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Giachetti, una rassegna di libri su Grillo

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di Diego Giachetti

 Non capita spesso di leggere un libro che racconta di cose che stanno per accadere. Ho vissuto questa esperienza leggendo, nel corso dell’ultima campagna elettorale, il volume Il partito di Grillo, a cura di Piergiorgio Corbetta e Elisabetta Gualmini (Il Mulino, 2013). L’analisi sociologica di un fenomeno sociale e politico si accompagnava al frastuono delle opinioni espresse dai politici di razza e tradizione nei confronti del Movimento 5 Stelle (M5S). Berlusconi accusava Grillo di essere un populista di estrema sinistra e intuiva l’insidia che esso rappresentava per il suo elettorato di riferimento. Il segretario del Partito democratico Bersani, in coda allo sportello elettorale, con in mano il numero del sondaggio che lo dava vincitore in attesa della chiamata, trattava il M5S come una mosca fastidiosa. Non era un vero pericolo rassicurava e si rassicurava. Se mai, almeno fino a esito elettorale certo, Grillo era per Bersani un “fascista” o “fascista del web” che usava un “linguaggio fascista”.

Mentre le polemiche e le battute s’ingarbugliavano e i comizi nelle piazze si riempivano di “grillini”, le pagine del libro, spenti per un attimo i clamori elettorali, rivelavano un’analisi attenta del fenomeno e una serie di previsioni di voto annunciate e, in seguito, confermate abbondantemente dal voto Era la stessa sensazione che si ricavava leggendo il testo di Matteo Pucciarelli L’armata di grillo pubblicato nel 2012 da Alegre. Le tornate amministrative di quell’anno avevano acceso i riflettori sul fenomeno e il libro ripercorreva la storia del movimento, segnalava limiti e pregi del programma, descriveva la forma di democrazia partecipativa interna, il ruolo del leader, l’organigramma delle “sensibilità” dei militanti, il tipo di attività messe in campo.

 

Il partito di Grillo

Stesso incipit si riscontra ne Il partito di Grillo. Si parte dalle origini del movimento, ascrivibile nell’humus dei movimenti e dei partiti della sinistra libertaria e radicale da cui sono nati ad esempio i partiti dei Verdi in Germania e in altri paesi europei. Tutti caratterizzati dalla lotta per l’affermazione di valori trasversali, post-ideologici e post-materialisti come i diritti civili e di pari opportunità, la pace, lo sviluppo solidale e l’ecologia, la promozione delle energie rinnovabili che si mescolano con la lotta contro il neoliberismo, il capitalismo mondiale, le banche e le multinazionali, percepite come poteri forti che s’impongono sui cittadini strozzando le loro libertà e il loro potere di scelta.  Inizialmente il movimento raccoglie in prevalenza transfughi della sinistra poi, dal 2012, comincia a mordere anche a destra. Insomma, l’indagine metteva in luce come il M5S fosse pronto a pompare voti in primo luogo al centro sinistra, poi al centro destra e anche tra gli astensionisti. Cosa che è puntualmente accaduta. Tra gli 8,7 milioni di elettori che hanno scelto le Cinque stelle, il drenaggio dagli altri schieramenti è stato così quantificato in un successivo studio dell’Istituto Cattaneo: un 30% di provenienza centro sinistra, 27% centro destra e un terzo dall’astensionismo. D’altronde, la preveggente ricerca in questione aveva già colto una dinamica simile a quella che si registrò nel 1994: un elevato tasso di volatilità, cioè di cambiamento nel voto tra un’elezione e l’altra, che avvenne nell’anno  del giro di boa dalla Prima alla Seconda Repubblica.  Il M5S ha conosciuto un vero e proprio boom di consensi solo in questi ultimi due anni. La crisi economica e finanziaria e le misure messe in campo da Monti non hanno fatto altro che fornire carburante al tasso di mobilità elettorale. Come nel 1994 si è in presenza di una quota consistente di elettori (oltre un terzo) mobile e disponibile a cambiare partito, un disallineamento e una presa di distanza dal sistema dei partiti tradizionali.

 

Identikit dell’elettore “grillino”

Interessante i dati raccolti per tracciare l’identità dell’elettore “grillino”. L’elettorato è composto in prevalenza da uomini. Le fasce generazionali più rappresentative sono di età compresa dai 25 ai 34 anni e dai 35 ai 44, mentre sono sottorappresentate le fasce d’età dai 54 anni in avanti. E’ un elettorato distribuito omogeneamente su tutto il territorio, nelle grandi, medie e piccole città. Raccoglie percentuali superiori alla media in tutte le categorie professionali (relativamente meno fra i dipendenti pubblici)  mentre è sotto la media fra le casalinghe e i pensionati. Il 22% di loro si dichiara refrattario ad ogni collocazione sull’asse destra sinistra. Chi ancora si colloca invece si riferisce prevalentemente alla sinistra. Il M5S ha assunto la caratteristica di partito “pigliatutti”; l’alto numero di consensi ottenuti conferma questa ipotesi. Esso non ha un vero e proprio gruppo sociale di riferimento, la sua base elettorale non ha connotazioni specifiche, comprende individui con ampio spettro di posizioni politiche e scelte di voto precedenti. Il M5S è definito uno strano animale, così s’intitola il capitolo conclusivo scritto da Piergiorgio Corbetta che si addentra in una disamina della definizione di populismo cercando di far chiarezza su un concetto usato per definire spesso fenomeni diversi e disparati: dai progressisti, dai reazionari, dai democratici, dagli autocrati, dalla sinistra e dalla destra.

Infine il libro esamina l’origine del movimento, il ruolo giocato dalla leadership di Beppe Grillo, dal suo blog e dal web, il tipo di democrazia messa in atto con la rete, lo stile comunicativo, le modalità partecipative e deliberative, il quotidiano e poco visibile lavoro di organizzazione e di radicamento, la ricerca dell’evento mediatico, della provocazione che suscita reazioni, e il “suo destino incerto”, a cominciare dalla contraddizione tra movimento e leader carismatico.

 

Dal quindicinale ticinese “Solidarietà” del 7 marzo. Sul sito c’era già la mia recensione di quello di Matteo Pucciarelli, col titolo L’armata di Grillo

 



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