Brasile potenza

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Una nuova potenza mondiale

Ancora Brasile, ma non più Coppa del Mondo né FIFA. Parliamo invece del <<Brasile potenza>> economica e politica, partendo dal libro di Raúl Zibechi, uno Zibechi non in veste di autorevole analista dei movimenti sociali bensì di studioso di geopolitica e precisamente di una nuova potenza mondiale, il Brasile, <<fra l’integrazione regionale e un nuovo imperialismo>>. Il titolo del libro è appunto Brasil potencia. Entre la integración regional y un nuevo imperialismo. E l’analisi si inserisce nella conversione in atto a livello globale da unipolarismo (statunitense) a multipolarismo.

Quale immagine avete di questo grande paese? Probabilmente quella veicolata in questi anni dai media:  un Brasile delle meraviglie economiche e sociali, campione di un liberismo illuminato (“etico”) dove il miele fluisce abbondante dalla barba di Aronne sui ricchi e sui poveri, dove 50 milioni di persone in pochi anni sono ascesi alla classe media e dove oltre 40 milioni di poveri non soffrono più la fame grazie alla Bolsa Familia. Questa immagine di paese felice e potente che il governo del già “presidente operaio” Lula, oggi di Dilma Roussef, avrebbe consacrato di fronte al mondo attraverso lo spettacolo per eccellenza per miliardi di spettatori, quello della Coppa del Mondo di calcio, in corso mentre scriviamo.

Coppa che, a parte chi sarà il vincitore, una sorpresa la ha già riservata, quella di una parte della popolazione del paese, dove il football è idolatrato, che protesta dicendo “no alla Coppa!”. “No” a causa  delle strabilianti spese affrontate appunto per organizzarla e contro le deficienze sociali e strutturali che non sono state colmate ma anzi, per certi aspetti aggravate. Ma di questa protesta parleremo nel prossimo mini in cui analizzeremo, grazie a Zibechi, la ricomparsa della politica e dei movimenti sociali.

Torniamo al “Brasile Potenza” analizzando alcuni aspetti centrali.

Scelta di campo e rapporti con gli Stati Uniti

Il Brasile, osserva Zibechi, si è schierato decisamente a favore di un sistema capitalista multipolare dove l’America Latina, o forse meglio l’America del Sud, costituisce uno dei poli del nuovo sistema geopolitico. E in questo polo il Brasile ha deciso di giocare un ruolo egemonico. Questo mentre gli Stati Uniti, sconfitti a Mar del Plata nel 2005 nel loro progetto di un’Area di libero commercio dall’Alaska alla Terra del Fuoco (ALCA), reagiscono decisamente sul piano politico e militare. Sul piano politico dando vita a una serie di Trattati di Libero Commercio (TLC) con paesi tradizionalmente amici quali il Cile, il Perù e la Colombia (quest’ultimo non ancora ratificato), e che si vanno collegando più strettamente fra loro con la nuova Alleanza del Pacifico ratificata per ora dai 4 paesi latinoamericani più ad essi legati: Messico, Colombia, Perù e Cile, parte di un “progetto mesoamericano” di stretta influenza ampliato appunto alla costa occidentale dell’America del Sud. Col Messico un patto d’acciaio esiste già dal 1994 col cosiddetto N.A.F.T.A. Sul piano militare il segnale più chiaro è stato dato dalla ricostituzione da parte statunitense della IV flotta, creata al tempo della seconda guerra mondiale per presidiare l’Atlantico del Sud e dissolta nel dopoguerra, e la nuova struttura del Comando Sur del Pentagono potenziato nei suoi servizi.

Già negli anni settanta un acuto geopolitico brasiliano, Ruy Mauro Marini, uno dei teorici della Teoria della Dipendenza, aveva sviluppato un’analisi che individuava nel Brasile una “sub-potenza” regionale che stava organizzando il proprio “sub-imperialismo” nel contesto più ampio dell’influenza statunitense sull’intera regione latinoamericana.

Oggi, osserva Zibechi, il Brasile è passato dal ruolo di sub-potenza regionale a quello di potenza regionale e quindi all’esercizio di una vera e propria forma di imperialismo. La sua potenza economica risiede nelle grandi risorse naturali proprie e più in generale in quelle dell’area meridionale del continente, e su queste il Brasile ha imperniato il proprio progetto politico, economico e militare elaborando una strategia neosviluppista e estrattivista. Da notare che il Brasile oggi è l’unica grande potenza avente un superavit energetico (petrolio e bio-etanolo) e che possiede come stato la più grande banca mondiale per lo sviluppo, il BNDES, strumento economico fondamentale per queste politiche “imperialiste”.

Questo nuovo ruolo è andato di pari passo con il ridisegno della società brasiliana dove, con Lula, il mondo sindacale, cooptato in importanti compiti politici e economici, ha costituito il perno di una nuova classe di potere fedele al governo. A questo perno è stata assegnato la gestione degli ingenti fondi-pensione del paese, componente finanziaria importante per le nuove ambiziose politiche. Questo mentre la crescita economica generava un’ampia classe media la cui consistenza è stata valutata in 50 milioni di persone. Su questa base si è costituita una solida alleanza fra Stato e capitale privato, sul modello di quanto avvenuto in Cina con la riorganizzazione dei gruppi economici per competere nel nuovo ordine economico a livello globale.

Questa politica di potenza ha richiesto una ricca articolazione progettuale sia sul piano interno che su quello esterno. Sul piano interno la strategia Brasile 22, il Nucleo di attività strategiche della Presidenza della Repubblica, il Piano di  accelerazione della crescita, il Nuovo modello di Difesa etc. Sul piano esterno la promozione dell’UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane), il megaprogetto strutturale IIRSA (Iniziativa Infrastrutturale Regionale del Sud America), dove risalta fra i tanti progetti quello strategico del collegamento delle comunicazioni fra la costa atlantica e quella pacifica via Bolivia, il Consiglio di Difesa Sudamericano, la trasformazione del Mercosur in una unione economica regionale e così via.

In questa visione economica imperniata sull’estrattivismo diviene fondamentale il mantenimento del controllo dell’intera Amazzonia anche dal punto di vista militare. Da qui la nuova Strategia di Difesa Nazionale (2008) imperniata sulla difesa dei 17.000 km di frontiere con reparti altamente mobili e specializzati nella guerra in foresta.

Una nuova congiuntura?

Se la ultima decade, coi due governi Lula prima e quello Dilma ora, ha visto una ascesa del paese che è sembrata travolgente e che certamente ha messo a segno significativi progressi, oggi alcune ombre sembrano addensarsi sul paese.

Una, ormai nota a tutti, è costituita dal malessere sociale che da un anno agita il paese. Un’altra, non meno preoccupante, è costituita da un rallentamento della crescita economica accompagnata dal ritorno di una preoccupante inflazione. Tutto sotto controllo, dice il governo, mentre Dilma affronta il problema della sua rielezione il prossimo ottobre.

Riprenderemo il problema nel prossimo “mini”.

(A.Z.)

L’articolo è tratto dal n.8/2014 del 26.06.2014 del MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO a cura di Aldo Zanchetta www.kanankil.it / Questo indirizzo e-mail √® protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questi documenti sono diffondibili liberamente, interamente o in parte, purché si citi  la fonte



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