Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Almeyra: l'EZLN e l'alternativa

Almeyra: l'EZLN e l'alternativa

E-mail Stampa PDF

L’EZLN, L’AUTONOMIA, L’AUTOGESTIONE E LA LOTTA

PER UN’ALTERNATIVA

Guillermo Almeyra

 

Vanno viste positivamente la decisione e l’organizzazione delle popolazioni indigene del Chiapas delle comunità zapatiste che, a poco meno di vent’anni dalla loro ribellione e nonostante il forte impatto del loro isolamento, la permanente ostilità dei governi, la miseria crescente e l’emarginazione, conservano e rinnovano in permanenza la loro forza, sfilano orgogliosamente per le città della regione e resistono attivamente nel proprio territorio, logorato dalla guerra di poveri contro poveri fomentata dalle classi dominanti tramite il PRI.

Va altresì messo in rilievo come questa resistenza tragga forza dalla sua organizzazione, dal suo carattere comunitario e dalla sua volontà di costruire le basi per l’autonomia, malgrado i limiti, le carenze e gli errori di una direzione a lungo muta e impassibile di fronte agli orrori provocati dall’imposizione fraudolenta a Los Pinos di Calderón e della sua banda del PN con l’appoggio del PRI e dei cagnolini del PRD. [ l'EZLN è criticato per aver considerato il "nemico principale" López Obrador, proponendo l'astensione. López Obrador ha perso per 100.000 voti... NdR] La rivendicazione di quelle decine di migliaia di indigeni si fonda sulla volontà e la decisione dei quasi 200.000 abitanti delle comunità ribelli che lottano anche per gettare le basi della propria autonomia.

Ora, di fronte alla debolezza di un governo nato dal ricorso alla frode e attivamente ripudiato dalla parte migliore della società messicana, questo zapatismo del Chiapas sente che è questo il momento favorevole per uscire ancora una volta a reclamare una rivendicazione costante e sacrosanta: il rispetto degli accordi di San Andrés e il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura delle popolazioni indigene. Un obiettivo che, pur non cambiando radicalmente la condizione di queste ultime, esige che si riconoscano loro diritti uguali a quelli del resto dei cittadini e che si amplino i diritti delle popolazioni originarie e dell’intero Messico che lavora e produce ricchezze destinate ad altri. Dà impulso, in questo modo, alla lotta in difesa della Costituzione e per i diritti democratici, che dipendono entrambe dai lavoratori, dai poveri, dagli oppressi e dagli sfruttati di ogni genere e che solo questi possono imporre e difendere.

In questo modo, l’EZLN, pur senza porlo esplicitamente, rompendo il silenzio e riprendendo un’offensiva politica attraverso una dimostrazione di forza e la mobilitazione, si appoggia alla lotta dei milioni che protestano contro l’imposizione fraudolenta di Peña Nieto con la complicità di Calderón, si salda cioè ai milioni che hanno votato per López Obrador e che cercano di dar vita a MoReNa [Movimento di Resistenza Nazionale], e alle centinaia di migliaia di coloro che si sono battuti e si battono sul piano politico e nelle piazze per i diritti democratici e le conquiste costituzionali e legali calpestate, ad esempio “#Yo soy 132”, gli elettrici del SME, altri sindacati combattivi e la sinistra anticapitalista. [Il movimento giovanile “#Yo soy 132”, è nato durante la campagna elettorale, in risposta al candidato presidenziale del PRI Peña Nieto che sosteneva che i contestatori erano solo 131 in una nazione di oltre 100 milioni di abitanti. NdR].

Sempre implicitamente, chiama a un’azione congiunta quanti hanno lottato (purtroppo senza il sostegno dell’EZLN) contro le politiche del PAN che il PRI inasprirà e continuerà, esigendo la concretizzazione del riconoscimento degli accordi di San Andrés e di una modifica costituzionale che comprenda i diritti indigeni. È infatti ovvio che i risultati nelle piazze e nello stesso parlamento non possono dipendere esclusivamente dalla trattativa tra l’EZLN e il governo di Peña Nieto ma richiedono un cambiamento dei rapporti di forza politici in Chiapas e nell’intero paese.

Il sostegno di milioni o di centinaia di migliaia di persone e la capacità di mobilitare forze non sono sufficienti di per sé. Il problema è per che cosa ci si mobilita e con quali obiettivi. AMLO [Andrés Manuel López Obrador] ha mobilitato milioni di persone nel 2006, e fino al 2012, e tuttora ne organizza milioni, ma non per una lotta in grado di imporre una trasformazione sociale. La mobilitazione sostiene sempre la resistenza sociale, ma non è sufficiente ad imporre un’alternativa al potere dell’oligarchia e del capitale finanziario internazionale se manca la capacità di unificare dietro obiettivi comuni persone che sono d’accordo solo su alcuni punti fondamentali e se chi ha la capacità organizzativa non ha però un obiettivo chiaro e credibile di trasformazione della realtà, non di una sola regione ma dell’intero paese, e non dall’alto ma attraverso la mobilitazione e il salto di qualità dei livelli di coscienza che si plasma in poteri locali degli oppressi.

In Messico, si stanno costituendo le basi per la controffensiva degli oppressi e degli sfruttati con i tentativi – in Cherán, nell’Istmo di Tehuantepec, in Oaxaca, nella Montagna di Guerrero – di costruire le basi per l’autonomia e l’autogestione. Tuttavia, se isolati, rimarranno tentativi effimeri all’interno di comunità povere e isolate. Perché si affermino, devono estendersi e cominciare a costruire coscienza e potere, insegnando al tempo stesso agli altri messicani ad autorganizzarsi per risolvere da soli i gravi problemi.

Le lotte contro la disoccupazione, la carestia, la violenza statale, la delinquenza come parte dell’offensiva capitalista e contro la distruzione di leggi e conquiste ottenute grazie alla mobilitazione contadina nella Rivoluzione Messicana, devono entrare a far parte di un’alternativa anticapitalista, che va costruita tra tutti, insieme, contro l’establishment costituito dal PRI e dai suoi fidi, dal PAN e dai cartelli della droga e dai grandi narcocapitali legati a questi partiti, come anche dai dirigenti del PRD.

Benvenuta l’iniziativa dell’EZLN e l’Altra Campagna, che sono stati assenti in tanti momenti importanti! Benvenuta anche la capacità d’azione e di campagna non elettorale di MoReNa e di quei settori sindacali e di sinistra che cercano di dar vita a un partito operaio indipendente! Benvenute le tante forme di lotta degli “#Yo soi 132”! È venuto il momento di unire le forze, aprendo al contempo una fraterna discussione sugli errori trascorsi della sinistra sociale, per capirne le radici e per superarle.

 

Traduzione di Titti Pierini



You are here Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Almeyra: l'EZLN e l'alternativa