Mezzo secolo dopo il massacro anticomunista in Indonesia

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Emergono nuove prove sul ruolo degli Stati Uniti e di molti paesi imperialisti europei.

Marcelo Justo, Londra

(per Brecha, Montevideo, http://brecha.com.uy/)

La formazione di un tribunale popolare internazionale all’Aia e un progetto di risoluzione presentato nel senato degli Stati Uniti per chiedere l’apertura degli archivi stanno portando alla luce la partecipazione di due governi democratici statunitensi nel massacro di un milione di comunisti indonesiani, mezzo secolo fa.

 

A 50 anni dal genocidio di oltre un milione di comunisti in Indonesia, una serie di documenti e inchieste stanno confermando il ruolo di protagonista che ebbero in quella strage gli Stati Uniti e altre potenze occidentali. l’Indonesia gli Stati Uniti vogliono frugare in questa vicenda, ma l’interesse giornalistico e la formazione di un tribunale popolare internazionale che si riunirà all’Aia nel corso di novembre, e anche un progetto di risoluzione presentato nel Senato degli Stati Uniti per chiedere che si aprano gli archivi, stanno facendo emergere la partecipazione di due governi del partito democratico, ma anche quella dei James Bond britannici e perfino la sorprendente collaborazione dello spionaggio tedesco guidato da un ex gerarca nazista.

L’apertura degli archivi è avvenuta finora col contagocce, ma la luce che hanno lasciato trasparire mostra un paesaggio tipico della guerra fredda, con sullo sfondo il Vietnam e la crisi dei missili a Cuba. I documenti desecretati a giugno rivelano che nel 1965 l’Indonesia era uno degli argomenti principali delle riunioni della CIA e dei rapporti che il presidente di allora, Lyndon Johnson riceveva ogni mattina nel suo ufficio. Sotto la leadership del padre dell’indipendenza, Sukarno, l’Indonesia aveva svolto un ruolo chiave nel “Movimento dei Paesi Non Allineati”, e cercava di mantenere un analogo equilibrio nel suo paese, tra il forte partito comunista [che era considerato il più forte del mondo capitalistico, con tre milioni di iscritti NdT], l’esercito che aveva combattuto nella guerra coloniale del 1945-1949 per liberarsi della dominazione olandese, e le poderose organizzazione islamiche di una nazione a maggioranza musulmana.

Nella visuale degli Stati Uniti l’Asia si stava tingendo di rosso, dalla Cina di Mao alla Corea e il Vietnam, entrambi divisi in un nord comunista e un sud filostatunitense: non c’era posto per i non allineati. “La neutralità promossa dal presidente Sukarno appariva agli Stati Uniti come un comunismo mimetizzato, cioè un insidioso nemico da eliminare. Nel 1958 tentarono di farlo apertamente con un colpo di Stato sul modello di quelli realizzati nel 1953 in Iran e nel Guatemala nel 1954, ma il golpe fallì e a partire da allora decisero di operare in modo coperto”, ha detto Stephen Kinzer, autore di Overthrow: America’s Century of regime Change from Hawaii to Irak.

Un ostacolo a una valutazione più precisa è rappresentato dal fatto che i rapporti sono pieni di paragrafi cancellati perché sarebbero ancora “pericolosi per la sicurezza nazionale”. Il rompicapo storico va costruito utilizzando vari pezzi isolati sfuggiti alla censura. Un documento della National Security Agency (Nsa) desecretato nel 2001 specifica che il compito principale della CIA in Indonesia nel 1965 era la distruzione del partito comunista, il PKI, alleato di Sukarno. Un altro documento, scoperto per una di quelle casualità della ricerca storica in una cassa abbandonata che sopravvisse allo tsunami che colpì la regione nel 2004, ha portato una nuova chiave di interpretazione. Si tratta dell’ordine emesso a mezzanotte del 1° ottobre 1956 dal generale J Mokoginta, numero due del generale Suharto, principale capo della ribellione contro Sukarno, in cui si ordinava di eliminare tutti i comunisti. Questo ordine era già nell’ufficio di Johnson nella mattina del 2 ottobre, a conferma del grado di collaborazione informativa esistente tra gli Stati Uniti e i militari: in meno di un giorno il presidente era informato di un comunicato top secret delle forze armate indonesiane.

La disarticolazione del governo guidato da Sukarno era un obiettivo condiviso da diversi governi occidentali. Il  britannico conservatore Harold Mc Millan aveva realizzato un’alleanza con il democratico John Kennedy che andava al di dei colori politici. E quando il laburista Harold Wilson divenne primo ministro, nel 1964, proseguì questa stessa “politica di Stato” con il successore di Kennedy, Lyndon Johnson.

Nella base del MI 6 (spionaggio esterno britannico) a Phoenix Road, Singapore, l’Information Research Department tradusse questo accordo in una stretta collaborazione nelle campagne di disinformazione montate dalla CIA sulla crudeltà dei comunisti indonesiani, e sulla presenza maoista, per diffondere il panico tra i musulmani. L’assistenza britannica si estese al campo militare con la decisione di far cessare il conflitto esistente da anni tra la Malesia, che contava su un aperto appoggio britannico, e l’Indonesia di Sukarno. “Navi da guerra britanniche scortarono un imbarcazione con truppe indonesiane perché potessero partecipare a quel terribile olocausto. La condizione era che una volta deposto Sukarno, che si era liberato dal FMI e dal Banco Mondiale, Suharto avrebbe reincorporato l’Indonesia nei due organismi. Detto e fatto”, segnalò Roland Challis, che in quegli anni era corrispondente della BBC in Asia.

L’agenzia di spionaggio della Germania federale, sotto il comando di un ex generale del periodo nazista, Reinhald Gehlen, fornì, secondo un’inchiesta della rivista Der Spiegel, “armi, radio e 300 mila marchi dell’epoca per il golpe di Suharto”. Gehlen era uno dei cervelli dello spionaggio durante la Seconda Guerra Mondiale, e fu reclutato dagli Stati Uniti  per formare una rete di spie nella Germania Occidentale di allora. Uno dei suoi assistenti, Rudolf Oebsger-Röder, ex colonnello delle SS, diventerà un assistente diretto di  Suharto, e anche nel suo biografo. Altri generali di Suharto, come il temuto Sukendro, visitarono la Germania già nella seconda quindicina del novembre 1965, cioè nel pieno della mattanza.

Il 2 ottobre u.s., in occasione dell’anniversario dell’inizio della strage, il senatore statunitense Tom Udall presentò un progetto di risoluzione per la completa apertura degli archivi storici sull’Indonesia. Il rifiuto ufficiale di aprire gli archivi ai senatori appare sorprendente se si pensa che i legislatori hanno avuto accesso a informazioni segrete sulle tecniche di tortura e di interrogatorio impiegate dopo gli attentati dell’11 settembre 2001: come è possibile che una storia di mezzo secolo fa sia considerata più sensibile di questa informazione contemporanea?

A partire dal 10 novembre all’Aia si riunisce il Tribunale Penale Internazionale, che esaminerà nel corso di tre giorni  la responsabilità di “Indonesia e altri paesi, tra cui gli Stati Uniti, l’Olanda, la Germania, l’Australia e il Regno unito” nel genocidio. “Cerchiamo la verità su quello che è accaduto mezzo secolo fa. Una parte importante di questa verità è la partecipazione internazionale ai fatti”, ha dichiarato la coordinatrice generale del tribunale, l’indonesiana Nursyahbani Katjasungkana.

* Ripreso anche da Pagina/12 e www.alencontre.org

 



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