Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Un buon modo per cominciare

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Un buon modo per cominciare

Corrispondenza da Roma

La manifestazione del No Monti Day a Roma è pienamente riuscita. L’avevo variamente pubblicizzata sul sito e sulla mia pagina Face Book, e quindi vi ho partecipato per coerenza, senza farmi spaventare dall’età, dalla lunghezza del percorso e dal ricordo delle provocazioni e delle cariche poliziesche viste appena un anno fa sullo stesso itinerario. Non mi sono pentito.

Il terrorismo dei comunicati meteo che annunciavano terribili bufere su Roma non ha impedito una partecipazione di massa. Non riesco a valutare se il calcolo più “realistico” è quello dato da molti TG (150.000) o quello minimizzante della questura (50.000). Forse la partecipazione è stata leggermente inferiore a quella straordinaria del 15 ottobre di un anno fa, ma è difficile valutare perché allora fu reso impossibile arrivare in piazza. Ma questa volta il corteo, ben organizzato anche grazie a un modesto ma efficiente servizio d’ordine “a mani nude”, rendeva visibile più che in altre recenti manifestazione una predominante partecipazione di lavoratori: almeno metà del lungo corteo era caratterizzato dalle bandiere dell’USB, che ha confermato il suo radicamento a Roma e nel paese (moltissimi spezzoni erano di aziende o comitati provinciali venuti in blocco, senza i finanziamenti centrali che caratterizzano le manifestazioni della CGIL). Ma erano presenti diversi pezzi di FIOM, nonostante l’indifferenza dei suoi vertici, e naturalmente c’erano anche diversi sindacati minori (più modesta del solito la presenza dei Cobas, in cui erano scarsamente visibili quelli della scuola, forse per il forte impegno delle ultime settimane in mobilitazioni di settore). Molti dei loro iscritti probabilmente sfilavano con lo spezzone dei precari della scuola. Naturalmente era forte, anche se non predominante, la componente studentesca.

Quasi simboliche invece le presenze dei No Tav o di altri movimenti, che aderivano ma avevano scadenze locali a cui non hanno rinunciato. Un vecchio difetto, quello della sottovalutazione dell’importanza delle mobilitazioni generali, che d’altra parte era presente già nel 1968-1969 e nel lungo decennio di lotte che hanno seguito il “biennio caldo”. Buona la presenza delle forze politiche della sinistra, anche se una parte di esse hanno preferito sfilare negli spezzoni dei movimenti in cui sono impegnate.

Ma ieri c’era una novità rispetto a moltissime scadenze degli ultimi anni: quando il corteo è arrivato in piazza la stragrande maggioranza dei partecipanti sono rimasti ad ascoltare con molta attenzione il comizio, senza farsi spaventare dal numero degli interventi, che era notevole (ma come si poteva evitarlo, se la manifestazione aveva registrato un record di adesioni?). Anch’io, che di solito non sopporto facilmente la retorica degli interventi rituali, sono rimasto attento fino alla fine, accorgendomi allora che la piazza era ancora quasi piena, fino al monumento a San Francesco, su cui si erano appollaiati in molti per avere un colpo d’occhio sulla piazza. Un dato inconsueto. Ma la ragione è semplice: non era una scadenza rituale. Ed era un “buon modo per cominciare“.

(a.m. 28/10/12)

 

PS Mi ha colpito che molti inviati di TV locali e anche nazionali, questa volta non hanno calcato troppo la mano sull’episodio marginale del “corteo selvaggio” di studenti e centri sociali che, bloccando la tangenziale est e l’imbocco dell’autostrada per l’Aquila, ha paralizzato per qualche tempo diversi quartieri adiacenti.

Forse è perché la città ci è abituata: appena la sera prima era stato un semplice temporale a bloccare per ore la linea B della metro, provocando un caos indescrivibile intorno alla stazione per l’afflusso di molte decine di bus sostitutivi e un ingorgo di taxi che si intralciavano a vicenda. Mi ci ero trovato in mezzo arrivando da Ancona, e a me, che a Roma sono nato e ho vissuto molti anni, era sembrato intollerabile, mentre ho scoperto con stupore che veniva invece sopportato con grande rassegnazione dai romani…

PPS Una rettifica, con le mie scuse ai No Tav. Alla "scadenza locale" a cui alludevo genericamente, in realtà non potevano proprio rinunciare: era un impegno preso da tempo con un notaio, e non spostabile, per il completamento dei passaggi di proprietà dei piccoli lotti di terreno acquistati per rendere più difficili gli espropri in valle.

 



Tags: Roma  No Monti Day  Monti  USB  Cobas  CGIL  FIOM  PRC  sinistra critica  RiD  No Tav