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No-Tav: sorvegliati e sorveglianti

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No-Tav. «Sodali» sorvegliati e sorveglianti

di Diego Giachetti

 

Pochi giorni or sono gli attivisti informatici di Anonymous sono entrati nel database della polizia di stato italiana e hanno “arraffato” diversi documenti tra cui quelli sul No-Tav, il movimento che da anni si batte contro la linea ferroviaria ad alta velocità che si vuole costruire tra Lione e Torino. Informative sulle attività dei No-Tav, analizzate nei minimi dettagli - scritte sui muri comprese - e sui movimenti o singoli attivisti considerati "estremisti"; documenti sulla posizione legale degli “infiltrati” e degli “agenti provocatori” e su come muoversi nelle attività sotto copertura; schede tecniche sulla tecnologia utilizzata nelle cimici micro-ambientali di ultima generazione, e la relazione sulla dinamica dell'incidente al valsusino Luca Abbà, caduto dal traliccio mentre era inseguito da un poliziotto, sono disponibili sul sito http://par-anoia.net/assessment/it/sample/

Di particolare interesse sono alcuni file che trattano delle attività investigative e repressive messe in atto contro esponenti, gruppi che partecipano a vario titolo al movimento No-Tav. Nella variegata casualità dei documenti pubblicati, spicca la relazione riservata che la questura di Torino invia al Ministero dell’Interno a seguito di una precisa richiesta di quell’ufficio del 30 marzo 2012, spedita a tutte le questure della Repubblica, la quale invitava al «Monitoraggio dei sodalizi della sinistra e della destra antagonista», al fine «di poter disporre di un quadro sempre aggiornato dell’antagonismo a livello nazionale avendo cura di indicare, per ogni singolo sodalizio, movimento, o fazione, sotto qualsivoglia forma organizzate». Era indicata anche la “scaletta” dei punti che andavano trattati: denominazione, sede, titolo di possesso dell’immobile (proprietà, affitto, occupazione abusiva), numero degli aderenti, area politica di appartenenza, modalità di finanziamento, presenza di eventuali altri organismi, siti internet, leader e principali esponenti, sintetica ricostruzione della storia del «sodalizio» dalla sua costituzione con cronologia delle principali attività ed iniziative svolte, episodi di tensione o violenza attribuibili, attività investigativa svolta.

Al tema assegnato la Questura di Torino rispondeva con una corposa relazione di una cinquantina di pagine che prendeva in esame le varie aree dell’antagonismo suddividendole in Centri sociali (di area marxista e della disobbedienza), movimenti di estrema sinistra, No-Tav, associazioni ambientaliste (Greenpeace) organizzazioni politiche e movimenti (Socialismo rivoluzionario, l’International solidarity movement, Lotta Comunista, Comitato No Grat (grattacieli a Torino), associazioni animaliste, Lega antivivisezione, centro sociali di area anarchica, classificati in anarco-isurrezionalisti, anarco-squatter, Federazione anarchica italiana e, infine, l’area di estrema destra.

Per ognuno dei gruppi o centri sociali citati, si forniscono dettagliate indicazioni, esaurienti rispetto alla scaletta imposta come svolgimento dal ministero degli interni. Molti i nomi e le vite personali sviscerate dei “leader”, con abbondanza di riferimenti a trascorsi giudiziari vecchi e nuovi. Insomma un “lavoro” ben fatto, una rappresentazione, dal punto di vista della polizia, del movimento No-Tav secondo la quale emerge che esso, mai citato nella sua dimensione consensuale allargata, è ampiamento manipolato da “sodali” dell’estremismo e dell’antagonismo. Il sostantivo “sodale” è il nerbo linguistico-interpretativo che governa l’impianto investigativo. Non è certo una parola neutra, significa infatti socio di un sodalizio, termine quest’ultimo usato già nella Roma antica per indicare un’associazione a carattere politico o religioso, costituita a fini cospirativi e volta a sostenere i propri membri. L’idea guida che si percepisce consiste in una lettura-interpretazione dei conflitti sociali come prodotto di forze eversive e sobillatrici, esterne a  una società che altrimenti sarebbe “buona” e pacifica. Il turbamento è prodotto dai sodalizi estremi di destra e sinistra. Una riproposizione aggiornata del vecchio teorema secondo il quale i conflitti sociali sono prodotti dagli opposti estremismi.

La relazione è svolta nel consolidato stile storico e linguistico della polizia, simile a tante altre che lo storico o il ricercatore di mestiere si trovano fra le mani scartabellando le carte di polizia conservate all’Archivio di Stato. Solo che quelle sono consultabili dopo diversi decenni, mentre queste lo diventano subito, nel corso stesso del farsi degli eventi e della storia. E’ una novità. Se come si dice da più parti un “grande fratello” è in grado di controllare le nostre comunicazioni informatiche e o telefoniche, altrettanto però può accadere al controllore, i cui dati, riservati, possono essere divulgati. Naturalmente si tratta di dati sensibili e quando in particolare si riferiscono a persone vanno rispettati, evitando di cadere nella cronaca spicciola, come spesso sono i rapporti di polizia, per lasciare invece il campo all’interpretazione e all’uso “storico” del documento. Si tratta, ora come in passato, di documenti ai quali ci si deve accostare andando oltre la primitiva curiosità che essi stimolano, quella che deriva dal mettere le mani nelle faccende degli altri. Su questa strada si produce solo pettegolezzo e cronaca, non interpretazione e storia. Quest’ultima si dà quando il documento è inserito nel contesto, quando si opera con una attenzione critica e rigorosa sulla fonte stessa. Costante in questi casi deve essere il richiamo al rigore metodologico e scientifico, ancor più necessario quando si tratta di storia contemporanea, perché bisogna dominare una documentazione straripante attraverso l’individuazione dei problemi e l’interpretazione concettualmente fondata, coniugandola con la sensibilità umana: «pietas e finesse, insomma, come armi nella lotta quotidiana dello studioso col documento e col tema», come scriveva lo storico Guido Quazza, Preside della Facoltà di Magistero di Torino, denominato al suo tempo, dai “sodali”, il “preside del ‘68”, perché unico nel Senato accademico dell’Università a difendere le ragioni del movimento studentesco.

 

Diego Giachetti

 



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