Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Un altro canale aggira Panama e gli USA

Un altro canale aggira Panama e gli USA

E-mail Stampa PDF

L’AMERICA LATINA NEL TURBINE DELLA GLOBALIZZAZIONE

 

A CURA DI ALDO ZANCHETTA

www.kanankil.it/ Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

E’ notizia di oggi, 14 giugno, la decisione di aprire un secondo canale fra l’Atlantico e il Pacifico attraverso il Nicaragua. Sponsor e partner la Cina. Si è appena concluso il viaggio americano del presidente cinese Xi Jinping che ha suscitato preoccupazioni a Washington per il rilievo avuto dalla visita in Messico e già altre importanti iniziative cinesi si profilano sull’orizzonte latino-americano. E’ una prima risposta al tentativo statunitense di circondare e isolare la Cina tramite l’accordo Transpacifico?

 

La Cina in America Latina

 

La penetrazione cinese in America Latina ha una lunga storia. Con la crisidel 2009 le esportazioni latinoamericane verso gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono cadute del 26% e 28% rispettivamente ma quelle verso la Cina sono cresciute del 5%.In particolare il Cile le ha aumentate del 13%, il Perù e l’Argentina del 9%, il Brasile del 7%. Per le importazioni il caso estremo è il Paraguay (+27%), Cile e Argentina + 11%, Brasile, Messico e Colombia (+10%). In particolare è da notare che l’85% dell’esportazione agropecuaria dell’Argentina va in Cina e di questa la soia e i suoi derivati rappresentano il 67% del totale. Con l’attuale ritmo di crescita nel 2014 le esportazioni verso la Cina supereranno quelle verso la U.E. mentre per le importazioni ciò accadrà nel 2015. Questi dati mostrano la crescente dipendenza delle economie L.A. dalla Cina e i rischi connessi ad un rallentamento della crescita economica di questo paese. Ma le relazioni con la Cina non si limitano al commercio e includono gli investimenti effettuati da questo paese in vari paesi latinoamericani. Nel 2010 con 37 milioni di dollari i prestiti cinesi hanno superato il totale di quelli della B.M. e del BIS (Banco Interamericano di Investimenti). Da notare che i prestiti cinesi sono focalizzati su due settori : risorse naturali e infrastrutture. (Alfredo Jalife-Rahme,La Jornada del 25.04.12 Bajo la Lupa. Irrupción de los bancos chinos en América Latina: ¿oso panda o dragón? www.jornada.unam.mx/2012/04/25/.../022o1pol). Le banche cinesi « non impongono condizioni politiche ai governi ma richiedono acquisti di equipaggiamenti e in alcune casi accordi per la vendita di petrolio>>. Il grosso di questi prestiti viene erogato dalla banca statale CDB (o CCB, China Construction Bank’). Nel periodo 2004-2011  i maggiori prestiti sono andati al Venezuela (38,5 miliardi di $), Brasile (11,7 di cui 10 a Petrobras), Argentina (10, interamente al sistema ferroviario), Ecuador (6,34 per settore petrolifero). Del totale dei prestiti esteri cinesi nel 2009-10 (110 miliardi di $), oltre il 50% sono stati destinati all’A.L. e di questi circa i 2/3 al settore petrolifero).

 

Dall’ALCA all’Alleanza del Pacifico

 

Il progetto dell’ALCA, la zona di libero commercio dalle Americhe dall’Alaska alla Terra del Fuoco, tanto caro all’amministrazione Bush, fu affossato nella riunione degli stati americani del novembre 2005 a Mar del Plata, in Argentina, ad opera essenzialmente dei paesi del Mercosur e del Venezuela. A questa bocciatura gli Stati Uniti reagirono con l’estensione dei trattati di libero commercio bilaterali ampliando quelli già in vigore (Cile - 2003, Perù 2006, Colombia 2012) o regionali (CAFTA coi paesi del Centro America – 2005), mentre col Messico era già in vigore dal 1994 il NAFTA. Nel 2011, con la Dichiarazione di Lima, si profilò un accordo di libero commercio di quattro paesi latinoamericani (Messico, Colombia, Cile e Perù), -chiaramente sponsorizzato da Washington- ratificato nel 2013.

Nella riunione dei 4 capi di stato di questi paesi, tenutasi a Cali in Colombia nel maggio scorso, è stato concordato l’ingresso del Costarica. L’incontro ha registrato gran folla di paesi osservatori: Francia, Portogallo (ma non sembra la Unione Europea), Australia, Nuova Zelanda, Giappone e altri fra cui vari paesi latinoamericani. Molti osservatori politici guardano a questa Alleanza come la rivincita per il bocciato ALCA: la storia talvolta ha percorsi tortuosi.

 

L’Alleanza del Pacoifico, molto ambiziosa, specie se letta nel quadro più ampio dell’Accordo Transpacifico col quale gli Stati Uniti sperano di circondare la Cina (vedi Mini n.16 del 21.05),mira chiaramente a indebolire il Mercosur e ad isolare il Brasile, il gigante sudamericano con chiara ambizione politica di potenza regionale. Infatti, malgrado i notevoli progressi a livello mondiale, alcuni politologi vedono il Brasile condannato a ridimensionarsi in quanto paese ‘atlantico’ privo di accesso diretto al Pacifico (di qui il forte interesse brasiliano al gigantesco progetto infrastrutturale IIRSA, operativo dal 2000, con vie di comunicazione trasversali fra Atlantico e Pacifico, in particolare attraverso la Bolivia (da qui l’importanza del conflitto interno per l’attraversamento del territorio indigeno e Parco Naturale del TIPNIS).

 

Un intersecarsi delicato di accordi

 

Nella sua ambizione di liberarsi dalla tutela statunitense, non da tutti condivisa come abbiamo ora visto, e dall’esigenza di occupare un proprio posto importante nello scenario globalizzato, in questi anni l’America Latina, e in particolare l’America del Sud, ha visto il proliferare di accordi e trattati intergovernativi : Mercosur, CAN, ALBA, UNASUR, CELAC, Alleanza del Pacifico… nel cui groviglio non ci addentriamo perché già trattati volta a volta in precedenti numeri del ‘Mini’ e per i quali rinviamo ad una recente panoramica fattane sul giornale telematico Rebelión da Kintto Lucas, Ambasciatore itinerante dell’Uruguay per il CELAC (Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños, Unasur, ALBA eIntegración), il quale ha descritto l’Alleanza del Pacifico come una piccola Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA).

 

Nel suo articolo di venerdì 14 su La Jornada (traduzione italiana su www.comune-info.net) Zibechi parla dello “sproporzionato incanto dell’Alleanza del Pacifico”. “Sproporzionato” perché con molte debolezze. Sebbene i 4 paesi rappresentino il 35% del PIB latinoamericano e il 55% delle esportazioni della regione al resto del mondo, questi paesi hanno assai ridotti scambi al loro interno, quindi una scarsa integrazione delle loro economie, mentre i prodotti esportati verso l’esterno sono sostanzialmente minerali non lavorati e idrocarburi. Ma questa ‘alleanza’ ha invece una straordinaria importanza politica per gli Stati Uniti che ne sono gli ispiratori: un grimaldello per scardinare l’Unasur.

 

Sul palcoscenico latino-americano è di scena la grande politica. Stati Uniti contro Cina. E il Brasile?

 

PS Al momento di licenziare questo Mini vedo un altro articolo di Zibechi, scritto per il giornale Viento Forte,  molto puntuale come al solito, dal titolo <<Curuguaty, Paraguay y la disputa regional>>. Scrive fra altre varie cose interessanti: <<Sembra evidente che il colpo di Stato costituzionale che sloggiò Lugo dal governo, è parte della disputa geopolitica e geostrategica in cui è immersa la regione sudamericana. A grandi linee questa disputa include tre grandi interessi nazionali e corporativi contrapposti: Stati Uniti, Cina e Brasile. Non si tratta di una disputa lineare bensì complessa e intrigata che combina insieme scontri con accordi, tensioni e alleanze, con l’intervento di Stati, imprese multinazionali e movimenti antisistemici, per citare solo i principali contendenti. Un articolo da leggere, questo di Zibechi, a integrazione di quanto scritto nel ‘mini’. (Vedi www.rebelion.org/‎del 14 giugno).

MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO n.18/2013 del 14.06.2013

Questi documenti sono diffondibili liberamente, interamente o in parte, purché si citi  la fonte

 

 



You are here Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Un altro canale aggira Panama e gli USA