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Taranto:polemica sugli obiettivi

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A Taranto polemica sugli obiettivi

Dai compagni di Sinistra Critica di Taranto ricevo la documentazione su una loro polemica con Legambiente sulle rivendicazioni possibili. Prima di tutto riporto la proposta di Legambiente, poi la risposta di Sinistra Critica. Mi sembra un buon esempio di discussione corretta e pacata nel movimento.

Quanto ai contenuti, mi pare evidente che tutto è difficile da rivendicare, in un  contesto in cui non solo i capitalisti hanno spadroneggiato impunemente negli ultimi tre decenni, ma in cui sindacati e partiti della sinistra hanno contribuito a cancellare la memoria delle lotte di classe. Ma sarà ancor più difficile se per il momento ci si limita ad auspicare che il governo “intervenga per obbligare”. Il governo non ne ha la minima intenzione, l’unica possibilità è una forte campagna per mutare i rapporti di forza, concentrandosi su un obiettivo concreto: l’esproprio dei beni accumulati dai Riva impossessandosi di un bene comune, che era stato costruito a spese della collettività per assicurare acciaio a buon mercato a tutta l’industria meccanica italiana (nessun privato avrebbe potuto sborsare quelle somme, e garantire l’interesse collettivo). Di fatto, si tratta di spiegare che si chiede la restituzione del maltolto, unico modo per poter cancellare i danni fatti. (a.m.28/11/12)

Legambiente: “Governo intervenga per bloccare la fuga dell’Ilva da Taranto

e imporre subito il risanamento degli impianti”.

 “La situazione dell’Ilva di Taranto va risolta ora e nel rispetto della salute e del lavoro. Il governo deve intervenire per obbligare l’azienda al miglioramento degli impianti e al risanamento dell’ambiente continuando a produrre. Nessun alibi deve essere fornito a chi ha tirato troppo la corda per evitare di investire in innovazione e risanamento e ora approfitta del blocco per continuare a non fare nulla, dopo aver colpevolmente inquinato e danneggiato per anni la città e i suoi abitanti”.

 Così il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, ha commentato la notizia della chiusura dell’Ilva.

 “Senza l’intervento della Magistratura saremmo ancora molto lontani dal conoscere gli equivoci affari condotti dall’azienda - ha continuato Cogliati Dezza - ma a questo punto è necessario impedire ogni via di fuga che permetta ai Riva di lasciare azienda e città nelle pesti, dopo aver sfruttato senza ritegno risorse e operai, senza mai affrontare seriamente alcuna ipotesi di risanamento e innovazione che avrebbe permesso all’azienda di stare sul mercato in maniera competitiva e sostenibile”.

 Alla luce delle intercettazioni pubblicate oggi inoltre, Legambiente chiede le dimissioni di coloro che sono risultati compromessi nella vicenda dell’Aia del 2011 rilasciata dall’allora ministro Prestigiacomo e che, come denunciato subito dalla nostra associazione, era stata scritta dalla stessa azienda.

 

                                                                                        Legambiente Taranto

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Cari amici di L.A.
Seguiamo sempre con interesse i vostri  documenti e iniziative, anche se qualche volta non ci troviamo d'accordo. La cosa si ripete anche in questo comunicato del  presidente Cogliati Dezza. Quello che ci sorprende è, che ben sapendo che Riva non ha nessuna intenzione di fare "spese pazze", Lega Ambiente continui a pensare che ci sia qualcuno che possa obbligarlo. Se questo fosse stato possibile, qualcuno, nella fattispecie il governo, lo avrebbe già fatto. Per Riva le cose da fare sonopannicelli caldiper far abbassare un po’ la febbre(leggi tensioni fra i lavoratori di Taranto e del resto del gruppo) e, successivamente, riprendere a fare le porcate che ha fatto fino ad ora. Non vi pare che se avesse voluto mettere mano al portafogli, lo avrebbe già fatto? Vogliamo fare un paragone azzardato. Se una famiglia tiene male un figlio, i servizi sociali intervengono e, se le condizioni di disagio continuano il Magistrato dei minori toglie la "patria potestà"alla famiglia. Ora, per Riva, i servizi sociali (leggi Magistratura), sono intervenuti ripetutamente, il Magistrato (in questo caso il governo), deve togliere la "patria potestà" (leggi esproprio della fabbrica), bloccando tutti i beni della famiglia Riva che devono servire a ripagare i danni provocati ai lavoratori e alla città. Ecco perché non siamo d'accordo con l'appello di Cogliati Dezza. Riva deve essere espropriato e lo Stato si deve far garante del risanamento degli impianti a spese di Riva. Si può obbiettare che  il governo non prenderà questo provvedimento? Lo sappiamo che per sua iniziativa non lo farà. Per questo bisognerà sostenere una grande mobilitazione nazionale non solo del gruppo Riva ma anche di tutti i lavoratori che riconoscono l'importanza di non distruggere l'ultimo grande presidio produttivo insieme alla FIAT.
Scusate la polemica, ma con L.A. vogliamo mantenere una cordiale interlocuzione.
Un caro saluto da Sin. Cri. Taranto

 

 



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