Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Alle calende greche

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Alle calende greche

La Camusso ha promesso solennemente lo sciopero generale. Sempre lo stesso, che aveva annunciato e non fatto. Questa volta ha detto che lo si rimanda di qualche mese per cercare di farlo insieme a CISL e UIL (che di sciopero non parlano mai, neppure come promessa vaga). Lo si rimanda a ottobre, cioè a quando ormai i giochi parlamentari saranno presumibilmente conclusi, e la “boiata pazzesca” di questa cosiddetta riforma del lavoro sarà stata definitivamente approvata da un parlamento senza onore e dignità, e soprattutto senza nessun legame anche tenue con la società.

Rinaldini a nome di una delle due minoranze interne (l’altra di Patta e Nicolosi ingoia tutto, al massimo con un sospiro), ha rifiutato di partecipare al voto che sanciva questa beffa. Ma ha scritto nel commento apparso sul Manifesto, che “questa deriva nella vita interna della CGIL è l’ultimo atto in ordine di tempo di una gestione dell’organizzazione sconosciuta nella mia lunga esperienza sindacale”. Sconosciuta? È sorprendente: di finti scioperi generali convocati senza obiettivi precisi, fuori tempo, solo quando il malcontento della base e dei quadri intermedi stava crescendo troppo se ne sono visti troppi. E troppi sono stati facilmente ritirati.

Certo Rinaldini alludeva soprattutto alla mancanza di consultazione interna della minoranza, che ha raggiunto livelli spudorati, ma nella sostanza che non ci sia possibilità di una “verifica democratica” e che si “stia correndo il rischio di svilire lo strumento della democrazia” avrebbe dovuto capirlo da qualche decennio…

Credo che il punto di abiezione raggiunto dai vertici della CGIL in occasione di questa controriforma Fornero (CISL e UIL non hanno dovuto “raggiungere” niente, sono nati già padronali e finanziati dagli Stati Uniti per i loro bassi compiti) pongano dei problemi nuovi alla stessa coraggiosa, direi eroica, minoranza della FIOM. Ne ho riportato sempre la voce “controcorrente”, nascosta o minimizzata dalla grande informazione, anche di recente: Assediare i palazzi, non entrarci!, L’infame Fornero (e la CGIL?), ad esempio; ma devo dire di essere preoccupato per le difficoltà che questi compagni trovano a far passare nella stessa FIOM la proposta dello sciopero generale. Una FIOM che, anche se non punta a “diventare partito” come ha rozzamente spiegato “Il Fatto Quotidiano”, punta comunque a dialogare con le sinistre più o meno moderate che stanno in attesa di un accordo col PD, vedi: Bellavita: niente pace col PD.

Il problema per giunta è che troppi finti “scioperi generali” sono stati fatti per decenni, a partire da quelli “per le riforme” del 1970, che servirono solo a deviare su un binario morto la voglia di pesare politicamente di chi nell’Autunno Caldo aveva partecipato per la prima volta a una lotta finalmente pagante, che appariva “generale” senza esserlo formalmente (era la coincidenza delle lotte contrattuali di diverse categorie, a partire da Metalmeccanici e chimici, tutte con obiettivi analoghi, concreti e paganti). E molte generazioni di sindacalisti hanno usato sistematicamente questa tattica diversiva di scioperi solo apparentemente generali.

In questa fase hanno pesato negativamente anche gli esempi delle numerose giornate di “sciopero generale” in Grecia, tante davvero ma contrapposte tra loro per reciproci settarismi dei maggiori sindacati, e soprattutto sfalsate di qualche giorno, o con cortei diretti a piazze diverse, e che comunque non hanno avuto il coraggio di assumere le caratteristiche essenziali di un vero sciopero generale: una prova di forza che deve puntare a mettere in ginocchio l’intero paese, senza assicurare altri servizi che quelli sanitari d’urgenza, bloccando luce, gas, trasporti, acqua, per dimostrare che senza l’opera dei lavoratori il paese si paralizza.

Per riuscire a far capire cosa ci vorrebbe, ben diverso da questi esempi frustranti, bisogna chiarire bene che lo sciopero generale che si propone non ha nulla a che vedere con quelli concepiti solo per esercitare una moderata pressione sui partiti politici. A questo avevo accennato più volte sul sito, sia riportando un articolo “classico” di Ernest Mandel, Mandel: sciopero generale, sia discutendo con un giovane amico che avanzava dubbi sulla proposta di Sciopero generale. Dubbi che ritengo fondati, se non si fa chiarezza, riconducendo la parola d’ordine dello sciopero generale a una prospettiva di svolta rivoluzionaria. Un compito difficile dunque, che deve partire dal sottolineare l’importanza di una lotta intercategoriale in difesa dell’occupazione con obiettivi generali anziché con una difesa caso per caso, in ordine sparso, affidati fatalmente alle mediazioni dei politici… Ma che ha bisogno di molti passi importanti sul terreno sindacale, e soprattutto su quello politico. Molti hanno arricciato il naso sull’esperienza di Syriza, che sarà anche insufficiente, ma in Italia non c’è nulla di paragonabile...

Intanto è un piccolo segno positivo che qualche spezzone della CGIL (ad esempio Trieste, mi segnalano) abbia preso l’iniziativa di utilizzare le ore astrattamente programmate dalla Camusso per convergere il 22 nello sciopero degli extraconfederali. Un passo piccolo, ma nella direzione giusta.

(a.m. 20/6/12)