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Toussaint - FMI e Banca Mondiale

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FMI E BANCA MONDIALE: L’ORA DEL BILANCIO

Éric Toussaint

 

Éric Toussaint fa gli auguri di “cattivo compleanno” alla BM e al FMI. Un testo incisivo ed efficace nella prima parte di denuncia e descrizione dei suoi crimini, meno convincente nel programma per “costruire una nuova architettura internazionale”, che forse a noi, in Italia, sembra troppo ottimistico, ma probabilmente risente dall’esperienza fatta da Toussaint come consulente del governo ecuadoriano nell’audit sul debito, e dalla partecipazione diretta alla vita di altri paesi con governi progressisti dell’America Latina. (a.m.2/10/13)

 

 

Nel 2014, BM e FMI compiranno 70 anni. Il prossimo ottobre tengono, come al solito, la loro riunione annuale a Washington. Molte organizzazioni, tra cui il CADTM, rivolgono un appello unitario a una settimana di mobilitazione contro il debito illegittimo e le istituzioni finanziarie internazionali, che si svolgerà su scala internazionale dall’8 al 15 ottobre 2013.

Il presente articolo ritorna sul bilancio del FMI e della BM, proponendo qualche traccia per un’altra architettura internazionale.

·         Fin dalla loro creazione, nel 1944, BM e FMI hanno sostenuto attivamente tutte le dittature e tutti i regimi del campo alleato degli Stati Uniti.

·         Calpestano la sovranità degli Stati, in flagrante violazione del diritto dei popoli a disporre di se stessi, per il fatto stesso di imporre una serie di condizionamenti. Questi ultimi impoveriscono la popolazione, accrescono le disuguaglianze, abbandonano i paesi in balia delle multinazionali e modificano le legislazioni statuali (profonda riforma dello Statuto del lavoro, di quello minerario e forestale, abrogazione dei contratti collettivi, ecc.) in senso favorevole ai creditori e agli “investitori” stranieri.

·         Pur avendo scoperto sottrazioni massicce, BM e FMI hanno tenuto fermo, se non aumentato, l’ammontare dei prestiti ai regimi corrotti e dittatoriali alleati delle potenze occidentali (si veda il caso emblematico del Congo-Zaire di Mobutu, dopo il rapporto Blumenthal nel 1982).

·         Hanno offerto il proprio sostegno finanziario alla dittatura di Habyarimana in Ruanda fino al 1992, permettendogli di aumentare di cinque volte gli effettivi dell’esercito. Le riforme economiche imposte nel 1990 hanno destabilizzato il paese, esasperando contraddizioni latenti. Il genocidio preparato dalla fine degli anni Ottanta da Habyarimana fu perpetrato a partire dal 6 aprile del 1994, con oltre un milione di morti fra i Tutzi (e fra gli Utu moderati) Successivamente, BM e FMI pretesero dalle nuove autorità ruandesi il rimborso del debito contratto dal regime genocida.

·         Hanno sorretto altri regimi dittatoriali dell’altro campo (la Romania, dal 1973 al 1982; la Cina, a partire dal 1980), allo scopo di indebolire l’URSS prima della sua implosione nel !991.

·         Hanno appoggiato le peggiori dittature finché non sono state rovesciate: Esempi: l’emblematico sostegno a Suharto in Indonesia dal 1965 al 1998; a Marcos nelle Filippine dal 1972 al 1986; a Bel Ali in Tunisia e a Mubarak in Egitto fino al loro rovesciamento nel 2011.

·         Hanno sabotato attivamente esperienze democratiche e progressiste (da Jacobo Arbenz in Guatemala e Mohammad Mossadeq in Iran nella prima metà degli anni Cinquanta, da João Goulart in Brasile agli inizi degli anni Sessanta ai sandinisti in Nicaragua negli anni Ottanta, passando per Salvador Allende in Cile dal 1970 al 1973. (L’elenco completo è assai più lungo).

·         BM e FMI esigono da popoli vittime di tiranni, che loro finanziano, il rimborso dei debiti odiosi contratti da questi regimi autoritari e corrotti.

·         BM e FMI hanno del pari preteso da paesi che hanno conquistato l’indipendenza alla fine degli anni Cinquanta/inizi anni Sessanta il rimborso dei debiti odiosi contratti dalle ex potenze coloniali per colonizzarli. In particolare, è stato questo il caso per quanto riguarda il debito coloniale da parte del Belgio presso la BM per completare la colonizzazione del Congo negli anni Cinquanta. Ricordiamo che questo tipo di trasferimento di debiti coloniali è vietato dal diritto internazionale.

·         Negli anni Sessanta, la BM e il FMI hanno sostenuto finanziariamente paesi quali il Sudafrica dell’apartheid e il Portogallo che conservava sotto il proprio giogo alcune colonie in Africa e nel Pacifico, mentre questi paesi erano oggetto del boicottaggio finanziario internazionale decretato dall’ONU. La BM ha finanziato un paese che ne aveva annesso un altro con la forza (annessione di Timor Est da parte dell’Indonesia nel 1975).

·         In materia ambientale, la BM persegue lo sviluppo di una politica produttivistica disastrosa per le popolazioni e nefasta per la natura. È riuscita, per giunta, a farsi assegnare la gestione del traffico dei permessi di inquinare.

·         La BM finanzia progetti che violano in modo flagrante i diritti umani. Tra i progetti direttamente sostenuti dalla BM si può registrare il progetto “trasmigrazione” in Indonesia (anni 1970-1980), molti aspetti del quale si possono assimilare a crimini contro l’umanità (distruzione dell’ambiente naturale delle popolazioni autoctone, spostamento forzato di popolazioni). Più di recente, la BM ha finanziato integralmente la cosiddetta (mal detta) operazione “partenza volontaria” nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), un piano di licenziamenti che viola i diritti di 19.655 dipendenti della Gécamines, l’impresa mineraria statale con sede in Katanga. I lavoratori costoro continuano ad essere in attesa del pagamento dei salari arretrati e delle indennità previste dal diritto congolese.

·         La BM e il FMI hanno agevolato l’emergere dei fattori che hanno provocato la crisi del debito esplosa nel 1982. In sintesi: a) BM e FMI hanno spinto i paesi a indebitarsi in condizioni tali da portare al sovra-indebitamento; b) hanno spinto, se non costretto, i paesi ad abolire il controllo sul movimento di capitali e sul cambio, accentuando la volatilità dei capitali e agevolandone con forza la fuga; c) hanno spinto i paesi ad abbandonare l’industrializzazione con sostituzione di importazioni a vantaggio di un modello basato sulla promozione delle esportazioni.

·         Hanno nascosto i pericoli che, pure, avevano loro stessi scoperto (sovra-indebitamento, crisi dei pagamenti, trasferimenti netti negativi…).

·         Dopo lo scoppio della crisi nel 1982, BM e FMI hanno sistematicamente favorito i creditori e indebolito i debitori.

·         La BM e il FMI hanno raccomandato, se non imposto, politiche che hanno fatto pagare ai popoli la fattura del debito, mentre favorivano i più potenti.

·         La BM e il FMI hanno continuato a “generalizzare” un modello economico che accresce sistematicamente le disuguaglianza tra i paesi e all’interno di questi.

·         Negli anni Novanta, BM e FMI, con la complicità dei governi, hanno esteso le politiche di “aggiustamento” strutturale alla maggioranza dei paesi dell’America latina, dell’Africa, del’Asia, dell’Europa centrale e orientale (Russia inclusa).

·         In questi ultimi paesi, le massicce privatizzazioni sono state realizzate a detrimento dei beni comuni e hanno arricchito in maniera colossale una manciata di oligarchi.

·         Hanno rafforzato le grandi imprese private e indebolito sia i poteri pubblici sia i piccoli produttori. Hanno aggravato lo sfruttamento dei lavoratori, rendendoli sempre più precari. Lo stesso hanno fatto con i piccoli produttori.

·         Le loro retoriche di lotta per ridurre la povertà cela malamente una politica concreta che riproduce e consolida le cause stesse della povertà.

·         La liberalizzazione dei flussi di capitali che hanno sistematicamente favorito ha rafforzato l’evasione fiscale, la fuga di capitali, la corruzione.

·         La liberalizzazione degli scambi commerciali ha rafforzato i forti ed emarginato i deboli. La maggior parte dei piccoli e medi produttori dei paesi in via di sviluppo non sono in grado di resistere alla concorrenza delle grandi società, siano esse del nord o del sud.

·         La BM e il FMI operano, insieme all’OMC, alla Commissione europea e ai governi complici, per imporre un’agenda radicalmente in contrasto con la soddisfazione di diritti umani fondamentali.

·         Da quando la crisi colpisce l’Unione europea, il FMI è in prima linea per imporre ai popoli greco, portoghese, irlandese, cipriota ecc. le politiche che sono state preliminarmente imposte ai popoli dei paesi in via di sviluppo e a quelli dell’Europa centrale e orientale negli anni Novanta.

·         La BM e il FMI, che predicano la buona gestione di governo in tutti i loro rapporti,, nascondono al loro interno comportamenti discutibili.

·         Entrambe le istituzioni continuano a tenere in posizione emarginata la maggior parte dei paesi, benché costituiscano la maggioranza dei loro membri, privilegiando una manciata di governi dei paesi ricchi.

·         In sintesi, la BM e il FMI costituiscono degli strumenti dispotici, in mano a un’oligarchia internazionale (un pugno di grandi potenze e le loro multinazionali) che consolida il sistema capitalistico internazionale, distruttore dell’umanità e dell’ambiente.

·         È indispensabile denunciare i comportamenti nefandi di BM e FMI per porvi fine. I debiti di cui queste istituzioni esigono il rimborso devono essere annullati ed esse vanno portate al cospetto della giustizia.

·         È urgente costruire una nuova architettura democratica internazionale, che favorisca la redistribuzione delle ricchezze e sostenga gli sforzi dei popoli per la realizzazione di uno sviluppo socialmente giusto e rispettoso della natura.

 

Costruire una nuova architettura internazionale

 

Occorre scegliere proposte che ridefiniscano le fondamenta stesse dell’architettura internazionale (compiti, funzionamento…). Prendiamo il caso dell’OMC, del FMI e della BM.

La nuova Organizzazione mondiale del commercio deve garantire in questo campo la realizzazione di una serie di patti internazionali fondamentali, a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e di tutti i trattati essenziali in fatto di diritti umani (individuali o collettivi) e ambientali. La sua funzione sarebbe quella di sorvegliare e regolamentare il commercio in modo che sia rigorosamente conforme alle normative sociali (convenzioni dell’Organizzazione mondiale del lavoro) e ambientali. Questa definizione contrasta frontalmente con gli attuali obiettivi dell’OMC. Ciò implica evidentemente una rigorosa separazione dei poteri: è fuori discussione che l’OMC, come del resto ogni altra organizzazione, abbia al suo interno il proprio tribunale: Va quindi soppresso l’Organo di regolamentazione delle controversie.

L’organizzazione che sostituirà la Banca mondiale dovrebbe essere ampiamente regionalizzata (vi si potrebbero collegare banche del sud), avrebbe la funzione di fornire prestiti a tasso molto basso o nullo e donazioni, che potrebbero essere concesse solo a condizione che vengano utilizzate nel rispetto rigoroso delle normative ambientali e sociali e, più in generale, dei diritti umani fondamentali. Al contrario dell’attuale Banca mondiale, la nuova banca di cui ha bisogno il mondo non cercherebbe di rappresentare gli interessi dei creditori e di imporre ai debitori un comportamento di sottomissione al mercato-sovrano, ma avrebbe il compito prioritario di difendere gli interessi dei popoli che ricevono prestiti e donazioni.

Il nuovo Fondo mondiale internazionale, da parte sua, dovrebbe recuperare parte del suo mandato originario, per garantire la stabilità delle monete, lottare contro la speculazione, controllare i movimenti di capitali, operare per mettere al bando i paradisi fiscali e la frode fiscale. Per raggiungere questo obiettivo, potrebbe contribuire insieme alle autorità nazionali e ai fondi monetari regionali alla raccolta di tasse internazionali differenziate.

Tutte queste tracce richiedono l’elaborazione di un’architettura mondiale coerente, gerarchizzata e dotata di una divisione dei poteri. La chiave di volta potrebbe esserne l’ONU, purché la sua Assemblea generale ne diventasse l’istanza vera di decisione – il che implicherebbe la soppressione dello statuto di membro permanente del Consiglio di Sicurezza (e del diritto di veto ad esso connesso). L’Assemblea generale potrebbe delegare compiti specifici ad organismi ad hoc.

Un altro problema che non ha ancora fatto strada a sufficienza è quello del dispositivo internazionale di diritto, di un potere giudiziario internazionale (indipendente dalle altre istanze di potere internazionale), a completamento dell’attuale dispositivo, che comporta soprattutto la Corte internazionale dell’Aia e la Corte penale internazionale. Con l’offensiva neoliberista degli ultimi trent’anni, la legge del commercio ha progressivamente dominato il diritto pubblico. Istituzioni internazionali come l’OMC e la BM funzionano con i loro proprio organo di giustizia: l’Organo per regolare le controversie in seno all’OMC e il CIRDI (Centro Internazionale per regolare le controversie sugli investimenti) in seno alla BM, il cui ruolo è smisuratamente cresciuto. La carta dell’ONU viene regolarmente violata da alcuni membri permanenti del suo Consiglio di Sicurezza: Si sono creati nuovi spazi di non diritto (i prigionieri senza diritto rinchiusi a Guantanamo dagli Stati Uniti). Gli Stati Uniti, dopo aver ricusato la Corte internazionale dell’Aia (dove sono stati condannati nel 1985 per avere aggredito il Nicaragua), rifiutano la Corte penale internazionale. Tutto ciò è estremamente preoccupante e richiede con urgenza iniziative per completare un dispositivo internazionale di diritto.

Nel frattempo, occorre portare la BM e il FMI a fare alcuni conti con la giustizia di fronte a giurisdizioni nazionali (fin qui, ancora non esiste una giurisdizione nazionale competente a giudicare crimini della BM e del FMI), esigere l’annullamento dei debiti che queste istituzioni rivendicano e agire per impedire l’applicazione delle nefaste politiche che esse raccomandano o impongono.

(26 settembre 2013)

 

Traduzione di Titti Pierini

 

 



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