Questa volta non c’è equivoco: sto col cardinale

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Mi ero sempre preoccupato dell’eccessiva fiducia riposta da molti compagni in un papa certo diverso da gran parte dei predecessori ma pur sempre legato alle ambiguità della “dottrina sociale della Chiesa”: dalla “Rerum novarum” di Leone XIII nel lontano 1891 all’incorporazione di tematiche ambientaliste da parte di Francesco, le belle formulazioni avevano suscitato attenzione e speranze nella sinistra, senza che la Chiesa si schierasse senza ambiguità contro le guerre e la dominazione imperialista. Ogni volta che sentivo crescere le illusioni nella “Laudato si’” e nelle aperture di Francesco ai movimenti, andavo a rileggermi un po’ delle encicliche precedenti, ritrovando a volte le stesse parole contro l’avidità dei ricchi e l’ingiustizia sociale. Ma non dimenticavo che quelle parole non avevano impedito che la Chiesa cattolica appoggiasse fin dall’inizio il fascismo in Italia e in Germania, e sostenesse il colonialismo e le più svariate forme di sfruttamento imperialista neocoloniale nel mondo extraeuropeo fino ai nostri giorni.

Ma il gesto inconsueto del cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, rappresenta davvero qualcosa di nuovo, che non a caso ha mobilitato un gran numero di “esperti” (magistrati, prelati emeriti, giornalisti e politici vari) che hanno condannato subito la “violazione delle leggi”, compreso quella - che a molti appare fondamentale - che impone il rispetto della “sacralità della proprietà privata”, e hanno denunciato il ripristino della corrente elettrica come un’incitazione alla disobbedienza. Hanno capito bene: si può parlare quanto si vuole contro l’ingiustizia ma non si deve assolutamente dare il “cattivo esempio” dell’azione tempestiva per rimuovere una concreta ingiustizia, senza rispettare le forme e le buone maniere. Eppure in ogni periodo storico qualsiasi progresso ha avuto bisogno di partire dal rifiuto dell’obbedienza, dalla violazione di alcune leggi, dal rifiuto di pagare tasse considerate inique.

Non conosco i precedenti di questo oscuro parroco polacco chiamato da papa Francesco per svolgere un’antica funzione di tranquillante sociale, quella di elemosiniere, sia pur in modo nuovo ed insolito, com’era l’allestimento di docce e gabinetti per i senza tetto all’ombra dei colonnati di San Pietro. Non immagino quanto potrà durare lo scontro sulle bollette dell’ACEA, che Krajewski si è detto disposto a pagare (non si sa con quali fondi, difficilmente con quelli accumulati evadendo le imposte su scuole e conventi, che sono gestiti probabilmente da prelati meno caritatevoli di lui).

D’altra parte non basta l’avallo esplicito dato dal cardinale Pietro Parolin al simpatico gesto per far sperare che questo preannunci un cambiamento di rotta complessivo della Chiesa. Sarebbero necessari atti più concreti e meno sospettabili di avere fini propagandistici: per esempio, mettere a disposizione dei senza casa almeno la metà dell’enorme patrimonio di immobili gestiti da enti ecclesiastici. E anche, su un altro piano, offrire la protezione della bandiera vaticana alle navi che raccolgono naufraghi. E anche inviare aiuti alimentari e medici ai paesi come Cuba o il Venezuela o l’Iran colpiti dagli assurdi blocchi decisi unilateralmente e senza il minimo pretesto valido dagli Stati Uniti. Blocchi condannati da diversi papi, ma mai sfidati: vi immaginate gli Stati Uniti che fermano delle navi con la bandiera del papa?

Insomma non riesco a immaginare cosa farà Konrad Krajewski (e il Vaticano) nel prossimo futuro, e non ci conto molto. Ma devo ringraziarlo per la lezione che ha dato alla ex sinistra, che aveva dimenticato completamente da tempo la virtù della disobbedienza agli ordini ingiusti e alle leggi inique, e aveva delegato la sua difesa alle toghe, dimenticando che la magistratura come tutti gli altri organi dello Stato non è neutrale, ma uno strumento della classe dominante. (a.m.)

PS.: Siamo così abituati ad accettare come inamovibile e immodificabile tutto quel che esiste, che da persone che si credono di sinistra ho sentito chiedere che cosa c’era di ingiusto nel dover pagare una bolletta della luce. Evidentemente non si chiedono come mai in Italia (un paese che si colloca tra i “grandi”) ci siano tante persone (anche italianissime) ridotte in povertà assoluta di cui lo Stato non si preoccupa se non per punire qualche piccola trasgressione. Uno Stato che intanto spende miliardi per acquistare altri aerei e navi di ogni genere, per finanziare opere pubbliche spesso inutili se non dannose, e per rimborsare chi ha investito male nella speranza di un facile arricchimento, ma non sa proteggere chi ha perso il posto di lavoro né garantire casa, sanità e istruzione a tutti. Se n’erano accorti invece già trent’anni fa due vescovi straordinari, Luigi Bettazzi e Tonino Bello, che avevano intrecciato la lotta contro la guerra alla denuncia dell’impoverimento progressivo di ampi strati della popolazione. Erano rimasti molto minoritari nella Chiesa, ma non avevano desistito.



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