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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Zibechi: crocevia peruviano

Zibechi: crocevia peruviano

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Il crocevia peruviano

 

Raúl Zibechi


Vari intellettuali e politici latinoamericani e peruviani hanno criticato duramente il presidente Ollanta Humala, ritenendo che abbia tradito il mandato per il quale è stato eletto. Le ragioni non gli mancano, visto che il presidente sta governando per la destra pur essendo stato eletto dalla sinistra, e sta reprimendo i settori popolari, quando sono stati proprio questi a mobilitarsi per evitare la vittoria di Keiko Fujimori1.

L'ex guerrigliero e attuale sociologo Héctor Béjar sostiene che si tratta di un colpo di Stato caratterizzato dall'occupazione militare delle città e da stati d'emergenza, cose che presuppongono l'inserimento della logica di guerra nel governo e lo stile castrense nella conduzione dell'amministrazione pubblica (Alai, 6 giugno 2012).

L'economista Oscar Ugarteche si lamenta dell'inganno elettorale di chi, a suo tempo, aveva partecipato al Foro di São Paulo2, e assicura che il governo attuale è un regime mafioso e smargiasso, non molto diverso da quello di Fujimori (Alai, 4 giugno 2012). Ritiene che sia in corso un'alleanza con le file del ex dittatore per poter così portare a termine i quattro anni che ancora restano di mandato, considerando che la repressione ha fatto perdere al governo la maggioranza parlamentare (Alai, 8 giugno 2012).

Il deputado Javier Diez Canseco traccia il bilancio dei dieci mesi del governo Humala: 12 morti in conflitti sociali, varie zone in stato d'emergenza con conseguente riduzione dei diritti democratici, governi municipali e regionali perseguitati e con interposizioni illegali da parte dell'Esecutivo, e la rinuncia di circa il 10% della bancada oficialista3 nel Congresso (La República, 11 giugno 2012).

Stiamo assistendo al secondo viraggio a destra del governo, viraggi avvenuti entrambi per le stesse ragioni: la contundente protesta sociale contro lo sfruttamento minerario e i mega progetti. A novembre e dicembre del 2011 la resistenza della popolazione di Cajamarca4 al progetto minerario per l'estrazione di oro chiamato Conga era stata blandita dichiarando lo stato di emergenza e la militarizzazione di varie zone, a cui fece seguito un ricambio di gabinetto, con l'uscita di buona parte dei ministri più progressisti.

Ora la situazione si è aggravata. A maggio, la protesta contro il mega sfruttamento minerario da Cajamarca si è estesa agli altri dipartamenti5 del nord, Piura, Lambayeque e La Libertad, con uno sciopero di massa e numerose mobilitazioni. Nel sud, la repressione nella provincia di Espinar, nel dipartimento del Cusco, è costata, alle comunità che protestavano contro la miniera Tintaya dell'impresa australiana XStrata, due morti, un sindaco incarcerato e decine di incriminati, tra i quali il personale della Vicaría di Solidaridad di Sicuani.

La lotta delle popolazioni andine e amazzoniche è arrivata a livelli notevoli. A Bambamarca, città del dipartimento di Cajamarca, la popolazione è riuscita ad impedire che i soldati potessero fare la cerimonia del saluto alla bandiera e a Celendín, epicentro del conflitto per Conga, i soldati sono stati cacciati via dalla piazza dalla popolazione (Lucha Indígena, junio 2012). Le rondas campesinas (ronde contadine)6 hanno trattenuto dei soldati perché stavano tentando di far prostituire dei minori.

La partecipazione delle rondas campesinas al conflitto per l'acqua e contro il mega sfruttamento minerario anticipa il fallimento del governo malgrado l'invio dei militari. Strumento delle comunità contadine, le rondas hanno svolto un ruolo determinante nella sconfitta militare di Sendero Luminoso nella decade 1990. Godono di enorme prestigio, ottima organizzazione, forte sostegno tra “los de abajo” (quelli che sono in basso), che le integrano e le dirigono e non si lasciano impressionare dai nemici armati.

É vero, come si è detto, che Humala ha fatto una forte virata verso destra, anche se continua ad essere un progressista se confrontato con il fascismo di Keiko. L'essenziale però è da un'altra parte. La vittoria di Humala ha creato in Perù una nuova situazione politica che è stata interpretata dai settori popolari come il momento per far fare un salto in avanti alla lunga resistenza contro il mega sfruttamento minerario.

Il fiuto politico di Hugo Blanco, che osserva e sente la politica “desde abajo”, ha sintetizzato la nuova congiuntura nel recente Foro Nacional de Educación para el Cambio Social realizzato a Rosario, Argentina: “Se avesse vinto Keiko la gente sarebbe stata molto demoralizzata, ma avendo vinto Humala, ha creduto nella propria vittoria. Per questo ora si sente tradita e in diritto di protestare. La Marcia dell'Acqua non sarebbe mai stata fatta se non avesse vinto Humala”.

In effetti, la Marcia dell'Acqua che si è svolta a febbraio ed è partita da Cajamarca per arrivare a Lima, è stata la più grande azione collettiva avvenuta nella capitale dai tempi dell'ultima fase della resistenza al regime di Fujimori, più di una decade fa.

Il presidente della Centrale delle Rondas Campesinas di Ayavaca, provincia di Piura, dove è in atto la resistenza alla miniera cinese Zijin, ha dichiarato durante la marcia del 31 maggio: “Il motivo principale per cui siamo qui è il tradimento del governo. Avevamo deciso di dare un'opportunità a Ollanta Humala perché si era offerto di difenderci, ma purtroppo ci rendiamo conto che ci ha traditi” (Lucha Indígena, giugno 2012).

In questo momento sono in gioco in Perù due questioni. Sul piano delle relazioni tra Stati, la disputa per il Perù è un elemento chiave tanto per gli Stati Uniti come per il Brasile. Il Perù fa parte dell'Alleanza del Pacifico con il Cile, la Colombia e il Messico, che è la principale pedina di Washington nella Unasur7 e nel Celac8. Per il Brasile l'alleanza politica e militare con il Perù è decisiva per consolidare il suo accesso al Pacifico, rotta del suo copioso commercio con la Cina.

Per i settori popolari, la congiuntura apertasi con l'elezione di Humala ha significato la maggior ricostruzione delle loro capacità d'organizzazione e mobilitazione dopo la decade terribile di Fujimori (1990) e i governi neoliberali degli anni dal 2000 in poi, da quello di Alejandro Toledo a quello di Alan García. Il movimento popolare peruviano, tanto nel versante urbano come in quello contadino-indigeno, era, negli anni '80, il più potente della regione. Fu decimato a forza di pallottole, dalla destra e dalla sinistra. Ora ha ripreso il cammino e sta tornando a parlare a voce alta. É un momento critico.

 

1Keiko Fujimori: figlia del ex-presidente peruviano e poi dittatore Alberto Fujimori, ora in carcere per gravissime violazioni dei Diritti Umani, è stata la candidata che è arrivata al ballottaggio con Humala nelle ultime elezioni.

2Foro di São Paulo: è un Foro di partiti e gruppi di sinistra (o che almeno si ritengono tali) latinoamericani, fondato dal Partido de los Trabajadores de Brasil a São Paulo nel 1990, e che si riunisce periodicamente per dibattere sullo scenario internazionale dopo la caduta del Muro di Berlino e sulle conseguenze del neoliberalismo nei paesi dell'America Latina e dei Caraibi. Il Perù, ufficialmente, è rappresentato dal Partido Nacionalista di Ollanta Humala. Nel XVII° Incontro del Foro, avvenuto a Managua nel maggio del 2011, il Foro si è pronunciato a favore della vittoria di Humala nel ballottaggio per la carica presidenziale che sarebbe avvenuto il 5 giugno successivo; aveva precedentemente appoggiato la sua candidatura a presidente del Perù.

 

3bancata oficialista: il gruppo di congressisti (parlamentari) appartenenti a Gana Perù, la coalizione di governo di Humala

4Cajamarca: dipartimento del nord del Perù

5Dipartimento: il Perù è diviso in dipartimenti, regioni e provincie, che a loro volta sono divise in distretti

6Rondas campesinas: sono organizzazioni locali che le popolazioni rurali del nord del Perù si diedero originariamente per combattere l'abigeato, e poi, in seguito, per la protezione propria e de loro beni, per difendersi e porre un freno alla cattiva amministrazione della giustizia e per il controllo di istituzioni e autorità, che generalmente obbedivano agli interessi dei gruppi di potere. Sorsero, in pratica, nel nord del Paese, come risposta alla carenza di protezione statale nei riguardi dei diritti dei contadini. Attualmente la loro attività è regolata da una legge, la N°27908, e da un regolamento che gli riconosce il diritto di partecipare alla vita politica e l'apporto all'amministrazione della giustizia in certi ambiti.

7UNASUR: Unione delle Nazioni Sudamericane

8CELAC: Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi

La traduzione è a cura del collettivo che sta organizzando il Seminario di Cortona sull'America Latina dal basso.

 



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