Movimento Operaio

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Due anni dopo, la Siria e la rivoluzione permanente

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Da: http://syriafreedomforever.wordpress.com , voce della sinistra rivoluzionaria siriana.

 

Quasi due anni dopo l'inizio della rivoluzione il popolo della Siria continua la lotta contro il regime criminale e autoritario per gli stessi obiettivi: la libertà e la dignità. Questo potrebbe sembrare ripetitivo per coloro che leggono spesso questo blog, ma è sempre importante ribadire questa verità permanente dal momento che la rivoluzione siriana è stata sempre più descritta durante l'anno passato come un conflitto, una guerra civile o addirittura, dai più conformi al regime di Assad o all'ideologia stalinista, come una cospirazione.

 

Il movimento popolare in Siria non ha mai smesso di rifiutare il male del settarismo, promosso per lo più dal regime e da alcuni gruppi particolari e limitati dell'opposizione, ed ha più volte dichiarato la sua volontà di rovesciare il regime di Assad per costruire una società democratica, sociale e non discriminatoria. Lo slogan "Il popolo siriano è uno e unito" rimane presente ed è ripreso in tutto il paese, mentre le molte dichiarazioni dei comitati popolari contro il settarismo dimostrano la volontà di emancipazione di ampi settori del movimento popolare siriano.

 

Nella lotta continua e permanente del popolo siriano contro il regime, esso deve anche affrontare altre minacce:  i cosiddetti sostenitori internazionali e regionali, che si presentano come "amici della Siria". I primi vogliono imporre una soluzione dall'alto che mantenga la struttura del regime sul modello yemenita (si cambia il capo del regime, ma si mantiene intatta la sua struttura). In realtà, questa soluzione è sostenuta dagli alleati fedeli del regime siriano, l'Iran e la Russia. I poteri regionali, guidati da Arabia Saudita e Qatar, vogliono trasformare la rivoluzione popolare in una guerra settaria perché temono un'espansione della rivoluzione nella regione che rischia di minacciarne il potere e gli interessi. La trasformazione della natura della rivoluzione in una guerra settaria permetterebbe loro di spaventare le rispettive popolazioni in questo modo: dal momento che qualsiasi cambiamento nella regione è suscettibile di provocare una guerra settaria, bisogna pertanto favorire lo statu quo, vale a dire, il mantenimento dei loro poteri dittatoriali.

 

Questi regimi, che sono i centri della contro-rivoluzione, finanziano i gruppi islamisti radicali come Jabhat al Nusra e altri gruppi simili che hanno un'ideologia settaria e reazionaria in totale opposizione allo spirito della rivoluzione. Sono questi stessi gruppi che tentano di restringere il ruolo dei comitati popolari, a volte anche con metodi violenti.

 

La posizione degli USA traduce molto bene questa situazione nel momento in cui da una parte si rifiuta di fornire armi ai gruppi armati collegati all'Esercito Siriano Libero (ESL), mentre dall'altra dà la sua benedizione all'invio di armi da parte dei paesi del Golfo ai gruppi islamici radicali gruppi non legati all'ESL. La resistenza popolare armata ha rappresentato uno strumento importante e legittimo del popolo siriano ed è assolutamente necessario per aiutare i gruppi dell'ESL, i quali rappresentano ancora la maggioranza (anche se scarseggiano gravemente di fondi ed armi), condividono lo spirito della rivoluzione e la volontà di instaurare una democrazia sociale e civile, senza alcun tipo di discriminazione etnica, confessionale, di genere, ecc.

 

La posizione retorica adottata da alcuni paesi poco tempo fa circa la fornitura di armi deve ancora concretizzarsi, così come tutte le altre promesse di aiuto e finanziamento finora non sono state mantenute.

 

Tutte queste minacce hanno lo stesso obiettivo: evitare un cambiamento radicale dal basso da parte del popolo rivoluzionario siriano. Gli interventi esterni e le minacce interne attentano alla capacità di autorganizzazione del popolo rivoluzionario che è stato in grado di creare fin dall'inizio della rivoluzione dei comitati popolari nei villaggi, nei quartieri, nelle città e nelle regioni. Questi comitati popolari sono la vera spina dorsale del movimento in quanto mobilitano il popolo per le dimostrazioni, accolgono i feriti e gli sfollati interni, fornendo l'assistenza necessaria. In molte regioni liberate, servizi che erano gestiti dallo Stato sono ora forniti dai comitati popolari, in particolare nei settori della sanità e dell'istruzione. Essi hanno sviluppato forme di autogestione basate sull'organizzazione delle masse nelle zone liberate dal giogo del regime. Questi comitati popolari, in coordinamento con la resistenza popolare armata, sono stati la base per la resistenza contro il regime; tutto ciò che minaccia questi due aspetti minaccia l'esistenza del movimento popolare e quindi del processo rivoluzionario.

 

Malgrado questa situazione, il popolo siriano in lotta continua la sua resistenza permanente per il cambiamento radicale, e rifiuta tutte le ingerenze straniere che mirano ad imporre soluzioni basate sul mantenimento della struttura del regime, come testimoniato dalle numerose e importanti manifestazioni e dichiarazioni che rifiutano la proposta di dialogo con il regime avanzata dal nuovo presidente della Consiglio Nazionale Siriano Moaz Khatib. Durante le proteste di venerdì 8 febbraio 2013 i rivoluzionari di tutto il paese hanno brandito cartelli che dicevano "l'unica cosa che negozieremo è la partenza del regime". Il popolo siriano non accetterà niente di meno.

 

Allo stesso modo, il movimento popolare rifiuta ogni sottomissione a nuove forme di autoritarismo imposte da gruppi come Jabhat al Nusra in particolare nelle regioni liberate. Le comunità locali hanno condannato e si sono opposte ali attacchi di questi ultimi sugli organizzatori e gli attivisti dei comitati popolari, come nel quartiere di Bustan Qasr ad Aleppo o nella città di Mayadine nella Siria orientale, dove gli abitanti hanno dimostrato e continuano tuttora a dimostrare per chiedere la partenza di Jabhat al Nusra, ben radicato nella zona. Secondo quanto riportato dall'Osservatorio siriano sui diritti dell'uomo, gli abitanti protestano contro l'imposizione della legge islamica in seguito alla creazione da parte di Jabhat al Nusra di un consiglio religioso e di una polizia religiosa col compito di gestire gli affari a Mayadine. Nello stesso tempo, le strategie utilizzate dai Jabhat al Nusra (gli attentati suicidi), sono state condannate da larghi settori del movimento popolare siriano (si veda l'articolo

http://syriafreedomforever.wordpress.com/2012/11/27/position-regarding-jabhat-al-nusra-similar-groups-and-suicides-bombings/ ).

 

Il popolo siriano non permetterà ad alcun gruppo, laico o religioso, di imporre una nuova forma di autoritarismo in opposizione al processo rivoluzionario. Questi gruppi verranno  combattuti e sicuramente schiacciati dalle masse rivoluzionarie.

 

Questa rivoluzione, orfana di qualsiasi vero sostegno regionale e internazionale proveniente da stati, non ha demoralizzato tuttavia i siriani che continuano a lottare in modo permanente per la libertà e la dignità, contro questa repressione terribile e criminale. La vittoria della rivoluzione siriana sarà in grado di diffondere le situazioni rivoluzionarie nei paesi vicini e di approfondire il processo rivoluzionario in altri paesi. La resistenza e il coraggio del popolo siriano è fonte di ispirazione per ogni rivoluzionario che lotta per un mondo migliore, e richiede quindi la solidarietà tra i popoli in lotta su scala mondiale. Le nostre lotte sono collegate e ogni vittoria del popolo per la sua emancipazione ha ripercussioni non solo a livello regionale, ma anche a livello internazionale. La comprensione del concetto di rivoluzione permanente assume quindi tutto il suo significato.

 

Come due anni fa, il popolo siriano continua a cantare "il popolo siriano non si inginocchierà (o non si sottometterà)" (شعب سوري ما بينزل).

 

Viva la rivoluzione siriana! Viva il popolo in lotta!

 

 

Traduzione di Enrico Bartolomei



Tags: Siria  Assad  rivoluzione araba  

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