Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Come si diventa faraone

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Come si diventa faraone

Mohamed Morsi non mi ha mai entusiasmato. Non avevo certo puntato sulla sua vittoria, anche se i principali candidati che gli contendevano la presidenza erano poco convincenti (un po’ come i “magnifici cinque” delle primarie del PD).

Tuttavia credo che non sia un caso che la stampa internazionale, compresa quella “di sinistra”, si sia accorta delle sue magagne proprio ora. È vero che Morsi ha fatto un gesto scandaloso, ha destituito il procuratore generale della repubblica, Abdel Meguid Mahmoud, scontrandosi con la reazione corporativa del grosso dei magistrati. Eppure Abdel Meguid Mahmud era stato nominato da Osni Mubaraq, e il motivo (o pretesto, se si vuole) per la sua destituzione è stata l’assoluzione scandalosa di molti funzionari del vecchio regime accusati di uccisioni di manifestanti. Inoltre alcuni dei pochi magistrati che si erano davvero opposti a Mubaraq sono stretti collaboratori di Morsi: Mahmud Mekki è vicepresidente, suo fratello Ahmad Mekki è ministro della Giustizia e Hossam el Gheryani è presidente della commissione costituzionale.

E allora? Perché?

Non ho certo sposato la causa di Morsi, ma ho il sospetto che la sostanziale unanimità nel presentarlo come “faraone”, soprattutto da parte di chi aveva accettato per decenni il dittatore Mubaraq, sia legata non tanto al suo comprensibile tentativo di consolidare il suo potere, ancora abbastanza incerto e contestato da varie parti, ma al ruolo che ha avuto nella vicenda della nuova aggressione israeliana a Gaza. Sarà stato strumentale, propagandistico, ecc. ecc., ma non si era mai visto un primo ministro inviato a Gaza durante i bombardamenti, e lo aveva mandato proprio Morsi, col risultato di spingere altri paesi a fare lo stesso: è arrivato subito il ministro degli esteri tunisino e poi c’è stata una vera processione di altri politici del mondo arabo-islamico. Non sarà risolutivo, ma a Israele non è piaciuto sicuramente. Agli abitanti di Gaza invece si…

Dopo di che fanno bene tutti quegli egiziani che vigilano su un possibile accentramento del potere nelle mani di Morsi, e lo criticano, anche dall’interno dei Fratelli Musulmani: ultimo il presidente della Shura (la camera alta), Ahmed Fahmi, che ha denunciato la pretesa presidenziale di rendere inappellabili i suoi decreti, col risultato che Morsi ha dovuto ribadire che si tratta solo di una misura temporanea.

Fanno bene i laici e le sinistre a vigilare contro i pur cauti tentativi di definire un’identità islamica dello Stato. Ma andiamoci piano prima di tirare conclusioni affrettate, magari suggerite proprio da chi – a Washington e a Tel Avivv - mal digerisce il nuovo ruolo dell’Egitto emerso nell’ultimo anno.

Non vorrei che nella sinistra questo atteggiamento fosse un sottoprodotto della più generale sottovalutazione del significato delle “primavere arabe”, che ha già portato a sviste clamorose sulla Siria e sulla Libia. Tra l’altro, dato che tra le cause di questa cecità c’è l’atteggiamento più che benevolo di Cuba e Venezuela verso il regime di Assad e un presunto campo antimperialista di cui farebbero parte anche la Russia di Putin, la Cina e la Corea del Nord, non vorrei che si finisse di nuovo per inserire anche questi regimi nel panteon della sinistra…

(a.m. 26/11/12)



Tags: Gaza  Egitto  Morsi  Cuba  Venezuela