Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Honduras: l’ALBA e la real politik

Honduras: l’ALBA e la real politik

E-mail Stampa PDF

A qualche giorno dal voto in Honduras, Juan Orlando Hernández del Partido nacional (Pn) si è autoproclamato vincitore delle elezioni presidenziali in Honduras anche se, con il 54 per cento delle schede scrutinate, il tribunale elettorale non aveva ancora nominato un vincitore ufficiale. La candidata della sinistra Xiomara Castro, moglie dell’ex presidente Manuel Zelaya, destituito con un colpo di stato nel 2009, ha dichiarato di non riconoscere la vittoria di Hernández e ha detto a sua volta di essere la vincitrice delle elezioni. Con il 54,4 per cento dei voti scrutinati Hernández è in testa con il 34,2 per cento dei voti, mentre Xiomara Castro, candidata del partito Libertad y Refundación (Libre) è al 28,6 per cento. Mauricio Villeda, del Partido liberal, è terzo con il 20,9 per cento.

Anche se a votare è andato il 61 % degli elettori (un record per il paese) e molti seggi sono stati chiusi con un’ora di ritardo per permettere a tutte le persone in fila di votare, da intere regioni periferiche dove il partito di Zelaya è più forte, non sono arrivati ancora i risultati, per difficoltà di comunicazione ma anche perché le urne di un 20% delle sezioni elettorali sono state sequestrate dal governo del golpista Lobo per “controlli”.

Secondo alcuni osservatori, come Atilio Borón su “Página 12” o Katu Arkonada per "Alai-amlatina", i brogli realizzati sono molteplici, e sarebbero confermati dall’assenza totale in molti seggi di voti per liste minori, evidentemente presentate solo per aver diritto a un maggior numero di scrutatori ed avere la copertura alla manipolazione dei risultati. Inoltre, nelle regioni più arretrate, l’acquisto di voti e i controlli sui votanti sono diffusissimi. Come stupirsi? È normale in gran parte del mondo…

Invece ci si potrebbe stupire del fatto che, mentre lavoratori e studenti scendevano in piazza in violente proteste contro la troppo frettolosa autoproclamazione di Hernández come presidente, un altro presidente, considerato di sinistra e riconosciuto tale dall’ALBA e da tutti i bolivariani acritici, l’ex rivoluzionario Daniel Ortega, già il lunedì 25 (a scrutinio tutt’altro che completato) si affrettava a riconoscere la vittoria di Juan Orlando Hernández, dichiarandolo "presidente eletto" dell’Honduras" e proponendogli con una telefonata di lavorare insieme per l’integrazione regionale. Secondo Rosario Murillo, potente moglie di Ortega e probabile candidata alla presidenza quando Ortega non riuscirà più a ottenere altre deroghe e non potrà essere eletto ancora una volta, il marito ha avuto un analogo colloquio anche con il presidente dell’Honduras in carica, Porfirio Lobo.

In realtà non ci si dovrebbe stupire molto, se si ricorda come Daniel Ortega è stato rieletto, impegnandosi col cardinale ultrareazionario Miguel Obando Y Bravo a non accettare mai la reintroduzione dell’aborto in Nicaragua, ma anche che lo stesso Chávez aveva sdoganato nell’aprile 2011 il presidente golpista Porfirio Lobo, accettando di incontrarlo in Colombia (nei giorni dello scandaloso riavvicinamento con quel paese, che comportò anche la consegna del giornalista svedese di origine colombiana Joaquín Pérez Becerra, “catturato” mentre passava per l’aeroporto venezuelano di Maiquetia). Ne avevo parlato più volte nel sito, ma soprattutto in Honduras: una cartina di tornasole , in cui osservavo che con quel gesto si annullavano tutte le misure prese nei confronti dell’Honduras dopo il golpe del 2009 e se ne appoggiava il rientro nei vari organismi continentali da cui era stato espulso o sospeso.

Questa realpolitik ha purtroppo molti altri precedenti: basti pensare ai brogli clamorosi in Messico. Il più spudorato riguardò le elezioni presidenziali del 1988, e capovolsero il risultato elettorale, facendo trionfare Carlos Salinas de Gortari su Cuauthémoc Cárdenas: in quel caso, il giovane Daniel Ortega, ancora nella prima fase di governo dopo la vittoria sandinista, accompagnò Fidel Castro alla cerimonia di insediamento di Salinas De Gortari. Immaginabile lo sgomento dei milioni di messicani che protestavano contro il presidente truffatore, che tra l’altro dopo sei anni avrebbe poi finito il suo mandato fuggendo all’estero perché accusato di corruzione, malversazioni e narcotraffico.

In tutti i commenti fatti in questi anni sul golpe in Honduras, ho sempre sottolineato che lo stesso Zelaya (come successivamente il presidente del Paraguay Lugo) era stato abbattuto da un golpe non perché molto pericoloso, ma perché era facile farlo, dato che era debole e incoerente. Gli Stati Uniti avallano qualsiasi golpe, se sono sicuri che vinca, e sono cauti solo quando si trovano di fronte un governo che ha un buon rapporto con il suo popolo. Ma la resistenza popolare è indebolita se i governi dei paesi che appaiono punti di riferimento contro l’imperialismo cedono alla real politik, e spezzano le mobilitazioni. Per questo è auspicabile che finisca il silenzio della sinistra (e dell’ALBA…) sul comportamento di Daniel Ortega, che ha già fatto non pochi danni non solo nel Centro America.

(a.m.29/11/13)

Vedi anche l'articolo di Dario Di Nepi su  Communia : http://www.communianet.org/news/bolivar-non-basta-pi%C3%B9 ripreso anche da Il megafonoquotidiano



You are here Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Honduras: l’ALBA e la real politik