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Ucraina: Dossier elezioni da East Journal

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1: Ecco i candidati. Che tutto cambi affinché tutto resti come prima?

di Oleksiy Bondarenko

da http://www.eastjournal.net/

Il 25 maggio gli ucraini saranno chiamati a scegliere il nuovo Presidente che avrà il difficilissimo compito di tenere insieme un paese sull’orlo della guerra civile. La situazione socio-politica in cui versa attualmente l’Ucraina avrà un’influenza negativa sullo svolgimento delle consultazioni che, in un contesto estremamente polarizzato, difficilmente restituiranno un esito definitivo e comunemente accettato.

Poroshenko e Timoshenko, oligarchi alla riscossa

Sono ben 23 i candidati ufficialmente registrati dalla Commissione Elettorale Centrale. Sebbene alcuni abbiano ritirato la propria candidatura e altri sembrano partecipare alla corsa soprattutto per guadagnarsi un certo capitale politico da spendere nel prossimo futuro, il numero dei candidati rimane comunque indicativo della frammentazione all’interno del paese.

Il nome che riscuote più curiosità è quello di Petro Poroshenko, oligarca, magnate del cioccolato (proprietario della Roshen) e proprietario del canale televisivo 5 Kanal. Nato ad Odessa e laureato in economia, Poroshenko ha saputo sfruttare le turbolenze degli anni ’90 entrando in possesso di numerose aziende dolciarie statali. Nonostante possa apparire come un uomo nuovo, ha alle spalle una carriera politica di primo piano. Eletto per la prima volta alla Verhovna Rada nel ‘98, ha ricoperto svariati incarichi amministrativi, ultimo dei quali la guida del Ministero dell’Economia e del Commercio (dal 2012, sotto la presidenza di Yanukovich). Pur essendo considerato uno dei principali sostenitori della Rivoluzione Arancione prima, e dell’EuroMaidan poi, sembra piuttosto curioso notare che proprio Poroshenko sia stato uno dei cofondatori del Partito delle Regioni insieme al deposto presidente Viktor Yanukovich.

Se Poroshenko si presenta come indipendente, la candidatura di Yulia Timoshenko è stata promossa dal suo partito, Patria che l’ha votata all’unanimità durante un congresso dai contorni quasi mistici, svoltosi in piazza Santa Sofia a Kiev, in prossimità di quella Piazza Indipendenza che ha restituito la libertà alla “pasionaria” della Rivoluzione Arancione. La scelta non sembra casuale, dato che la Timoshenko sembra aver deciso di puntare ancora una volta sulla piazza e sui suoi volubili sentimenti. La lotta contro l’oligarchia, contro la corruzione e contro Mosca è il trittico della sua campagna elettorale, insieme alla “riconquista” della Crimea e all’ormai solita integrazione dell’Ucraina nelle strutture euro-atlantiche. Rimane da vedere se la piazza sia ancora disposta ad ascoltare le promesse di una personalità che sembra aver speso, ormai per intero, il proprio capitale politico.

Cosa resta del partito di Yanukovich?

Il 25 maggio potrebbe simboleggiare anche la definitiva morte del Partito delle Regioni, in via di sgretolamento già da svariati mesi. Il principale candidato è Mikhail Dobkin, ex governatore di Kharkiv, arrestato a inizio marzo e attualmente ai domiciliari con l’accusa di aver “promosso il separatismo”. La sua credibilità sembra piuttosto limitata, non solo a causa delle vicende giudiziarie, ma anche perché è il principale rappresentante della vecchia gerarchia partitica di Yanukovich. Gli altri “regionari” sono Sergei Tigipko, vicino al mondo finanziario e Yuriy Boyko, ex vice di Azarov, mentre Oleg Tsarev, espulso dal partito a inizio aprile e brutalmente pestato da ignoti, ha deciso di ritirare la propria candidatura in seguito ad una serie di accusa di “separatismo” mosse nei suoi confronti dalla Procura Generale di Kiev.

I candidati ultra-nazionalisti Tyagnibok e Yarosh

Infine troviamo Oleg Tyagnibok, candidato del partito ultranazionalista Svoboda,e Dmitri Yarosh, coordinatore del gruppo di estrema destra Pravy Sector. Sono loro gli unici ad avere avuto un ruolo durante le manifestazioni tra novembre e febbraio. Mentre il candidato del partito nazionalista Svoboda, pur avendo perso visibilità nell’ultimo periodo, può contare su un elettorato piuttosto consolidato nell’ovest del paese, il coordinatore di Praviy Sektor, che ha recentemente invocato una guerra partigiana contro la Russia, sembra alla ricerca di una legittimazione che gli possa permettere di trasformarsi definitivamente da combattente di piazza in una figura politica all’interno del panorama nazionale.

Symonenko, il comunista irriducibile

Caso a parte quello di Petro Symonenko, l’irriducibile segretario del Partito Comunista Ucraino (PCU). La sua candidatura è in bilico da diverse settimane, tra voci di agguati alla sua persona, l’espulsione del PCU dalla Verhovna Rada e azioni giudiziarie volte a proibire l’esistenza stessa del partito, accusato, tanto per cambiare, di promuovere il separatismo.

Chi il favorito?

Date le circostanze fare previsioni sembra piuttosto difficile, anche se la figura di Poroshenko appare oggettivamente quella più spendibile. In primo luogo la sua posizione prudente, non essendo entrato a far parte dell’esecutivo dopo la fuga di Yanukovich, e il sostegno ad un ampio dialogo nazionale, lo rendono più gradito all’elettorato moderato. Inoltre, Poroshenko può contare sull’appoggio di Vitali Klitschko, che ha deciso di non candidarsi scegliendo di correre per la poltrona di sindaco di Kiev, riversando così sull’“oligarca del cioccolato” i voti del proprio partito (Udar).

Infine, la figura di Poroshenko potrebbe soddisfare anche le aspettative delle cancellerie occidentali e del Cremlino. La sua posizione “europeista” è ben vista a Bruxelles, mentre la moderazione nei confronti del dialogo Kiev-NATO e i personali legami imprenditoriali con la Russia possono aumentare gli strumenti di pressione nelle mani di Mosca. La Timoshenko invece, secondo molti sondaggi, si dovrà accontentare di lottare con Tigipko per accedere all’eventuale ballottaggio (previsto per il 15 giugno), tenendo qualche asso nella manica per il possibile duello finale.

Il male minore sembra essere di nuovo la vittoria di un oligarca, in un paradossale déjà vu che rischia di ripristinare lo status quo ante con personaggi solo in parte differenti. Il tutto mentre a est si continua a sparare e si farà di tutto per boicottare queste elezioni.

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2/ Poroshenko, il Willy Wonka ucraino che piace anche a Mosca

di Pietro Rizzi

da http://www.eastjournal.net/

A meno di colpi di scena dell’ultima ora, e sempre che nell’Est del Paese non torni ad impazzare la guerra civile, il futuro Presidente sarà Petro Poroshenko, il re del cioccolato ucraino.

Con circa il 40% dei consensi secondo isondaggi più cauti, che arrivano ad oltre al 55% stando a quelli più ottimistici che tengono in considerazione anche coloro i quali presumibilmente non si recheranno a votare, per Poroshenko c’è solo il dubbio di capire se vincerà al primo turno, come tutto ormai fa presumere, o se dovrà attendere qualche settimana in più: i suoi inseguitori sono a non meno di trenta punti percentuali di distanza.

Nato vicino ad Odessa nel 1965, laureato in economia, il Willy Wonka ucraino [Willy Wonka era il protagonista eponimo di un film di Mel Stuart del 1971] è stato scaltro negli anni successivi alla dissoluzione dell’Unione Sovietica a mettere le mani su varie aziende dolciarieche sono state privatizzate per pochi spiccioli ed in seguito a saperne fare un impero al quale ha dato il nome “Roshen” (Po-Roshen-ko). Con un patrimonio di circa 1,3 miliardi di dollari (Forbes), è ad oggi il 7° uomo più ricco di Ucrainaed il proprietario, oltre che dell’azienda dolciaria e di alcune altre imprese, anche di Kanal 5, l’emittente televisiva che è stata capace di coprire la Rivoluzione Arancione del 2004 e gli eventi del Maidan di pochi mesi fa.

Di notevole interesse la sua esperienza politica, che non può certo essere definita lineare. Eletto per la prima volta nel 1998 alla Verkhovna Rada, il Parlamento, nelle fila del Partito Socialdemocratico, fonda due anni dopo il Partito della Solidarietà, che però abbandona nel giro di pochi mesi per essere tra i fondatori del Partito delle Regioni, lo stesso nel quale è stato fino a pochi mesi fa leader indiscusso l’ex Presidente Yanukovich.

Fino a questo momento della sua carriera è stato un fervente sostenitore di Leonid Kuchma, a quei tempi Presidente ucraino, del quale ha appoggiato in tutto e per tutto la linea politica fino al 2001. Compreso, prima di molti altri, che la parabola dell’allora despota ucraino fosse al termine, anche considerato che non avrebbe potuto gareggiare per il terzo mandato, Poroshenko decide nel 2001 di cambiare casacca e di salire sul carro di colui che appariva l’astro nascente del firmamento politico: Viktor Yushenko, del quale seguirà tutta la campagna elettorale fino a quando quest’ultimo sarà eletto Presidente, mentre lui otterrà l’incarico di Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionalee di Difesa, posto di grande prestigio.

Resosi conto nel 2009 che Yushenko, di cui è stato per anni anche finanziatore, inizia a dare segni di debolezza, è ancora una volta scaltro riuscendo a farsi nominare Ministro degli Esteri, posizione con maggiore visibilità politica, che gli permette di avvicinarsi al primo ministro di allora, la Timoshenko, con la quale, nonostante ufficiali smentite, inizia a collaborare sperando che l’iron ladyucraina possa diventare il futuro Presidente. Tuttaviala sua scommessa nel 2010 fallisce, la Timoshenko non riesce a vincere le elezioni per un soffio, e Poroshenko – ben lontano dal disperarsi – prima si fa mettere “in castigo” da Yanukovich come capo del Consiglio della Banca Nazionale ucraina e poi si riabbraccia con il Presidente ottenendo la nomina nel 2012 a Ministro del Commercio e dello Sviluppo Economico.

Ancora una volta capisce prima di molti (sempre che non sia fortuna!) che Yanukovich sta perdendo consenso e si allontana lentamente da lui, per prenderne fortemente le distanze durante le manifestazioni di fine 2013 ed inizio 2014 a Kiev, che lo vedono fisicamente, oltre che attraverso la sua televisione e le sue dichiarazioni, in prima fila con i manifestanti su posizioni sempre moderate.

La corsa alla Presidenza sembra spianata quando, dopo aver annunciato la candidatura, Klitscho, l’ex pugile che sembrava poter avere possibilità di vittoria, rinuncia alla candidatura dichiarando il suo appoggio a Poroshenko dopo che i due si sono incontrati a Vienna con Dmitry Firtash, uomo vicino all’ex Presidente Yanukovich, che ha gestito per anni i traffici di gas tra l’Ucraina e la Russia e che, dopo essere scappato nella capitale austriaca dopo la fuga del suo protettore, è stato catturato su richiesta delle autorità americane con l’accusa di corruzione. Si potrebbe dire che Poroshenko negli anni sia diventato amico di figure poco raccomandabili.

I punti fissi del suo programma sono pochi. Innanzitutto la modernizzazione del Paese e la stabilità economica. È conscio degli sforzi richiesti (o imposti) dal Fondo Monetario Internazionale, e sapendo che porteranno malcontento ha già annunciato che saranno i più ricchi coloro che pagheranno gran parte del conto: peccato non abbia detto in che modo. Lalotta alla corruzioneè forse il suo più grande cavallo di battaglia, che sventola ad ogni occasione, ma anche in questo caso non si è capito come intenda fare, e soprattutto se i suoi colleghi oligarchi siano d’accordo. L’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, per la parte non ancora sottoscritta, è un altro obiettivo dei cento giorni, come ha avuto più modo di ribadire, ma anche ilriavvicinamento alla Russianon può che stargli a cuore: negli scorsi mesi i prodotti della sua azienda erano stati banditi dalla Russia con la classica motivazione sanitaria ed i conti della Roshen erano finiti in rosso mostrando chiaramente che buona parte del mercato della sua azienda, attorno al 40%, è proprio nel Paese di Putin.Finora ha seguito la filosofia, sulla scia di Sun Tzu, che se un nemico non si può sconfiggere, allora è meglio abbracciarlo: farà così anche con Putin?

 

 



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