Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Una giusta punizione

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Per un’analisi complessiva, ancorché ancor più a caldo di queste noterelle, rinvio all’ottimo articolo di Andrea Martini su Sinistra Critica: http://sinistracritica.org/2013/02/25/elezioni-politiche-un-primo-commento-a-caldo/

Ma mi preme rispondere ad alcuni commenti disperati visti in rete. Il risultato di questa scadenza elettorale non è irrazionale e inspiegabile, e non è colpa del “destino cinico e baro”. Il vero vincitore è il M5S di Beppe G rillo, che ha saputo investire bene i suoi primi modesti successi fino a diventare il primo o il secondo partito in quasi tutte le regioni italiane (esemplare la Sicilia, dove ha aumentato ancora notevolmente i voti conquistati quattro mesi fa nelle elezioni regionali). Interessante anche il dato di Parma dove il gossip dava per sfasciato il M5S, che invece è cresciuto ancora rispetto ai voti ottenuti da solo al primo turno, nonostante la verifica dellle difficoltà a realizzare tutto il programma. Come avevo sottolineato in un articolo abbastanza letto, ma in parte frainteso, Elogio di Grillo , Beppe Grillo ha dato a tutti una lezione di tattica politica, presentandosi come diverso da tutti, e ottenendo così in un tempo brevissimo una crescita senza precedenti in Italia.

Il maggiore sconfitto è non soltanto Monti, che ha ottenuto un risultato insignificante, anche se ancora superiore a quel che meritava, ma il PD, guidato ancora una volta da un capo insipiente e incapace di comunicare, e prima di tutto di ascoltare. Un partito che si regge perché ancora conserva un apparato capace di pesare in scadenze artificiali come le primarie, ma che non ha saputo né voluto approfittare del momento più acuto della crisi del centrodestra, quando avrebbe a giudizio di tutti commentatori vinto le elezioni, e ha invece assicurato per un anno un “sostegno leale” a un governo dei banchieri che ha spremuto e calpestato pensionati, lavoratori, precari ben più di quanto avesse saputo fare Berlusconi.

Della sua inconsistente appendice “di sinistra” guidata da un Vendola che invano affermava di non essere il cagnolino di Bersani, dico solo che ha saputo screditarsi per la sua collaborazione subalterna con il PD al punto di consentire il ritorno della Puglia al centrodestra. Ovviamente, uno dei grandi sconfitti è Napolitano, il vero regista in quest’ultimo anno che ha portato il PD a questo punto trascinandolo nel sostegno al peggior governo della repubblica.

Non vorrei neppure dedicare troppe parole a “Rivoluzione civile”, che non ha superato il 4% neppure in Sicilia e lo ha raggiunto malamente solo a Palermo. La sua bancarotta non può essere messa in conto però al solo Ingroia, che era ed è rimasto un analfabeta politico, malamente imbeccato dal suo gran consigliere Diliberto, ma conferma l’incapacità totale dei famelici apparati dei partitini, che non hanno saputo ascoltare gli umori del paese: hanno creduto di utilizzare come attrazione il procuratore di Palermo, dandogli una funzione di rappresentanza nazionale di cui non era assolutamente capace (al massimo poteva essere un buon candidato in una circoscrizione siciliana), e sono stati trascinati definitivamente nel baratro, ottenendo percentuali di poco superiori a quelle del fenomeno da baraccone Oscar Giannino.

Il problema non è BerlusconiQuello che invece vorrei sottolineare in questo primo commento a caldo è che la rimonta di Berlusconi non era così imprevedibile, irrazionale, e spiegabile semplicemente con l’idiozia degli italiani, come ho visto in un manifesto che gira nella rete. Berlusconi si è lanciato di nuovo sull’arena politica (da cui si stava ritirando in seguito alla esplosione della crisi del suo partito) quando ha visto non solo che il centrosinistra era guidato dall’inconsistente Bersani, ma ha capito che poteva vincere utilizzando l’avversione popolare nei confronti della feroce politica di tagli e tasse effettuata da Monti, che lui poteva spudoratamente denunciare pur avendola votata per un anno e anticipata nell’ultima fase del suo governo, mentre il PD non osava farlo perché avrebbe dovuto spiegare al suo elettorato per quale ragione aveva sostenuto “lealmente” e zelantemente un governo dei banchieri, mentre sferrava il più duro attacco alla condizione di vita di lavoratori, pensionati e disoccupati.

Berlusconi ha potuto centrare la sua politica sulla denuncia dell’IMU che pure aveva condiviso, anche perché il PD non aveva saputo spiegare che le tasse sono odiose quando non servono ad assicurare ai cittadini servizi efficienti, e comunque perché colpiscono in modo feroce proprio i più deboli: ma non poteva farlo perché i governi a cui ha partecipato e le regioni e città che ha amministrato hanno ugualmente sperperato il ricavato delle imposte in opere pubbliche inutili e dannose, per tacitare una clientela di famelici appaltatori, e hanno avallato la crescita smisurata dei privilegi degli eletti, che non sono la causa prima del debito e della crisi, ma alimentano facilmente le campagne demagogiche contro la “casta”, che concentrano l’attenzione sul ceto politico, ma lasciano nell’ombra i veri profittatori del malgoverno..

Berlusconi ha accusato falsamente il solo PD del dissesto del Monte dei Paschi, ma il PD non poteva rispondergli efficacemente, perché da decenni era immerso davvero in loschi affari del genere, che pensava non gli venissero addebitati solo perché condotti sempre coinvolgendo anche banchieri e politici di destra come Denis Verdini. E gli scandali della regione Lombardia e Lazio, hanno pesato ben poco contro il PDL perché il PD anche lì non aveva le carte in regola: a Milano c’era stato il losco Filippo Penati, cresciuto al suo interno, a Roma l’incredibile Piero Marrazzo a cui era stato affidato il compito di dirigere la regione, e su cui non occorre sprecare parole.

Non solo il PD, ma la sua “coda” Vendola, anche di fronte a questa ultima non imprevedibile sconfitta, non sanno preannunciare, per “incalzare” Berlusconi, che il conflitto di interessi! Come se non avessero avuto tempo e modo per affrontarlo quando erano in maggioranza… Come non sanno accusare altro che la legge elettorale infame, come se non avessero contribuito al balletto che l’ha salvata affidandone la revisione allo spudorato Roberto Calderoli. In realtà il PD ha preferito mantenere questa legge infame per timore di un vero proporzionale e soprattutto del ritorno alle preferenze, che avrebbero messo in forse molti dei suoi eterni e mediocri dirigenti. Soprattutto sperava di riuscire a beneficiare degli antidemocratici premi di maggioranza previsti dal Porcellum. Come aveva fatto già in passato.

E se ha tremato per la possibilità che lo scarto minimo alla camera potesse essere colmato dal voto scandalosamente truccato delle circoscrizioni estere, se lo merita, perché ha accettato la legge assurda scandalosa che permette di votare a gente che non sa nulla dell’Italia, in cui a volte non è neppure nata, e in una forma che lascia aperto lo spazio a manipolazioni e acquisti di ogni genere (da lì sono venuti fuori un De Gregorio per l’IDV e una Marisa Bafile, golpista contro Chávez, per il PD), mentre il diritto di voto è negato ai giovani che studiano all’estero, e agli immigrati che risiedono e lavorano in Italia da anni… Che il voto all’estero non rifletta niente di reale, è confermato dal successo di Monti, che ha raddoppiato le sue percentuali dove non l’hanno sperimentato di persona…

Ritornerò con più calma su aspetti importanti dell’analisi che così a caldo sono difficili se non impossibili. Soprattutto sulla composizione sociale e politica del Movimento cinque stelle, e sul modo con cui si è presentato anche nei primi commenti ai risultati, mandando avanti come portavoce facce giovanissime e pulite di giovani e giovanissime, e facendo apparire alla fine un Beppe Grillo in versione “buon nonno” con il plaid scozzese, voce pacata e commossa nel ricordare la militanza generosa dei suoi “ragazzi”. Confrontati con l’ipocrisia e la retorica inconsistente dei primi commenti dei politici di mestiere, da Letta a Fratoianni, da Alfano allo spudorato Monti, ancora una volta Grillo e i “grillini” hanno fatto un’ottima figura. Vedremo come reggeranno alle lusinghe del potere, che saranno tante.

Ma certo è spuntata l’arma a cui pensava di ricorrere il patetico Bersani, lo scouting, o esplorazione delle loro crepe. Lo diceva con un paternalismo da leader di un grande vecchio partito, che appare ora proprio ridicolo: oggi è il M5S il primo partito, davanti al PD e al PDL! E potrebbe rivendicare tranquillamente almeno la presidenza di una delle due camere, sempre che gli interessi sedere su un seggio che è stato screditato dalla lunga permanenza di un Fini…

(a.m.26/2/13, ore 7)



Tags: Berlusconi  Ingroia  Bersani  Vendola