Dove va Nichi Vendola?

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Dova va Nichi Vendola?

 

Da qualche tempo diversi compagni –da diverse parti di Italia - mi hanno chiesto un parere su Nichi Vendola, e soprattutto sul suo operato come "Governatore" della Puglia. Poco più di un anno fa non c'era lo stesso tipo di interesse, Nichi era ancora un mito intoccabile, e quando mi riferivo a lui polemicamente in qualche dibattito ero sospettato di prevenzione settaria.

Indubbiamente è stato il conflitto nel PRC a incrinare il mito: i ferreriani e i grassiani dicono che la corrente di Vendola ha fatto scorrettezze e veri e propri brogli nei congressi. È vero. Purtroppo anche il blocco di Ferrero ecc., ne ha fatti, e in tutti i congressi precedenti, compreso l'ultimo a cui Sinistra critica ha partecipato, la maggioranza bertinottiana, che comprendeva tanto Vendola quanto Ferrero, ne aveva fatti di ben più clamorosi contro di noi. Ma non è questo il dato più importante per giudicare Vendola.

 

Nei lunghi anni passati nel PRC leccese e pugliese avevo avuto modo di ricavare un'opinione sempre più negativa su Vendola, che pure, inizialmente, mi era parso migliore e soprattutto più ricco culturalmente di tanti altri (c'erano dirigenti inimmaginabili...); a mano a mano però avevo scoperto alcune sue caratteristiche che non mi convincevano.

 

Sapevo che era stato sul punto di uscire dal PRC al momento di "baciare il rospo" (cioè appoggiare il governo Dini, come ci consigliava "il manifesto"), e che dopo averlo votato si era fermato, come altri deputati pugliesi, tra cui spiccava Pietro Mita, solo perché aveva scoperto che non lo avrebbe seguito che una piccola parte del suo elettorato. Ma in fondo, mi dicevo, era pur sempre stato in grado di fare marcia indietro...

 

Avevo sentito poi alcuni suoi interventi pubblici, che piacevano molto al "popolo comunista", e tuttavia mi sembravano vuoti, sorretti solo da una tecnica oratoria efficace ma artificiosa e mistificante. Quando ci trovammo per la prima volta tutti e due come oratori in un dibattito (mi pare a Brescia) scoprii che aveva una serie di pregiudizi nei confronti dei soviet, di Lenin, di tutto quel che aveva rappresentato la rivoluzione d'Ottobre. Faceva anche un uso strumentale e scorretto di una Rosa Luxemburg inesistente. Ma lo facevano in DP anche Vinci e Russo Spena, ed era quel che era circolato nel PCI negli ultimi anni, sicché pensavo si trattasse solo di scarsa conoscenza o di un'influenza indiretta delle concezioni abbracciate dal PCI per avvicinarsi alla socialdemocrazia... Polemizzai con calma e poi gli feci avere diversi miei scritti sull'argomento (oggi in gran parte reperibili sul mio sito, nel primo blocco dell'Archivio storico, dedicato al "Grande dibattito agli inizi del Novecento"...).

Invano. Un mese dopo, in un altro dibattito, Vendola ripeteva esattamente le stesse cose, senza cambiare una virgola, come se fosse un nastro registrato. Poteva non aver avuto voglia di leggere, ma non poteva non aver ascoltato la mia replica...

 

Così ho cominciato a cercare di capire meglio la sua logica, dietro la sua tecnica oratoria, basata su moduli di sicuro effetto soprattutto perché corrispondenti al "senso comune" del suo uditorio (e molto in sintonia con quello che si diceva nel PDS...). "Moduli" intercambiabili, conditi col suo stile inconfondibile, che faceva pensare dapprima a D'Annunzio, ma in cui poi si scorgeva un sostrato pascoliano e deamicisiano. Applausi garantiti, utilità alla comprensione dei problemi, zero.

 

I suoi rapporti strettissimi col PDS, poi DS, poi PD, sono stati un elemento essenziale per capire Vendola. Me ne sono reso conto bene nel 2001, quando ero candidato al senato per il PRC, e ho dovuto ascoltare con più attenzione i suoi comizi dallo stesso palco, riflettendo su alcune "strane" circostanze.

In primo luogo Vendola veniva accolto sempre da tutto lo stato maggiore locale del PDS, che saliva sul palco e ostentava baci e abbracci. Ma erano abbracci meritati: Nichi riusciva a parlar male solo di Berlusconi, di Fitto, senza mai accennare alle divergenze con la maggioranza del centrosinistra, che avevano indotto il PRC a presentarsi da solo al senato.

Risultato, in tutte le località (come Trepuzzi, Lecce, Parabita, ecc.) in cui i dirigenti del PRC erano "molto vicini a Vendola", al senato risultavano molti meno voti che alla camera. In un caso, a Trepuzzi, scoprimmo che i dirigenti locali del PRC avevano distribuito apertamente il materiale del PRC per la camera insieme a quello del candidato diessino Maritati per il senato. In ogni caso, per non disturbare i suoi amici diessini, Vendola evitava sempre di parlare di spese militari.

 

Pensavo allora che volesse solo mantenere buoni rapporti con i DS per essere nuovamente designato alla presidenza dell'antimafia o di qualche altra commissione, ma le ambizioni erano maggiori. Il prezzo con cui Vendola sarebbe stato ripagato era un altro: l'appoggio schiacciante dell'apparato diessino alle primarie per la carica di presidente della Regione Puglia. A Nichi era contrapposto un popolare, Boccia, serio e forse competente, ma sbiadito e soprattutto sgradito ai DS.

 

Vendola ha condotto poi tutta la campagna elettorale in polemica col presidente uscente Fitto sui temi della Sanità, anche se a volte si è fatto prendere in castagna nei dibattiti televisivi per alcune inesattezze da improvvisatore (l'altro, anche se giovane, è un volpone). Il punto più debole però era che presentava le inefficienze (vere) del settore come se dipendessero solo da Fitto, sorvolando sul fatto che le chiusure di reparti ospedalieri c'erano state anche in regioni storicamente rosse per difficoltà di bilancio dovute ai tagli della spesa per la sanità a livello nazionale. Nessun accenno a come trovare i fondi tagliando le spese militari e quelle per le "imprese umanitarie". E pensare che si spacciava per discepolo di Tonino Bello, il vescovo di Molfetta che teorizzò e praticò insieme a mons Bettazzi l'obiezione di coscienza alle spese militari...

 

Il risultato di questa impostazione è stato che, diventato presidente, Nichi ha tappato qualche buco e ne ha aperto altri; si è soprattutto destreggiato con una forte carica di decisionismo, nel bene e nel male.

Ha chiamato ad esempio alla testa dell'Acquedotto pugliese un economista stimato a livello internazionale come Riccardo Petrella, ma è entrato in conflitto molto rapidamente con lui e lo ha di fatto costretto a lasciare.

E di collaboratori ne ha persi parecchi altri.

 

Gli esperti del Policlinico lasciano Vendola

 

Sono soprattutto alcuni dei suoi sostenitori iniziali ad averlo abbandonato, delusi e amareggiati. Ad esempio il prof. Aristide Carella, il decano dei neuroradiologi pugliesi, a cui nel 2006 Vendola aveva affidato il compito di razionalizzare il sistema delle liste d'attesa, per ridurre i tempi ed evitare o almeno ridimensionare il dirottamento sulle cliniche private degli stessi primari. Carella aveva avviato un gruppo di lavoro, che però è rimasto solo sulla carta e ora è praticamente estinto.

Anche Antonio Mazzarella, da anni alla testa dei medici della CGIL nel Policlinico di Bari, e collaboratore di Carella, parla di "sogno tradito" e di "sistema inalterato". Un altro medico della CGIL, Giulio Mona, da 35 anni in servizio all'ospedale Di Venere, dice che ha capito che il progetto di rinnovamento sarebbe fallito quando è stato nominato assessore alla Sanità Alberto Tedesco, che egli conosceva fin dall'infanzia: "Purtroppo, dice, sin dall'inizio Nichi Vendola si è consegnato mani e piedi ad Alberto Tedesco, il quale negli ultimi venti anni ha costruito una mostruosa rete di relazioni, capace di mettere le mani in qualsiasi ambito della sanità barese e pugliese". (Intervista a "la Gazzetta del Mezzogiorno", 1 luglio 2009).

Mona ha sottolineato amaramente che, al momento della nomina di Tedesco, Fitto dichiarò: "Hanno scelto il mio assessore". Bastava quel vanto, prosegue Mona, "per capire come andava a finire.
Ma a essersene andati sono proprio tanti: un compagno mi ha ricordato anche il dott. Maurizio Portaluri, nominato dirigente della ASL BAT e dimessosi dopo pochi mesi.


I metodi "monarchici"


Già nel 1998 Vendola, quando - dopo la scissione cossuttiana - era diventato segretario regionale, mi aveva detto brutalmente che nel PRC occorrevano metodi "monarchici". Io gli avevo rimproverato infatti di aver nominato nella segreteria regionale senza consultare nessuno un compagno leccese che poco dopo (per una delusione elettorale) se ne era uscito in malo modo dal partito, in cui era entrato di recente. Nichi, appunto, mi aveva risposto che con altri metodi più democratici, la segreteria regionale non sarebbe venuta fuori nemmeno dopo due anni...

Con questi metodi ha scelto appunto come assessore alla sanità Alberto Tedesco, che non gli veniva imposto da nessuno (era un ex socialista contestatissimo da più parti, che da decenni spadroneggiava nel settore), e che ha finito poi per doversi dimettere perché inquisito.

 

Lo ha sostituito con un medico di antica provenienza FGCI, Tommasino Fiore, considerato serio e onesto. Ma lo ha fatto ancora una volta senza consultare nessuno, per lo meno formalmente, e altri nodi sono venuti al pettine.

 

Sempre a proposito di sanità. L'inchiesta nel corso della quale era emerso anche lo scandalo delle ragazze fornite a Berlusconi ha finito per sfiorare anche il vicepresidente della regione, Sandro Frisullo, dalemiano doc (D'Alema starà mangiandosi la lingua per il preannuncio delle "scosse" fatto a Lucia Annunziata), e successivamente la direttrice generale della ricca ASL di Bari, Lea Cosentino, "particolarmente vicina", come si dice eufemisticamente, a un altro importante diessino, il senatore Gero Grassi. È stata destituita da Vendola, e ora minaccia fuoco, fiamme e ricorsi, ma il problema di Frisullo era più difficile...

 

Vendola, prima di tutto, ha chiesto e ottenuto le dimissioni di tutti gli assessori per poter decidere lui solo col solito metodo un rimpasto o qualcosa di più, e ha creduto di aver trovato una via d'uscita elegante ed efficace: ha "aperto" all'Italia dei Valori e all'UDC, e sia pure in forma diversa, anche a "Io Sud", la lista promossa da Adriana Poli Bortone, ex sindaco fascista di Lecce, transfuga da Forza Italia.

Incaricato di facilitare l'intesa è stato il disinvolto senatore Giovanni Pellegrino, ex presidente della provincia di Lecce e uno dei più prestigiosi avvocati della regione, considerato a torto rivale della Poli, ma legato ad essa perfino da un matrimonio tra due rampolli delle rispettive casate. Pellegrino infatti ha assunto la tutela della Poli Bortone nella causa in tribunale che dovrebbe far cassare la sua esclusione dalla giunta comunale di destra a Lecce dopo il suo appoggio implicito (e inutile, dato che ha perso) a Loredana Capone, presidente dell'assemblea regionale del PD e candidata del centrosinistra (PRC e SL incluse!) alla presidenza della provincia...

 

Ma Vendola aveva fatto male i suoi conti: appena un giorno dopo la proposta sono cominciati i primi no. Il segretario nazionale Cesa ha precisato subito che "l'UDC non è un tappabuchi" e ha rinviato una possibile alleanza alle elezioni del prossimo anno, mentre Casini non si è fatto trovare quando Vendola si è precipitato a Roma. Anche l'IDV ha detto più o meno la stessa cosa.

La Poli, forte del suo 22% alle provinciali di Lecce, dopo aver lodato "l'onestà intellettuale con la quale il presidente Vendola si è esposto per puntare il dito contro quelli che ha definito trasversalismi di una sanità pugliese così permeabile", ha concluso tuttavia che lei non può "consentire che [...] possa fare un ribaltone a dispetto dell'elettorato". Quindi ha dato un consiglio al "Governatore": "piuttosto che aprire la giunta ad altri, si impegni a trovare la soluzione nella sua stessa maggioranza". Arrangiati, cioè, poi vedremo...

 

L'unico spiraglio per Vendola viene dall'apprezzamento di un parlamentare dell'IDV, Pino Pisicchio, ex democristiano, ex UDEUR, eterno trafficone, che ha fatto un grande elogio al "senso delle istituzioni" del governatore. Difficile che sia un appoggio risolutivo.

Meno utile ancora la bizzarra proposta di Piero Sansonetti: "Vendola si candidi alla segreteria del PD, con un gesto largamente unitario per rompere con il vecchio partito walterdemocristiano e realizzare un fatto straordinariamente innovativo". Non credo che l'offerta, forse provocatoria, del direttore del quotidiano della sua area, sia davvero gradita a Vendola in questo momento; casomai può piacere a Ferrero, dato che sottolinea la profonda affinità di Nichi con il PD...

 

Una soluzione rapida della crisi non sembra quindi all'orizzonte. Vendola credeva di aver colto tutti di sorpresa con la sua proposta, probabilmente concordata col solo Emiliano, riconfermato sindaco di Bari, e pioniere dell'apertura all'UDC, ma ha dovuto fare i conti oltre che con i rifiuti, con i maldipancia del PD dalemiano, le inquietudini dei partiti minori, la fronda del PRC, che non conta moltissimo, ma comunque lo ha attaccato per il suo "verticismo" (se ne accorge solo ora?). Unico entusiasta è un altro dubbio personaggio proveniente dall'UDEUR, Massimo Ostilio, che Vendola aveva voluto come "assessore esterno" al Turismo...

 

L'opposizione ha protestato a gran voce anche per il metodo usato: la crisi è stata annunciata dal presidente al rientro da un suo soggiorno in Canada, senza neppure presentarsi in consiglio (col pretesto di un'importante "impegno istituzionale", cioè la partecipazione a un'iniziativa della Prestigiacomo a Taranto sull'ambiente), e alla vigilia di un suo forte impegno per l'Assemblea nazionale di "Sinistra e Libertà" di cui è l'indispensabile leader.

 

Difficile prevedere come si concluderà questa crisi. È possibile – anche se non facile - che la grande abilità tattica di Vendola ed Emiliano, con un rimpasto più o meno profondo e con qualche acquisto di personaggi disponibili a tutto, permetta ancora una volta alla Giunta di sopravvivere scansando gli scogli giudiziari, e di arrivare alla sua scadenza naturale (tra meno di un anno!). Ma il progetto di un vero ampliamento della maggioranza per ora non si è concretizzato, anche se la proposta ha dato un segnale preciso della direzione in cui vorrebbe marciare Vendola. Probabilmente Nichi voleva sfuggire ai pur modesti condizionamenti del PRC, o a quelli più pericolosi di una corrente del PD, per essere più libero. Ma per quali fini? C'è chi pensa che (con una "mossa del cavallo", come ama dire) punti a un nuovo ruolo nazionale, per il caso in cui diventino più forti le resistenze alla sua candidatura a presidente nel 2010, ma non sembra che questo possa essere raggiunto a breve scadenza, soprattutto se le inchieste giudiziarie continuassero ad avvicinarsi pericolosamente ad altri suoi stretti collaboratori.

 

In ogni caso questa crisi ha rappresentato un serio campanello d'allarme, e ha portato alla luce una delusione profonda di molti che avevano sperato che la cosiddetta "Rivoluzione gentile" avviasse una "nuova epoca" in Puglia. Indipendentemente dal suo momentaneo insuccesso, il tentativo di aprire disinvoltamente e cinicamente ai "moderati", cioè alla destra, rivela l'inconsistenza del progetto di "Sinistra e Libertà", che pure aveva ottenuto un risultato elettorale non insignificante per una nuova aggregazione.

(4 luglio 2009)

 



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