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Gli inizi del governo Syriza in Grecia: un granello di sabbia negli ingranaggi

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Eric Toussaint, specialista dei debiti pubblici, già consigliere economico di governi progressisti sudamericani, analizza per «Le Courrier» gli inizi di Syriza alla testa dello Stato greco.

                                                                          

 

Eric Toussaint ha i tratti tirati da una settimana pesante. Ma lo spirito rimane desto e l’entusiasmo intatto: la vittoria di Syriza alle legislative greche ha aperto una di quelle parentesi quando la Storia accelera e si scrive improvvisamente sotto i nostri occhi. Politologo esperto di questioni economiche, il fondatore e portavoce del Comitato per l’annullamento del debito del terzo mondo (CADTM) è un osservatore centrale della battaglia che si è ingaggiata tra la Grecia e i suoi creditori, principalmente gli Stati del Nord Europa. Lo dimostra l’interesse suscitato dai suoi interventi sabato a Ginevra, in occasione della Giornata di riflessione sull’economia, organizzata da Le Courrier. Già consigliere del governo ecuadoriano e del Presidente del Paraguay (Fernando Lugo) il Belga è stato contattato anche da Syriza. In attesa di un eventuale coinvolgimento, Eric Toussaint non ha peli sulla lingua e osserva l’esperienza greca con un occhio benevolo ma critico.

 

Benito Perez – Come giudica i primi passi del governo di Syriza sul piano economico?

 

Eric Toussaint: Le prime misure ritornano su una serie di politiche ingiuste, impopolari e nefaste per il paese. Molto concretamente, il governo ha concesso l’energia elettrica gratuita alle 300.000 famiglie che erano senza elettricità; ristabilito il salario minimo legale al suo livello precedente (751 euro); riassunto 3.500 lavoratori licenziati; sciolto l’organismo creato dalla troika per gestire le privatizzazioni; rinunciato alla vendita dei porti del Pireo e di Salonicco … Insomma, il governo ha dimostrato che rispetterà il mandato conferitogli dalla popolazione greca. Non si può che rallegrarsene.

 

La composizione del governo, con Yanis Varoufakis al posto chiave delle Finanze è conforme a questo spirito?

 

Da parte mia, mi rincresce che ci siano solo uomini tra i dieci «superministri», anche se molte donne compaiono in viceministeri importanti. Sul piano economico, se Varoufakis appare alla ribalta, l’uomo chiave è [il vice primo ministro] Yanis Dragasakis, che appartiene piuttosto al settore moderato di Syriza. Questo governo è il prodotto di sapienti equilibri. Da parte mia, sottolineerei la presenza molto importante di Giorgos Katrougalos, con l’incarico della Riforma amministrativa, che ha appena annunciato la riassunzione delle persone licenziate. Questo giurista è all’origine, assieme a noi, dell’Iniziativa per un audit cittadino del debito greco!

 

La nomina di Panos Kammenos alla Difesa e l’alleanza di Syriza con il suo partito di destra AN.EL rende tuttavia più difficile la realizzazione di altre promesse elettorali, tra le quali la volontà di fare pagare la Chiesa e di far dimagrire quella vacca sacra che è l’esercito.

 

Sì, sono due concessioni preoccupanti. Da un anno e mezzo, Alexis Tsipras moltiplica le dichiarazioni positive sulla Chiesa, sul suo ruolo nel curare le ferite sociali causate dall’austerità, ma dimentica di ricordare la necessità che questo grande proprietario terriero contribuisca di più alle finanze pubbliche.

 

Quanto alla presenza di Kammenos alla Difesa, è certo un messaggio all’esercito: Syriza non lo toccherà. Ora, il bilancio militare greco è, in proporzione, uno dei più importanti dell’Unione europea. La Germania e la Francia, i principali fornitori dell’esercito greco, sono sempre state attente che i successivi governi greci limitassero i loro sforzi di austerità in questo campo. Detto questo, a fianco di Kammenos è stata messa una salvaguardia nella persona del viceministro Costas Ysichos, un greco-argentino, ex della guerriglia dei Montoneros, collocato a sinistra di Syriza. 

 

Faccio anche notare che, malgrado la presenza al suo interno di un partito in odore di razzismo, il governo ha immediatamente deciso la concessione della nazionalità greca ai figli di immigrati nati o cresciuti nel paese. È importante nel contesto greco, poiché il governo precedente aveva fatto vibrare la corda xenofoba. Syriza dimostra qui che l’alleanza con AN.EL si limita alle questioni economiche e che non farà pagare il prezzo ai migranti.

 

Sulla questione centrale del debito, delle voci in Syriza propongono una moratoria sui rimborsi, che dovrebbero essere indicizzati sulla crescita.

 

Se è così, è già un’evoluzione della posizione greca, dovuta probabilmente alle reazioni molto vive e molto negative di diversi personaggi centrali della zona euro, che nel migliore dei casi lasciano intravedere una ristrutturazione dei rimborsi…La sospensione di pagamento, come l’audit del debito, fa parte in effetti, delle armi considerate pubblicamente da Syriza , ma solo in seconda istanza. La prima strategia del governo è di richiedere una negoziazione e di convocare una conferenza internazionale su tutti i debiti. C’è anche la volontà di porre il dibattito nel cuore delle istituzioni europee, rifiutando l’illegittima troika (Banca centrale, FMI, UE).

 

I fronti sembrano già stabiliti. Gioco delle parti per fare salire la posta o dialogo impossibile?

 

Propendo per la seconda opzione. Syriza propone due cose elementari: manteniamo l’equilibrio di bilancio – cosa di cui pochi governi europei possono vantarsi – ma suddividiamo in modo diverso i carichi: alleggerendo quelli che pesano sulle vittime della crisi , e appesantendo quelli di chi ci guadagna. Due: negoziamo l’alleggerimento del debito. Ora, per i dirigenti europei il debito è lo strumento per imporre le misure neoliberiste di aggiustamento strutturale che Syriza ha giustamente deciso di bloccare. Non sembra quindi possibile alcun compromesso. Al limite, se Syriza avesse detto: “noi continuiamo con il modello neoliberista ma voi alleggerite il debito” l’UE avrebbe forse accettato. Nei fatti, l’UE esige che Tsipras rinneghi la sua parola. Probabilmente gli è stato detto: “Guarda Hollande, lui lo ha fatto prima di te, fai come tutti, comportati normalmente e segui la via tracciata”…

 

L’elemento importante di questa settimana è che Syriza ha già messo un granello di sabbia nell’ingranaggio, e questo è decisivo.

 

Di quali armi dispone ciascun campo per vincere l’inevitabile braccio di ferro?

 

«L’arma di Syriza: sospendere i rimborsi»

 

Le cifre illustrano la sfida posta nel 2015. La Grecia deve rimborsare 21 miliardi di euro in varie rate, con le principali scadenze a marzo, e a luglio-agosto. Era previsto dal precedente governo e dalla troika, che quest’ultima presti il denaro necessario alla Grecia per onorare tali rimborsi a condizione che prosegua le privatizzazioni e il resto del piano di austerità.

 

In questa situazione, l’arma di Syriza è semplice: sospendere il pagamento. In seguito, secondo me, il governo dovrebbe creare una commissione di audit per determinare quali crediti sono legittimi e devono essere rimborsati. L’audit può dare argomenti in diritto per fondare una sospensione del rimborso o anche un ripudio dei debiti illegali,vale a dire contratti senza rispettare l’ordine interno del paese o i trattati internazionali.

 

Ho trovato una disposizione regolamentare dell’UE, adottata nel 2013, che costringe ogni paese sotto aggiustamento strutturale a fare l’audit del suo debito allo scopo di spiegare perché questo ha raggiunto tali somme ed eventualmente scoprire le irregolarità.

 

Come può essere illegittimo un debito contratto volontariamente da un governo democratico?

 

Principalmente per il fatto che sono stati concessi a condizioni abusive. Si obbligava la Grecia a condurre politiche di controriforma sociale che violavano un certo numero di diritti, e a una politica di austerità che ha distrutto l’economia e reso impossibile il rimborso. Si può anche dimostrare che il governo ha agito illegalmente a profitto di interessi particolari, cosa che renderebbe nulla la transazione. Un audit del debito greco è facile da realizzare: l’80% di questo è in mano alla troika e risale a non prima del 2010.

 

Hai detto che la maggior parte del debito greco è da allora in mani pubbliche europee. Non è ingiusto far pagare il contribuente europeo?

 

I parlamenti di questi paesi hanno accettato i prestiti con pretesti menzogneri. Si diceva: “bisogna salvare la Grecia”, “aiutare i poveri pensionati greci”, mentre in realtà i governi francese, tedesco, belga erano stati sollecitati dalle loro banche che temevano che la Grecia non fosse più in grado di rimborsare i loro prestiti ad alto rischio e ad altissimo tasso. L’obiettivo di Merkel e Sarkozy era di permettere alle loro banche di disimpegnarsi senza danni e di trarre profitto con l’imposizione di misure antisociali e di privatizzazione. In realtà, non si trattava di salvare i pensionati greci ma di ridurli! Di conseguenza, se l’operazione è servita a salvare le banche creditrici, i governi devono solo prelevare il costo dell’annullamento dei debiti con un’imposta su questi istituti.

 

In realtà, le somme in gioco non sono tanto importanti per l’UE. L’assenza di reazione delle borse internazionali dimostra che non c’è rischio sistemico. L’attuale blocco è più una questione ideologica. Il rischio per l’UE è di creare un precedente, di un paese che potrebbe rimanere nell’Unione senza applicare le politiche neoliberiste. Fare fallire Syriza è un messaggio inviato agli elettori ciprioti, portoghesi, irlandesi, o spagnoli. In particolare a questi ultimi, che potrebbero essere tentati da un voto a Podemos tra qualche mese.

 

Concretamente, una sospensione del rimborso dei crediti significherebbe l’arresto dei versamenti europei e l’esplosione, per la Grecia, dei tassi di interesse sui mercati dei capitali. Lo Stato potrebbe mancare di liquidità?

 

No. Niente indica che il bilancio non sarebbe in equilibrio, d’altra parte la Grecia non ha bisogno di fondi che ad ogni modo andrebbero al rimborso. Quanto alla parte dei finanziamenti greci ottenuti sui mercati finanziari, è minima. Ad ogni modo, questi tassi sono già esplosi da otto giorni, quando la sospensione non è ancora nemmeno attuata.

 

Quali sono le armi a disposizione dell’UE per strangolare la Grecia?

 

Le banche greche vanno molto male, tanto più che i loro proprietari organizzano la loro decapitalizzazione, come si è visto in borsa. Ora, queste banche ricevono prestiti dalla Banca centrale europea (BCE) per assicurare liquidità. Penso che la BCE potrebbe bloccare tali prestiti con il rischio di vedere affondare il sistema bancario greco. Di fronte a questo, la Grecia dovrà agire rapidamente, espropriare i proprietari degli istituti e trasformarli in servizio pubblico. Ma ciò implicherebbe una radicalizzazione del progetto di Syriza.

 

Il governo greco può sperare in veri sostegni internazionali?

 

Dai movimenti sociali, sì! Si è visto nelle ultime settimane, molti movimenti che non avevano mai fatto appello a votare per un partito hanno fatto questo passo ! Tale sostegno, in particolare nei grandi paesi dell’UE, può essere molto importante. Se grandi sindacati tedeschi come la DGB o Verdi sostenessero apertamente Syriza e dicessero al governo SPD-CDU “giù le mani dalla Grecia”, questo potrebbe pesare. Quanto agli Stati, al di fuori dell’UE si può anche immaginare che alcuni governi sostengano la Grecia per calcolo opportunistico, penso in particolare alla Russia. Se prestasse qualche miliardo a tassi molto bassi senza porre condizioni, questo potrebbe aiutare la Grecia. Certo preferirei che fossero altri governi. Dieci anni fa, Hugo Chavez avrebbe certamente preso l’iniziativa. Ma oggi il Venezuela non ha più la capacità finanziaria.

 

Una domanda agita molto gli economisti: la rottura preannunciata da Syriza è possibile o no senza uscire dall’euro? Che cosa ne pensa?

 

«Tutto questo per dare una regolatina al capitalismo»?

 

Beh, si vedrà! Syriza ha una formula molto buona: “nessun sacrificio per l’euro”, perché non ne vale la pena. Syriza non prenderà l’iniziativa di lasciare la zona euro se non sarà costretta, poiché la maggioranza dei greci rimane attaccata alla moneta unica. In più, un’uscita avrebbe interesse solo in caso di nazionalizzazione delle banche e di controllo stretto del movimento dei capitali, cosa che spiega le reticenze nell’ala meno radicale di Syriza. Più in generale, una tale decisione alzerebbe il livello di conflittualità con l’Europa.

 

L’interesse per il governo sarebbe di potersi indebitare in una nuova moneta nazionale dalla sua banca nazionale. A condizione, ovviamente, che la popolazione mantenga fiducia in questa «nuova dracma». Si potrebbe anche immaginare una riforma monetaria ridistributiva, con un tasso di cambio differenziato secondo il volume della transazione, per favorire i meno ricchi. È già stato fatto, ad esempio in Belgio all’indomani della seconda guerra mondiale, e permette anche di lottare contro l’inflazione (vedi riquadro «Riforma monetaria ridistributiva»).

 

Invece, una svalutazione per rendere più attrattive le esportazioni greche sarebbe rischiosa per il potere d’acquisto dei greci. E sarebbe rimanere nella stessa logica di competitività.

 

I paesi della zona euro non hanno alcun interesse a espellere la Grecia

 

No, se non forse come una punizione politica. Per mostrare quanto costa rivoltarsi … Ma non esiste alcun meccanismo legale per farlo !

 

Nel contesto attuale, le misure del governo di Syriza sono coraggiose, ma nondimeno consistono principalmente a ritorni a una situazione precedente non proprio molto progressista. C’è anche questo appello a un New Deal europeo. Qual è in fondo il progetto politico di Syriza?

 

Francamente, mi pongo la stessa domanda. Ma il calendario è tale che lo si saprà nei prossimi mesi. Finora, l’opzione era di tornare a un poco di Stato sociale. Si è ancora lontano dal tornare alla situazione precedente ! Al di là di Syriza, la mia preoccupazione è che la sinistra radicale europea non si prospetta più un’alternativa di potere fuori dal quadro di un capitalismo regolamentato. Certo, il rapporto di forze non è buono e la restaurazione dei diritti sociali è già un progresso. Ma ci sono stati tanti sacrifici! Il capitalismo ha mostrato così chiaramente dove ci stava portando, che c’è motivo di dare un’opportunità a un progetto emancipatore o socialista, chiamiamolo come si vuole, dal momento che mette fine all’ingiustizia sociale e che la popolazione partecipa direttamente alle scelte politiche ed economiche della società. Per me sarebbe un peccato che tutte queste sofferenze, tutti questi sforzi non portino che a un capitalismo un po’ regolato. Evidentemente, bisogna condurre questa trasformazione con l’accordo della popolazione, al suo ritmo. Syriza è stata eletta per rimettere un po’ di giustizia sociale, non su un programma di emancipazione. Ma per far muovere la popolazione, bisogna presentarle un progetto, una prospettiva. In questo ambito c’è un vero deficit di riflessione e di elaborazione.

                                                                                                      

 

Riforma monetaria ridistributiva [1]

 

Una ridistribuzione delle ricchezze può essere realizzata anche tramite una riforma monetaria appropriata. Senza sviluppare qui, ci si può ispirare alla riforma monetaria realizzata dal governo belga dopo la seconda guerra mondiale o, in un altro angolo del pianeta e in un’altra epoca, dalle autorità nicaraguensi nel 1985. Questa mira a effettuare un prelievo in particolare sui redditi di quelli e quelle che si sono arricchiti/e sulle spalle degli altri. Il principio è semplice: si tratta, in occasione di un cambio della moneta, di garantire la parità automatica tra la vecchia e la nuova moneta (un vecchio euro contro una nuova dracma ad esempio) solo fino a un certo tetto.

 

Al di sopra di tale tetto, la somma eccedente deve essere posta in un conto bloccato e la sua origine giustificata e autenticata. In linea di principio, quello che eccede il tetto fissato è cambiato a un tasso meno favorevole (ad esempio due vecchi euro contro una nuova dracma); in caso di origine delittuosa verificata, la somma può essere requisita. Una tale riforma monetaria permette di ripartire una parte della ricchezza in modo più giusto socialmente. Un altro obiettivo della riforma è di diminuire la massa monetaria in circolazione per lottare contro le tendenze inflazioniste. Perché sia efficace, occorre avere stabilito uno stretto controllo sui movimenti dei capitali e sui cambi.

 

Ecco un esempio (le scale indicate possono essere ampiamente modificate dopo un serio studio della ripartizione del risparmio liquido delle famiglie e l’adozione di criteri rigorosi):

 

1€ si scambierebbe contro 1 nuova Dracma fino a 200.000  €

1€  =  0,7  nuove Dracme tra  200.000  e  250.000  €

1€  =  0,6  nuove Dracme tra  250.000  e  350.000  €

1€  =  0,5  nuove Dracme tra  350.000  e  500.000  €

1€  =  0,4  nuove Dracme tra  500.000  e  600.000  €

1€  =  0,2  nuove Dracme tra   600.000  e  1.000.000  €

1€  =  0,1  nuove Dracme sopra un milione di euro

Se una famiglia ha 200.000 € liquidi, ottiene in cambio 200.000 nuove Dracme

Se ha 250.000  €, ottiene 200.000 + 35.000  =  235.000 nuove Dracme(n.D.)

Se ha 350.000  €, ottiene 200.000 + 35.000 + 60.000  =  295.000  n.D.

Se ha 500.000  €, ottiene 200.000 + 35.000 + 60.000 + 75.000 =  370.000  n.D.

Se ha 600.000  €, ottiene 200.000 + 35.000 + 60.000 + 75.000 + 40.=  410.000  n.D

Se ha 1 milione  €, ottiene 410.000 + 80.000  =  490.000  n.D

Se ha 2 milioni  €, ottiene 410.000 + 80.000 +100.000  =  590.000  n.D

                                                                                                      

TOUSSAINT Eric, PEREZ Benito

 

                                                                                                      

N ote

 

[1] Questo riquadro, redatto da Eric Toussaint, è stato aggiunto dopo l’intervista pubblicata dal quotidiano Le Courrier

 

 

* da Le Courrier (Genève) :
http://www.lecourrier.ch/127395/syriza_un_grain_de_sable_dans_l_engrenage

 

Da Europe Solidaire Sans Frontières / n° 34248 – 4/02/2015 

 

Traduzione di Gigi Viglino

 


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