Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Amara discussione dopo il voto

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Difficile discussione dopo il voto

 

Avevo già commentato ieri in Dov’è la sconfitta?l’esito delle votazioni degli iscritti a “Cambiare si può”. Ieri tuttavia, mi ero soffermato soprattutto su un aspetto: l’esiguità della platea elettorale, nonostante fosse stata allargata incautamente dopo l’assemblea del 22 dicembre a molti che non avevano partecipato ai dibattiti della prima fase.

L’inesperienza della presidenza aveva fatto accettare infatti la pressione di un gruppo di scalmanati che, vociando ai piedi del palco, chiedevano di modificare i termini per l’iscrizione, col pretesto che sarebbe stato assurdo rifiutare nuovi iscritti: “siamo appena diecimila e possiamo diventare milioni, non possiamo chiudere le porte”… Erano squallidi mentitori, dal momento che chi fa politica sa bene che ogni congresso fissa una data di iscrizione per definire chi ha diritto al voto. Poi, le iscrizioni si riaprono immediatamente. In Sinistra Critica anzi oltre una certa data stabilita in anticipo ci si può ugualmente iscrivere e anche partecipare ai congressi, ma senza diritto di voto. Quei contestatori avevano in realtà come unica preoccupazione quella di far saltare con l’affluso di nuove truppe “cammellate” le pregiudiziali nei confronti delle candidature dei segretari dei partiti, e di chi è stato eletto negli ultimi dieci anni, e che quindi è apparso corresponsabile della politica di quel governo Prodi che ha assicurato la vittoria della destra e la distruzione della sinistra.

Per arginare in parte il prevedibile afflusso massiccio di votanti “cammellati” dalle burocrazie di partito, era stata introdotta tardivamente una misura al tempo stesso insufficiente e fastidiosa: le nuove iscrizioni per essere valide dovevano essere corredate del numero di codice fiscale. Lo scopo evidente era di ridurre le iscrizioni in blocco di nomi copiati dagli indirizzari di partito, in cui ovviamente non c’è il codice fiscale.

Ieri mi preoccupavo per l’imbarbarimento del dibattito, con pressioni e insulti a chi ha avuto dubbi sulla validità della candidatura di Ingroia, della cultura che si porta appresso, e dei metodi che ha inaugurato con la sua OPA. Mi preoccupavo inoltre che con certi esagitati scatenati contro presunte aristocrazie intellettuali non sarà facile discutere in un futuro prossimo, ma anche che il carattere sopraffattorio della calata in forze dell’apparato dei partiti può alimentare le diffidenze nei confronti dei partiti in quanto tali, scavando nuovi fossati all’interno della sinistra.

Tuttavia ci sono altre riflessioni possibili. L’operazione di cammellaggio e l’OPA hanno avuto successo solo per l’inesperienza del gruppo promotore, (fortunatamente) tutto o quasi cresciuto al di fuori delle burocrazie, ma anche per la fragilità dei regolamenti. Come Pepino, Revelli e la Sasso sottolineano nella lettera in cui annunciano le loro dimissioni al gruppo dei 70 promotori, in “Cambiare si può, c’erano solo incarichi temporanei. Per questo, “in mancanza di altri luoghi di decisione”, nel dimettersi hanno proposto che prendessero le redini alcuni dei 7 che hanno votato si, tra cui, hanno aggiunto maliziosamente, “Gianni Rinaldini, che di trattative se ne intende”… Giacché l'esperienza di "Cambiare si può" è stata scippata proprio attraverso trattative segrete in cui primeggiavano i vecchi volponi della politica...

In ogni caso hanno scoperto, anche se un po’ tardivamente, la necessità di strutture organizzative, democratiche, revocabili, ma funzionanti anche di fronte a imprevisti.

Ho riportato comunque sia la versione integrale del comunicato di Livio Pepino, Marco Revelli e Chiara Sasso, sia alcuni commenti amareggiati di due di loro, stupiti per la volgarità degli attacchi successivi, molti dei quali del tutto prepolitici.

Soprattutto Revelli, bestia nera dei fanatici ingroiani, domanda loro: «Che cosa avreste detto se ci fossimo avvitati al ruolo e avessimo preteso di continuare a funzionare da rappresentanti “per ogni stagione”? (mi verrebbe da dire che forse la cosa è di difficile comprensione per chi è abituato alla "delega a prescindere" che domina nella cattiva politica, ma per tutti gli altri dovrebbe essere abbastanza chiara).»

Ma anche Livio Pepino osserva giustamente che «la trattativa per "condizionare positivamente" programma e candidature della lista "Rivoluzione civile" va condotta - come è sempre accaduto fino ad ora in una esperienza che non ha avuto burocrazie ma solo incaricati per compiti specifici - da chi ne è convinto: per ragioni sia di credibilità personale che di potenziale efficacia».

Ho qualche dubbio invece sulle sue conclusioni, che rinviano il dibattito a subito dopo le elezioni. È invece urgente che non venga rinviata la riflessione su perché è stato possibile in appena dieci giorni la distruzione di un progetto che stava crescendo (troppo, forse, se suscitava appetiti anche in alcuni che inzialmente l’avevano snobbato…), per non lasciare nel disorientamento chi si è sentito scippato, e per evitare reazioni settarie e di rigetto del principio stesso di partito, buttato via insieme all’acqua sporca delle precettazioni burocratiche.

(a.m. 2/1/13)

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Cari amici,

 

la consultazione telematica tra coloro che hanno aderito a “Cambiare si può” circa l’opportunità di proseguire nell’iter di formazione di una lista comune (oggi, dopo la presentazione del simbolo, “lista Ingroia”) si è conclusa alle 24.00 del 31 dicembre. Hanno votato 6.908 su circa 13.200 aventi diritto al voto: i SI sono stati 4.468 (64,7%%), i NO 2.088 (30,2%%) gli astenuti 352 (5,1%%).

Il risultato è dunque chiaro, e richiede una pronta attuazione. Tenendo conto di tre elementi di fatto:

 

  1. "Cambiare si può" non è, non è mai stato, non ha mai voluto essere un soggetto politico. Le 70 persone che hanno sottoscritto il documento iniziale proponevano una "cornice" comune per la formazione di una lista elettorale di "cittadinanza politica attiva". Quel progetto non si è realizzato e resta quindi nel suo stato originario di proposta politica e organizzativa da approfondire in futuro.

 

  1. Parallelamente a quel progetto si è sviluppata una iniziativa che ha portato alla presentazione della “lista Rivoluzione civile" o “lista Ingroia”. La consultazione telematica tra gli aderenti a “Cambiare si può” ha dato una indicazione nettamente maggioritaria nel senso della opportunità di interloquire con tale lista al fine di vedere in essa rappresentate, almeno parzialmente, le istanza sottese al progetto di “Cambiare si può”. A ciò occorre procedere al più presto.

 

  1. Il nostro mandato si è concluso e per quanto ci riguarda non è rinnovabile. Era stato deciso in assemblea il 22 dicembre e comprendeva la presa di contatto e la “trattativa” fino al 28 dello stesso mese, nonché la verifica telematica delle “regole” (cosa che appunto si è appena conclusa). Non abbiamo d’altra parte mai nascosto la nostra opzione negativa rispetto alla questione sottoposta al voto, e non crediamo che esistano uomini e donne “per tutte le stagioni”. Pur prendendo doverosamente atto della volontà della maggioranza riteniamo che ad avviare i nuovi colloqui debba essere un diverso “gruppo di contatto” che abbia condiviso la posizione prevalente. Esso avrà il difficile compito di presidiare i punti già acquisiti nei precedenti colloqui, e in particolare gli elementi di programma sottolineati nella prima mozione del 22 (rimessa in discussione del fiscal compact e delle politiche di austerità imposte dall’Europa; rifiuto della logica delle grandi opere a cominciare dal TAV; politiche del lavoro e dei relativi diritti; difesa e rilancio del welfare e della laicità e pubblicità della Scuola e dell’Università; taglio della spesa militare, cancellazione delle missioni militari all’estero e politica della pace; politiche di accoglienza e dei diritti dei migranti) e di limitare al massimo i danni sul versante delle pratiche di formazione delle liste, sostenendo il metodo della piena pubblicità e territorialità dei processi e delle scelte.

 

P. S. per i Firmatari - L’individuazione del gruppo di contatto è urgente per evitare di arrivare a cose fatte. Non sta a noi ma, in mancanza di altri luoghi di decisione, al gruppo dei promotori definirne la composizione: al solo fine di guadagnare tempo e considerando le posizioni espresse in lista ci permettiamo di sollecitare la disponibilità di Oliviero Beha e Francesca Fornario, magari affiancati da Gianni Rinaldini, che di trattative se ne intende (precisando, peraltro, che non ne abbiamo previamente accertato la disponibilità).

Un cordiale saluto e un sincero in bocca al lupo a tutti.

 

Chiara, Livio e Marco

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Revelli: SULL'IMPORTANZA DI IMPARARE A LEGGERE

Credo che sarebbe opportuno che chi scrive imparasse anche a leggere. O a capire quanto legge e quanto scrivono gli altri.
Nel nostro messaggio (di Chiara Sasso, Livio Pepino e mio) si dicevano alcune cose a mio avviso pienamente comprensibili per chi non nutra pregiudizi.
Si diceva, intanto, che il risultato della votazione era chiaro e vincolante tanto che ad esso si doveva dare una PRONTA ATTUAZIONE (capito?) Il che significa non solo che lo accettiamo ma che ce ne sentiamo anche impegnati. Perché questa è la democrazia.
Diceva poi che il progetto ideale di Cambiare si può va oltre la scadenza elettorale, e che merita di avere sviluppi FUTURI che il breve tempo concesso dalla fine anticipata della legislatura evidentemente non permetteva (capito?). Il che vuol dire che non solo non intendiamo abbandonarlo al suo destino ma, al contrario, vogliamo continuare a partecipare e a coltivare quel progetto e anche quella comunità che in esso si è riconosciuta (tanto quelli del SI quanto quelli del NO che vorranno continuare a credervi) Spero si sia capito. Quelli che da più tempo partecipano alle attività di Cambiare si può e ci conoscono personalmente lo sanno bene, forse gli altri ci sono passati un po’ frettolosamente accanto o sono arrivati troppo di recente per comprenderne lo spirito, o dello spirito non gliene importa nulla.
Diceva, infine, che il nostro mandato è SCADUTO (perché era stato dato dall'Assemblea del 22 dicembre e terminava con la votazione telematica che si è appena conclusa - capito?). E che proprio perché rispettosi della volontà maggioritaria che si è manifestata nel voto, ritenevamo che le persone che con maggior efficacia avrebbero potuto portare avanti il discorso in questa fase delicata del percorso fossero quelle che più condividono la soluzione indicata dai votanti (capito?). Noi avremmo proseguito come semplici “portatori d’acqua” o rematori, lasciando al timone chi può far meglio. E' sbagliato questo ragionamento? Che cosa avreste detto se ci fossimo avvitati al ruolo e avessimo preteso di continuare a funzionare da rappresentanti “per ogni stagione”? (mi verrebbe da dire che forse la cosa è di difficile comprensione per chi è abituato alla "delega a prescindere" che domina nella cattiva politica, ma per tutti gli altri dovrebbe essere abbastanza chiara). Temo che solo un fitto velo di pregiudizio impedisca di vedere il reale senso delle parole.
Dunque: qui nessuno pensa di “abbandonare la nave” (trovo offensivi il sospetto e il termine). Nessuno si porta via il pallone durante la partita solo perché non vince, al contrario: il pallone è lì, sul campo, a disposizione di tutti, e in cabina di regia ci va chi può fare più goals. Nessuno crede che Cambiare si può abbia esaurito il proprio senso, al contrario, riteniamo che oggi ne abbia più che mai. Nessuno si crede superiore all’opinione della maggioranza, e quel testo dovrebbe esserne la dimostrazione, se si sa leggere quello che vi è scritto e non si cercano o immaginano significati nascosti.
Devo dire che mi spaventa il livello di aggressività (e in qualche caso di volgarità) di alcuni messaggi, la mancanza di rispetto nei confronti degli altri, il grado di diffidenza che rivelano. E mi conferma nella convinzione che i guasti nella struttura della personalità di questo ventennio di cattiva politica non hanno risparmiato nessun settore, al di là delle appartenenze e del colore politico. Spero che il “fare” – l’impegno per un buon successo dell’impresa comune – permetta di smaltire i veleni e di rendere un po’ più lucide (e limpide) le menti, perché davvero di risse, sospetti, denigrazioni, e volgarità non se ne può davvero più.

 

MARCO REVELLI

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LIVIO PEPINO: RIBADISCO...
Leggo alcuni commenti che mi paiono non appropriati al messaggio inviato da Chiara, Marco e da me all'esito della consultazione telematica disposta dall'assemblea di "Cambiare si può" del 22 dicembre. Ovviamente si può essere d'accordo o meno sulla nostra posizione ma non mi sembra corretto attribuirci affermazioni o intenzioni che non abbiamo mai espresso. Ribadisco, quindi, per punti la nostra posizione:
1) alle elezioni di febbraio non ci sarà una lista "Cambiare si può": non si tratta una valutazione ma di un fatto (come si vedrà dalle schede, come hanno riconosciuto tutti, come risulta dallo stesso quesito sottoposto al voto telematico in cui si parla di una lista diversa);
2) il popolo di "Cambiare si può", interpellato con una consultazione democratica (che non ha rimesso la decisione ai soli promotori), ha ritenuto, con una maggioranza superiore al 60%, di dare il proprio contributo alla formazione e al successo della lista "Rivoluzione civile" o "Ingroia" e questa indicazione deve avere "pronta attuazione" (ferma, ovviamente, la possibilità, per chi non la condivide, di farsi da parte illustrandone le ragioni);
3) la trattativa per "condizionare positivamente" programma e candidature della lista "Rivoluzione civile" va condotta - come è sempre accaduto fino ad ora in una esperienza che non ha avuto burocrazie ma solo incaricati per compiti specifici - da chi ne è convinto: per ragioni sia di credibilità personale che di potenziale efficacia (è impensabile che ottenga buoni risultati chi non è convinto della bontà della operazione e abbiamo sempre detto che ci deve essere consonanza tra rappresentanti e rappresentati...);
4) noi, avendo esaurito l'incarico (espressamente definito "esplorativo" e funzionale alla consultazione telematica) affidatoci dall'assemblea del 22 dicembre, non intendiamo assumerne uno nuovo e diverso (anche perché abbiamo, sulla lista "ingroia", valutazioni diverse da quelle della maggioranza) e sollecitiamo l'immediata formazione di un nuovo "gruppo di contatto" proprio per evitare che l'indicazione di voto venga nei fatti disattesa;
5) noi crediamo profondamente, al di là delle attuali contingenti divergenze, nel futuro dell'idea e del progetto sottostante a "Cambiare si può" e ricominceremo a lavorarci pubblicamente subito dopo le elezioni: non prima proprio per evitare che ciò sia letto come ostilità alle scelte emerse nella consultazione telematica.
Spero (non di avere convinto ma) di essere stato chiaro.
Buon lavoro e in bocca al lupo a tutti
livio pepino