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La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Aldo Zanchetta: Cosa accade in America Latina alla “sinistra”?

Aldo Zanchetta: Cosa accade in America Latina alla “sinistra”?

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(Su una discussione avvenuta al VI seminario America Latina su “QUESTA COSA CHIAMATA SINISTRA”[i])

 

Molti i temi affrontati, tre quelli centrali:

 

-   cosa accade, a grandi linee, in America Latina, soprattutto “a sinistra”.

-   cosa possiamo trarre di insegnamento dalle esperienze più creative in tale regione del mondo

-    quale futuro per il seminario America Latina  

Desidero soffermarmi sul primo dei tre, perché la lettura del testo di Davalos riportato nel numero precedente del Mininotiziario [sul mio sito col nome VIOLENZA E POTERE NEL POSTNEOLIBERISMO, NdR], che come pro-memoria riporto sotto, ha fatto discutere. Ecco il testo:

Vi è oggi un filo conduttore fra tutti i governi della regione che in qualche modo si iscrive in una specie di modello di dominazione politica comune ad essi. Nel testo presente si abbozza l’ipotesi che l’America latina sia entrata in una fase della dominazione capitalista caratterizzata dalla spoliazione territoriale, dal controllo sociale, dalla criminalizzazione della resistenza politica, dalla trasformazione della politica in spettacolo e dalla concessione della sovranità politica sia agli investitori che al crimine organizzato, nel contesto della globalizzazione finanziaria e speculativa che ha generato un cambiamento importante nei modelli della dominazione politica.

Tutti questi fenomeni rimandano perciò alle nuove forme assunte dalla politica, dall’egemonia e della violenza della lotte di classe nella regione. Questa fase della storia che continua nella linea del neoliberismo, però con modalità di violenza differenti, io la definisco “postneoliberismo”.La violenza del tardo capitalismo In America Latina si è perciò trasformata in una violenza postneoliberista.

Il punto critico che ha intrigato alcuni è stato quel tutti. Allora non si salva nessuno? Allora Morales e Humala, Lula e Santos sono uguali? No, Davalos non dice questo: dice però che hanno un filo conduttore comune, e indica dei parametri di misura: spoliazione territoriale, controllo sociale, criminalizzazione della resistenza politica, trasformazione della politica in spettacolo, concessione della sovranità politica sia agli investitori che al crimine organizzato … Solo per inciso: forse da noi è molto diverso?

Eppure la convinzione che in America Latina ci siano al potere molti governi di “sinistra” è diffusa, da noi come là, come ho verificato anche su alcuni testi letti in questi giorni in rete in occasione del periodico incontro del denominato Foro di San Paolo.

Non sarà che a “sinistra” si sono persi i parametri di riferimento, adottando quelli neoliberisti, solo mitigati da maggior attenzione a politiche sociali di compensazione? Parametri che sono: la crescita (del PIL), la meritocrazia, la produttività, la criminalizzazione della protesta  e… il giudizio del mercato?

Il caso ha voluto che rientrando dal seminario mi sia imbattuto in due articoli centrati proprio suquesti temi, ma con punto di osservazione opposto.

Del primo mi ha stimolato la lettura il titolo: La nuova sinistra nell’epoca neoliberale. Autore un autorevole intellettuale brasiliano di ispirazione marxista e fervente lulista, Emir Sader[ii] Userò le sue parole: “Essere di sinistra nell’era neoliberista è lottare per un mondo multipolare e per la costruzione di un modello di superamento del neoliberismo, di uno posneoliberista. […]Dopo la crisi del Messico nel 1994, del Brasile nel 1999 e dell’Argentina nel 2001/2002 –le economie più grandi-, il fallimento del modello neoliberista e le lotte di resistenza consentirono di eleggere governi posneoliberisti in Venezuela, Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia e Ecuador, governi che continuano a dirigere i loro paesi ancor oggi. Si creò così una nuova sinistra che ha fatto propria la comprensione delle nuove condizioni di lotta nel contesto delle grandi e regressive trasformazioni attraverso le quali era passato il mondo al termine della guerra fredda e nell’ascesa del modello neoliberista. Lider come Hugo Chávez, Lula, Néstor Kirchner, Evo Morales e Rafael Correa appartengono a questa nuova sinistra. […] Questi governi e forze di sinistra dell’America Latina vivono un certo livello di isolamento su scala internazionale, malgrado il riconoscimento dei loro successi, malgrado il contesto internazionale di sopravvivenza del neoliberismo, contesto che è uno degli elementi di debolezza di questi governi, che però non dipende da  loro stessi, ma dalla comprensione che queste forze sono riuscite a diffondere in altre regioni del mondo, specialmente verso la sinistra europea.

Aquale sinistra europea si riferisce Sader quando ne riconosce la debolezza, dovuta a vari fattori, dal crollo dell’Unione Sovietica agli errori propri, ma ne intravvede il ricostituirsi su basi nuove in paesi come Spagna e Grecia? E conclude un po’ frettolosamente: “Dal rafforzamento, dalla formazione e dall’articolazione fra i diversi settori della nuova sinistra, quella del XXI secolo, posneoliberale- dipendono il superamento dell’egemonia imperiale statunitense e del modello neoliberista.” Quindi Sader non ha dubbi sulla matrice di sinistra dei cosiddetti “governi progressisti” latinoamericani. Mi sarei aspettato una argomentazione un po’ più forte da parte di uno dei più reputati pensatori di sinistra latinoamericani.

Veniamo al secondo, Sulle Sinistre, le Destre e l’Ecologismo Libertario e lo Sviluppo (L’ecologismo politico)[iii] L’autore è Marco Arana, peruviano, sociologo, ecologista, fondatore del partito politico Tierra y Libertad. Il testo è del marzo 2013 ma è circolato ora sul web. Inizia così: “Tutti i presidenti dell’America Latina, siano di sinistra o di destra, furono eletti in base alle promesse di continuare a sostenere la crescita economica e diminuire o sradicare la povertà. Per alcuni la ricetta è il neoliberismo economico e per altri, maggior partecipazione dello Stato nelle attività economiche e la redistribuzione del reddito. In tutti i casi hanno scommesso sull’intensificazione e l’espansione delle industrie estrattive (miniere, petrolio, pesca) in una specie di sottinteso che le necessità sono infinite e le risorse naturali pure.

L’accettazione acritica dell’estrattivismo ad oltranza da parte del pensiero di sinistra è uno dei limiti di questa, centrata sul problema delle risorse da utilizzare e in parte ridistribuire ma non sulle conseguenze e sulla sostenibilità. E Arana traccia il quadro:

Nell’attuale scenario il Cile lotta per restare primo produttore di rame e di farina di pesce, sebbene per questo si scontri già con l’esaurimento e la contaminazione delle sue acque dolci e non disponga delle risorse energetiche di cui ha necessità […]. In Perù i neoliberisti e ora anche i nazionalisti, dicono che devono imitare o superare il vicino del sud […] per giustificare la consegna di concessioni minerarie e petrolifere del 72% dell’Amazzonia peruviana. Il Brasile sogna lo sfruttamento del petrolio delle profondità marine (progetto Presal) e la infrastruttura IIRSA affinché ‘ogni brasiliano abbia l’opportunità di avere un auto, un televisore, un frigorifero e un personal computer…’ come disse nel 2010 a San Paolo l’allora candidata Dilma Roussef. La Bolivia di Evo Morales consente oggi maggior sfruttamento minerario di quello dell’epoca del presidente Gonzalo Sánchez de Lozada (che era un imprenditore minerario) e l’Amazzonia boliviana comincia a trasformarsi nella più deforestata della regione. In Ecuador Rafael Correa è il più entusiasta presidente ‘minerario’ della storia del suo paese e promotore della attività mineraria ‘pulita su grande scala’. Per inciso ha indurito la repressione contro quelli che definisce ‘ecologisti infantili’ e ‘nemici dello sviluppo. In Venezuela Hugo Chávez intensificò l’attività petrolifera e dichiarò la minorazione dell’oro ‘risorsa strategica’ sottoscrivendo due settimane prima della sua ultima elezione grandi accordi minerari con la Cina. In Colombia il presidente Santos è alla ricerca di impiantare la ‘locomotiva mineraria’ nella zona degli altopiani di Santurbón, una zona di alta biodiversità e sorgente dei fiumi che alimentano il principale acquedotto di Santander.”

L’ecologismo politico” conclude Arana, “che nel caso peruviano è anche libertario, deve affrontare il paradigma della crescita economica depredatrice promossa dalle destre liberali e dalle sinistra tradizionali. Necessitiamo cambiamenti profondi non solo economici, politici e sociali ma anche culturali.

Un cambiamento culturale profondo che orienti politiche diverse. Che sia questo il problema delle sinistre oggi, qua come là?

 

Dal MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO, n.11/2014 dell’1 9 2014

A CURA DI ALDO ZANCHETTA www.kanankil.it / Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Questi documenti sono diffondibili liberamente, interamente o in parte, purché si citi  la fonte

 



[i] Il 26/27 luglio si è tenuto a Cortona il VI Seminario America Latina, in formato ridotto rispetto alle passate edizioni (e giorni) e con un numero ridotto di partecipanti (una ventina), ma che ha sprigionato molta vivacità. Sul seminario, il suo passato, il suo futuro, ritorneremo in autunno, dopo la programmata riunione preparatoria del seminario 2015. 

[ii] L’articolo è stato pubblicato nella rubrica Opinioni del giornale messicano La Jornada del 26 luglio 2014

[iii] Vedi servindi.org/actualidad/84808



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