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Attualità e Polemiche --> Imperialismi --> Mazzeo: Italia in Africa

Mazzeo: Italia in Africa

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Marina italiana per le campagne di guerra USA in Africa

di Antonio Mazzeo

Ho pubblicato spesso sul sito alcuni dei documentati articoli di Antonio Mazzeo. Ma questo lo segnalo volentieri per due buone ragioni: per il suo contributo alla conoscenza della sistematica proiezione nel mondo dell’imperialismo italiano e del suo braccio militare, su cui non si fanno quei risparmi che sono invece all’ordine del giorno nella sanità, nella scuola e nel risanamento del territorio, ma anche come minimo gesto di solidarietà a un coraggioso giornalista militante oggetto ancora una volta di tentativi di intimidazione. Su questo, in appendice, si veda l’articolo di Checchino Antonini.

(a.m. 26/8/12)

 

Tour estivo in Africa orientale per la fregata “Scirocco” della Marina militare italiana. Dal 14 al 20 agosto, l’unità della classe Maestrale con 225 uomini di equipaggio, svariati sistemi missilistici e due elicotteri AB-212 ha sostato nel porto di Dar Es Salaam in Tanzania, per condurre un corso di addestramento a favore di una cinquantina di ufficiali tanzaniani. Le attività, svolte in parte a bordo dell’unità e in parte nella locale Scuola navale, sono state finalizzate a migliorare la conoscenza dei militari africani nel settore della navigazione e della condotta d’imbarcazioni, della “difesa passiva”, della “proliferazione degli ordigni esplosivi improvvisati” e del pronto soccorso. Al corso hanno partecipato pure due ufficiali della marina di Gibuti, il piccolissimo stato del Corno d’Africa che ospita la maggiore installazione da guerra delle forze armate Usa nel continente africano.

Il comunicato emesso dallo Stato maggiore della Marina militare italiana spiega che la missione in Tanzania rientra nel progetto Africa Partnership Station “che ha lo scopo di rafforzare i rapporti di collaborazione con alcuni Paesi africani, attraverso molteplici attività di supporto e formazione, dirette ad incrementare e sviluppare le capacità operative nel campo della Difesa e della Sicurezza marittima”. Nella nota, gli ammiragli omettono però di ricordare che l’Africa Partnership Station (APS) è uno dei programmi chiave di AFRICOM, il Comando Usa per le operazioni in Africa. Sotto la direzione dell’U.S. Naval Forces Europe-Africa (NAVAF), il comando navale con sede a Napoli, l’APS ha preso il via nel 2008 nel Golfo di Guinea per poi estendersi a tutti mari del continente africano. Attualmente coinvolge più di una trentina di paesi del continente nero, dell’Europa e dell’America latina con il principale obiettivo di “favorire lo sviluppo delle nazioni africane nel campo della sicurezza marittima e del contrasto al fenomeno del terrorismo internazionale, della pirateria, del traffico di droga e di altre attività criminali”.

Sempre secondo gli strateghi di U.S. AFRICOM, l’Africa Partnership Station si è “progressivamente evoluto da una serie di visite di unità navali statunitensi nei porti africani ad un insieme di operazioni addestrative regionali a terra e in mare”. L’APS, aggiungono i militari, “s’ispira sul principio che una reale sicurezza marittima beneficerà tutte le nazioni e contribuirà allo sviluppo e alla prosperità economica e contribuirà a fare da deterrente alle violente ideologie estremiste nel continente”. Ancora uno strumento da guerra dunque per assicurare la penetrazione politica, militare e finanziaria nordatlantica in Africa sotto la direzione di Washington.     

Attualmente i principali elementi operativi di APS includono l’Africa Maritime Law Enforcement Program (AMLEP), una missione condotta congiuntamente da U.S. Naval Forces Europe-Africa NAVAF – Napoli, dal Comando atlantico della Guardia coste degli Stati Uniti e da diverse marine militari e guardiacoste africane e da una serie di esercitazioni multilaterali annuali denominate “Express” (Obangame Express, Saharan Express, Cutlass Express e Phoenix Express). L’ultima edizione di Phoenix Express (E12), in particolare, si è tenuta nel maggio 2012 nelle acque del mar Ionio e del Mediterraneo orientale e ha visto la partecipazione delle marine militari di Algeria, Croazia, Egitto, Grecia, Italia, Libia, Marocco, Spagna, Tunisia, Turchia e Stati Uniti d’America. L’esercitazione è stata supervisionata dalla Task Force 68 della VI Flotta, dal 1st Fleet Anti-terrorism Security Team del Corpo dei Marines schierato sulla fregata missilistica “USS Simpson” e da altri reparti specializzati Usa inviati per l’occasione presso il NATO Maritime Interdiction Operations Center di Souda Bay, nell’isola di Creta.

“L’esercitazione marittima multinazionale PE12 con le forze navali del sud Europa e del nord Africa è stata voluta per accrescere la cooperazione tra le nazioni partecipanti e migliorare la sicurezza nell’area mediterranea”, ha spiegato il Comando di U.S. NAVAF. “Le attività di addestramento hanno incluso procedure di abbordaggio, l’utilizzo corretto di armi e munizioni, la raccolta e l’elaborazione d’informazioni e intelligence, il rifornimento in mare, la ricerca e il soccorso, le operazioni di elicotteri”.

Per il 2013, AFRICOM prevede d’incrementare ulteriormente le iniziative e i paesi partner di Africa Partnership Station. Secondo quanto deciso all’ultima conferenza di pianificazione APS di Garmisch (Germania), il prossimo anno verranno coinvolte le marine da guerra di Australia, Belgio, Benin, Camerun, Canada, Finlandia, Francia, Gabon, Gambia, Ghana, Gibuti, Kenya, Mauritania, Mauritius, Marocco, Mozambico, Nigeria, Repubblica del Congo, Sao Tomé e Principe, Senegal, Seychelles, Sierra Leone, Spagna, Tanzania, Togo, Tunisia, Uganda e dell’immancabile Italia.

Vedi anche: L'Italia e la ricolonizzazione dell'Africa

 

DENUNCIATO UN GIORNALISTA: SCRIVE DI MAFIA IN SICILIA

Checchino Antonini

Vietato parlare di mafia in Sicilia, fare nomi e  cognomi, rivelare intrecci tra cosche, affari e politica. Altrimenti ti querelano e a farlo potrebbe essere una giunta comunale preoccupata per la rispettabilità del paese. Come se fosse la denuncia delle infiltrazioni e non le mafie a infangare la qualità della vita. Ad Antonio Mazzeo sta accadendo questo per un'inchiesta sulla cittadina di Falcone, nel messinese, uscita sull'ultimo numero di "I Siciliani/giovani", la rivista erede del giornale di Pippo Fava, diretta da Riccardo Orioles. E la vicenda sembra il sequel dell'anatema del nuovo sindaco di Trapani, pochi mesi fa, che ammonì tutti a non parlare di corda in casa degli impiccati, a non parlare di mafia.

Mazzeo, free-lance impegnato sul fronte antimafia e su quello antimilitarista, autore tra l'altro del libro “I Padrini del Ponte" per le edizioni Alegre, sarebbe colpevole di aver definito Falcone «un paradiso mancato»: “Nel cuore di una delle zone nevralgiche della nuova mafia, una tranquilla cittadina di provincia che tanto tranquilla non è
Poteva essere il paradiso. Invece è cemento, cemento, cemento. A destra ci sono la rocca con le rovine e il santuario di Tindari e la straordinaria riserva naturale dei laghetti di Marinello. Dalla parte opposta si scorgono il promontorio di Milazzo e i Peloritani. Di fronte l’azzurro del Tirreno e nello sfondo, nitide, le sette isole Eolie. Falcone, cittadina della provincia di Messina con meno di 3.000 abitanti, poteva essere una delle perle turistiche, ambientali e paesaggistiche della Sicilia. Il territorio, però, è irrimediabilmente deturpato da orribili complessi abitativi, alveari-dormitori per i sempre più pochi turisti dei mesi estivi" (http://www.isiciliani.it/, scarica il pdf del giornale).
 

La furia dei costruttori si intreccia con quella delle guerre di mafia e tutto ciò nel pezzo “Falcone colonia di mafia fra Tindari e Barcellona" viene spiegato puntigliosamente così come gli affari con i lavori autostradali e ferroviari, le megadiscariche, i piani di urbanizzazione selvaggia, i complessi turistico-immobiliari” mentre le ville di Falcone erano utilizzate da latitanti palermitani e catanesi o ospitavano “killer efferati” come Gerlando Alberti jr, condannato per l’uccisione della diciassettenne Graziella Campagna, testimone inconsapevole di affari mafiosi. La guerra di mafia vide la la vittoria di Santo Gullo amico di malavitosi del Nord poi pentito. A sostituirlo, leggiamo nell’articolo di Mazzeo, ci sarebbe oggi Salvatore Calcò Labruzzo, un allevatore originario di Tortorici, attivo nel settore delle estorsioni, come si evince dalla recente inchiesta “Ghota”, in quello dello smaltimento dei rifiuti e c’è il sospetto che abbia condizionato l’esito delle elezioni del maggio 2011.Votatissima sua nipote alle recenti amministrative e il vicesindaco sarebbe affiliato alla loggia massonica “Ausonia” di Barcellona Pozzo di Gotto, cittadina sede di potentissime cosche. Dice Mazzeo: “Il sindaco Santi Cirella respinge ogni addebito ma la società civile chiede lo scioglimento del consiglio comunale come non è accaduto nella vicina Barcellona Pozzo di Gotto, due volte graziata dal Governo in meno di cinque anni, nonostante i gravissimi rilievi delle commissioni prefettizie d’inchiesta.

Immediata, da parte del tessuto della stampa indipendente (Globalist compreso) e dall'antimafia sociale, la solidarietà ad Antonio Mazzeo. Alcuni siti hanno deciso di rilanciare l'inchiesta dicendo: «Adesso querelateci tutti!». Di Trapani parleremo prestissimo.

 



Tags: Italia  marina  Africa  Mafia  Mazzeo  Antonini  

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