Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Cercando il Sessantotto

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Ogni tanto ho inserito sul sito qualche recensione, mia, o dell’infaticabile Diego Giachetti. In genere l’ho collocata all’interno di una delle sezioni in cui è suddivisa l’area “Attualità e Polemiche”. Sto pensando quindi di inserire una nuova sottosezione “Recensioni” che semplifichi l’identificazione dell’articolo e non abbia altra giustificazione che la segnalazione di un libro interessante e recente. Comincio intanto da questa. Mi dispiace solo che il costo, pur essendo modesto rispetto al numero di pagine, è in assoluto elevato e quindi, soprattutto in tempi di crisi, lo rende inaccessibile a quasi tutti. (a.m.22/2/13)

 

Cercando il Sessantotto

 

di Diego Giachetti

 

 

Il libro curato da Giampaolo Borghello, Cercando il ’68, (Udine, Forum, 2012, pp. 1249, euro 39.50), lascia immediatamente, non fosse altro che per la sua mole, una traccia visiva in chi, anche distrattamente, getta uno sguardo nelle vetrine delle librerie. Se ne ricava subito l’immagine di un ’68 corposo, ricco di ramificazioni e innervamenti nel tessuto sociale e politico delle società industriali, dell’Est e dell’Ovest interessate da quel sommovimento. Da Berkeley a Parigi, da Varsavia a Città del Messico s’intitola la parte antologica dedicata al ’68 nel mondo, senza tralasciare, ovviamente, premesse, contesto internazionale, guerra fredda, distensione, sviluppo economico e sociale, rivoluzione culturale cinese, guerra del Vietnam, morte del Che in Bolivia, Primavera di Praga.  Rispetto a questi temi il taglio adottato è quello di considerare quegli avvenimenti principalmente alla luce delle “letture” che furono fatte nel viso della lotta degli studenti nel nostro Paese. Il libro, una enorme raccolta di testi coevi e interpretativi scritti a caldo o dopo alcuni anni dall’evento, si presenta come una rassegna di documenti su temi specifici dove, a partire dall’Italia, si inseriscono gli opportuni riferimenti a quanto accadeva nel mondo.

E’ un’opera utilissima perché raccoglie testi e documenti vari non sempre facilmente reperibili per lo studioso o il “curioso” della materia. Si pensi ad esempio alla ristampa di parti ampie dei documenti prodotti dal movimento nella università occupate, oggi non facili da reperire. E’ come avere sul tema ’68, una piccola-grande biblioteca cartacea in casa. Dietro, - lo posso immaginare -, c’è un lungo e faticoso lavoro di reperimento di fonti sparse in pubblicazioni varie e qui riunite per la comodità dello studioso. Inoltre, ogni tema che compone il libro, e ogni autore-produttore del testo inserito, è introdotto da una succinta quanto efficace presentazione e contestualizzazione.

Lontano dalla rappresentazione del ’68 come “rivelazione” al mondo, improvvisa e folgorante “nuova era” o “nuovo inizio”, la struttura dell’antologia si fonda su una storicizzazione del fenomeno, soprattutto per quanto attiene alle sue origini. Non a caso per quanto riguarda l’Italia essa si apre con gli anni Sessanta, il boom economico, l’immigrazione al Nord dei meridionali, la “rivolta” di Piazza Statuto a Torino nel luglio del 1962, la contestazione del segretario del Pci, Palmiro Togliatti, all’Università di Pisa, l’emergere di una insofferenza generazionale diffusa, la critica alla scuola di classe di Don Milani, la morte dello studente socialista Paolo Rossi all’Università di Roma, l’impaludamento della spinta innovatrice e riformatrice che sembrava darsi con la formazione dei governi di centro-sinistra sorretta anche dallo scossone rappresentato nel mondo cattolico dal Concilio Vaticano Secondo.

Da questo insieme storico non si può prescindere, pena cadere nella rappresentazione del ’68 come rivelazione”. L’evento è “raccontato” attraverso la riproposizione di documenti inerenti gli spazi e le forme di lotta (assemblee, controcorsi, occupazioni); le cronache delle occupazioni e della contestazione studentesca e la critica al sistema universitario contenuta nei documenti prodotti dal movimento; l’estensione dell’azione del movimento dall’università alla società: rapporti con la città, col movimento operaio, la critica alle istituzioni repressive: manicomi (Psichiatria democratica), alla scuola pubblica e al ruolo degli insegnanti, la magistratura (Magistratura democratica), l’assistenza medico-sanitaria (Medicina democratica), l’esercito (Proletari in divisa); l’influenza che il movimento ebbe sulla cultura: teatro, cinema, scrittura, arte. Non mancano riferimenti ad aspetti di costume e di psicologia politica a partire da curiosi ritratti di leader del movimento, alle canzoni di lotta del e per il movimento, ma anche le canzonette “leggere”, colonna sonora diffusa di quei mesi, note e osservazioni sul linguaggio usato nei volantini e nei documenti e, infine, la rivoluzione nel costume e nello stile di vita: una vera e propria analisi della politica attraverso l’abbigliamento.

Con lo stesso criterio e puntigliosità documentaria nelle mille e più pagine del libro si affrontano altre questioni. Il femminismo, a cominciare da una rassegna sulla condizione delle donne negli anni Sessanta, la sessualità, l’arcipelago femminista e l’impatto del femminismo sulla cultura e sul costume. La nascita dei gruppi della nuova sinistra e le reazioni dei partiti del sistema politico, l’autunno caldo e l’incontro tra studenti e operai; la strage di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969 e l’inizio della strategia della tensione. Le due parti conclusive raccolgono rispettivamente vari contributi circa un tentativo di bilancio, di interpretazione  storiografica, e la cosiddetta “eredità” del ’68 considerata nel suo rapporto col   concetto di modernità, col sistema politico bloccato, con la repressione e il terrorismo nero, fino al dibattito sulla violenza e la scelta, minoritaria, della lotta armata.

            La struttura stessa del libro, il suo arco cronologico, le modalità di presentazione e di raccolta degli argomenti, rivela un quadro analitico e interpretativo che il curatore non nasconde ed enuncia fin dall’introduzione. Lo fa con finezza e pietas storica muovendosi tra periodizzazioni soggettive, tipiche dei protagonisti, declinate in vario modo e storia di lunga durata. Strappa l’evento alla sua fase aurorale, lo riconduce alle sue origini, compara il ’68 italiano a quello di altri paesi al fine di segnalarne peculiarità e diversità nazionali e storico-politiche. Segnala le influenze reciproche, ma anche le loro origini diverse e, conseguentemente, gli sviluppi e le ricadute sociali e politiche difformi. Pone infine una questione non ancora del tutto risolta per la storia dell’Italia repubblicana, quella riguardante il decennio degli anni Settanta. Esso non può essere (anche se lo è spesso) liquidato come una parentesi infelice, nebulosa e caotica, dopo la quale la storia riprese il suo avvio normale, là dove era rimasta nel decennio Sessanta. Né tale parentesi può essere spiegata in sé, come fosse un corpo unico, una presunta deviazione dello “spirito”, dopo di che si diede un “nuovo inizio”. Non è così, lo dimostrano le mille e più pagine del libro.