Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Cuba, corrispondenze inquietanti

Cuba, corrispondenze inquietanti

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Il manifesto in questa fase sta assicurando un’informazione internazionale ampia e articolata, che lo rende utile anche a chi sarebbe a volte tentato di non comprarlo più, visto lo spazio spropositato assegnato nelle pagine italiane a vecchi rottami della sinistra pentita come Alberto Asor Rosa o tanti altri che consigliano inverosimili “tattiche” nei confronti del PD.

Abbiamo segnalato più volte le corrispondenze di Geraldina Colotti dal Venezuela, e alcuni articoli di Roberto Livi dall’Avana. Questo, e l’altro di Enrique López Oliva sull’atteggiamento della gerarchia ecclesiastica cubana sono interessanti, anche se minimizzano i pericoli che si delineano in questa “fase di transizione” (transizione non si sa verso dove…). Ad esempio Livi quando denuncia il permanere di un blocco dell’accesso a Internet nonostante sia stato dichiarato operativo il cavo che collega l’isola al Venezuela, si preoccupa soprattutto perché questa situazione “rende più problematici i progressi nel settore della produzione privata” e perché “colpisce anche il settore strategico del turismo”. In realtà lo scopo del permanere delle enormi difficoltà a collegarsi a internet ha ragioni politiche (di miopia politica) e rende più difficile non tanto “la produzione privata” o il “settore strategico del turismo” (che i collegamenti con un po’ di dollari li ottengono facilmente), ma lo sviluppo di una democrazia socialista a Cuba, indispensabile proprio per tenere sotto controllo gli strati emergenti che aspirano a diventare una vera e propria borghesia. È evidente che anche l’articolo di Enrique López Oliva minimizza il pericolo rappresentato dall’atteggiamento della Chiesa, che “sta riempiendo un vuoto, con le sue pubblicazioni, corsi di management, scuole e centri culturali e attività sociali dà spazio a una politica di confronto con il governo. Si tratta di un'attività che per alcuni versi è sostitutiva di un movimento politico (per non dire partito) non comunista anche se non conflittuale con esso”. Un’attività che ricorda molto la tattica seguita dalla gerarchia cattolica in Polonia,  con il suo atteggiamento “non conflittuale” nei confronti del regime di Jaruzelski…

(a.m.31/3/13)

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I cuentapropisti, così nasce il libero mercato

 Roberto Livi da L’Avana, per il Manifesto
 

Le nuove generazioni si lanciano nel privato. Sono ormai l'8% della popolazione attiva, e usano parole come efficienza, redditività domanda e offerta

 

Per discutere della situazione cubana di fronte a un drink, un amico che vive nel quartiere residenziale di Koly mi porta in un paladar (bar-ristorante privato) vicino a casa. Lo gestisce una giovane coppia che ha deciso di mettere a frutto la terrazza della casa ereditata da uno dei genitori. Il luogo è fresco gradevole, con un bel panorama. Nella terrazza entrano quattro tavolini, dentro, nella sala, altri tre. I due giovani hanno deciso di arricchire il menu «classico» cubano con alcune specialità messicane, tacos, guacamoles. «La concorrenza è grande, i prezzi delle materie prime abbastanza alti, ma abbiamo deciso di impegnare i nostri risparmi e gli aiuti inviatici da parenti residenti a Miami (Florida) e cogliere l'occasione per renderci indipendenti e migliorare la nostra vita», afferma la giovane proprietaria, Yanelis. A poco più di cento metri, nel garage del piccolo giardino di casa, un altro giovane, Jesus, ha aperto una pizzeria, la cui insegna sfoggia il verde, bianco e rosso della bandiera italiana, pur non avendo alcun legame con la penisola. Anche Jesus ha deciso di buttarsi nel lavoro por cuenta propia , ovvero privato, tanto «peggio che un lavoro per lo stato a 400 pesos (meno di quindici euro, ndr) al mese non può andare» afferma il giovane pizzaiolo. La coppia e il giovane sono accomunati dalla volontà di rendersi indipendenti da uno Stato onnipresente, che non lascia (meglio lasciava) nessuno senza impiego, ma con salari che non permettono di arrivare alla fine del mese, nemmeno dalla «libreta», la tessera che assicura una serie di prodotti di base a costo praticamente nullo. Solo un paio d'anni fa, un giornalista del quotidiano del partito comunista, Granma , si lamentava che i cubani sono come piccoli piccioni «che aprono la bocca in attesa che lo Stato vi versi il cibo». Jesus e Yanelis, la pensano in modo diverso, sono pronti a rischiare, «basta che il governo ci dia una piccola chance (un filito , in gergo cubano)». E non sono solo le nuove generazioni a pensarla in questo modo, ovvero a rimboccarsi le maniche e a lanciarsi nelle acque aperte e agitate del lavoro por cuenta propia abbandonando le acque sicure del porto statale. Secondo i dati forniti dall'agenzia stampa Prensa latina , i lavoratori privati e i loro impiegati hanno raggiunto il tetto delle 400.000 unità, ovvero l'8% della popolazione attiva. In poco meno di due anni, dall'approvazione dei «Lineamenti per la modernizzazione del socialismo cubano», i cuentapropisti nell'isola sono raddoppiati. In gran parte operano nel settore dei servizi, con prevalenza nella ristorazione, e si tratta nella grande maggioranza dei casi di «microaziende» familiari. Ma sul loro sviluppo in quantità e soprattutto in qualità conta il governo guidato da Raúl Castro per portare avanti la riforma che dovrebbe, in sostanza, passare da un modello sovietico, con lo Stato che controlla tutta l'economia, a una produzione più decentralizzata, con diverse forme di proprietà, dalla cooperativa alla privata. I «Lineamenti» prevedono che entro i prossimi tre anni più di un milione di lavoratori dovranno essere dismessi dagli organici statali. Pena il collasso economico, con le relative conseguenze sociali. All'inizio di marzo, il governo ha fatto un passo decisivo per dare un filito ai lavoratori privati. È stata formata una compagnia statale incaricata di vendere all'ingrosso, sia ai privati che alle aziende statali, una serie di prodotti alimentari e industriali. La richiesta di un mercato all'ingrosso era avanzata da tempo dai lavoratori privati, stretti tra l'incudine degli alti prezzi dei prodotti che dovevano acquistare nei negozi statali e il martello del basso reddito dei cubani che impone di tener bassi i prezzi (per non parlare delle tasse). «È l'ultimo, e questa volta concreto, segnale di come il governo voglia far crescere il settore privato in modo che possa generare nuovi posti di lavoro e permetta di portare avanti la riforma del socialismo cubano», sostiene un economista legato alla Chiesa cattolica dell'isola. Alla fine dell'anno scorso, secondo dati governativi, nell'isola vi erano 1736 ristoranti privati, 5000 bed and breakfast e migliaia di caffetterie, pizzerie, piccoli negozi e banchetti che vendono prodotti alimentari (panini, dolci ecc). Fino all'inizio di marzo le compagnie statali che controllano la totalità dei prodotti d'importazione all'ingrosso non potevano vendere al settore privato. Non si sa quanto tempo occorra perché entri in funzione il mercato all'ingrosso per privati. Fino ad allora, buona parte dei cuentapropisti a cui ho chiesto un parere sono restii a mettere da parte lo scetticismo nei confronti di una burocrazia statale onnipresente e potente e spesso corrotta. «È una misura che veniva richiesta a gran voce, finalmente il governo si muove e fa qualcosa di concreto. Ma prima di dare un giudizio aspetto di vedere che cosa verrà messo in vendita e a quali prezzi», mi dice Rosa, una matura signora dalla quale mi rifornisco di pastel de guayaba, un dolce assai comune a Cuba. Comunque qualcosa si è mosso. E oggi i cubani usano parole come mercato, efficienza, redditività, costi e benefici e domanda ed offerta senza paura di scomuniche ideologiche. Ma certamente senza l'appoggio di una parte dell'apparato di Stato e del partito comunista restii - se non decisamente opposti- alla messa in pratica di molti punti previsti dai «Lineamenti» per la riforma del modello socialista cubano. Uno di questi settori è la promessa, ma finora non attuata, informatizzazione della società cubana. L'anno scorso è stato dichiarato operativo il cavo sottomarino proveniente dal Venezuela e che avrebbe dovuto far fare un salto di qualità alla capacità di connessione. Di recente sono stati annunciati sia nuove applicazioni per i cellulari, sia una sorta di Linus, sistema operativo, cubano. Ma di fatto la connessione alla rete e l'estrema lentezza con cui si può navigare continuano, anzi le cose sembrano peggiorare senza che nessuno, in primis il Ministero delle comunicazioni, dia una qualche spiegazione. Tutto quello che attiene a Internet sembra continuare a essere un segreto di Stato. Una situazione questa che rende più problematici i progressi nel settore della produzione privata, ma che colpisce anche il settore strategico del turismo.

 

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Cuba: Prove di disgelo:

Cardinale Ortega: «La chiesa deve provare a uscire da se stessa»

Enrique Lopez Oliva *

Durante il Conclave, prima di essere eletto nuovo papa, il cardinale Jorge Mario Bergoglio ha consegnato al cardinale cubano Jaime Ortega un appunto manoscritto nel quale, in quattro punti, delineava le priorità che deve affrontare oggi la Chiesa cattolica. L'arcivescovo dell'Avana, con l'autorizzazione papale, ha reso pubblico questo manoscritto (su Palabra Nueva , mensile dell'arcidiocesi dell'Avana) nel quale Francesco I afferma che l'evangelizzazione «è la ragione d'essere della Chiesa cattolica», la quale è chiamata a «uscire da se stessa», ovvero a abbandonare una propria «autoreferenzialità» per «andare verso la periferia». Non solo in senso geografico, ma anche sociale. «Solo uscendo da sé», afferma il manoscritto, vi è per la Chiesa la possibilità di attuare «cambiamenti e riforme che debbono essere fatti per salvezza delle anime». Sono, queste, tesi che alimentano il grande interesse e le altrettanto grandi aspettative che il subcontinente coltiva nei confronti del primo pontefice latinoamericano. Soprattutto perché confermano le aspettative di chi si augura che la Chiesa possa essere artefice di un nuovo protagonismo nella dimensione sociopolitica in atto in America latina, nel subcontinente cioè che pare beneficiare di una situazione economica più positiva di quella dell'Europa e degli stessi Stati uniti.

Molti analisti pensano proprio che in America latina, dove oggi come oggi risiede la maggioranza dei cattolici, può giocarsi il futuro della Chiesa cattolica. Il fatto che papa Francesco si caratterizzi per la sua attitudine al dialogo, sia nel campo religioso sia in quello politico, lascia aperta la possibilità che la Chiesa si apra a una nuova dottrina sociale, come pure che avanzi nella via dell'ecumenismo, con azioni concrete nei confronti delle altre Chiese e religioni presenti in America latina (dove il panorama religioso è assai plurale). Saprà e vorrà il nuovo papa seguire questa via e rivedere e modificare la dottrina sociale della Chiesa cattolica (alcuni analisti parlano di un nuovo Concilio)? Forse un'indicazione delle scelte di Francesco I verrà dal prossimo e attesissimo viaggio in Brasile, in occasione della giornata della gioventù. Il Brasile è infatti il paese che nel mondo ospita più cattolici, ma non solo, è anche il paese che da anni vede un impetuoso sviluppo di chiese pentecostali e sette varie (fatto che è conseguenza e testimonianza dell'estremo indebolimento della Teologia della liberazione). In questo panorama, Cuba non fa eccezione. In coincidenza con l'elezione del papa abbiamo iniziato alla facoltà di Storia e filosofia dell'Università dell'Avana un ciclo di lezioni per il dottorato sull'origine, sviluppo e attività del papato; lezioni frequentate da un numero insolito di studenti e soprattutto che stanno destando grande interesse e partecipazione. Cuba sta attraversando un delicatissimo periodo di transizione, ufficialmente definito «modernizzazione del modello socialista cubano». L'obiettivo è di ridurre l'eccessivo peso dello Stato -e del partito che con esso si identifica- che rischia di strangolare l'economia e aprire a nuove forme di proprietà sociale - privata e cooperativa che possano rilanciare la produzione.

Inoltre è necessario creare le condizioni per favorire investimenti esteri, senza i quali tale rilancio è destinato a fallire, e ad aprire un dialogo con la diaspora cubana (specie in Florida) che potrebbe essere il motore di tali investimenti. Molti giovani, poi, non sono soddisfatti della società che hanno ereditato, di un socialismo molto burocratizzato e livellatore: vogliono una nuova società che, pur mantenendo le conquiste sociali e nazionali, permetta loro di manifestare le proprie idee e opzioni personali e rifiutano le norme uniche ideologiche e sociali.

In questo periodo di transizione, retto (come vuole la Costituzione) da un partito unico, il partito comunista, la Chiesa sta riempiendo un vuoto, con le sue pubblicazioni, corsi di management, scuole e centri culturali e attività sociali dà spazio a una politica di confronto con il governo. Si tratta di un'attività che per alcuni versi è sostitutiva di un movimento politico (per non dire partito) non comunista anche se non conflittuale con esso (come dimostra la partecipazione di elementi critici dello stesso pc).Fu proprio con la collaborazione della Chiesa -del cardinale Ortega in primis- che il governo cubano guidato da Raul Castro decise due anni fa la liberazione di un centinaio di prigionieri politici e di coscienza (la maggior parte dei quali emigrò dal Paese). Tale «collaborazione» ha contribuito alleggerire le tensioni con l'opposizione, anche se continuano, e in alcuni periodi sono anche aumentati, i fermi di oppositori. Il 26 marzo, nella sua edizione spagnola, la Radio vaticana ha diffuso un passo dell'omelia che papa Benedetto XVI pronunciò nella Messa celebrata nella Piazza della Rivoluzione dell'Avana nella sua visita dell'anno scorso. In essa l'allora pontefice incitava la Chiesa cubana a avanzare su questa via -«al servizio del bene comune di tutta la società cubana»- e chiedeva al governo di rafforzare tale cooperazione. L'interesse che il governo cubano ha dimostrato verso il nuovo papa è stato per ora abbastanza formale: si è sottolineato come si siano rafforzate le relazioni col Vaticano, ma si ha l'impressione che il governo attenda le prime prese di posizione di papa Francesco I. Ai cubani non fa certo difetto la capacità di scherzare su tutti i temi: in occasione dell'elezione del nuovo papa si è verificato nell'isola un abbondante raccolto di patate, genere alimentare che da mesi mancava dalle tavole dei cubani. I quali hanno potuto così esclamare «habemus papa», ove in spagnolo papa è patata. Un umorismo gioioso che non dovrebbe dispiacere a Francesco I.
* Storico delle religioni e giornalista indipendente cubano

 

 



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