Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Venezuela col fiato sospeso

Venezuela col fiato sospeso

E-mail Stampa PDF

ELEZIONI IN VENEZUELA – COL FIATO SOSPESO ?

Di Aldo Zanchetta.

(MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO n.27/2012 del 2.10.2012)

 

 

 

Domenica prossima, 7 ottobre, in Venezuela ci saranno le elezioni. Potremmo ormai aspettare il risultato per parlarne. E invece no, perché con i risultati, quali che siano, si sarà assordati da proclami di trionfo e da altrettanto assordanti polemiche, con accusi di brogli, e i ragionamenti pacati saranno, almeno per un certo tempo, più difficili.

 

Brogli elettorali? Sgombriamo subito il campo da questo abituale focolaio di polemiche. Ad oggi le numerose elezioni venezuelane hanno mostrato una sostanziale correttezza, come è stato confermato, più o meno a malincuore, secondo la provenienza, dalle varie commissioni di osservatori internazionali, come quella presieduta dall’ex presidente Jimmy Carter nel 2006. Nei giorni scorsi, in occasione del trentesimo anno di vita del Centro Carter, l’ex presidente ha dichiarato: “Dei 92 processi elettorali che abbiamo monitorato nel mondo, direi che quello in Venezuela è il migliore del mondo.” Una dichiarazione impegnativa. In più, il nuovo sistema di conteggio elettronico, testato alcuni mesi fa, ha riscosso il plauso di osservatori indipendenti. E in un articolo su Global  Atlante Carter ha precisato: “E’ un sistema di votazioni con uno schermo tattile che registra i voti elettronicamente, stampandoli su documento cartaceo, ciò che facilita la verifica dei risultati.”

 

E ditemi se è poco, a pochissimi mesi di distanza dalle scandalose elezioni messicane sulle quali la grande stampa fa la distratta.

 

Nei giorni scorsi ho firmato un appello italiano a favore di Carter, però con un certo imbarazzo, perché non è possibile continuare a vedere la realtà disponendo solo due paia di occhiali, uno con lenti tutte bianche e uno tutte nere. E conformandosi al morettiano “dicci qualcosa di sinistra”, evitando di passare a una puntuale verifica delle dichiarazioni altisonanti. Purtroppo su cosa significhi “essere di sinistra” le idee sono spesso confuse e acrobatiche. “Perché hai firmato, allora?” potrebbe chiedere qualcuno. Risposta facile (per me): perché la sconfitta di Chavez farebbe regredire il già difficile processo di integrazione del Sudamerica, processo del quale Chavez è stato ed è uno dei principali, se non addirittura il principale promotore. E, mi ripeto, ditemi se è poco.

 

Con la vittoria del suo oppositore, Henrique Capriles Radonsky, regredirebbe l’UNASUR, l’Unione delle Nazioni Sudamericane, entrerebbe in difficoltà il MERCOSUR, di cui il Venezuela è divenuto socio recente, superando non poche difficoltà, si sposterebbero i complessi equilibri nella neonata CELAC, la Comunità degli Stati Americani e Caraibici. E infine subirebbe un colpo mortale l’ALBA, l’innovativa e fragile Alleanza bolivariana per le Americhe, che ha in Venezuela e Cuba l’asse portante. Sullo spostamento filostatunitense del Venezuela di un governo Capriles nessuno ha dubbi, e “non è a gratis” che il presidente Obama, che pure ha finalmente dichiarato che il Venezuela non rappresenta un pericolo per gli Stati Uniti (figuratevi!), per rintuzzare le critiche repubblicane, ha finanziato con 20 milioni di dollari l’opposizione, in perfetta coerenza con i principi della “non ingerenza” che evidentemente è rispettata solo quando non si inviano i marines. Così con Capriles il Venezuela inizierebbe a flirtare con l’<Alleanza del Pacifico> fra Messico, Cile, Colombia e Perù, cioè i paesi più filostatunitensi all’interno del CELAC.

 

Infine ho firmato a causa della figura politica di Capriles. Se Chavez ha ad oggi rispettato la correttezza elettorale, Capriles da parte sua è stata una figura di spicco del golpe contro Chavez del 2002, dove si distinse nel violento assalto all’ambasciata cubana.

 

Venendo alla politica interna il cielo invece si oscura e qui il bilancio dei pro e dei contro, che in parte abbiamo già fatto e che continueremo a fare, si complica. E lo rifaremo più adeguatamente a suo tempo, dopo il risultato elettorale. Notiamo solo che fra il dire e il fare la distanza non è trascurabile. Il famoso socialismo del XXI secolo è ancora una nebulosa, e se ad es applaudo a una difficile riforma agraria, non applaudo alla crescente marginalizzazione all’interno del PSUV, il partito sostenitore di Chavez, della componente più democratica, favorevole alla diffusione verso il basso del potere nell’economia e nella politica, e ciò a tutto vantaggio della componente burocratico-militare, del PSUV, il partito di Chavez, che non è riuscito, in questa tornata elettorale, a creare il Polo Patriottico che avrebbe dovuto aggregare in un fronte elettorale compatto il Partito Comunista e altre formazioni minori. Componente burocratico-militare che ha portato nel tempo all’allontanamento di figure di rilievo e di certa fede progressista come fu il generale Muller, oggi deceduto, e, nel 2010, del ministro del commercio Samán, “nemico numero uno delle oligarchie nazionali e del grande capitale” (Moscato), quindi espostosi troppo a difesa di una linea di rigore etico e legale.

 

Chi vuole approfondire questi argomenti può utilmente leggere sul sito di Antonio Moscato (antoniomoscato.altervista.org/) l’articolo di Almeyra Il Venezuela di fronte alle elezioni, tradotto in italiano e magari, sempre costì, il più ampio e articolato articolo di Pablo Stefanoni, Sinistra libertaria e “governi popolari”: diversi ponti, non pochi precipizi. Riflettendo su Argentina, Bolivia, Ecuador e Venezuela. Ma naturalmente occorre essere disposti a comprare un terzo paio di occhiali.

 

Parliamo ora delle elezioni. La vittoria di Chavez non sembra in dubbio, ma non certo con l’ampiezza del 70% da questi auspicata per poter continuare a governare senza dover troppo contrattare con l’opposizione. I sondaggi danno risultati discordanti sul margine, sicuramente in calo rispetto a pochi mesi or sono. L’opposizione per la prima volta si presenta unita e nei giorni scorsi per la prima volta da 12 anni è riuscita a sommergere il centro della capitale con una manifestazione oceanica. Il linguaggio non è più quello “golpista” e virulento delle precedenti occasioni, e questo ha fatto breccia sulla fascia di indecisi, grazie anche alla radicalizzazione della campagna impressa da Chavez, forse non accortamente. Questo cambiamento di linguaggio dell’opposizione è stato suggerito dai consulenti brasiliani della campagna stessa, gli stessi che hanno orientato la campagna di Dilma in Brasile (!).

 

Ma se il fronte chavista non è compatto, come abbiamo detto sopra, anche quello dell’opposizione (MUD, mesa de unidad democratica) non è meno disunito e, notizia di tre giorni fa (La Jornada di sabato 29 sett.), un importante personaggio di questo fronte, Aldo Cermeño, già del COPEI, tre volte parlamentare e ex governatore dello stato di Falcón, si è alzato e ha lasciato il tavolo del MUD trasmigrando a sinistra, per conversione o per calcolo è difficile a dirsi.

 

Pesa infine l’incognita della salute di Chavez, apparentemente in piena forma nell’ultima fase della campagna, ma operato ben due volte di tumore a Cuba, cosa su cui l’opposizione ha giocato duro. Inevitabile che molti si interroghino: stiamo votando per Chavez, o per quello che sarà il vice presidente? (Che per la Costituzione venezuelana sostituirà il presidente in caso di  morte. E’ noto che se la popolarità di Chavez è grande, i personaggi a lui vicino lo sono molto meno…).

 

Su questo punto anche il fronte governativo è ben avvertito, tanto che si è proceduto a realizzare una struttura prevista dalla Costituzione ma ad oggi non attivato, il “Consiglio di stato”, composto da 7 importanti cariche pubbliche integrato da autorevoli personaggi della società e da un militare), anche se con funzioni per ora di apparente scarso rilievo.

 

E ancora. Al di là della vittoria di Chavez, come andrà la votazione per i governatori degli Stati e quella per il parlamento? Come si distribuirà il potere a livello regionale e locale? Interrogativi non da poco, come la storia recente ha insegnato.

 

Concludo. Mi auguro la vittoria di Chavez ma se ciò accadrà non intonerò un peana a piena voce. La rivoluzione bolivariana è piena di contraddizioni e dimenticarle inforcando gli occhiali bianchi non serve alla vera emancipazione del paese e del progredire il “nuovo” che auspico. Tuttaltro. A.Z.

MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO

 

n.27/2012 del 2.10.2012

 

A CURA DI ALDO ZANCHETTA

www.kanankil.it/ Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Questi documenti sono diffondibili liberamente, interamente o in parte, purché si citi  la fonte

 

 

 



You are here Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Venezuela col fiato sospeso