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Attualità e Polemiche --> Imperialismi --> La Grecia centro della crisi del capitalismo

La Grecia centro della crisi del capitalismo

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“Oggi il popolo greco si trova nell’epicentro

della crisi del capitalismo”*

Eric Toussaint

 

Oltre 3.000 persone il 6 ottobre erano presenti, ad ascoltare i 4 oratori: nell’ordine: Marisa Matias, eurodeputata del Blocco di Sinistra (Portogallo); Lisaro Fernandez, dirigente sindacale dei minatori (Asturie, Spagna); Alexis Tsipras, presidente di Syriza (Grecia); Eric Toussaint, presidente del CADTM (Belgio, www.cadtm.org).

 

Intervento di Eric Toussaint

 

Stiamo vivendo e attraversando una delle crisi peggiori del sistema capitalista mondiale. Il capitalismo, però, non morirà di morte naturale nel suo letto. Le crisi sono parte del metabolismo del capitalismo. Solo l’iniziativa cosciente dei popoli può distruggere e superare il capitalismo, per aprire la strada al socialismo democratico.

Oggi il popolo greco si trova nell’epicentro della crisi del capitalismo. Il modo in cui, con le sue mobilitazioni, riuscirà ad affrontare e a dare una risposta a questa crisi capitalistica è decisivo al fine di fornire una soluzione a livello internazionale, Voi vi trovate nell’epicentro della crisi e della soluzione a questa crisi.

Sei o sette anni fa, l’epicentro dell’alternativa al capitalismo si trovava in Sud America: in Venezuela, in Ecuador, in Bolivia, quando Hugo Chávez dichiarava, nel 2004, di non credere nella “terza via”, di credere che ci fosse bisogno a livello mondiale di un socialismo del XXI secolo. Oggi, l’epicentro delle alternative – che non sempre sono venute alla luce, come dice bene il titolo di questa conferenza – si è spostato verso l’Europa.

Ciò che hanno dimostrato a livello mondiale i popoli del Venezuela, dell’Ecuador e della Bolivia è che è del tutto possibile resistere all’offensiva capitalistica, che è perfettamente possibile applicare una politica di ridistribuzione della ricchezza, socializzare le grandi imprese strategiche, che è assolutamente possibile e indispensabile riprendere il controllo sui beni comuni, quali le risorse naturali. Lo hanno fatto, sono sempre al governo e speriamo che domani (7 ottobre) in occasione delle elezioni presidenziali Hugo Chávez venga rieletto ancora una volta presidente del Venezuela.

Stiamo vivendo oggi in Europa un momento storico. Nel corso degli ultimi settant’anni, non abbiamo mai vissuto nei paesi europei un’offensiva così brutale come l’attuale. Dappertutto, in Europa, si utilizza il pretesto del debito, non solo in Grecia ma in tutti i paesi europei, per applicare politiche di austerità di bilancio. In Grecia ne vediamo chiaramente i risultati nella versione più brutale, ma la Grecia è soltanto l’inizio di un’offensiva che sta già colpendo altri popoli, del Portogallo, dell’Irlanda, della Spagna e di altri paesi.

È per questo che dobbiamo combatterla e unificare i nostri sforzi per sospendere il pagamento e respingere il debito illegittimo. È per noi un obiettivo di fondo a livello continentale.

Il popolo greco ha fornito all’Europa un’importante lezione nell’ultimo triennio. Innanzitutto resiste, si è organizzato e ha partecipato ad almeno 14 scioperi generali. Ma, altrettanto fondamentale, e nonostante la sconfitta elettorale, è che il popolo greco ha votato comunque in maniera massiccia per l’iniziativa radicale proposta da Syriza. È una lezione fondamentale per il resto d’Europa, dove troppo spesso la sinistra è troppo timida. L’esempio greco dimostra la forza di una sinistra unita, di una sinistra che mette insieme, che crea una coalizione di 12 organizzazioni politiche differenti e cerca di unificarle in Syriza. L’esempio greco dimostra che, quando un partito o una coalizione dice “No!”, dice: “Se arriviamo al governo, disubbidiremo alla trojka [Fmi, BM, CE]”; un simile atteggiamento coraggioso e combattivo può ottenere il sostegno popolare. Si tratta di una lezione per tutti e tutte.

La riduzione del debito greco nel marzo 2012 costituisce un bidone e una trappola. È importantissimo far vedere all’opinione pubblica come il debito rivendicato dalla trojka, che ammonta attualmente a 150 miliardi di euro – questo è il debito greco con la trojka - , sia tutto illegittimo, e va quindi annullato tramite l’iniziativa del popolo, grazie alla disubbidienza di un governo popolare.

Cercano di convincervi che la sospensione del rimborso porterebbe il caos nel paese. Nell’ultimo decennio, però, tre esempi contraddicono completamente l’affermazione secondo cui non vi è altra salvezza se non il rimborso del debito. L’Argentina ha sospeso il pagamento del suo debito nel dicembre 2001 per una cifra di 90 miliardi di dollari, e l’Argentina ha conosciuto una crescita economica dal 4% al 7% ogni anno a partire dal 2003. L’Ecuador ha sospeso il pagamento del suo debito commerciale dal novembre 2008 fino al giugno 2009 ed è riuscito ad imporre ai suoi creditori la riduzione del 65% del debito. E l’Ecuador va molto bene economicamente.

L’Islanda, questo modello neoliberista, ha conosciuto gravi difficoltà nel settembre 2008 con la bancarotta del suo intero sistema bancario. L’Islanda si è a quel punto rifiutata di rimborsare il debito delle sue banche alla Gran Bretagna e all’Olanda. L’Islanda sta andando benissimo, con una crescita economica del 3% annuo.

È chiaro che la Grecia non è l’Islanda, né l’Argentina o l’Ecuador. Ci sono diverse realtà, ma la lezione è questa: qui o altrove, se dei governi che hanno ottenuto il sostegno popolare decidono di sospendere il pagamento di un debito illegittimo, possono ottenere il miglioramento delle condizioni di vita delle rispettive popolazioni. Un esempio da seguire.

È chiaro che l’annullamento del debito è necessario ma non è sufficiente. Annullare il debito della Grecia senza cambiare il resto dell’economia e del modello sociale ed economico iniquo non consentirà a questo paese di costruire un’alternativa in favore del popolo. L’annullamento, la sospensione del pagamento del debito è una necessità, ma la socializzazione del sistema bancario, un altro sistema fiscale perché i ricchi paghino più tasse e per ridurre quelle sui servizi e i generi di prima necessità fanno parte di un modello alternativo assolutamente indispensabile.

Cari amici, la storia non è scritta in anticipo. Diversi scenari restano aperti davanti a noi, Si può proseguire nell’attuale situazione di caos, in cui c’è sempre maggiore autoritarismo con governi asserviti alle banche. Questo potrebbe durare per anni. È possibile anche un altro scenario, peggiore: uno scenario autoritario neofascista. Si tratta di un rischio serio, realmente incombente. Ma ne esistono anche altri due: sotto la spinta popolare, può esservi un capitalismo regolamentato, un capitalismo come negli anni Cinquanta-Sessanta, un capitalismo di tipo keinesiano. È uno sbocco possibile. Tuttavia, se ci siamo riuniti qui questa sera è perché crediamo che non valga la pena di limitare la nostra lotta a cercare di disciplinare il capitalismo. Vogliamo superarlo.

Vogliamo un socialismo democratico, basato sull’autogestione.

Viva Syriza. Viva il popolo greco. Viva la resistenza dei popoli.

Viva la rivoluzione, compagni!

(traduzione di Titti Pierini)



* Discorso al Festival della Gioventù di Syriza ad Atene, 6 ottobre 2012.



Tags: Grecia  Ecuador  Argentina  Islanda  CADTM  Toussaint  debito  

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