Voto utile e desistenza

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DIZIONARIETTO

1)   Voto utile

Il PCI ha usato sempre questo argomento nei confronti dei suoi concorrenti a sinistra, compreso il PSIUP, che inizialmente era stato accettato perché era nato come scissione del PSI al momento della sua unificazione con il corrotto partito socialdemocratico, ma che si era rivelato permeabile alla radicalizzazione giovanile ben più del rigido PCI. Nel 1972 la campagna del PCI per il voto utile ebbe successo: non raggiunsero il quorum sia la lista del Manifesto, sia quella del MPL nata da una costola delle ACLI, e lo stesso PSIUP, che pure partiva da un discreto numero di parlamentari, più altre liste minori. Ne ho parlato più volte, e la ricostruzione più completa è in Tutti uniti, tutti insieme... Scusa, ma quello non è il padrone? . Ma quel successo nel mettere fuori gioco gli avversari fu pagato caro: il PCI si sentì libero di intensificare il dialogo con la Democrazia Cristiana, e nacque il “compromesso storico”. Il PCI continuò per un po’ a crescere in termini elettorali, e anche di iscritti, per l’afflusso nelle sue file di giovani ambiziosi, soprattutto a metà degli anni Settanta, nel momento in cui appariva imminente lo “scavalcamento” della DC, che come il PCI si aggirava poco sopra il 30%. Si pensava ingenuamente che ottenere qualche voto in più della DC permettesse finalmente di arrivare alla guida del governo.

Mai voti furono più inutili di quelli ottenuti in quel periodo: identificato sempre di più con la DC, che era stata aiutata a riprendersi per un po’ dal suo lento declino, il PCI deluse profondamente i suoi elettori, e preparò la sua crisi inarrestabile (facilitando, indirettamente e certo involontariamente, anche il proliferare del terrorismo). Che avesse 5 o 20 deputati in più, non significava nulla, era del tutto inutile, perché tanto in tutti i passaggi cruciali votavano insieme alla DC, perfino in casi scandalosi, come il salvataggio di Andreotti. Inoltre il PCI aveva conquistato un gran numero di amministrazioni locali, ma la politica governativa aveva ridotto notevolmente l’autonomia dei comuni, che dovevano fare tagli imposti dal governo prendendo sulle proprie spalle la responsabilità del peggioramento dei servizi e dell’aumento delle tariffe, anche perché la logica del compromesso storico imponeva ai comunisti un’attenuazione della critica a governi a cui pure non partecipavano direttamente. Un po’ come è avvenuto con il governo di Monti:  quando ha svelato con la “salita in politica” la sua natura profondamente e coerentemente di destra, il PD è rimasto in difficoltà perché non aveva il coraggio di spiegare di aver fatto un errore imperdonabile appoggiandolo mentre attaccava le pensioni e l’occupazione, e tartassava gli italiani per comprare cacciabombardieri e sottomarini.

Al PD, che ha conservato molti dei difetti del PCI, aggiungendone altri, va quindi risposto che pensi piuttosto a non rifare la stessa figura fatta altre volte, e non per colpa di chi si organizzava alla sua sinistra. Ha mai contato quanti milioni di elettori nel corso degli anni lo hanno lasciato e sono passati all’astensione perché non vedevano un’alternativa credibile alla sua sinistra? Crede che basti tenere al guinzaglio della disciplina di coalizione prevista dalla “Carta di intenti” la SEL di un Vendola che abbaia ma non morde?

2)   Desistenza

Il termine era venuto fuori durante la lunga corsa del PRC verso la moderazione. Dopo i suoi grandi successi nelle amministrative del 1993, in cui Rifondazione presentandosi in contrapposizione ai candidati sindaci del centrosinistra, aveva superato alla grande il PDS in città chiave come Milano e Torino, il PRC nel 1996 aveva fatto un accordo con la coalizione dei “progressisti”, ottenendo che questa non si presentasse in alcuni collegi in cui invece c’erano i candidati di Rifondazione. Non fu un buon affare, anche se consentì di avere un discreto numero di deputati e senatori, perché cominciò quel ripiegamento moderato che portò alla scissione del 1998, dopo averla sfiorata già nel 1997. Il grosso dei deputati preferirono rinunciare alla coerenza seguendo Cossutta e Diliberto, pur di entrare al governo (o nella sua anticamera). Mai fatto un bilancio serio di quell’esperienza, tra l’altro legata ai criteri tutt’altro che democratici con cui venivano scelti i candidati eleggibili. D’altra parte nel PRC non veniva mai ricordata l’esperienza del 1993, che poteva essere l’indicazione della strada per una modifica profonda e duratura dei rapporti di forza nella sinistra…

Ora di desistenza se ne è parlato ma in modo confuso e reticente. Prima di tutto molti dei sostenitori della lista “Rivoluzione civile” si sono allarmati per le continue strizzate d’occhio di Antonio Ingroia al PD: egli si lamentava  continuamente di non capire perché Bersani rifiutava di rispondere alle sue chiamate e sms. Ma che dovevano dirsi, se i programmi erano diversissimi? Ovviamente dell’ipotesi di una possibile “desistenza” sui generis si trattava, e per giunta senza possibile contropartita: con la attuale legge elettorale è impossibile che il PD rinunci alla sua presentazione al senato in una o più regioni, quindi si trattava solo di una possibile rinuncia unilaterale di “Rivoluzione civile” al Senato, dove per giunta è dovunque così incerto il risultato che i posti sono stati offerti generosamente alla “società civile”, e a qualche candidatura di bandiera.

Sui post si sono moltiplicati i messaggi di protesta, non necessari solo perché il PD ha escluso ogni concessione e perfino ogni dichiarazione di compiacimento, e ha semplicemente intensificato il fuoco contro questa lista, dapprima con alcuni candidati ad hoc (il procuratore generale antimafia Pietro Grasso in primis), poi con titoli sull’intera prima pagina dell’Unità dedicati a denigrare Ingroia che “fa un regalo a Berlusconi”. A questo punto Ingroia si è irritato e ha dichiarato chiuso il dialogo, o meglio lo ha rinviato a quando “ci incontreremo in parlamento”, sottintendendo in tono vagamente ricattatorio: “ne riparleremo quando per governare avrete bisogno di noi”. Mi sembra un ennesimo errore.

A mio parere era possibile e semplice dire autonomamente che “Rivoluzione civile” rinunciava a presentare liste al Senato, per varie ragioni: la prima è che la cosa più importante è portare una pattuglia significativa e qualificata in Parlamento, per farvi un’opposizione coerente a qualsiasi inciucio rivolgendosi al paese da quella tribuna. Di partecipare a coalizioni di governo non se ne poteva neppure parlare per ora, per realismo. Si sarebbe così evitato (o rintuzzato facilmente) ogni attacco per una presunta  “complicità con Berlusconi”, e probabilmente ci sarebbero state ricadute positive sul voto per la camera. E dato che le due camere non decidono niente, l’importante era avere in una di esse una buona pattuglia capace di farsi sentire come una forza radicalmente diversa da tutti gli altri: una buona premessa per il futuro. Nessuna elezione è decisiva, ce ne saranno altre, e ci sarà tempo per farsi conoscere se si è lavorato bene. Sarebbe bene ricordarsi che per i marxisti le elezioni in sé non hanno mai risolto nulla, ma servono principalmente come un termometro (più o meno deformato) che misura gli umori delle masse, anche se possono in alcuni casi incoraggiarne le attività (penso al maggio giugno 1936 in Francia e Spagna).

Invece ci si è mossi in modo di facilitare un attacco generalizzato che rischia di mettere in forse il quorum perfino per la camera, se diventa vulgata che questa lista è al servizio di Berlusconi. Io non avrei fatto nessuna proposta di dialogo al PD, che a differenza d Ingroia considero un nemico, diverso ma non meno insidioso di Monti e Berlusconi, ma dopo averle fatte, presentarsi per il Senato anche in regioni in cui è matematicamente certo che non si raggiungerà il quorum appare un dispetto, una ritorsione. Un po’ come quello che a volte è stato fatto quando di fronte alla destra c’erano due liste di sinistra, e quella che non è arrivata al ballottaggio ha rifiutato di far convergere i suoi voti sull’altra. Appare un settarismo incomprensibile agli elettori, specialmente se i due contendenti avevano governato insieme fino a un momento prima… E si paga caro, alla prima occasione.

Ma le liste non sono ancora state presentate. E dal dibattito segreto tra le varie componenti del nucleo che decide tutto, potrebbero uscire ancora sorprese. Vedremo. (a.m.20/1/13)



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