Siria, stiamo con chi lotta

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Siria, noi stiamo con chi lotta

Gli argomenti sulla scarsa affidabilità dell'opposizione siriana e sulle manovre occidentali in corso non possono costituire il pretesto per non schierarsi contro il regime di Assad e stare dalle parte delle rivoluzioni arabe

di Piero Maestri e Fabio Ruggiero        da Il megafonoquotidiano

Scriviamo queste note con il pensiero rivolto alle violenze e alle decine di morti di questi giorni in particolare ad Homs, e di quest’ultimo anno in tutta la Siria, e anche stimolati dai commenti che leggiamo quotidianamente sui diversi social network e su vari siti di area pacifista e/o antimperialista. Le mobilitazioni popolari per libertà e giustizia, la repressione del regime, gli scontri armati e i rischi di una guerra civile dispiegata ci interrogano come militanti e come internazionalisti, e ci pare utile provare a discuterne apertamente.

1. La posizione di appoggio alla rivoluzione siriana (“rivoluzione” anche solo nel senso di lotta alla dittatura – perché quello in corso è comunque il tentativo di un cambio politico profondo) e di contrarietà all'intervento militare che abbiamo espresso anche con l’appello “Contro la repressione in Egitto e Siria” non è in alcun modo una posizione “equilibrista” o di comodo. Al contrario possiamo considerarla molto chiara e necessaria : Assad se ne deve andare – per quello che ha rappresentato in tutti questi anni il suo regime e quello del partito Baath, non solo per la repressione degli ultimi mesi; un intervento militare esterno sarebbe negativo per la popolazione civile, per i rischi di estensione a tutta la regione, per gli interessi imperialisti o comunque di potenze regionali che lo guiderebbero, e per lo stesso processo di liberazione - per vari motivi, come ha mostrato anche l’avventura della Nato in Libia (contro la quale ci schierammo con decisione fin da subito, pur considerando che anche in Libia fosse in corso una vara mobilitazione popolare); bisogna sostenere il popolo siriano nella sua ricerca di libertà, giustizia e dignità.
Questa ci sembra l'unica posizione coerentemente internazionalista e antimperialista: essere antimperialisti significa stare dalla parte dei popoli e della libertà, quindi anche del popolo siriano, e non una collocazione “geopolitica” che decide quale popolo meriti il nostro appoggio sulla base delle alleanze del suo governo nello sporco gioco delle alleanze internazionali.

2. Le proteste in Siria sono scoppiate perchè le condizioni di oppressione e ingiustizia sociale sono risultate insopportabili ad una gran parte della popolazione e grazie all’esempio e alle possibilità aperta dalle rivoluzioni arabo-berbere. Così come avvenuto in Barhein, Libia, Egitto, Yemen. Sulla condizione sociale in Siria (disoccupazione, povertà, disuguaglianza sociale) è sicuramente utile un approfondimento, ma i dati che già conosciamo riportano di un 30% della popolazione sotto la soglia di povertà (“capire le primavere arabe” - Maniere de Voir, edizione Le Monde Diplomatique-Il manifesto). Naturalmente di fronte all’esistenza di un dominio economico familiare/clientelare che ha il suo nucleo centrale nel governo di Assad, l’ingiustizia sociale e la disuguaglianza sono elementi costitutivi del regime, tanto quanto la repressione e la violenza sistematica necessaria a mantenere il proprio dominio.
Per non parlare delle condizioni dei palestinesi (che fanno parte di quel 30%): senza nessun diritto e tenuti ai margini della società.

3. La lotta del popolo siriano si è manifestata in questi mesi e manifesta quotidianamente con l'azione pacifica di migliaia di persone che in molti casi perdono la vita. Cortei e manifestazioni pacifiche sono state spente nel sangue ben prima delle diserzioni dell'esercito e dell'inizio della resistenza anche armata. E questi massacri di civili scesi in piazza sull'onda delle rivoluzioni arabo-berbere sono durati per mesi prima che si formassero i primi nuclei armati. Si dirà che molti video che testimoniano quanto detto subito sopra sono falsi: provare la falsità di qualche video non significa che le centinaia di video che circolano in rete (così come diverse testimonianze di varie fonti) siano tutti falsi.
In ogni caso la mancanza di informazioni “corrette” è la conseguenza della pervicace volontà del regime di vietare l’ingresso ai giornalisti e di colpire violentemente ogni forma di libero giornalismo (di nuova o vecchia concezione).

4. Che in Siria siano in gioco ed emergano interessi stranieri e che diversi stati cerchino di dirigere gli eventi nella direzione a loro favorevole (un governo più controllabile di quello della famiglia Assad o comunque più legato agli interessi delle varie potenze che si affrontano in quall’area) è un fatto ovvio e anche piuttosto scontato. Questo non cambia però la sostanza della questione: il popolo siriano si è svegliato, vuole la fine dei massacri e della dittatura. Anche nella nostra resistenza c'erano gli interessi degli Usa (e si è visto!) e non per questo non era giusto lottare contro il nazifascismo.
Per quanto riguarda la resistenza armata, in Siria è successo un fatto a cui la storia ci ha abituati: nelle rivoluzioni ci sono le diserzioni all'interno dell'esercito e queste sono un nodo centrale della lotta al potere dominante - basti pensare alla Russia rivoluzionaria o alle diserzioni nell'esercito italiano che hanno dato vita (insieme ad altri gruppi) alla Resistenza. Noi chiamavamo i nostri partigiani, e così dovrebbero essere chiamati i combattenti siriani. Possiamo condividerne o meno le azioni o alcune di esse, ma non cambia la
loro collocazione.

5. Il rapporto degli osservatori della Lega araba viene preso come esempio di “equilibrio” perché critica e denuncia anche i crimini dei gruppi armati di opposizione. Potremmo discutere meglio di quel rapporto, che è un capolavoro di ipocrisia e di dabbenaggine: leggetevi le considerazioni su chi ne faceva parte, sulla finta sicurezza della loro autorevolezza e così via, e soprattutto sulla superficialità delle cose scritte – che in ogni caso hanno portato alla proposta di risoluzione all’Onu scritta già in precedenza perché dettata da considerazioni regionali e interessi dei singoli governi – così come l’opposizione di Russia e Cina non ha nulla a che vedere con la difesa della libertà e del non- interventismo....
Viene in particolare sottolineato il punto 73 del rapporto della Lega Araba (il documento si può trovare su http:/ /www.contropiano.org/it/esteri/item/6624-il-rapporto-%E2%80%9Cnascosto%E2%80%9D-sulla-siria) che rappresenta una tiritera classica che, prendendo fintamente le distanze da tutte e due le parti in conflitto, dice che l'unica vittima è la popolazione civile. Una posizione ipocrita, perchè mette lo stato siriano, ben armato ed organizzato, sullo stesso piano della resistenza – che non è tutta uguale.
Un discorso che non accettiamo per la Palestina, non si capisce perché ci dovrebbe sembrare equilibrato per la Siria. Altro pezzo citato è quello che sostiene che “i disertori hanno i proiettili perforanti e sparano sui civili", con finto scandalo. Ma quando si hanno diserzioni dell'esercito capita che i soldati si portino dietro gli armamenti, compresi proiettili perforanti (ricordiamo che un nostro amico partigiano aveva disertato dall’aviazione italiana raggiungendo la resistenza jugoslava col suo.... aereo da guerra!).
È ovvio anche che arrivino armi dall'esterno e che verosimilmente a fornirle siano i paesi che hanno interessi a stare nel processo di lotta alla dittatura per rivolgere gli eventi a proprio favore. Questo non è in sé uno scandalo così come la scelta di accettarle. Diversa naturalmente l’accusa di terrorismo nei confronti dei civili – che non pare inverosimile, anche se ci sembra prematura la sicurezza di qualcuno nell’affibbiare le responsabilità di Damasco e Aleppo – in fondo viviamo in un paese che conosce bene il significato di “strategia della tensione” e che quindi dovrebbe consigliarci una certa prudenza: il terrorismo è una concezione ed una pratica che non ha e non avrà mai la nostra approvazione. Ma questo non può offuscare la giustezza della lotta contro la famiglia Assad che sta al potere da 40 anni a furia di massacri ed incarcerazioni. E in ogni caso questi episodi di violenza contro i civili, dando per scontato che ci siano stati, vista la situazione così ingarbugliata, non possono essere comparati con la violenza sistematica dello stato siriano contro la sua popolazione che è disposto a tutto pur di rimanere asserragliato al potere.
In generale, sul fatto che sia una rivolta di popolo, crediamo che solo una mobilitazione popolare di massa possa esprimere un coraggio e una determinazione tali da mantenere in piedi una lotta per un anno come sta facendo il popolo in Siria con un costo umano spropositato.

6. Riguardo alle richieste di “dialogo” con Assad, è piuttosto ipocrita e poco legittimo che venga chiesto da noi. In ogni caso l'opposizione siriana del Comitato di Coordinamento Nazionale Siriano ha proposto un dialogo, ponendo però 3 condizioni preventive: ritiro dell’esercito e delle forze di sicurezza dalle città, la fine delle uccisioni e degli arresti, la liberazione dei detenuti politici e la libertà di manifestare (la fine dello stato di emergenza, vera e non solo dichiarata). Insomma condizioni più che legittime e che possono persino essere considerate moderate (e infatti una parte dell’opposizione non le condivide).
In ogni caso nessuno sembra prenderle in considerazione seriamente: gli Usa, così come il Qatar, la Turchia, la Cina e la Russia e il regime di Damasco hanno un obbiettivo in comune – distruggere e/o controllare le organizzazioni dell'opposizione siriana per fare i propri interessi. Spesso si sente dire che l'opposizione riconosciuta è un “fantomatico” Consiglio Nazionale Siriano, che guarda un po' ha sede in Francia e Turchia ed è appoggiato dai Fratelli Musulmani, come prova della malafede dell’opposizione. L’opposizione ha sede all'estero... e allora? In Siria le opposizioni interne non potevano essere legali e sono sempre state represse – e chi ha dovuto fuggire non può certo tornare e non poteva nemmeno prima della rivoluzione. Sembra agli “esperti di geopolitica” un argomento ragionevole? Nella storia quante opposizioni a regimi sanguinari hanno base all’estero?
Sulle “ingerenze islamiste” possiamo dire che il Consiglio Nazionale Siriano, cosa diversa dal Comitato di Coordinamento Nazionale Siriano, rappresenta per la maggior parte forze islamiste, per cui è naturale che abbiano l'appoggio dei Fratelli Mussulmani; anche loro giocano la loro parte! Ma non per questo la lotta contro la dittatura non è giusta e non va fatta con ogni mezzo necessario.

7. Il futuro della rivoluzione siriana, la sua sconfitta od un suo avanzamento, non sono indifferenti nella dinamica rivoluzionaria che si è innescata nell’area. Non è escluso che una parziale vittoria in Siria con la cacciata di Assad possa essere il detonatore per l’inizio di un processo di emancipazione in Iran ed una spinta in più per le rivoluzioni inncorso in Egitto o Tunisia e quelle ancora latenti nell’area.

8. Tutte queste considerazioni non ci fanno fare un passo indietro nell’opposione ad ogni forma di intervento armato da parte di potenze esterne, in particolare dei paesi della Nato e dei loro alleati nell’area. Un intervento che non sembra così sicuro, soprattutto per le perplessità degli stessi governi della Nato, preoccupati di un salto nel buio e di rivivere l’esperienza irachena (e afghana).
Certo, forme di intervento esterno avvengono anche attraverso il sostegno a certi gruppi e a certe pratiche, così come si potrebbero affacciare ipotesi di “corridoi umanitari” o zone di protezione che configurerebbero un inizio di intervento militare e/o di controllo esterno di aree del paese. Siamo decisamente contrari ad ogni partecipazione italiana al conflitto – e il governo “tecnico” Monti- Napolitano non mancherebbe di sostenere qualsiasi intervento militare della Nato o di “volenterosi”, malgrado l’Italia abbia sempre intrattenuto ottimi rapporti economici e politici con il regime siriano.
Il nostro rifiuto di ogni interventismo, della Nato e delle spese militari è netto e indiscuitibile.
Per questo pensiamo che vada ripreso e rilanciato l’appello “contro la repressione in Egitto e Siria” (http://appellosiriaegitto.blogspot.com/) e vadano prese tutte le iniziative possibili per denunciare le manovre interventiste e per sostenere la lotta del popolo siriano e la necessità della fine del regime baathista.
Disponibili ad ogni iniziativa unitaria che non dimentichi questo aspetto e che sia chiara con il sostegno alla lotta dell’opposizione siriana.

Piero Maestri e Fabio Ruggiero

Sullo stesso argomento,  Con i siriani e Siria: punto di non ritorno

 



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