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La pagina di Antonio Moscato

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Immondizia su Cuba

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Immondizia su Cuba

Ogni tanto mi tocca leggere cosa scrive Omero Ciai su “Repubblica”, e mi rattrista un po’ pensare a come è finito uno che aveva cominciato come caporedattore esteri all’Unità: è ormai uno specialista in penose denigrazioni di tutto quel che si muove o resiste in America Latina.

Oggi, per commentare una modesta legge cubana che semplifica le procedure per viaggiare all’estero, di cui avevo già parlato a suo tempo in un articolo su Cosa cambia a Cuba , Ciai ha fatto una drammatica rievocazione dei “grandi esodi degli anni post rivoluzionari”, che significavano “per migliaia di famiglie perdere tutto”, ed anzi “entrare nel limbo dei traditori della rivoluzione”, perdere la casa, farsi sequestrare gioielli e argenteria… Alla fine si capisce tra le righe che più che una vessazione ai poveri cubani, era una misura nei confronti dei profittatori del regime di Batista… Ma, per l’ex comunista Ciai, la solidarietà oggi è evidentemente tutta per chi se ne andava, compatito perché “la Rivoluzione poteva permettersi ogni sopruso”…

L’articolo di Ciai mi era stato segnalato da un compagno indignato, ma ho verificato subito che della portata reale di questa misura non parla affatto. Non è solo un giornalista fazioso, è un pessimo giornalista, che non fornisce fatti ma solo meschina propaganda.

Allora segnalo io alcuni dati essenziali su questa nuova misura, che avrei preferito commentare tra qualche giorno, una volta verificata la reazione dei cubani, che era stata in genere inizialmente favorevole, ma che deve scontrarsi ora con gli ostacoli posti non dalle autorità dell’isola, ma dai paesi che dovrebbero accoglierli. Infatti la maggior parte dei cubani non politicizzati non sa o non crede che attualmente potrebbero andare solo in pochi paesi, e non dei più attraenti: solo una quindicina di paesi al mondo non richiedono il visto di entrata per un latinoamericano: tra questi Russia e Bielorussia, Kirghizistan, la Moldovia, la Malesia, e … il Liechtenstein, dove verosimilmente non potrebbero entrare molti cubani… Inoltre il costo del viaggio sarebbe proibitivo per un cubano che vive solo del suo lavoro. Per giunta non ci sono collegamenti diretti con la maggior parte di questi paesi, per cui occorrerebbe anche un visto per il paese in cui fare scalo. Insomma è una misura più apparente che sostanziale. Ma era desiderata da molti, come spesso si desiderano i diritti che appaiono ingiustamente negati.

C’è un’altra cosa da osservare: a Cuba c’erano state finora varie restrizioni ai viaggi per alcuni casi (oppositori politici o persone legate ad attività essenziali per la sicurezza dell’isola), ma ugualmente molti cubani hanno avuto la possibilità di viaggiare all’estero: per l’esattezza tra il 2000 e il 2012 sono andati all’estero in 941.953, e sono ritornati in patria in larghissima maggioranza (l’87,3%). Tra loro, c’erano 156.068 laureati e di essi solo il 10% non è tornato: evidentemente le offerte di lavoro all’estero non erano molto allettanti. Anche dei 66.000 cubani di lontana origine spagnola che hanno preso una doppia cittadinanza in base a una Ley de memoria historica, solo la metà hanno approfittato di questo per andare nella Spagna da cui provenivano i loro nonni, e che per motivi politici offriva loro ponti d’oro. Casomai è positivo che nella nuova normativa si sia eliminata la punizione per un rientro ritardato, che poteva comportare la perdita della cittadinanza.

Io non ho mai esitato a criticare i dirigenti cubani quando era necessario, su diversi piani. Continuo a preoccuparmi molto quando vedo che invece di affrontare con una discussione aperta e franca i maggiori problemi del paese, si ricorre periodicamente a un’epurazione del vecchissimo gruppo dirigente del partito, magari allontanando un settantenne come Ricardo Alarcón, mentre restano nel Politbjuro diversi ottantenni e perfino novantenni. Ma non dimentico mai che i problemi che limiteranno - anche dopo la nuova legge - il diritto dei cubani a venire ad esempio in Europa non dipendono dal gruppo dirigente cubano, dipendono dalle barriere che i paesi imperialisti come il nostro pongono alla libera circolazione degli esseri umani, cubani o haitiani o maghrebini che siano.

(a.m. 14/1/13)

 

 

 

 

 

 

 

   

 



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