Spagna / Euskal Herria | In memoriam di José Ramón Castaño Umaran,

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Avevo esitato a pubblicare questo breve necrologio (e in genere questo tipo di scritti, che spesso ho scelto di non scrivere), anche se avevo incontrato «Troglo» in diverse occasioni; ma Cristiano Dan lo ha tradotto subito, e mi ha convinto che poteva essere utile per i giovani militanti di oggi, per capire dove e come è nata la sezione spagnola della Quarta Internazionale: dalla riflessione autocritica di una parte notevole dell’ETA. Su questo aspetto rinvio anche a un articolo apparso sul sito di un altro protagonista di quella vicenda, ugualmente morto precocemente: Moro - il trotskismo negli anni 60 e 70 (a.m.)

«Troglo» (1940-2018)

di Petxo Idoiaga

Maggio 1969. È in questa data che ho conosciuto Troglo, ed è da allora che abbiamo condiviso un’attivita politica molto stretta e un intenso rapporto affettivo, senza alcuna interruzione per 49 anni: molto più della metà delle nostre vite.

Nel maggio 1969 Troglo aveva avuto un ruolo nella ricostruzione di un’ETA profondamente colpita in aprile dalla repressione poliziesca, che con gli arresti effettuati nella via Artekalea di Bilbao e nel piccolo villaggio di Mogrovejo, nelle montagne cantabriche, aveva incarcerato tutta la sua direzione. Contro di lui, soprannominato «Il Re» (El Rey), nel 1970 il ministro degli Interni aveva formulato un’accusa di banditismo e terrorismo, descrivendolo come il «comandante in capo» dell’ETA.

Il soprannome di «Troglo» (abbreviazione di «troglodita») fa la sua comparsa qualche tempo dopo, quando un giorno aveva chiesto se il Bitter [il Bitter Cinzano] non fosse per caso il marchio di un detergente. L’aneddoto era ridicolo, ma in questo Paese il soprannome che vi è stato dato vi resta appiccicato spesso e volentieri. È così che da allora noi abbiamo cominciato a chiamarlo così, e ancor oggi vi sono sicuramente persone che gli sono state molto vicine e che in questo modo l’hanno conosciuto, senza mai sentir parlare di José Ramón Castaño Umarana. Niente di grave. Per tutti noi Troglo è un nome perfetto per un ricordo indelebile.

Con maggiore entusiasmo che speranze, la ricostruzione di ETA era cominciata nel 1969-1970. Nel 1968, dopo i funerali di Txabi Etxebarrieta, il suo primo militante morto, ETA s’era imposta come il principale referente politico per un movimento politico d’una certa ampiezza e durata. Nel corso di quegli anni, abbiamo sempre lavorato nel tentativo di mantenere un difficile equilibrio fra l’accentuazione della sua identità socialista e quella della sua identità nazionalista. Nel 1970 avevamo dovuto esiliarci in Francia. Là abbiamo attraversato momenti difficili, accusati di essere «españolistas» [da parte di un settore di ETA], cosa che ha finito per condurre alla scissione fra [la nostra] ETA VI Asamblea e un’altra ETA (ETA V Asamblea) che, col tempo, è diventata l’organizzazione conosciuta sino a oggi semplicemente come ETA.

Nel 1971 nasce Otxanda [unica figlia di Troglo].

Troglo era d’una generosità politica estrema. In seguito a una richiesta di aiuto internazionalista, si reca per qualche tempo in Argentina, nonostante i grossi rischi personali cui si esponeva data la notevole instabilità politica di quel Paese. Ma anche durante questo suo periodo latinoamericano, segue da vicino l’evoluzione della sua organizzazione in Euskal Herria [l’insieme dei Paesi Baschi].

Nel 1973 questa evoluzione conduce alla fusione fra ETA VI e la Liga Comunista Revolucionaria (LCR), che in Euskal Herria si traduce nella nascita della Liga Komunista Iraultzailea (LKI). Troglo è stato sempre un militante e un dirigente della LKI. E ha continuato a esserlo anche dopo che una successiva fusione, quella con il Movimento comunista di Euskadi (EMK) [branca basca del Movimiento Comunista, di origini maoiste], ha dato vita all’organizzazione Zutik!, nella quale ha continuato la sua militanza. Per diverse ragioni, politiche e organizzative, la fusione fra queste due correnti rivoluzionarie non ha funzionato, e ne è seguita una rottura.

Tuttavia, anche dopo aver fatto l’esperienza di questo fallimento, Troglo non ha mai abbandonato la militanza politica. Infaticabile animatore delle ILP [Iniziative legislative popolari], di incontri, conferenze, dibattiti, ha continuato a esserlo anche qualche anno dopo quando il cancro gli ha teso un agguato. Nell’inverno 2016-2017 sembrava ormai sul punto d’andarsene, ma un trattamento immunologico gli ha concesso un altro anno di una vita, rimasta coerente sino alla fine.

Abbiamo imparato molto da lui. Non solo dalla sua generosità e dal suo impegno politico, ma anche, ma anche dal suo orientamento e dalla sua capacità operativa in diversi campi. Per esempio, non v’è dubbio che, grazie alla sua relativa autonomia politica, Troglo sia riuscito ad allacciare legami e rapporti – mai spezzati nonostante le divergenze e le discussioni – con il nazionalismo di sinistra, in modo particolare in occasione dell’importante processo politico degli ultimi anni. E Troglo è anche quello che, fra tutti noi, è meglio riuscito a entrare in rapporto con i settori cristiani impegnati nella lotta per la giustizia, l’eguaglianza e la difesa dei diritti umani.

Tutti noi abbiamo imparato molto e molto beneficiato della generosa amicizia di Troglo. E alcuni di noi, fra i quali ho avuto la fortuna di annoverarmi, in quantità illimitata. So per certo che anche da parte sua è avvenuto lo stesso. E ciò che Troglo ha rappresentato per me, da quasi cinquant’anni a questa parte, nonostante io occupi ben poco spazio in questo scritto, è ciò che mi preme di più in questo momento.

So perfettamente che ciò non ha un significato che per me. So perfettamente che domani dovremo ritornare sul significato politico di Troglo. E lo faremo. Ma, per ora, è questo aspetto personale al quale tengo di più.

Petxo Idoiaga

3 aprile 2018

[Traduzione di Cristiano Dan dalla versione francese apparsa sul sito di Europe Solidaire Sans Frontières:

http://www.europe-solidaire.org/spip.php?article43885

Il testo di Idoiaga è uno dei tanti comparsi sul sito di Viento Sur:

http://www.vientosur.info/spip.php?article13659

fra i quali interventi di Jaime Pastor, Martí Caussa, Raúl Camargo, Pierre e Sally Rousset, e Roberto Montoya (sul periodo argentino)]



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