Newsletter Dicembre 2011

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Newsletter dicembre 2011

Prima di tutto un passo indietro: ho dovuto sopprimere la pubblicità inserita da poco, perché inseriva ogni tanto messaggi inaccettabili, e non solo quelli di Google o di altri prodotti informatici, come mi era stato proposto. Ho verificato subito un calo delle visite, ma pazienza, non si può fare una battaglia rinunciando alla coerenza.

Forse la diminuzione dei visitatori può essere spiegata anche come una reazione all’insistenza su certi temi, come la battaglia contro il pagamento del debito, considerata da alcuni commentatori “di sinistra” (a volte anche sul “Manifesto”, non solo su “l’Unità” o “Repubblica”) meno attuale ora che c’è un nuovo “rospo” da baciare...

Articoli inseriti in novembre

Come nel mese precedente, ci sono tre filoni principali: le primavere arabe, le nuove contraddizioni in America Latina, la crisi economica e la lotta contro il debito. Meno amplia forse è stata in questo mese proprio la parte sul risveglio del mondo arabo, su cui ho riportato solo alcuni commenti e riflessioni, dato che notizie relativamente esaurienti erano presenti su altri strumenti, non solo Il megafonoquotidiano o il prossimo numero di ERRE, che ha un bilancio delle elezioni in Tunisia, e un bell’articolo di Gilbert Achcar sulla Siria, ma anche su molti quotidiani che sull’Egitto hanno dato informazioni decenti, probabilmente perché il fenomeno è troppo grande e complesso per poter anche solo pensare – per ora - a un intervento esterno.

In ogni caso ce ne saranno di occasioni per riparlarne: mi pare chiaro che la “primavera araba” non è morta, anche se, come avevo segnalato fin dai primissimi commenti, fin dal gennaio (Rivolte o rivoluzioni e Guerra civile e rivoluzione), come ogni rivoluzione può conoscere (e ha conosciuto) colpi duri dalle vecchie classi dominanti. E anche rovesci elettorali, come quello che nel giugno 1917 marginalizzò i bolscevichi nelle elezioni delle Dume municipali di Mosca e Pietrogrado. Magari ci fosse in Italia una opposizione così grande come quella egiziana, e decisa a non mollare, anche di fronte alla ferocia dei detentori del potere…

Casomai è il caso di riflettere sui pesanti pericoli per la democrazia rappresentati dalla combinazione della crisi con l’esistenza di eserciti ovviamente da sempre staccati dal popolo e con interessi contrapposti ad esso. In Egitto, in Siria, nello Yemen, ma anche in Italia: vedremo se un governo Monti, che non a caso ha scelto per il ministero della Difesa un alto ufficiale in prima linea nelle guerre “umanitarie”, vorrà e potrà imporre qualche taglio alla casta dei militari e alla lobby delle industrie belliche.

In ogni caso, anche solo la proposta di una consultazione del popolo con un referendum fatta da Papandreu (quali che fossero le sue intenzioni reali) è apparsa scandalosa e inaccettabile a praticamente tutti i commentatori politici italiani. Un bel segnale!

Tra gli articoli inseriti in novembre quindi fanno la parte del leone quelli dedicati ai casi intrecciati di Italia e Grecia, paesi commissariati dall’Europa delle banche e della finanza, e affidati a superburocrati come Monti e Papademos, entrambi largamente corresponsabili a livello europeo delle politiche che hanno preparato la crisi

Articoli sull’Italia, la Grecia, il debito

Articoli sulla situazione internazionale 

Testi inseriti nella seconda parte