Francia : Appello unitario per la mobilitazione di oggi

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Per contrastare la disinformazione dei mass media italiani che tendono a presentare il movimento dei gilet gialli come un’appendice della destra, o al massimo il frutto di una convergenza degli “opposti estremismi”, abbiamo tradotto questo appello unitario di centinaia di esponenti di varie sfumature della sinistra politica e sindacale (ma senza una sola firma del partito socialista...) che ha proposto ai partecipanti alla giornata di mobilitazione internazionale per la giustizia climatica, di convergere nella quarta giornata di mobilitazione dei gilets jaunes. (a.m.)

Giustizia sociale, giustizia climatica: si deve imporre un’inversione di tendenza

 

Il movimento dei gilets jaunes pone al centro del pubblico dibattito tutta la politica sociale del governo. Più in particolare, sono le politiche neoliberali adottate dai vari governi da decenni che sono poste in discussione. La sempre più difficile difficoltrà di arrivare alla fine del mese, la sempre più spinta precarizzazione del lavoro, l’ingiustizia sociale, il caro-affitti, il deterioramento della vita quotidiana: tale è la condizione in cui si trova la maggioranza della popolazione. Una condizione che riguarda in particolare le donne, molte numerose nelle mobilitazioni del movimento. Parallelamente, l’evasione fiscale non è mai stata così elevata e i più ricchi si sono visti regalare vari abbassamenti di imposte: soppressione dell’ISF [Imposta sulla fortuna], flat tax del 30 % per i redditi di capitale non più sottoposti alla tassazione progressiva, abbassamento delle imposte sulle società… In questa situazione, l’aumento delle tasse sui carburanti è stata “la goccia d’acqua che ha fatto traboccare il vaso”.

Nonostante un tentativo dell’estrema destra si strumentalizzare il movimento, questo è caratterizzato da una forma di autorganizzazione orizzontale e rivendica l’esigenza d’una reale democrazia contro una presidenza autoritaria e sprezzante. Nel momento in cui in Polonia si svolge il COP 24 e la lotta contro il riscaldamento climatico si fa più urgente, questo movimento pone in evidenza anche il rapporto fra la questione sociale e gli imperativi ecologici: i maggiori inquinatori sono esentati da ogni sforzo, le principali cause del riscaldamento climatico non sono prese in considerazione, si prosegue nella riduzione dei servizi pubblici e dei negozi di quartiere e nell’urbanizzazione, non si sviluppano le alternative nel caso dei trasporti comuni. Il modello francese di abitazione sociale è minacciato dalla sua mercificazione, a tutto vantaggio dei grandi gruppi privati. Date queste condizioni, non sono certo le classi medie e popolari quelle che devono pagare il conto della transizione ecologica.

La politica del governo non dà risposte né alla collera popolare né agli imperativi ecologici. Il governo permette che le multinazionali e le lobby produttiviste facciano di testa loro, privilegiando sempre più gli interessi loro e dei loro azionisti, a spese della maggioranza e dell’avvenire del pianeta. Per giorni e giorni il governo s’è arroccato dietro una posizione intransigente, rifiutando la pur minima concessione e proclamando a gran voce che avrebbe mantenuto la rotta: e ciò nonostante che la stragrande maggioranza della popolazione appoggiasse il movimento. Il suo atteggiamento ha prodotta una crescente esasperazione, che è sfociata anche in atti violenti, cosa della quale il governo sperava di trarre profitto. Ciò non è avvenuto, e l’appoggio della popolazione è rimasto massiccio.

Il governo ha quindi annunciato, fra le altre cose, dapprima la sospensione poi l’annullamento dell’aumento delle tasse sul carburante. È un primo passo indietro, ma è ancora troppo poco e arriva troppo tardi, perché è di tutta la sua politica sociale e delle sue conseguenze economiche ed ecologiche che si deve discutere. Nel momento in cui anche i giovani hanno deciso di scendere in campo per contestare le scelte del potere in materia di istruzione, quel che si deve imporre è un’inversione di rotta. Tanto per cominciare, occorre rispondere alle rivendicazioni sindacali aumentando il salario minimo e rivedendo il massimale dello 0,3 % nell’aumento delle pensioni, ristabilire l’ISF e tassare le multinazionali (fra cui Total), le Gafa [gli oligopoli che controllano Internet] e le banche che finanziano le energie fossili, per invesrtire invece in modo massiccio nell’isolamento termico degli edifici e nelle energie rinnovabili.

È per questi motivi che noi, che firmiamo questo testo, sindacalisti, responsabili di associazioni e di partiti, ricercatori e ricercatrici, universitari, artisti eccetera sosteniamo le rivendicazioni di giustizia fiscale e sociale avanzate dal movimento dei gilets jaunes. Invitiamo la popolazione a mobilitarsi per imporre una politica che consenta una vita migliore, manifestando pacificamente nelle piazze l’8 dicembre, giornata di mobilitazione internazionale per la giustizia climatica, convergendo nella quarta giornata di mobilitazione dei gilets jaunes.

 

[Questo testo è stato sottoscritto da circa 300 persone, espressione di sindacati (CGT, Confédération paysanne 47, FUS, SUD), partiti e movimenti (Attac, EE-LV, Ensemble, Génération.s, LFI, PCF, PG, République et Socialisme, Résistance sociale, Solidaires), sociologi, economisti, filosofi, universitari, scrittori.

Fra i firmatari più noti ai lettori italiani citiamo Olivier Besancenot, Christine Poupin e Philippe Poutou, portavoci del Nouveau parti anticapitaliste; Marie-George Buffet, deputata del Parti communiste français; gli scrittori Patrick Chamoiseau e Serge Quadruppani; Janette Habel, politologa e copresidentessa della Fondation Copernic; Jean-Luc Mélenchon, deputato, dirigente de La France Insoumise; Ugo Palheta, sociologo, dell’università di Lilla; Catherine Samary, economista altermondialista; Eric Toussaint, storico e portavoce internazionale del CADTM. Significativamente, fra i firmatari non compare nessun esponente del Partito socialista. L’elenco completo può essere consultato in

http://inprecor.fr/article-France-Appel%20:%20Justice%20sociale,%20justice%20climatique%20:%20c'est%20un%20changement%20de%20cap%20qu'il%20faut%20imposer%20?id=2189

Traduzione di Cristiano Dan

 

 



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