere e formare un governo di sinistra o stare con la nostra gente a lottare contro i nuovi tagli che vogliono applicare. ND e Pasok hanno lo stesso programma elettorale e si chiama Memorandum. Lo hanno scritto altri per loro. ND e Pasok hanno firmato tre mesi fa il secondo Memorandum e oggi promettono che faranno una rinegoziazione. Noi siamo convinti che dobbiamo ripristinare i diritti dei lavoratori, partendo dai contratti collettivi nazionali, lo stipendio minimo di 751 euro e il sussidio di disoccupazione di 461,5 euro. Non sono cifre astronomiche. Non sono nemmeno dignitose.

Lei vuole nazionalizzare le banche e tagliare i debiti delle famiglie.

Nazionalizzare le banche significa rendere il settore bancario a favore della società e dei suoi bisogni. Finanziare le imprese e le famiglie. Sostenere l'economia. Le banche greche hanno preso recentemente altri 18 miliardi e nessuno sa quando finiranno gli aiuti. È giusto che i cittadini paghino con supertasse, con il loro lavoro e il peggioramento della loro vita la salvezza dei banchieri? La miglior cosa è che lo stato prenda azioni con diritto di voto dalle banche che riscatta. Cosi il governo potrà concedere prestiti per rilanciare l'economia, alleggerire i prestiti delle famiglie, vietare confiscare per debiti la prima casa, procedere alla diminuzione del mutuo mensile al 30% delle rendite di chi ha il prestito.

Dove troverà i soldi per finanziare il suo "Progetto di Ricostruzione"?

In Grecia c'è un ricchezza difficile da immaginare. Basta vedere gli yachts di tutti quelli che non hanno pagato mai le tasse, di quelli che evadono e hanno depositato i loro soldi in Svizzera o comprano case lussuose a Londra. Ora devono pagare i ricchi. Peccato che i geni della troika non ci abbiano spiegato come si combatte l'evasione fiscale! I lavoratori e i pensionati hanno pagato e hanno sofferto già tanto. Dobbiamo fare una riforma fiscale e contenere la spesa pubblica, con la fine dell'era del esercito dei golden boys e dei famosi consiglieri dell'amministrazione pubblica. La grande "fiesta" con i fornitori della pubblica amministrazione deve finire. Solo cosi saremo in grado di rivalorizzare il settore pubblico e la sua efficienza.

Centinaia di miliardi di euro degli evasori greci "riposano" in Svizzera e nei paradisi fiscali. Perché Venizelos e Samaras non hanno fatto accordi con la Svizzera ed altri paesi per tassarli? ND e Pasok sono arrivati a tassare anche chi ha meno di 5.000 euro l'anno, quando l'Unione Europea stabilisce la soglia della povertà a 7.000 euro l'anno. La gente deve avvertire subito il cambiamento. Cosi tornerà a spendere, porterà di nuovo i soldi in banca, comincerà a pagare le tasse, incoraggerà l'economia, avrà fiducia in se stessa e nel futuro.

Ci sono altre forze politiche che potranno condividere il suo progetto?

Se domenica sera la sinistra avrà i numeri per governare tutti i partiti di sinistra si troveranno di fronte alle loro responsabilità storiche. Syriza ha fatto una campagna elettorale puntando sull'unità delle sinistre. Da parte nostra abbiamo evitato qualsiasi contrapposizione con le altre forze di sinistra. Il nemico nostro e della gente è la politica dei Memorandum e non chi ci sta più vicino.

Però la polarizzazione della campagna elettorale non ha evitato attacchi anche duri contro Syriza dagli altri partiti di sinistra…

Noi non abbiamo cercato nessuna polarizzazione. Syriza è diventata la bandiera di chi combatte le politiche della troika in Grecia. Questo ruolo lo hanno riconosciuto i cittadini già con le elezioni del 6 maggio. Noi sappiamo che non bastano 151 seggi sui 300 per governare. Abbiamo bisogno di una grande alleanza sociale e politica.

Samaras e Venizelos dicono che qualcosa cambia in Europa e loro potranno rinegoziare meglio di Syriza il Memorandum

Se cambia qualcosa in Europa è grazie agli elettori greci, francesi e italiani. Hanno bocciato le politiche neoliberali dei tagli e sacrifici. Syriza ha contribuito a questo cambio, mentre Samaras e Venizelos vogliono rinegoziare le firme che hanno messo solo tre mesi fa! La Spagna ha chiesto un prestito del 10% del suo Pib e non è stata costretta a firmare un Memorandum. È stata un cosa molto positiva. L'Europa che lotta contro i tagli e si batte per lo sviluppo aspetta con ansia la vittoria di Syriza.

Noi non vogliamo cambiare qualche leggina, ma la direzione del paese. Vogliamo una Grecia ed una Europa democratica, sociale e solidale basata sul lavoro e il benessere sociale. Per questo un governo di Syriza sarà un "governo amico" dei governi dell'Europa del Sud che si trovano in difficoltà con le politiche di austerità.

La versione tedesca dei Financial Times ha chiesto esplicitamente giovedì ai greci a votare a favore di Samaras e contro il demagogo Tsipras

Voi del manifesto sapete molto bene che cosa significa dare da soli una battaglia politica. In Italia il manifesto e la sinistra hanno lottato a volte anche soli contro lo strapotere mediatico di Berlusconi cosi come Syriza lotta oggi contro il sistema dei media greci, europei. Essere chiamato demagogo dai Financial Times Deutschand fa solo onore a me, ai nostri militanti e alle centinaia di migliaia di cittadini greci e europei che ci hanno seguito in questo grande sogno per cambiare il paese con il nostro lavoro. Più che al Financial Times Deutschand guardo agli appelli di solidarietà di intellettuali, sindacalisti, politici, gente comune che è arrivata dall'Italia, dalla Spagna e da tutto il mondo. Certo che gli fa paura il nuovo internazionalismo contro l'austerità neoliberale con lo slogan "Siamo tutti greci". Abbiamo avuto duri attacchi dalla pubblica radiotelevisione, dai grandi giornali, dai canali privati che appartengono ai poteri forti. Peccato che loro non hanno pagato mai per le loro frequenze. Ci siamo messi nel mirino degli speculatori dei mercati, dei governi conservatori di mezza se non tutta Europa, delle istituzioni comunitarie.

Noi abbiamo fatto un discorso di sinistra per ricostruire la nostra società e ridare dignità alle nostre vite. Le battaglie di Syriza e della sinistra sono diventate le battaglie di un popolo intero che ha superato in tre anni di dure lotte se stesso, come anche noi abbiamo fatto il nostro salto di qualità. Sbagliano quando se la prendono con Syriza, perché non hanno capito che Syriza appartiene ormai a questo magnifico popolo delle piazze, dei scioperi, delle occupazioni, della resistenza agli attacchi della polizia, la resistenza contro i licenziamenti e l'annullamento dei diritti che sembravano secolari. Per difendere gli immigrati e tutte le persone contro gli attacchi dei neonazisti. Per questo Syriza sta ancora in piedi e pretende di cambiare la Grecia e l'Europa.

da il manifesto

 

Se vince Syriza   Da Il megafonoquotidiano

Il programma economico della Coalizione della sinistra radicale che domenica corre per vincere le elezioni in Grecia

 

Syriza: il manifesto economico per le prossime elezioni

Il manifesto di SYRIZA sulle politiche sociali ed economiche si compone di nove punti principali, ed è alla base del programma economico aggiornato e migliorato dal partito della Coalizione della sinistra. Una presentazione completa del programma da parte di Alexis Tsipras ha avuto luogo venerdì 1° giugno, a mezzogiorno, a Athinaida.
Ecco i punti principali e le «questioni essenziali» in dettaglio:

POSIZIONI SULLE QUESTIONI ESSENZIALI
1. ANNULLAMENTO DEI MEMORANDUM
Come prima misura del suo governo del paese, SYRIZA procederà a un annullamento immediato dei memorandum e più in particolare del 2° memorandum, che è stato elaborato in collaborazione con la troika [UE, BCE, FMI] e che il governo di Papademos – sostenuto principalmente dal PASOK e Nuova Democrazia – ha cominciato ad applicare.
Al posto di questo, SYRIZA sottoporrà al Parlamento una legislazione su un piano nazionale per lo sviluppo economico e sociale, la ricostruzione della produzione, la ridistribuzione equa dei redditi e il risanamento equo delle finanze pubbliche.
I memorandum, e in particolare il 2°, sono stati sanciti dalla legge attraverso procedure accelerate violando il regolamento parlamentare e la Costituzione. Allora, SYRIZA aveva condannato il voto dei memorandum in Parlamento, avevamo presentato un’eccezione di incostituzionalità in merito al corso delle procedure di voto di approvazione, che avevamo definito un colpo di Stato parlamentare, e avevamo precisato che volevamo annullare quelle leggi.

2. ANNULLAMENTO DELLE LEGGI INTRODOTTE
L’annullamento immediato dei memorandum e delle leggi che li stabiliscono sarà seguito dall’annullamento del programma a «metà percorso» e delle leggi nate dai memorandum, a cominciare da quelle leggi che riducono i salari, le pensioni e le spese sociali, distruggono i contratti collettivi, limitano le libertà sindacali e dissolvono le relazioni di lavoro. Così, le conseguenze delle politiche antipopolari saranno progressivamente sanate mentre saranno prese simultaneamente decisioni miranti a misure profondamente progressiste.

3. CONDANNA DEGLI ACCORDI DI PRESTITO
SYRIZA intende annullare gli accordi di prestito, al fine di sostituire le loro
condizioni onerose, e rinegoziare il processo di annullamento della maggior parte del debito pubblico totale, affinché il resto sia rimborsabile, secondo i termini e le condizioni che non mettano in discussione la sovranità nazionale e la sostenibilità economica del nostro paese.
La priorità data al rimborso dei prestiti, rispetto ai bisogni interni, e a favore della revoca della immunità dei beni di Stato dovuta alla sovranità nazionale, non può in alcun caso essere accettata. Avevamo sostenuto e dimostrato questo in maniera credibile quando queste clausole [la negoziazione collettiva] sono state portate al voto.
Il modo, il calendario, nonché tutto l’aspetto politico e giuridico di questa condanna, e la rinegoziazione degli accordi di prestito saranno decisi e attuati da un governo di sinistra in funzione della sua capacità e delle circostanze specifiche.
Il finanziamento da parte della troika, che è subordinato agli accordi di prestito di cui sopra, è diretto quasi esclusivamente alla restituzione dei debiti e degli interessi, e non ha alcun legame diretto con la realizzazione delle spese e del bilancio.

4. CANCELLAZIONE DELLA MAGGIOR PARTE DEL DEBITO
Nello stesso tempo, grazie alla fine dell’accordo di prestito, SYRIZA richiederà una negoziazione completa del debito a livello europeo e in ogni caso al livello nazionale, in particolare per quanto riguarda il debito dello Stato greco, poiché [l’accordo] non solo è ingiusto, come dimostrato, ma profondamente arbitrario e irrealizzabile.
L’obiettivo della negoziazione sarà la cancellazione della maggior parte del debito, e il rimborso del resto legato alla crescita con nuove condizioni favorevoli. In tale contesto, profitteremo del processo di verifica della gestione internazionale del debito. La non-sostenibilità del debito greco e dei debiti degli altri paesi europei è incontestabile.
Obiettivo di un governo di sinistra, grazie ad alleanze appropriate e in particolare con i governi del Sud, sarà la realizzazione di una conferenza europea e internazionale sul debito pubblico, che deve essere organizzata in modo da offrire una soluzione comune e praticabile a un problema europeo, allo scopo di organizzare una cancellazione dei debiti pubblici senza disintegrazione sociale.
Il risultato di un tale accordo potrebbe essere una moratoria sul rimborso del debito, con un equilibrio [per il rimborso] legato alla crescita e all’occupazione, sul modello delle decisioni prese per la Germania nel 1953. Il nostro obiettivo è di comunicare e di giungere a una soluzione giusta e praticabile per tutti i popoli dell’Europa. Le azioni unilaterali, per esempio una cessazione dei pagamenti, saranno intraprese se saremo costretti a intraprenderle al fine di difendere il diritto del nostro popolo alla sopravvivenza.

5. NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE
SYRIZA non si oppone al programma di ricapitalizzazione delle banche, anche se è cosa ben diversa dalla loro nazionalizzazione.
È noto che la ricapitalizzazione si inscrive nel quadro del programma PSI
[Private Sector Involvment]. SYRIZA non aveva accettato questo programma di scambio di obbligazioni (décote) = [sostituzione delle vecchie obbligazioni con altre a scadenza più lunga e minor rendimento] e lo aveva giudicato insufficiente, in più questo programma era anche una rapina sui fondi di sicurezza, le entità giuridiche di diritto pubblico (ospedali, università ecc.) nonché verso le persone fisiche.
Tuttavia, questo programma non può essere interrotto nel corso di questa fase di ricapitalizzazione delle banche senza un crollo bancario. Di conseguenza SYRIZA non si oppone alla ricapitalizzazione delle banche in conformità con l’accordo specifico di prestito che prende in carico tale ricapitalizzazione. L’unica differenza è che ciò deve farsi con le azioni ordinarie, dopo un voto (e non senza un voto come deciso dal PASOK e ND nel quadro del loro governo di coalizione sotto L. Papademos).
La ricapitalizzazione delle banche con azioni ordinarie, dopo un voto, si tradurrà in un ritorno alla proprietà dello Stato nazionale. Questa nazionalizzazione delle banche è particolarmente necessaria, e assolutamente necessaria in un governo di sinistra,
Un governo di sinistra non farà solo la nazionalizzazione delle banche, ma le socializzerà, il che significa che saranno sotto controllo del sociale e dello Stato, affinché siano utilizzate per la realizzazione di un nuovo sviluppo, un credito produttivo e sociale e una politica finanziaria destinata a coprire i bisogni sociali.

6. CONTROLLO DELLO STATO SULLE IMPRESE STRATEGICHE
Una direzione strategica fondamentale di SYRIZA sarà il controllo dello Stato sui settori strategici dell’economia (ad es. energia, telecomunicazioni, ferrovie, porti, aeroporti ecc.). In tale contesto, le imprese strategiche saranno poste progressivamente sotto il controllo dello Stato, sia quelle che sono nel processo di privatizzazione sia quelle già privatizzate (DEH, OTE, OSE, ELTA, EYDAP, trasporti pubblici, ecc.).
Il calendario, il modo, la rapidità e i mezzi con i quali il programma strategico fondamentale e non negoziabile si concretizzerà, saranno determinati in modo preciso dal governo della sinistra sulla base delle circostanze specifiche, delle capacità e dei problemi ai quali dovrà far fronte.
In ogni caso, le privatizzazioni previste dai Fondi di sviluppo degli attivi della Repubblica ellenica saranno immediatamente sospese.

7. RIDISTRIBUZIONE RADICALE DELLA RICCHEZZA
Una politica fondamentale e immediata di SYRIZA sarà la ridistribuzione radicale delle ricchezze per mezzo della quale tenteremo fra l’altro di applicare una nuova strategia di giustizia sociale, di crescita e di ricostruzione produttiva. Lo strumento di base per una tale ridistribuzione radicale delle ricchezze sarà un nuovo sistema di tassazione giusto e funzionale, semplice, che fra l’altro faciliterà la lotta graduale ed efficace contro la frode fiscale e l’economia sommersa, contemporaneamente a una riorganizzazione dei meccanismi di tassazione.
I membri di SYRIZA non devono esprimere sui media le proposte personali in materia di fiscalità, per quanto possano apparire giuste e corrette a prima vista, tanto le questioni fiscali sono complesse e necessitano di conoscenze particolari. Presenteremo presto un programma comprensibile di 4 o 5 misure di ridistribuzione delle ricchezze.

8. PRELEVAMENTI D’URGENZA, SALARI, RAPPORTI DI LAVORO
Nel quadro di una ridistribuzione equa della ricchezza nazionale e del sostegno dei salari e dei rapporti di lavoro, SYRIZA vuole:
a) come promesso, procedere a un miglioramento di tutti i prelevamenti d’urgenza, con l’annullamento immediato per i redditi deboli e medi e anzitutto per i disoccupati, i lavoratori a basso reddito e i pensionati a basso reddito e tutti coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà.
b) Cominciare immediatamente a ristabilire il salario minimo, i sussidi di disoccupazione e le pensioni minime e annullare immediatamente l’abolizione della contrattazione collettiva, e ristabilire e restaurare l’istituto di arbitraggio.
Il nostro obiettivo è di ridistribuire i redditi dal basso in alto con l’annullamento immediato dei tagli lineari e delle misure di austerità che aggravano la recessione. SYRIZA favorirà dunque l’aumento progressivo dei salari e delle pensioni, anzitutto per quelli bassi, contemporaneamente con la crescita e la ricostruzione dell’economia greca allo scopo di stabilire salari e pensioni per un livello di vita umano e degno.

9. ESTORSIONI
La possibilità di uscita di un paese dall’euro è utilizzata come ricatto nella prospettiva di queste elezioni. Per noi, questa possibilità non può essere la scelta dei nostri partner, a meno che non abbiano deciso la distruzione dell’euro e lo smantellamento dell’eurozona. In tal caso, però, saremo messi di fronte a una evoluzione in tutto il mondo alla quale solo un governo della sinistra basato sulla priorità di proteggere i deboli e avere un piano che metta la coesione sociale come priorità, potrebbe far fronte in maniera sufficiente ed efficace.
Parti delle note dei memorandum hanno largamente utilizzato questa falsa dicotomia per un ricatto sul voto al popolo greco, allorché gli analisti internazionali confermano che il costo di un crollo dell’eurozona sarebbe enorme. Se un paese abbandona la moneta comune, i mercati anticiperanno l’uscita del paese seguente creando così un effetto domino.
Nessuna autorità politica vuole questo, ed è nell’interesse di tutti i popoli cercare una soluzione europea comune, che permetta di evitare il proseguimento della catastrofe in Grecia e l’inizio della catastrofe in altri paesi europei. La prospettiva di un crollo dell’eurozona diventa tuttavia sempre più probabile se continuano le politiche dei memorandum.
L’Europa dei memorandum è votata al fallimento. Ogni volta che viene avanzato l’argomento che l’annullamento del memorandum potrebbe interrompere il finanziamento del paese e lo metterebbe sulla via dell’uscita dall’eurozona, SYRIZA risponderà che l’uscita dalla zona euro non è il nostro obiettivo.
Al contrario, diventerà inevitabile se continuano i memorandum.
In ogni caso, non cederemo al ricatto dominante che viola il nostro programma anti-memorandum, progressivo e di crescita, senza il quale la distruzione del paese, all’interno o all’esterno dell’eurozona, potrebbe essere fatale e totale.
Di conseguenza, il cammino che proponiamo non sarà cosparso di petali di rosa, possono esserci difficoltà ma c’è una strada che condurrà il paese nella prospettiva di un’uscita dalla crisi con giustizia, democrazia e dignità.
Comitato di coordinamento politico, SYRIZA – United Front social
* Okeanos, 2 juin 2012 : http://www.okeanews.fr/syriza-le-ma...
Traduzione di Gigi Viglino

 

"Una nuova radicalità a sinistra". Da Il megafonoquotidiano

Alla vigilia del voto in Grecia intervista a Stathis Kouvelakis sulla storia, la composizione, il programma e le potenzialità della "Coalizione della sinistra radicale" che potrebbe vincere le elezioni del 17 giugno

 

Philippe Marliere tratto dal suo blog su www.mediapart.fr
Traduzione di Gigi Viglino e Ada Cinato

Stathis Kouvelakis è docente di filosofia politica al King’s College di Londra. È anche un intellettuale pubblico ben conosciuto nella sinistra greca e francese. È anche stato candidato (in posizione non eleggibile) nelle liste di Syriza nelle elezioni del 6 maggio 2012 e lo è di nuovo nel prossimo scrutinio del 17 giugno. A qualche giorno dalle nuove elezioni legislative, mentre la maggior parte dei sondaggi dà Syriza in vantaggio su Nuova Democrazia (destra), sembra utile saperne di più su Syriza, una formazione della sinistra radicale relativamente poco conosciuta fuori dalla Grecia. In questa intervista, Stathis Kouvelakis analizza Syriza e le sue origini. Descrive la sociologia dei suoi aderenti e del suo elettorato ed esamina i suoi riferimenti ideologici, spiega le ragioni del suo notevole successo elettorale nello scorso maggio, e la sua posizione sul debito e gli Stati membri dell’eurozona.

Philippe Marlière: Potresti presentare Syriza: quando e come è nata questa coalizione di partiti della sinistra radicale?

Stathis Kouvelakis: Syriza si è formata nel 2004, come alleanza elettorale tra diverse formazioni. Le sue componenti principali sono da un lato Synaspismos – la Coalizione della Sinistra (che si chiama ora Coalizione della Sinistra, dei Movimenti e dell’Ecologia) – il partito di Alexis Tsipras, che esiste come formazione distinta già dal 1991. Il partito è nato da successive scissioni del movimento comunista. Dall’altro lato, sono presenti in Syriza altre formazioni molto più piccole. Alcune provengono dall’estrema sinistra classica greca. Una di queste è l’Organizzazione Comunista di Grecia (KOE), la principale organizzazione maoista in Grecia, che è la seconda componente in Syriza in termini di peso numerico. Questo partito ha eletto tre deputati nelle elezioni del maggio 2012. Un’altra è la Sinistra Operaia Internazionalista (DEA), di tradizione troskysta; altri gruppi sono per lo più di matrice comunista, come la Sinistra Comunista Ecologista e Rinnovatrice (AKOA), uscita dal vecchio Partito Comunista Greco dell’interno.

La coalizione Syriza si costituisce nel 2004 e all’inizio ottiene un successo che si può qualificare come relativamente modesto. Nondimeno riesce a entrare in parlamento superando lo sbarramento del 3%, cosa che Synaspismos non era riuscito a fare in passato. Syriza è il risultato di un processo relativamente complesso di ricomposizione dentro la sinistra radicale greca. Fin dal 1968, questa è scissa in due poli. Il primo è il Partito Comunista Greco (KKE), che subisce due scissioni: la prima, nel 1968 durante la dittatura dei colonnelli dà vita al Partito Comunista Greco dell’interno (KKE esoterikou) di ispirazione eurocomunista, e una seconda nel 1991, dopo il crollo dell’URSS. Quel che resta dopo le due scissioni è un partito particolarmente tradizionalista, attaccato a una matrice staliniana, notevolmente indurita dopo la scissione del 1991. È un partito che si ricostruirà su una base insieme combattiva e settaria. Riesce a conquistare una base militante relativamente importante negli ambienti operai e popolari e anche tra i giovani, in particolare nelle università. L’altro polo, Synaspismos, si sviluppa nel 2004 costruendosi attorno a Syriza, sorta dall’unificazione delle due scissioni uscite dalla matrice comunista. Synaspismos ha avuto una notevole evoluzione nel corso della sua storia. All’inizio degli anni 1990 vota a favore del trattato di Maastricht, e nel suo orientamento maggioritario si pone nell’ambito di una sinistra moderata. Ma è anche un partito eterogeneo, composto di varie correnti. Lotte interne molto vive oppongono la sua ala sinistra a quella destra. L’ala destra perderà il controllo a tappe successive. La costituzione di Syriza sancirà la svolta a sinistra di Synaspismos. Synaspismos oggi ha fatto l’autocritica della sua posizione sul trattato di Maastricht, e ha militato fortemente, come tutte le formazioni della sinistra radicale europea, contro il trattato costituzionale europeo del 2005.

PM: Che influenza ha la tradizione comunista in Synaspismos?

SK: La componente comunista è nettamente maggioritaria. È uscita dall’ala eurocomunista e che dopo gli anni 1970 si è aperta ai nuovi movimenti sociali. In tal modo è riuscita a rinnovare i suoi riferimenti organizzativi e teorici, innestando sulla matrice comunista le tradizioni delle nuove radicalità. È un partito a suo agio nei movimenti femministi, nelle mobilitazioni dei giovani, nelle correnti altermondialiste, nell’antirazzismo, nelle correnti LGBT, e mantenendo un intervento molto importante nel movimento sindacale. Notiamo che l’ossatura dei quadri e dei militanti del partito è costituita da strati salariati istruiti, di diplomati. Il partito ha un elettorato molto urbano ed è molto radicato tra gli intellettuali. Fino a poco tempo fa, Synaspismos aveva la maggioranza assoluta nel sindacato degli insegnanti delle superiori, al contrario del KKE, che ha perso ogni rapporto privilegiato con gli ambienti intellettuali. Anche la sua direzione porta l’impronta della matrice comunista. Malgrado la sua giovane età, lo stesso Alexis Tsipras ha cominciato a militare nell’organizzazione giovanile del KKE all’inizio degli anni 1990. I quadri e i dirigenti più anziani hanno spesso militato insieme nella clandestinità, hanno conosciuto le prigioni e i campi di deportazione. A causa di questo, nella sinistra radicale greca c’è un’atmosfera di guerra fratricida e una cultura di profonda divisione attualmente mantenuta unilateralmente dal KKE che considera Synaspismos e poi Syriza come «traditori» che di conseguenza costituiscono «il nemico principale». È il motivo per cui il KKE ha rifiutato di incontrare Syriza nel corso dei contatti bilaterali che Syriza ha avuto con la quasi totalità dei partiti rappresentati in parlamento, quando le è stato affidato il mandato di formare un governo nel maggio 2012.

PM: Come spieghi l’intransigenza del KKE? È dovuta al disaccordo sulla questione europea?

SK: Le divergenze sull’Europa non spiegano tutto . In realtà, le posizioni dei due partiti sulla questione europea si sono avvicinate molto negli ultimi tempi, dato che Syriza e Synaspismos hanno un atteggiamento sempre più critico verso l’Unione Europea (UE). Il KKE è sempre stato molto ostile verso l’UE, ma in questo momento non focalizza la sua posizione sulla questione dell’uscita dall’UE o dall’eurozona. Gli obiettivi che avanza si potrebbero definire direttamente anticapitalisti, esigendo l’abolizione del capitalismo come soluzione ai problemi immediati della situazione. Il KKE segue una linea ultrasinistra sul piano della retorica, ma che permette di giustificare una posizione isolazionista e settaria.

PM: Come qualifichi la linea di Syryza? Diresti che la coalizione persegue una linea anticapitalista o che iscrive la sua azione in un approccio più graduale, più riformista?

SK: Syriza ha una linea chiaramente anticapitalista e si distingue molto nettamente dalla socialdemocrazia. È un aspetto tanto più importante in quanto in passato importanti lotte all’interno di Synaspismos hanno opposto correnti favorevoli a un’alleanza con la socialdemocrazia ad altre ostili ad ogni accordo o coalizione a qualsiasi livello, compreso quello locale, o anche nel movimento sindacale. L’ala «socialdemocratica» di Synaspismos ha perso il controllo del partito nel 2004, quando è stato eletto presidente Alekos Alavanos. L’ala destra, diretta da Fotis Kouvelis, ha finito per abbandonare Synaspismos e ha costituito un altro partito, Sinistra Democratica (DIMAR), una formazione che si considera intermediaria tra il PASOK e la sinistra radicale. Syriza è dunque una coalizione anticapitalista che si pone la questione del potere, mettendo l’accento su una dialettica di alleanze, di conquiste e successi elettorali, di mobilitazione e lotte dal basso. Syriza e Synaspismos si considerano partiti di lotta di classe, formazioni che rappresentano interessi specifici di classe e si concepiscono come partiti portatori di un antagonismo fondamentale rispetto al sistema attuale. Da qui il titolo «Syriza» la «coalizione della sinistra radicale». Questa rivendicazione di «radicalità» è un elemento estremamente forte del partito. Nel 2004, quando l’ala sinistra ha conquistato la maggioranza, una delle prime modifiche che ha portato allo statuto del partito è stata la rivendicazione esplicita della filiazione al movimento rivoluzionario e comunista greco, e all’eredità della rivoluzione d’Ottobre.

PM: Quali sono i rapporti di forza nel senso della militanza all’interno di Syriza e quanti militanti ci sono nelle formazioni che compongono la coalizione?

SK: Synaspismos ha attualmente circa 16000 membri. L’Organizzazione Comunista di Grecia, maoista, deve avere tra 1000 e 1500 militanti e press’a poco altrettanti ne ha la Sinistra Comunista Rinnovatrice ed Ecologica. Synaspismos è un partito che ha avuto un’evoluzione nelle sue pratiche e nelle forme organizzative che si combinano con le evoluzioni della sua posizione ideologica. Tradizionalmente Synaspismos era un partito poco militante, con molti «notabili» e una pratica essenzialmente elettoralistica. Si è osservata un’evoluzione considerevole della sostanza organizzativa e militante del partito a due livelli. In primo luogo, tramite i movimenti altermondialisti e antirazzisti, si è sviluppata un «ala giovanile» molto dinamica, che ha permesso al partito di rafforzare la sua presenza tra gli strati giovanili, in particolare in ambiente studentesco dove era tradizionalmente debole. La sua organizzazione giovanile conta attualmente parecchie migliaia di membri. Sono i quadri usciti da questa gioventù che ora formano una buona parte della cerchia più vicina ad Alexis Tsipras. Questi giovani si caratterizzano per un grande radicalismo ideologico e si considerano di affiliazione marxista, per lo più di obbedienza althusseriana. In secondo luogo, i sindacalisti di Synaspismos si sono affermati a partire dagli anni 2000 come il fulcro della sua ala sinistra. Proveniente in gran parte dal KKE, l’ala sinistra rappresenta una corrente più operaia, su posizioni di tipo lotta di classe relativamente tradizionali e molto critica verso l’UE. Questi due elementi e la rottura di qualsiasi iniziativa di alleanza con il PASOK hanno prodotto una trasformazione di Synaspismos che gli ha permesso di stimolare la ricomposizione che avveniva in Syriza e di farne parte. Ciò non vuol dire che non esistano attualmente nel partito correnti più moderate, in particolare attorno a Yanis Dragasakis, figura di punta in materia di economia, e di alcuni quadri, prima vicini a Fotis Kouvelis, che si sono rifiutati di seguirlo quando ha lasciato il partito. Dopo le elezioni del 6 maggio, queste correnti hanno fatto sentire la loro differenza, in particolare suggerendo che non ci fosse la denuncia unilaterale del Memorandum, cioè una linea di scontro con la Troika, ma hanno dovuto cedere su questo punto fondamentale. Pare evidente comunque che queste contraddizioni riemergeranno se Syriza accede a responsabilità di governo.

PM: Hai detto che finora Syriza aveva un radicamento militante ed elettorale essenzialmente urbano. Questa tendenza è stata stravolta dal successo elettorale di Syriza alle elezioni legislative del maggio 2012 che le ha permesso di diventare il secondo partito greco con il 16,7% dei voti davanti al PASOK?

SK Totalmente. È essenziale capire la sociologia del voto del 6 maggio2012. La trasformazione qualitativa è tanto sismica quanto il balzo quantitativo. Un partito che negli ultimi anni oscillava tra il 5 e il 6% dei voti è passato al 16,7%. Oggi i sondaggi gli attribuiscono oltre il 20%; alcuni gli danno persino più del 30%. Quel che è successo il 6 maggio è relativamente facile da analizzare: è essenzialmente un voto di classe. L’elettorato popolare salariato dei grandi centri urbani che votava in maggioranza per il PASOK si è trasferito di colpo su Syriza. Synaspismos è il primo partito nella grande Atene, nella quale vive circa metà della popolazione greca, e in tutti i grandi centri urbani del paese, e ottiene i risultati migliori nei quartieri operai e popolari che erano i bastioni del PASOK e del KKE. In queste zone elettorali, per il KKE è iniziato un declino che continuerà come indicano i sondaggi per le elezioni di giugno. Si osserva un trasferimento di voti dal KKE verso Syriza. È un voto popolare, ma anche un voto di strati salariati istruiti, ed è un voto di persone attive. Syriza ottiene un risultato pari alla sua media nazionale tra i 18-24 anni e i 24-30 anni. Ma ottiene un risultato superiore alla sua media nazionale tra la parte della popolazione che forma il cuore della popolazione attiva (+ di30 anni). I risultati più scarsi sono tra gli inattivi, la popolazione delle zone rurali (tra cui i contadini), i pensionati, le casalinghe, le professioni liberali e gli indipendenti. La dinamica di Syriza si basa dunque su un voto di classe del salariato, incluse le sue fasce superiori, degli strati popolari e dei disoccupati dei grandi centri urbani della Grecia.

PM: In quale misura il voto per Syriza è un voto del salariato del settore pubblico?

SK: La sociologia elettorale indica che Syriza ottiene il 24% dei voti del salariato pubblico e il 22,5% di quello privato, risultati pressoché simili, con un leggero vantaggio per i salariati del settore pubblico. Ma i suoi risultati migliori sono nella seconda circoscrizione del Pireo – una grossa circoscrizione industriale e operaia – e nel nord della Grecia, nel dipartimento di Xanthi, tra la popolazione a maggioranza mussulmana turcofona, dove è stato eletto un deputato di Syriza proveniente da quella minoranza.

PM: Per la prima volta in Europa nel dopoguerra, un partito della sinistra radicale ha sorpassato nelle urne il partito che rappresenta la socialdemocrazia. È un sorpasso dovuto al successo impressionante di Syriza ma anche al crollo del voto a favore del PASOK. Pensi che tale sorpasso sia durevole?

SK: La terapia d’urto che è stata applicata alla Grecia ha dato gli stessi risultati politici degli altri paesi nei quali è stata applicata. Il vecchio sistema politico è affondato. I due partiti principali sono stati colpiti: il PASOK ma anche, in minor misura, Nuova Democrazia che ha perso il 20% dei voti, il peggior risultato per un partito di destra da quando la Grecia esiste come Stato indipendente. In realtà, il crollo qualitativo del PASOK è ancora superiore a quanto indicano le cifre su scala nazionale. Nei grandi centri urbani, il PASOK arriva in sesta o settima posizione. Nella maggior parte dei quartieri popolari che erano prima i suoi bastioni è superato dal partito neonazista Alba Dorata. Il suo risultato tra i 18-24 anni è del 2,6%. La maggior parte del suo elettorato (13,4% dei voti) è costituita da pensionati e abitanti delle zone rurali e delle cittàdine di provincia. I sondaggi sulle intenzioni di voto per lo scrutinio del 17 giugno indicano che questa tendenza si rafforzerà ancora.

PM: Si può dire che oggi il PASOK è un partito totalmente screditato agli occhi dei greci…

SK: Il partito è totalmente distrutto. In realtà non raggruppa che i residui delle vecchie reti del partito-Stato. I due partiti che hanno occupato il potere dopo la caduta dei colonnelli erano partiti di massa ma anche partiti-Stato, vale a dire partiti estremamente legati allo Stato, e alla distribuzione delle risorse ottenute grazie all’accesso all’apparato dello Stato. Il PASOK e Nuova Democrazia avevano pratiche clientelari che non erano più quelle dei notabili all’antica poiché erano assicurate da apparati burocratici, compreso nel movimento sindacale. Nuova Democrazia era in effetti un «partito popolare di destra», una Volkspartei paragonabile alla democrazia cristiana tedesca che contava un’ala sindacale relativamente consistente.

PM: Vorrei tornare sulla posizione di Syriza rispetto all’appartenenza della Grecia all’eurozona e anche all’UE. Che cosa vuole veramente a questo proposito?

SK: Ci sono due livelli di analisi. C’è un primo livello, il più apparente: si può dire che la posizione di Syriza sull’Europa è simile a quella del Front de Gauche, di Die Linke o delle altre componenti del Partito della Sinistra Europea, vale a dire un’opposizione all’Europa neoliberista e un appello alla sua trasformazione dall’interno, che passa per una rottura con i trattati fondanti di Maastricht e di Lisbona, e la loro sostituzione con nuovi trattati in rottura con il neoliberismo. C’è un secondo livello di analisi che mette l’accento sul cambiamento della posizione di Syriza da qualche mese o appena qualche settimana. Syriza mette al centro del suo discorso la denuncia del Memorandum, e insiste sul fatto che se arriva a formare il prossimo governo il primo atto che compirà sarà la sua abrogazione. Per Syriza è un punto non negoziabile, quali che siano le conseguenze che ne possano derivare. Da un lato Syriza denuncia l’alternativa tra la continuazione del Memorandum e l’uscita dall’euro che conduca a un ritorno alla dracma. È il modo in cui i media greci, i principali partiti e i governi europei presentano la situazione. Syriza respinge questo tipo di ricatto. Quali che siano le conseguenze, Syriza non arretrerà e respingerà qualsiasi mantenimento del Memorandum. Paradossalmente, al contrario della legge che vorrebbe che quando ci si avvicina al potere la deriva verso la moderazione sia irresistibile, questa posizione si è precisata al prezzo di vivi dibattiti interni in seguito ai risultati del 6 maggio, man mano che Syriza è apparsa portata da una dinamica elettorale maggioritaria.

Tsipras ha presentato l’itinerario di Syriza in modo estremamente chiaro. Primo atto: abrogazione immediata del Memorandum per via legislativa, che sopprimerà quindi l’insieme dei dispositivi di applicazione dei due Memorandum. Secondo atto: richiesta di rinegoziazione del debito pubblico greco nel quadro europeo. Se c’è un rifiuto dell’UE o un’interruzione del finanziamento della Grecia da parte della BCE, un governo Syriza interromperà in maniera unilaterale il rimborso del debito. Implicitamente, anche se non lo dicono pubblicamente, si può pensare che i dirigenti di Syriza sappiano che in questo caso ci sarebbe un’uscita de facto dall’euro, ma insistono per non presentarla come un obiettivo o una loro scelta. La cessazione di pagamento non sarà dunque annunciata immediatamente, ma è un’arma in caso di rifiuto di rinegoziazione del Memorandum che punta ad annullare il debito nella sua maggior parte. Se i governi europei si oppongono all’obiettivo di Syriza che punta ad ottenere l’annullamento parziale del debito, l’idea di un piano B – vale a dire l’uscita dall’eurozona – guadagnerà terreno.

Il successo politico ed elettorale di Syriza si spiega precisamente con il fatto che il partito si è opposto da subito al Memorandum e alla terapia d’urto austeritaria. Il partito ha saputo investirsi in modo concreto e pratico nei movimenti sociali e nelle azioni collettive che si sono sviluppati negli ultimi anni in Grecia. Ha fatto questo rispettando l’autonomia dei movimenti, comprese le forme più spontanee e nuove delle mobilitazioni. Ha sostenuto, ad esempio, il movimento di occupazione delle piazze che abbiamo visto la primavera scorsa, mentre il KKE ha denunciato il movimento dicendo che era «antipolitico» e dominato da elementi piccolo borghesi. È un partito che è stato anche molto attivo nelle reti di solidarietà su scala locale per far fronte al trauma della crisi civile e dei suoi effetti concreti sulla vita quotidiana della popolazione. È anche una formazione che possiede una sufficiente visibilità nelle istituzioni per apparire capace di trasformare i rapporti di forza della politica su scala nazionale. Detto questo, Syriza è decollata nei sondaggi solo nelle ultime settimane della campagna. Il vero decollo è avvenuto nel momento in cui Tsipras ha focalizzato il suo discorso sul tema: «Un governo di sinistra antiausterità adesso», presentandolo come un’offerta aperta di alleanza con il KKE, le forze dell’estrema sinistra, della sinistra parlamentare e con le piccole formazioni dissidenti del PASOK. Questo ha letteralmente cambiato il corso della campagna elettorale e ne ha riorientato l’agenda. Da quel momento, l’insieme dei partiti politici ha dovuto posizionarsi in rapporto alla proposta di Syriza, che è apparsa come una prospettiva politica concreta, a portata di mano, che permetterebbe di farla finita con il giogo del Memorandum e della troika.

PM: È un discorso molto unitario a sinistra…

SK: Assolutamente. Syriza è particolarmente credibile nell’avanzare questo tipo di proposta a causa delle sue pratiche nel movimento sociale, ma anche a causa della sua forma di fronte politico e di una pratica di coesistenza tra culture diverse dentro la stessa Syriza. Per rispondere alla tua domanda, direi che Syriza è un partito ibrido, un partito sintesi, a cavallo tra la tradizione del movimento comunista greco e le nuove radicalità che sono apparse nel nuovo periodo.

PM: Come è percepito Alexis Tsipras in Grecia?

SK: L’aspetto principale dell’immagine di Tsipras è la sua età: è giovane. Ma la sinistra radicale greca, nella composizione dei suoi quadri e gruppi dirigenti, è ancora dominata dalla generazione vicina alla sessantina o che l’ha superata, e che ha l’aureola del prestigio della lotta contro la dittatura dei colonnelli. Alekos Alavanos, l’ex presidente di Synaspismos, ha organizzato il passaggio dei poteri aTsipras per marcare una rottura con questa specie di sclerosi generazionale che segna la sinistra radicale greca. Era un gesto di grandissimo volontarismo politico. Tsipras è popolare perché prima di essere eletto alla testa di Synaspismos aveva guidato la lista del partito nelle elezioni comunali di Atene. Alexis Tsipras non è precisamente un tribuno carismatico. Non è un cattivo oratore, ma non ha certo l’efficacia tribunizia di un George Galloway o di un Jean-Luc Mélenchon. Ha anche fatto degli errori, in particolare sottovalutando all’inizio – come gran parte della sinistra radicale – la gravità della crisi e la questione del debito pubblico come giustificazione dell’imposizione delle politiche di austerità. È apparso sorpassato dagli avvenimenti. Poi in parlamento ha sviluppato uno stile pugnace, di opposizione al governo del PASOK e a Papandreu in particolare. Allora il suo stile tribunizio è migliorato. Quello che gli ha permesso di decollare è stata la sua proposta, qualche settimana fa, di un governo di unità della sinistra radicale e di tutte le forze antiausterità. Ha fatto evolvere l’immagine, ancora ieri dominante nella società greca,di una sinistra radicale percepita come una forza stimabile, integra, utile nei movimenti sociali, ma che non cerca di assumersi il compito storico di offrire una soluzione alla crisi. È uno sconvolgimento considerevole per una sinistra radicale ancora traumatizzata dalla disfatta del comunismo del secolo precedente. Questa vuole oggi rompere con una posizione di eterno minoritarismo, che rimanda a una forza votata a non fare altro che la «resistenza».

PM: Oggi non c’è alcun rapporto tra Syriza e il PASOK…

SK: Fuori dalla Grecia si può difficilmente immaginare l’abisso che separa il PASOK non solo dalla sinistra radicale ma anche dalla società greca. Dagli anni 1990 per il KKE, e dalla metà degli anni 2000 per Syriza, non c’è alcuna alleanza possibile o desiderabile tra il PASOK e il resto della sinistra radicale, a nessun livello.

PM: Se esiste un tale cordone sanitario attorno al PASOK, è perché questo partito non è più considerato un partito di sinistra dalle altre formazioni della sinistra greca…

SK: C’è una specificità di linguaggio che bisogna avere in mente. Fino al 1947 non c’era un partito socialista in Grecia. Nel lessico politico greco, quando un greco dice: «Io sono di sinistra», vuole dire: «Io sono a sinistra del PASOK». D’altronde, il PASOK non si è mai considerato un partito di sinistra nel senso greco del termine. La sinistra in Grecia rimanda alla tradizione comunista, nel senso ampio del termine. Questo esclude la socialdemocrazia del tipo PASOK.

Bloomsbury, Londra, 22 maggio 2012.



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