Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Dall’Ecuador una lezione di dignità

Dall’Ecuador una lezione di dignità

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Non era difficile immaginare che l’Ecuador fosse un paese ben scelto  per la richiesta di asilo per Julian Assange prima e per Edward Snowden dopo. Naturalmente non è detto che le due operazioni di trasferimento abbiano successo, ma il presidente Correa ha finora dimostrato una grinta ammirevole, e ha respinto il ricatto della possibile interruzione dei rapporti commerciali privilegiati che consentono l’esportazione quotidiana di rose e ortaggi negli Stati Uniti, di cui ha parlato esplicitamente il New York Times.

D’altra parte l’ascesa stessa di Rafael Correa era cominciata quando era solo da pochi mesi ministro dell’economia con un gesto di ribellione nei confronti del rappresentante della Banca Mondiale, fedele esecutore della volontà degli Stati Uniti. Aveva promesso poi in campagna elettorale di rifiutare il rinnovo della concessione della base aerea di Manta agli Stati Uniti, che dicevano di considerarla essenziale per controllare la coltivazione di droga, e aveva mantenuto la promessa, cosa non frequente...

Meno limpido il conflitto che nel 2011 portò alla cacciata della signora Heather Hodges, ambasciatore statunitense a Quito, accusata di avere scritto a Washington, secondo un messaggio diffuso da WikiLeaks, che il presidente Correa aveva nominato un capo della polizia di dubbia reputazione per meglio «controllarlo» e che era al corrente della corruzione diffusa nella polizia. Probabilmente era vero. I rapporti di Correa col vecchio apparato poliziesco e militare hanno sempre avuto qualche ambiguità. Gli Stati Uniti comunque reagirono espellendo l'ambasciatore dell’Ecuador a Washington, ma la crisi fu risolta dopo qualche tempo, quando i due Paesi ripartirono da zero con due nuovi diplomatici. Gli affari convenivano a entrambi.

Ora la concessione dell’asilo a Snowden potrebbe sommarsi non solo al caso Assange, ma anche allo scontro in atto con la Chevron, a cui il governo di Quito ha inflitto una multa di 18 miliardi di dollari per danni ambientali a vasti territori amazzonici, e potrebbe spingere Washington a denunciare gli accordi di scambio. Ma Correa, abbastanza contestato in patria dagli ambientalisti per diverse scelte discutibili e contraddittorie, potrebbe utilizzare uno scontro con gli Stati Uniti per presentarsi come il leader latinoamericano che raccoglie l’eredità di Chávez e sta usando la questione Snowden per una campagna sui diritti umani negli Stati Uniti (dove è in vigore la pena di morte, che potrebbe minacciare anche Assange e Snowden…).

Correa ha dichiarato che il suo paese non si farà minacciare da nessuno e che non metterà in discussione i suoi principi fondanti. Inoltre, rispondendo alle pressioni esercitate da Obama e da Kerry, e rifiutando il ricatto, Correa, ha sottolineato come il suo Paese sia pronto a rinunciare agli accordi doganali contratti con gli Usa.

Il Ministro degli Esteri,Ricardo Patiño, ha chiarito di voler seguire tutte le procedure del caso per la concessione di asilo a Snowden, ma ha ribadito che in gioco c’è una questione umanitaria che non può essere subordinata a valutazioni di altro genere.
A tale proposito Correa ha aggiunto: “L’Ecuador non si crede superiore a nessun paese del mondo, però nemmeno può accettare posizioni (…) che non hanno come fondamento né la ragione né la verità, se non solamente la forza e il potere”, e  ha ricordato agli Stati Uniti un fatto che sfugge alla stampa occidentale, ma che nel suo paese è ben noto: gli Stati Uniti concedono rifugio nel proprio territorio a persone condannate dalla giustizia ecuadoriana, in particolare a banchieri corrotti che mandarono in rovina il Paese nel 1999, e la cui estradizione è stata reiteratamente negata”.

Tra questi l’ex presidente Jamil Mahuad Witt fuggito negli Usa nel 2000, dopo aver ridotto al lastrico l’economia del Paese; Roberto e William Isaías, due banchieri responsabili del crac della più grande banca del Paese, la Filanbanco, nel 1998; Mario Raúl Pazmiño, ex direttore dell’Intelligence nazionale che divulgò informazioni riservate facendo saltare un’importante operazione contro il narcotraffico. Come mai li ospita? Per chi lavoravano questi criminali?

La linea del governo ecuadoriano sul caso Snowden, dunque, è chiara e non sembra negoziabile. Secondo il governo di Quito c’è il rischio di accanimento giudiziario contro una persona che ha diffuso informazioni riservate, ma che allo scopo di far emergere gravi violazioni del diritto internazionale e della sovranità degli Stati.

Rafael Correa insomma ha posto la sua candidatura alla leadership dei paesi progressisti del continente.

Questa vicenda ci fa riflettere sulla viltà dei nostri governanti, che non sono stati capaci neppure di proteggere un esponente del popolo curdo che aveva chiesto asilo politico dalla ferocia dei servizi segreti della Turchia (che aveva ancora in vigore la pena di morte). Il governo era guidato allora da Massimo D’Alema, ministro della Giustizia era l’ipocrita “comunista” Oliviero Diliberto!

(a.m. 18/6/13)



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