Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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La Grecia si muove

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La Grecia si muove

Nel periodo fascista molti comunisti italiani hanno utilizato la Svizzera (in cui peraltro è vietato costituire un partito apertamente comunista) come base di appoggio per la loro lotta, continuando una tradizione che veniva dal periodo del Risorgimento. Oggi nella piccola Svizzera, governata da una maggioranza più che conservatrice e ovviamente legata alla grande finanza internazionale che ha nel paese una delle sue basi importanti, una piccola organizzazione internazionalista, l’MPS, offre un sostegno significativo alle rivoluzioni arabe (come ho appena ricordato, vedi Siria, una rivoluzione popolare), ma anche alle battaglie della sinistra greca, che ha seguito puntualmente, e da cui ho preso per il sito molti documentatissimi articoli: eccone altri due di aggiornamento. (a.m.5/10/12)

 

1) Riparte in Grecia la contestazione sociale

Mercoledì 26 settmbre 2012, ad Atene, hanno scioperato e manifestato circa 100'000 salariati/e, studenti, disoccupati e disoccupate. La metropolitana ha iniziato a circolare alle 9 del mattino. I dirigenti di ADEDY (sindacato del settore privato), del GSSE (settore privato), hanno annunciato 120'000 partecipanti. La stima più credibile è di 100'000. Quella data dalla polizia (40'000) è pura  propaganda politica. Alla fine della giornata di sciopero, la manifestazione ha riunito più di 15'000 persone a Salonicco.

I gruppi del settore pubblico – in particolare insegnanti, professionisti della sanità e  lavoratori e lavoratrici degli uffici pubblici municipali – erano la parte più numerosa degli scioperanti e dei manifestanti. Molte, anche se certamente non altrettanto numerose, le delegazioni dei lavoratori e delle lavoratrici del settore privato. È su di loro che pesa maggiormente la paura di perdere il posto di lavoro. Il padronato ha dovuto riconoscere che il 20% -30% dei lavoratori ha aderito alla giornata di sciopero.

La parola d'ordine: “Per uno sciopero generale prolungato” è stata raccolta dai partecipanti e scandita nei diversi cortei.

Come d'abitudine, il “fronte sindacale” del KKE (PC), il PAME, ha sfilato separatamente ed ha terminato la marcia in piazza Omonia ad Atene. I neonazisti di Alba dorata avevano annunciato di voler essere presenti in piazza Syntagma. Una frazione della sinistra radicale si è preparata per impedire ai neonazisti di attirare su di sé l'attenzione mediatica . Visto il numero dei manifestanti e la determinazione della sinistra radicale, Alba dorata ha rinunciato ai suoi propositi.

Un giorno prima della presentazione, da parte del governo, ai vertici Europei di un nuovo pacchetto di tagli  alla spesa pubblica - 11,7 miliardi di euro – e di un aumento delle imposte equivalente a 2 miliardi di euro, questa manifestazione dimostra il potenziale di mobilitazione ed anche il livello di disperazione sociale provocato dalla grande quantità di tagli su diversi fronti.  Ad Atene, in un solo giorno della settimana scorsa, cinque persone (tra cui tre donne) si sono suicidate gettandosi dal balcone.

La recessione dura ormai da cinque anni: la disoccupazione è in continua crescita; il reddito delle famiglie è diminuito del 50% in due anni a causa della riduzione dei salari, dell'aumento delle tasse (come l'IVA) e dei prezzi al consumo. Quest'ultimo dipende in parte dalla struttura oligopolistica della rete di importazione e, nel quadro del piano di austerità, dall'aumento del prezzo dell'energia e dai tassi di interesse (che derivano dai tassi di indebitamento sul mercato dei capitali) per i prestiti alle piccole imprese.

Il “credo della competitività” ha provocato una diminuzione dell'11,5% dei “costi orari del lavoro” (salario lordo + quote sociali pagate dal datore di lavoro) nel corso del primo trimestre 2012, rispetto allo stesso periodo del 2011. La diminuzione annuale era già stata forte  nel 2011. Già nel 2010, in Grecia, il cosiddetto “costo orario medio del lavoro” era di 17,5 euro, mentre nella zona euro era di 26,9 euro.

Questo “vantaggio competitivo” ha il solo effetto di affondare nella miseria  i salariati. Le esportazioni  - in particolare nel contesto recessivo attuale – non sono pronte a tirare l'”economia greca”. In prospettiva, al di là della riconquista di alcuni settori redditizi nel quadro delle privatizzazioni, una parte del capitale transnazionale ha come scopo  la creazione di “zone economiche speciali”. È quanto propone, in termini espliciti, la Federazione tedesca degli industriali (BDI): “La Grecia dovrebbe diventare una specie di zona economica speciale in seno alla zona euro, pur beneficiando degli aiuti finanziari necessari e legali, ma anche accompagnata da personale esterno europeo”. In altre parole, una zona dove la legislazione del lavoro sia ancor più debole di quella attuale, dove i sindacati non esistano più come organizzazione autonoma indipendente dei salariati e dove “l'importazione” dei lavoratori dai paesi vicini si possa fare al di fuori di ogni controllo. In un certo modo, quello che l'impresa cinese ha già fatto, ricuperando una parte del porto del Pireo (trasporto dei container).

Al di là della sua realizzazione concreta, questa proposta della BDI chiarisce i progetti di una parte del capitale tedesco sul ruolo dei paesi periferici europei, nel quadro delle pianificazioni Hartz, imposte a diversi paesi europei per il pagamento del debito e per il riequilibrio del bilancio.

Mercoledì 26 settembre durante le manifestazioni abbiamo assistito a fatti particolari: davanti alla sede del partito di governo, Nuova Democrazia (ND), alcuni poliziotti, certo non molti, membri del sindacato EAYA (Federazione impiegati di polizia dell'Attica), manifestavano la loro opposizione al settimo taglio del loro salario dal 2010. In totale una diminuzione del 35%. Anche poliziotti membri di due altri partiti della coalizione di governo, il PASOK e la Sinistra Democratica (DIMAR), hanno manifestato davanti ai seggi dei loro rispettivi partiti. Un rappresentante del sindacato ha dichiarato alla stampa: ”Con questi salari non possiamo pagare l'affitto, le imposte, l'educazione dei bambini ed i nuovi tassi immobiliari”.

Si sono mobilitate anche le persone andicappate, che subiscono la politica del governo e gli effetti delle misure di austerità. Più di 700, molti con le sedie a rotelle, sono stati bloccati dalla polizia antisommossa (MAT), mentre chiedevano di poter accedere agli stabili del Parlamento per consegnare una petizione contro la riduzione delle loro indennità, delle loro pensioni e per chiedere esenzioni fiscali. La polizia è stata poi costretta a lasciar passare una delegazione, con la partecipazione di due medaglie d'oro para-olimpiche. Alla domanda di un giornalista: “Che cosa sperate?” , Nikos Pananos ha risposto: “Non speriamo nulla. Questa è una rivendicazione!”

Durante la grande manifestazione del pomeriggio, la polizia ha evitato di utilizzare la solita tattica: rispondere a qualche lancio di pietre dei gruppi radicali per attaccare un intero troncone della manifestazione e disorganizzarla. La manifestazione – la più grande dal febbraio 2012 e il primo sciopero di un giorno dalle elezioni del 17 giugno e dall'inizio del governo di Antonis Samaras – ha fatto scattare un forte dispiegamento poliziesco, ma le provocazioni della polizia sono state assai ridotte.

Questo si deve al quadro di instabilità della direzione politica scaturita dalle elezione del 17 giugno ed alla capacità di reazione popolare, sempre presente, come dimostrato dalla giornata del 26 settembre. Un alto reponsabile di un'organizzazione padronale ha confidato ad un inviato di un quotidiano economico francese Les Echos (27 settembre 2012): “Non siamo mai stati così vicini ad un cambiamento per risolvere i nostri problemi, ma la popolazione è stanca di crisi e di austerità. Lo scarto tra lei e il potere continua ad approfondirsi”.

Lo dimostrano parzialmente le incriminazioni di una parte dei politici rappresentativi  degli ultimi decenni. Dall'aprile 2012, Akis Tsochatzopoulos, uno dei membri fondatori del PASOK, molte volte ministro dal 1981, è stato accusato di aver sottratto somme considerevoli durante gli accordi con le ditte tedesche, quando gestiva il portafoglio della Difesa (tra il 1996 e il 2001). E' in prigione. Dal 19 settembre, la Corte suprema ha ordinato l'apertura di inchieste giudiziarie contro ex ministri del PASOK (quattro) e di Nuova Democrazia (tre). Il presidente del Parlamento, Evangelos Meimerakis (ND), ha dovuto dimettersi. L'operazione “lotta contro la corruzione dei politici” va di pari passo con il varo dei piani di austerità, ma non è sicuro che dia quei risultati, dati per certi da Samaras e dai suoi confratelli della Troika.

GiovedÌ 27 settembre 2012, il ministro delle finanze Yannis Stournaras ha affermato in una conferenza stampa che i tre partiti della coalizione – ND, PASOK e Sinistra democratica – avevano raggiunto un accordo di principio per il nuovo piano di austerità già presentato a livello europeo e che dovrà ora passare l'esame del Parlamento. Le nuove misure che toccano le libere professioni creeranno sicuramente qualche remora. Anche perchè, sotto l'effetto della pressione popolare, all'interno di Sinistra democratica aumentano le reticenze. I deputati abbandonano la formazione e si riduce il numero dei coloro che, senza esitazioni, votano le decisioni del governo Samaras-Stournaras. Crisi economica, sociale e politica sono concatenate e la tensione è grande.

All’interno di  SYRIZA (Coalizione della sinistra radicale) si è aperta una discussione su come proseguire. Fa riferimento, tra l'altro, alle proposte sulla “ricostruzione dell'economia nazionale” fatte da Alexis Tsipras nel suo discorso in occasione della Fiera commerciale di Salonicco, a metà settembre. La sinistra di SYRIZA – in particolare DEA (Sinistra operaia internazionalista) – ha aperto un dibattito, in termini propositivi, sugli assi centrali che la coalizione deve portare avanti e sulle modalità del suo funzionamento. Il tutto in preparazione del Congresso di SYRIZA, sul quale ritorneremo.

 

2) Grecia: mobilitazioni in tutti i settori

La giornata di sciopero del 26 settembre si inserisce nel solco di numerose giornate di sciopero in diversi settori, tra i quali la sanità, l’educazione, i trasporti, la metallurgia e numerose amministrazioni comunali.

D’altra parte, per la prima volta in Grecia, la municipalità di Acharnon, nella prefettura dell’Attica (a 10 km da Atene), ha dichiarato che smetteva di funzionare in quanto tale, poiché non era più in grado di pagare gli impiegati e di coprire le spese correnti. La municipalità ha indicato che sarebbe rimasta chiusa “senza limite di tempo fino a quando i problemi economici sarebbero stati risolti”. I suoi debiti superano del 150% le entrate. Soltanto la raccolta dei rifiuti per le scuole e gli asili verranno garantiti, come pure un minimo di polizia comunale. È una delle numerose municipalità che, tra il 2004 e il 2009, hanno contratto dei prestiti, con modalità che non padroneggiavano, presso banche straniere. Una realtà che non è specificamente greca, ma che ormai appare in numerosi paesi europei.

Nel settore ospedaliero, il degrado è brutale. I medici hanno pennellato con sangue “artificiale” la facciata del più grande ospedale di Atene, Evangelismos. La loro parola d’ordine: “La sanità sanguina”. Hanno spiegato che non possono più esercitare efficacemente la loro professione medica a causa delle restrizioni finanziarie, e che non potevano più trattare i loro pazienti secondo le esigenze più elementari. Il ritardo nel pagamento dei salari è spesso superiore ai due mesi. La mancanza di personale e di materiale è allarmante. In un centro di cure per dialisi, le cure hanno dovuto essere interrotte perché la erogazione di elettricità non era più garantita. Il presidente dell’associazione dei medici di ospedale, Dimitri Varnavas, ha ricordato che il governo Papandreu, in occasione della firma del primo memorandum, aveva affermato che il settore ospedaliero non sarebbe stato sottoposto alle misure di riduzione del personale previste dal piano di austerità: cioè l’assunzione di una persona per ogni dieci che vanno in pensione. Di fatto, il settore ospedaliero è stato sottoposto alla seguente cura: l’assunzione di una persona per ogni cinque che partono, poi una ogni dieci, poi nessuna assunzione neanche dopo dieci partenze. Nel luglio 2012, 349 persone lasciavano il sistema ospedaliero e nessuno veniva assunto in sostituzione.

Nel settore dell’insegnamento primario e secondario, la mancanza di insegnanti è allarmante. Secondo il sindacato degli insegnanti, nella regione della grande Atene, all’inizio di questo anno scolastico, mancavano 5000 insegnanti per gli asili nido, la scuola primaria e l’educazione specializzata, e 3500 nel settore della scuola secondaria.

La moltiplicazione degli scioperi ha come sbocco la rivendicazione, da parte di settori di salariati, di indire forme di sciopero più radicale, della durata di almeno tre giorni.

Il programma delle privatizzazioni ha obiettivi ampi: raccogliere 19 miliardi di euro entro il 2015, e 50 miliardi in tutto entro il 2020. Tuttavia, il nuovo dirigente del fondo specializzato per le privatizzazioni, Takis Athanasopoulos, non può presentare che un bilancio modesto. Dalla creazione del fondo il primo luglio 2011, il prodotto di “queste vendite”  ha raggiunto soltanto 1,6 miliardi. E nel 2012, i 300 milioni di euro proverranno essenzialmente dalla cessione del 29% del capitale dello Stato nelle lotterie nazionali OPAP. Il trasferimento nel fondo delle privatizzazioni del 17% del capitale detenuto dallo stato nella compagnia di elettricità quotata sotto il nome di Public Power Corporation (PPC) – lo Stato detiene il 51 % del capitale - non può avvenire al ritmo previsto poiché la resistenza sindacale è forte e include settori del PASOK e anche di Nuova Democrazia. Peraltro, il direttore del fondo delle privatizzazioni era l’ex-direttore del PPC. La privatizzazione dell’Hellenic Postbank ha provocato l’occupazione dei locali di questa entità bancaria  che è il simbolo di una banca di risparmio popolare. Da allora, le privatizzazioni si svolgono nel settore immobiliare. Terreni del vecchio aeroporto di Atene, immobili del centro audiovisuale  costruito in occasione dei Giochi olimpici del 2004, grandi proprietà con prospettive turistiche sulle isole di Corfù e di Rodi o sulla penisola Vuliagmeni vicino ad Atene. A questo si aggiungono edifici pubblici. I progetti di privatizzazione per il 2013 si concentrano sulle società di distribuzione dell’acqua e di raccolta dei rifiuti di Salonicco e di Atene. Queste società possiedono anche molti terreni. La privatizzazione della posta provocherà certamente un serio scontro sociale. Per l’anno prossimo sono in vista le privatizzazioni di Hellenic Petroleum (ELPE), dei produttori di gas DEPA e DEFSA e di quel che resta del porto del Pireo come pure di quello di Salonicco,.Ci sarà una convergenza delle mobilitazioni contro le misure di austerità legate al pagamento del debito e di quelle contro le privatizzazioni.

Abbiamo già sottolineato l’aumento della disoccupazione. Una nuova inchiesta è stata pubblicata dal fondo di assicurazione IKA. Secondo gli ispettori del lavoro, tra il gennaio e il luglio 2012, sulla base di ispezioni concernenti lo statuto di 35.674 salariati, 12.629 lavoravano senza sicurezza sociale, cioè senza cassa malati e senza contributi per il pensionamento. In altri termini il 35,5%  erano senza sicurezza sociale. Per lo stesso periodo, da gennaio a luglio del 2011, la percentuale era attorno al 29,11%. È questa una delle caratteristiche della precarizzazione sistematica di coloro che dispongono di un lavoro. La pauperizzazione è così brutale che il sindaco di Atene, Kaminis, ha annunciato che i servizi di urgenza umanitaria nutrivano ogni giorno più di 8.000 persone. A questo bisogna aggiungere tutti coloro che sopravvivono grazie all’aiuto alimentare di ONG, di associazioni e della Chiesa ortodossa. Organizzazioni di sinistra sono pure attive nella distribuzione di pasti nei quartieri: una solidarietà comprensibile, ma che a volte finisce per non prendere più in conto le cause effettive della situazione.

Su questo humus di crisi umanitaria – per riprendere la formula del deputato di SYRIZA, Rena Duru, che era stato attaccato fisicamente in televisione da un rappresentante di Alba Dorata – l’organizzazione neonazista Alba dorata moltiplica le iniziative pubbliche: attacchi in diversi mercati ai venditori stranieri e distruzione dei loro stand di vendita; controllo, in costume nazista, assumendo così l’aspetto di una forza suppletiva, delle carte di identità e delle licenze per tenere uno stand; distribuzione di alimenti ai Greci con controllo delle carte d’identità, ecc.

Due sondaggi condotti il 18 e il 19 settembre indicano, uno, che SYRIZA otterrebbe il 20,8% dei voti, Nuova Democrazia il 19,6%, Alba dorata l’ 8,8% e il Pasok il 7,3%. Il KKE (PC) raccoglierebbe il 3,9%. L’altro sondaggio: Nuova Democrazia 24,2%, SYRIZA 23,1%, Alba dorata 9,3%, Pasok 8,2% e il KKE 4,6%.                     

I due articoli sono redazionali, e sono apparsi sul numero 16 del 4 ottobre 2012 di « Solidarietà » del Canton Ticino.



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