Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Un’assemblea particolare (e una spiegazione richiesta)

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Negli ultimi anni raramente avevo segnalato sul mio sito iniziative di Sinistra Critica. Di quella organizzazione facevo parte fin dalla sua costituzione ma, soprattutto negli ultimi due anni, mi sembrava un po’rinchiusa in se stessa, con un dibattito che non mi attraeva molto, e con una netta carenza di attività di formazione dei militanti. Poi c’è stato l’ultimo congresso, senza invitati esterni e con una discussione poco comprensibile persino a un vecchio militante come me, che ha esitato fino all’ultimo prima di decidere di parteciparvi. E ancora oggi fatico a spiegare cos’è successo ai compagni “esterni” che me lo chiedono su Facebook o con mail. A qualcuno ho tentato di rispondere personalmente, ma oggi provo a farlo sul sito.

Il dibattito dell’ultimo congresso era stato impostato da quei compagni che rappresentavano allora il 70% del coordinamento nazionale, che di fronte all’emergere di un’opposizione imprevista hanno poi modificato più volte il testo che avevano proposto inizialmente, col risultato di rendere meno chiari i termini del dibattito. Io stesso non riuscivo a capire in che modo il faticoso tentativo di costruire una organizzazione politica con una proposta complessiva pubblica ostacolasse il progetto di costruzione di un’area anticapitalista, che interessava anche me. Probabilmente, penso ora, al termine del processo, perché quel progetto aveva bisogno di un “congelamento” della visibilità politica pubblica per integrarsi meglio nei movimenti sociali locali o settoriali. Più chiara la divergenza sulla priorità dell’attenzione al movimento operaio e alle sue strutture organizzate (sindacali e politiche), nonostante il comune riconoscimento della sua crisi, che era stata denunciata da Sinistra Critica da lungo tempo: i compagni della vecchia maggioranza sottolineavano però l’inutilità se non dannosità di tutto quel che rimane del defunto movimento operaio del Novecento. Ma si delineava anche una differenza di concezione della dialettica partito/movimento (politico/sociale), che da parte dei compagni che hanno dato poi vita a Sinistra Anticapitalista partiva da una una concezione leninista della necessità dell'organizzazione politica della classe (pluralista, democratica, ecc.), mentre da parte degli altri compagni si dava la priorità alla costruzione soprattutto di strutture sociali di movimento, ovviamente più facile se non riferita a un progetto generale, ma ovviamente più soggetta così alle pressioni esterne e a processi centrifughi...

Una volta verificato che non avevano più la maggioranza di partenza (i voti espressi nei congressi locali erano risultati equivalenti per le due posizioni, ma quasi un terzo dei militanti si erano astenuti e quindi in base al vecchio statuto non hanno avuto delegati) è cominciato il processo che dapprima ha paralizzato e svuotato il coordinamento eletto, poi ha portato inevitabilmente alla separazione senza una nuova verifica congressuale.

Ma non vale la pena di continuare a parlare ora, a caldo, di un passato recente anche se definitivamente concluso, col rischio di accentuare lo scontro con i compagni che ci hanno lasciato, e che al di là di una scelta diversa, non sono “nemici”. Ci sarà tempo per farlo, con maggiore distacco, e con l’obiettivo di recuperare i molti compagni che sono rimasti disorientati e hanno respinto entrambe le posizioni congressuali distribuendo in parti uguali le responsabilità per la scissione. 

Oggi intanto posso segnalare con piacere e fiducia un’impostazione dell’assemblea fondativa di Sinistra Anticapitalista che mi sembra consenta di coinvolgere nei suoi lavori non solo molti degli astenuti, ma anche diversi di quei compagni che ci hanno seguito con simpatia a distanza ravvicinata, e con cui abbiamo fatto anche recentemente battaglie insieme in #Cambiare si può, prima dello scippo burocratico, o in [email protected] E penso che il comunicato ufficiale sulla presenza internazionale all’assemblea possa interessare parecchi di quei compagni che seguono assiduamente il mio sito proprio per l’informazione internazionalista. Ma raccomando anche l'articolo di Francesco Locantore e Gippò Mukendi riportato in Appendice. (a.m.16/8/13)

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Comunicato

L’assemblea di Sinistra Anticapitalista del 20-22 settembre a Chianciano Terme costituisce l’atto fondativo ed eccezionale di una nuova organizzazione:con il superamento della vecchia Sinistra Critica proponiamo infatti di passare a una nuova fase di attività politica per radicarsi meglio e più profondamente nella classe lavoratrice, per agire con maggiore consapevolezza nei movimenti sociali e per operare l’approfondimento di un programma rivoluzionario nella lotta contro il sistema capitalista. Per queste ragioni invitiamo tutte e tutti quelli che sono interessate/i a lavorare per questi obbiettivi a partecipare attivamente a questo momento fondativo.

Essenziale nel nostro orientamento è la dimensione internazionale della lotta di classe, a partire dall’Europa, ma non solo; per questo la nostra assemblea discuterà dello scontro sociale e politico nel nostro paese, ma dentro un ottica e riferimenti che si collegano con le organizzazioni politiche che come noi perseguono una strategia anticapitalista di lotta per il socialismo.

La presenza delle delegazioni straniere non sarà un fiore all’occhiello, un momento diplomatico come avviene nei congressi di altre forze politiche, ma sarà un asse costitutivo della nostra assemblea: discuteremo in totale sinergia con esse delle esperienze di lotta, delle scelte politiche e strategiche, del lavoro comune da intraprendere; e ne discuteremo con le/i rappresentanti di partiti politici che costituiscono una realtà organizzativa rilevante nel loro paese.

Questo è l’elenco, ancorché non definitivo, dei nostri interlocutori che, di per se stesso, costituisce già uno straordinario successo della nostra assemblea.

Grecia

Antonis Ntavanellos, personalità pubblica nazionale, membro della direzione nazionale di Syriza, in rappresentanza della “piattaforma di sinistra”, lo schieramento che all’ultimo congresso di questa organizzazione ha ottenuto più del 30% dei consensi e dirigente di DEA (Sinistra operaia internazionalista), una delle principali forze costituenti la coalizione di Syriza.

Germania

Sarà presente una delegazione di 3-5 compagne/i tra cui Angela Klein, direttrice del giornale SOZ (Socialistiche Zeitung), Manuel Kellner (entrambi di Colonia) e uno o due animatori del gruppo di Berlino, tutte/i del progetto di costruzione del Nuovo Partito anticapitalista.

Francia

Hanno già confermato la partecipazione per l’NPA, Jean Puyade della commissione internazionale , attivo nel lavoro latino-americano che conduce in Francia, in stretto rapporto con il vecchio rivoluzionario peruviano Hugo Blanco, la campagna contro la miniera di Cajamarca in Perù e Jacques Chastaing, impegnato nel lavoro Medio Oriente e autore di numerosi e puntuali articoli di analisi della situazione egiziana. Altri compagni, della direzione dell’NPA devono confermare la loro presenza.

USA

Sarà presente Ahmed Shawki, militante di orgine egiziana, dirigente di ISO (International Socialist Organisation) la più grande organizzazione della sinistra radicale negli Stati Uniti e direttore della rivista International Socialist Review.

Svizzera

Sarà molto ampia la delegazione dalla Svizzera del BFS/MPS (Movimento per il socialismo), dal Ticino, ma anche dalle altre parti del paese, tra cui Charles-André Udry, economista, militante politico, animatore del sito di analisi internazionale A l’encontre e Pino Sergi redattore responsabile del giornale Solidarietà.

A queste presenze si aggiungeranno ovviamente quelle dei militanti politici e sindacali italiani, di cui daremo successivamente informazione.

L’assemblea di Sinistra Anticapitalista è un avvenimento unico nel panorama politico italiano e da non perdere; invitiamo tutte/i coloro che ne sono interessate/i ad iscriversi da subito scrivendo a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o contattando i referenti locali.

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Appendice

Può essere utile, per chi è interessato a capire le ragioni di una così rapida imprevista separazione, questo articolo scritto nel marzo 2013 da due compagni italiani inizialmente come informazione sulla situazione di Sinistra Critica per una riunione della Quarta Internazionale a cui partecipavano anche compagni della precedente maggioranza, e poi pubblicato sulla rivista in lingua inglese International Wiewpoint. Come si vede la divergenza non appariva ancora insanabile e il progetto di quella che è ora diventata “Solidarietà internazionalista” sembrava ancora solo quello di “congelare” Sinistra Critica…

La crisi della sinistra radicale e il dibattito in Sinistra Critica

 

di Francesco Locantore e Gippò Mukendi Ngandu

 

La crisi dell'estrema sinistra italiana ha conosciuto una accelerazione nel corso dell'ultimo anno e mezzo. Dopo la manifestazione del 15 ottobre del 2011, conclusasi con una violenta repressione e con un dibattito devastante tra le organizzazioni che se ne erano fatte promotrici, si è accentuata la frammentazione della sinistra radicale e la sua incapacità di rispondere in modo credibile al malcontento popolare ingenerato dalle politiche di austerità europea.

                La partecipazione massiccia di giovani e di resistenze operaie a quella manifestazione aveva fatto sperare nell'innesco di una dinamica di radicalizzazione simile a quelle che si sono avute nel frattempo in Spagna, Grecia, Stati Uniti e nel Nord Africa. Questo non si è verificato

L'instaurazione del governo tecnico presieduto da Mario Monti è stato salutato come una liberazione dal ventennio Berlusconiano (in realtà Berlusconi ha governato “solo” per 11 anni di questo ventennio) dal Partito Democratico, dalla maggioranza degli organi di stampa borghesi e anche dalla gran parte del movimento sindacale (Cgil-Cisl-Uil), riuscendo ad isolare le posizioni del sindacalismo di base e della sinistra antiliberista. Il Partito Democratico è stato il più convinto sostenitore in Parlamento del governo tecnico e la burocrazia della Cgil ha cercato di evitare in ogni modo l'esplodere del conflitto sociale in questo periodo. Così il governo Monti è riuscito ad assestare dei colpi letali al salario e ai diritti dei lavoratori senza alcuna reazione significativa: riforma delle pensioni, abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (diritto di reintegro in caso di ingiusto licenziamento).

                Parziali eccezioni sono state rappresentate dalle manifestazioni nazionali indette dal Comitato No Debito (a marzo e a ottobre del 2012), i movimenti degli studenti e degli insegnanti delle scuole superiori in autunno, che sono riusciti a vincere sul tentativo del governo di aumentare l'orario di lavoro a scuola a parità di stipendio e a bloccare la proposta di legge per l'abolizione degli organismi democratici di autogoverno delle scuole.

                In questo contesto si è articolato il dibattito interno a Sinistra Critica, cominciato durante il seminario autunnale del 2011, proseguito con un lungo dibattito congressuale tra il marzo e l'ottobre 2012. Nella preparazione del terzo congresso d Sinistra Critica, dopo una lunga fase difficile ma di sostanziale unità dell'organizzazione, seppure con qualche differenza di orientamento che però non era mai stata formalizzata, di fronte al documento proposto dall'esecutivo nazionale uscente (a maggioranza) si è profilato un dissenso che, successivamente alla discussione nel Coordinamento nazionale, ha portato alla redazione di alcuni ampi emendamenti al testo, che hanno raccolto l'adesione di alcuni compagni dell'esecutivo uscente e, poi, di una minoranza del Coordinamento. Durante il dibattito congressuale i due orientamenti proposti sono arrivati alla parità dei voti, portando il congresso nazionale (28, 29 e 30 settembre 2012) ad eleggere una direzione composta paritariamente tra i rappresentanti delle due tendenze.

 

La scelta di presentare emendamenti al testo congressuale anziché una piattaforma alternativa è stata motivata da una duplice preoccupazione. Da un lato cercare di evidenziare le larghe convergenze analitiche tra le due tendenze politiche, minimizzando le diverse sfumature di lettura della fase, dall'altra di uscire dal congresso con una impostazione che potesse rendere agibile l'organizzazione a progetti di intervento diversi ma non necessariamente contraddittori, ed eventualmente verificare la possibilità di sintetizzare le differenze alla luce dell'evoluzione della lotta di classe nel prossimo futuro.

                Nelle due impostazioni sono largamente condivise l'analisi della crisi capitalistica, dell'attacco gravissimo ai diritti e ai salari, della crisi democratica derivante dallo scollamento delle istituzioni dalle istanze sociali della gran parte della popolazioni, l'impossibilità di una risposta ecoriformista (il cd. Capitalismo verde), la necesità di costruire un movimento ampio e unitario contro la crisi, la condanna delle burocrazie sindacali collaborazioniste, l'insufficienza e la debolezza estrema delle organizzazioni tradizionali del movimento operaio. Allo stesso modo è un elemento condiviso il bilancio dell'esperienza della nostra corrente all'interno di Rifondazione Comunista fino al 2007, così come è tracciato anche dal contributo al dibattito sulla costruzione di partiti larghi proposto da Flavio C.

                Ciò che non condividiamo si può sintetizzare in due punti: 1) l'analisi sulla “fine del movimento operaio” e la conseguente sottovalutazione delle organizzazioni sindacali e politiche della classe operaia tuttora esistenti; 2) la dialettica tra la radicalizzazione e l'autorganizzazione dei movimenti di massa e la costruzione di un soggetto politico rivoluzionario.

                1) Lo slogan della “fine del movimento operaio” è stato a lungo dibattuto nel nostro congresso e si è facilmente prestato a incomprensioni reciproche. Le condizioni soggettive dello scontro di classe sono radicalmente cambiate dopo il crollo dell'URSS, il mutamento genetico dei partiti riformisti socialdemocratici e comunisti dell'Europa occidentale, la collaborazione delle grandi centrali sindacali alla dismissione delle conquiste operaie ottenute negli anni sessanta e settanta. Questi cambiamenti sono importanti e sono stati da tempo caratterizzati come una “crisi del movimento operaio”. Non da oggi questi elementi disegnano una fase dello scontro di classe completamente nuova. Ma in questa nuova fase i vecchi attori non hanno smesso di giocare un ruolo centrale.

                Per rimanere sulle vicende italiane, la Cgil organizza ancora una fetta consistente dei lavoratori e delle lavoratrici, non solo anziani e garantiti. In alcuni settori (metalmeccanici, scuola e università) costituisce – con tutte le sue contraddizioni –  ancora un punto di riferimento per chi lotta: lavoratori, giovani precari, studenti. La sua linea di subalternità al centrosinistra la ha portata a lanciare in campagna elettorale un “piano per il lavoro” in contraddizione con il suo stesso operato negli ultimi anni. Questo non è stato sufficiente per arginare l'emorragia di voti di lavoratori dal PD verso il Movimento 5 stelle di Grillo (il PD ha perso circa 3,5 milioni di voti mentre Sel, l'organizzazione nata dalla tendenza bertinottiana del PRC, riesce a malapena a ottenere i voti della precedente esperienza elettorale fallimentare di Sinistra Arcobaleno), tuttavia apre la strada ad una battaglia interna di coerenza e di indipendenza dell'organizzazione sindacale dal centrosinistra, in cui poter coagulare una sinistra sindacale degna di questo nome.

                Per quanto riguarda la sinistra radicale, rimane frammentata e poco credibile politicamente, tanto da non essere in grado di presentare una propria proposta alle ultime elezioni, se si fa eccezione dell'improbabile cartello riunito sotto il nome di Rivoluzione Civile (Prc, Pdci, Verdi e Italia dei Valori, una organizzazione che è nel gruppo ALDE del Parlamento europeo) e sotto l'egida del magistrato antimafia Antonio Ingroia.

                Si segnala tuttavia che le uniche esperienze significative di movimenti sociali contro l'austerità su scala nazionale sono state convocate nell'ultimo anno proprio da pezzi di sindacalismo di base, sinistra sindacale e piccole organizzazioni di estrema sinistra, riunite nel Comitato No Debito. Questo cartello ha perso l'occasione di proporre un percorso elettorale dal basso, per l'eterogeneità delle forze che ne fanno parte, tuttavia alcune di queste organizzazioni, tra cui Sinistra Critica, hanno partecipato alle assemblee “Cambiare si può” nel mese di dicembre, indette da Alba (un nuovo soggetto politico di sinistra radicale nato dall'iniziativa di alcuni intellettuali prima vicini a Rifondazione e di esponenti sindacali della Cgil).

                Si sottolinea giustamente il problema della coscienza di classe ai minimi storici (la crisi della classe per sé). Questo livello di coscienza è il prodotto di decenni di sconfitte pesanti, di restaurazione di un capitalismo selvaggio e liberista in tutto il mondo, ma anche degli eventi più recenti di inasprimento dell'attacco della borghesia in Europa. In Italia ha influito molto in questo senso il ruolo negativo giocato dal Prc dopo il movimento altermondialista e la scelta di appoggiare il secondo governo Prodi e collaborare alla gestione delle politiche neoliberiste.

                La tendenza che propone il progetto dell'area anticapitalista considera molto importanti le potenzialità del Movimento 5 Stelle e del suo exploit elettorale, in quanto espressione della radicalizzazione "liquida" (cioè informe, perlomeno rispetto alle tradizionali forme dei radicalizzazione), sottovalutando il suo essere frutto dell'assenza di lotte contro l'austerità e le politiche liberali. Al contrario il risultato elettorale italiano, in cui non emerge nessuna proposta politica di classe, e il successo del Movimento 5 Stelle, sono espressione delle sconfitte degli ultimi anni.

                L'obiettivo di una forza rivoluzionaria deve essere quello di intervenire nei settori sociali più attivi (ad esempio in Italia negli ultimi anni gli studenti medi e universitari, ma anche i precari della scuola, il movimento No Tav, i lavoratori e cittadini dell'Ilva di Taranto, il movimento per la ripubblicizzazione del servizio idrico...), perché questi siano di stimolo per favorire una ripresa del conflitto della classe operaia. Anche il movimento Occupy ha provato a giocare questo ruolo. Si tratta di ridare coraggio a milioni di lavoratori e lavoratrici che subiscono le politiche neoliberiste, con l'esempio della lotta e magari con qualche vittoria parziale. Per fare questo possiamo e dobbiamo puntare sui settori più reattivi e combattivi, assecondando e intervenendo anche nelle forme spurie di radicalizzazione, ma nello stesso tempo dobbiamo avere una linea politica e una pratica per cui i nostri compagni riescano a parlare in modo comprensibile a tutti i lavoratori, precari, disoccupati e studenti.

                Non si tratta di far finta che le organizzazioni tradizionali non giochino alcun ruolo sullo sviluppo – eventualmente anche sull'involuzione – della coscienza di classe. In particolare in Italia i movimenti più significativi degli ultimi anni si sono costruiti con un ruolo propulsivo delle “vecchie” organizzazioni.

Per queste ragioni preferiamo continuare a parlare di “crisi del movimento operaio”, senza nasconderne le debolezze e continuando a denunciarne gli orientamenti riformisti e social-liberisti della sua parte maggioritaria (Cgil, Sel, settori del PD), ma con la coscienza che la partita del conflitto di classe si gioca anche stando dentro le strutture sindacali per rimanere in contatto con settori di lavoratori importanti, proponendo ai pezzi più radicali del movimento operaio (sinistra sindacale, sindacalismo di base, collettivi di lavoratori precari, organizzazioni politiche della sinistra radicale, centri sociali e collettivi studenteschi) il compito comune di ricostruzione di una sinistra di classe (un nuovo movimento operaio), che agisca sia sul livello politico che nei movimenti sociali per respingere le politiche neoliberiste e di austerità imposte dalla borghesia europea, in una parola la costruzione di un movimento unitario contro la crisi.

                2) Il secondo elemento di divergenza riguarda la dialettica tra l'autorganizzazione dei movimenti e la costruzione del partito rivoluzionario. Noi siamo convinti della necessità di costruire Sinistra Critica per la ricostruzione di un soggetto politico anticapitalista e rivoluzionario, che proponga una alternativa complessiva di sistema al capitalismo patriarcale, e che rimetta al centro del dibattito nei movimenti sociali la necessità di una rivoluzione politica e sociale.

                Sebbene le condizioni per un tale progetto siano oggi ancora più difficili, non è un progetto cui intendiamo rinunciare o rinviare a tempi migliori. E' necessario che i rivoluzionari operino su due fronti: da una parte l'intervento nei movimenti sociali, stimolandone l'organizzazione e l'autonomia e favorendo esperienze più ampie di autorganizzazione, dall'altra che facciano ai militanti di questi movimenti e in generale ai lavoratori e agli oppressi una proposta politica di superamento del capitalismo, ricercando le convergenze con tutti coloro che si pongono questa problematica nell'ottica della costruzione di una nuova sinistra anticapitalista. 

                Pertanto pensiamo si debba anche intensificare un lavoro di formazione marxista rivoluzionaria, femminista, ecologista; utilizzare strumenti di propaganda politica, dal sito internet a un giornale cartaceo di intervento sui principali temi del dibattito politico e sugli sviluppi delle resistenze sociali nei territori e a livello nazionale.

                Non condividiamo l'idea di tenere l'organizzazione Sinistra Critica congelata mentre pratichiamo l'intervento nei movimenti. Le due gambe dell'organizzazione politica vanno praticate parallelamente e devono rinforzarsi a vicenda, per non correre il rischio di trovarsi di una organizzazione svuotata di senso – e di militanti – o dall'altra parte di una organizzazione settaria incapace di parlare ai settori sociali che ci interessano, ma anche a organizzazioni sindacali e politiche che ci interessano e che possono avere un ruolo.

 

L’articolo è del marzo 2013, è stato scritto come intervento in una riunione del CEI della Quarta Internazionale, ed è stato pubblicato in inglese su International Viewpoint all'indirizzo: http://www.internationalviewpoint.org/spip.php?article2948

 



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