Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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La sorpresa di Napolitano

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La sorpresa di Napolitano

 

Ho seguito l’attività politica di Napolitano da vari decenni,ed è la prima volta che posso approvare una sua iniziativa. Per chi avesse dubbi, raccomando di cliccare il nome di Napolitano sul nuovo motore di ricerca interno (“CERCA SUL SITO”), dove troverà una decina di articoli fortemente critici su di lui.

Anche dopo l’annuncio televisivo del rinvio alle camere, comunque, temevo ancora qualche trabocchetto. Solo dopo aver letto il testo integrale della sua lettera alle Camere, devo ammettere che finalmente ne ha fatta una giusta.

Anche tatticamente. Per gli uomini della destra è stato difficile reagire alla lettera di Napolitano: sia perché evitano in genere di attaccare il presidente, utilizzando i suoi appelli all’unità e le sue critiche cerchiobottiste per tentare di annetterselo, sia perché in cambio hanno ottenuto la sua accettazione degli spudorati decreti “salvaBerlusconi” o “salvaliste”. Ma soprattutto è indubbio che alla destra non conviene un braccio di ferro in difesa di questa legge sciagurata, perché potrebbe attirare l’attenzione di un’opinione pubblica fin qui distratta e certo non mobilitata su questo tema dall’opposizione.

A questo proposito si può dire che tra i meriti di Napolitano c’è anche quello di non essere stato certo sospinto dal suo partito a questo gesto. Il PD era stato silenzioso durante i due anni di difficile gestazione della legge, e nell’immediata vicinanza della sua approvazione definitiva ha presentato per giunta un disegno di legge dello stesso genere: Luigi Cavallaro, magistrato del lavoro a Palermo, ha denunciato su “Liberazione” del 1 aprile che questo disegno di legge prevede che “per i primi tre anni dall’assunzione, a prescindere dal numero dei dipendenti dell’impresa, il datore di lavoro ti può licenziare per motivi economici, e nel caso in cui il giudice dovesse ritenere quei motivi fasulli, non ti può reintegrare nel posto di lavoro. Cioè l’articolo 18 non si applica”. Ecco perché Sacconi, Alfano, ecc. erano tanto tranquilli.

Ben venga dunque questa iniziativa di Napolitano, da qualunque cosa sia stata provocata. Sono state avanzate diverse ipotesi. La pressione dell’appello di quasi tutti i giuristi del lavoro, compresi quelli della destra PD, (da Treu a Ichino), responsabili in passato di tante leggi antioperaie? O il richiamo di molti commentatori al modello del presidente Pertini, che non avrebbe firmato molto di quel che Napolitano finora ha firmato?

Le sette pagine della lettera di Napolitano sono puntuali ed efficaci, e colpiscono finalmente non solo il metodo: il presidente comincia comunque riportando l’intestazione completa della legge: "Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro", per far capire che è stata ammannita una macedonia insensata, in cui si parla di tutto: “revisione della normativa in tema di lavori usuranti, riorganizzazione degli enti vigilati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dal Ministero della salute, regolamentazione della Commissione per la vigilanza sul doping e la tutela della salute nelle attività sportive, misure contro il lavoro sommerso, disposizioni riguardanti i medici e professionisti sanitari extracomunitari, permessi per l'assistenza ai portatori di handicap, ispezioni nei luoghi di lavoro, indicatori di situazione economica equivalente, indennizzi per aziende in crisi, numerosi aspetti della disciplina del pubblico impiego (con conferimento di varie deleghe o il rinvio a successive disposizioni legislative), nonché una ampia riforma del codice di procedura civile per quanto attiene alle disposizioni in materia di conciliazione e arbitrato nelle controversie individuali di lavoro”. E questo minestrone ha lo scopo di impedire di discutere adeguatamente la legge. Il metodo diventa sostanza, scrive il presidente, per gli “effetti negativi di questo modo di legiferare sulla conoscibilità e comprensibilità delle disposizioni, sulla organicità del sistema normativo e quindi sulla certezza del diritto; nonché sullo stesso svolgimento del procedimento legislativo, per la impossibilità di coinvolgere a pieno titolo nella fase istruttoria tutte le Commissioni parlamentari competenti per ciascuna delle materie interessate”.

Naturalmente un po’ del solito spirito “volemose bene” riaffiora in qualche punto, come quando Napolitano dice, con grande gioia di Sacconi, che “la introduzione nell'ordinamento di strumenti idonei a prevenire l'insorgere di controversie ed a semplificarne ed accelerarne le modalità di definizione può risultare certamente apprezzabile e merita di essere valutata con spirito aperto” (e appunto Sacconi e il suo complice Bonanni si affrettano a commentare che Napolitano riconosce così che l’arbitrato è uno strumento utile per “snellire”). Inutile dire che mi sembra triste che un uomo proveniente dalle file di un partito che si diceva “comunista” trovi giusto che si prevenga “l'insorgere di controversie”.

Napolitano aggiunge poi che “occorre verificare attentamente che le relative disposizioni siano pienamente coerenti con i princìpi della volontarietà dell'arbitrato e della necessità di assicurare una adeguata tutela del contraente debole”. E per questo rinvia a diverse sentenze della Corte Costituzionale, e in particolare al fatto che “con riferimento ai rapporti nei quali sussiste un evidente, marcato squilibrio di potere contrattuale tra le parti, la Corte ha riconosciuto la necessità di garantire la «effettiva» volontarietà delle negoziazioni e delle eventuali rinunce, ancora una volta con speciale riguardo ai rapporti di lavoro ed alla tutela dei diritti del lavoratore in sede giurisdizionale”.

Come accertarla, questa “effettiva volontarietà” è tuttavia difficile dirlo.

In sostanza si esprimono solo dubbi su come verrà sviluppato l’istituto dell’arbitrato, senza avere il coraggio di dire francamente che viene introdotto non per risparmiare tempo e denaro, ma per distruggere il diritto del lavoro in Italia. A nessun lavoratore verrebbe in mente di sceglierlo se non perché obbligato a farlo, dato che il giudice è esterno (e può anche a volte non essere molto ben disposto verso i lavoratori), ma gli arbitri ovviamente sono sempre scelti dal padronato, che ha i mezzi per farlo, per tenerseli buoni, per farsi risolvere preventivamente dei problemi, e ha molte occasioni per servirsene, mentre il lavoratore in genere ricorre al giudice (o all’arbitro) solo una volta nella vita, quando è costretto da un grave torto subito. Invece di essere un giudice imparziale, l’arbitro ricorda lo sceriffo dei film western, al soldo del potente locale, e che cerca sempre di far impiccare chi mette il naso negli affari del boss…

 

La lettera di Napolitano prosegue con cinque pagine su sette di polemica nei confronti dell’articolo 31, con formulazioni critiche che evitano comunque una contrapposizione troppo netta. Ad esempio dopo aver affermato giustamente che “un arbitrato di equità può svolgere un ruolo apprezzabile ed utile solo a patto di muoversi all'interno di uno spazio significativo ma circoscritto in limiti certi e condivisi”, subito dopo esprime pareri sulle intenzioni del governo ben più discutibili: “In sostanza l'obiettivo che si intende perseguire è quello di una incisiva modifica della disciplina sostanziale del rapporto di lavoro, che si è finora prevalentemente basata su normative inderogabili o comunque disponibili esclusivamente in sede di contrattazione collettiva”. E fin qui è solo una descrizione neutra, ma poi aggiunge che “in effetti l'esigenza di una maggiore flessibilità risponde a sollecitazioni da tempo provenienti dal mondo dell'imprenditoria, alle quali le organizzazioni sindacali hanno mostrato responsabile attenzione guardando anche alla competitività del sistema produttivo nel mercato globale.”

È vero che il movimento sindacale, tutto, e non solo CISL e UIL, ha mostrato “responsabile attenzione” alle sollecitazioni della controparte, e assai meno a quelle dei propri rappresentati. Però questo porta Napolitano a considerare la legge come parte di un “intendimento riformatore certamente percorribile, ma che deve essere esplicitato e precisato, non potendo essere semplicemente presupposto o affidato in misura largamente prevalente a meccanismi di conciliazione e risoluzione equitativa delle controversie”.

Non a caso Napolitano poi fa riferimento alla farsa dell’incontro tra “la maggior parte delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle imprese” dell’11 marzo (ovviamente senza la CGIL), che doveva servire ad attenuare le critiche alla legge, dichiarando l’intenzione di non ricorrere all’arbitrato in caso di licenziamenti (che è cosa ben diversa dal chiedere che ciò sia stabilito formalmente in un decreto attuativo). Il presidente dice che apprezza “il significato e il valore di tali impegni”, ma osserva che “solo il legislatore può e deve stabilire le condizioni perchè possa considerarsi «effettiva» la volontà delle parti di ricorrere all'arbitrato; e solo esso può e deve stabilire quali siano i diritti del lavoratore da tutelare con norme imperative di legge e quali normative invece demandare alla contrattazione collettiva.”

L’ultima parte della lettera riguarda un caso apparentemente particolare: l’esclusione del personale della marina militare esposto per anni all’amianto (o dei familiari di quelli già morti) dalla possibilità di ricorrere in sede giudiziaria per ottenere dallo Stato un risarcimento per i danni subiti. In base alla clausola inserita nell’art. 20 di questa legge avrebbero potuto chiedere i danni esclusivamente a un singolo superiore responsabile individualmente. Il caso riguarda meno di 600 marinai, secondo il giudice del lavoro Raffaele Guarinello, ma ovviamente una volta denunciato dal presidente della repubblica, questo ignobile sopruso non potrà essere riproposto senza suscitare reazioni ostili tra i militari in genere (anche negli altri corpi ci sono molte cause per il riconoscimento di malattie collegate a vari fattori). Non a caso la maggior parte dei giornali ha accennato solo di sfuggita a questa parte della lettera.

Insomma, tenuto conto di chi è Napolitano, e della sua lunga abitudine di sfumare e rendere vaghi i concetti, il giudizio sulla sua iniziativa questa volta non può essere che positivo.

(a.m. 2/4/10)

Quindici giorni dopo… una rettifica

 

Dopo la decisione di Napolitano di non firmare il “collegato lavoro”, si è capito presto che quel gesto non inaugurava una nuova fase più battagliera, visto che subito dopo il presidente ha firmato tranquillamente la legge ad personam che consente a Berlusconi e ai suoi compari di non presentarsi in tribunale per “legittimo impedimento”. Ma, soprattutto, della legge bloccata non si è parlato più, non si è scritto un rigo…

In queste condizioni, risulta chiaro il carattere puramente propagandistico che aveva quel rinvio alle camere. La partita quindi non è assolutamente vinta: la destra ha una maggioranza tale che potrebbe ripresentare la legge quasi nella stessa forma con emendamenti solo marginali, e Napolitano in base alla Costituzione sarebbe obbligato a firmarla. Per evitare questa beffa servirebbe una forte pressione dal basso, una campagna capillare che raggiunga l’opinione pubblica oltre che il mondo del lavoro, spiegando qual è la posta in gioco, ben più grave dell’impunità assicurata a un imbroglione.

Ma il PD e la CGIL non la fanno neppure lontanamente. E come potrebbero farlo, se lo stesso PD in febbraio ha presentato un disegno di legge che prevede che per i primi tre anni dall’assunzione, a prescindere dal numero dei dipendenti dell’impresa, il datore di lavoro può licenziare “per motivi economici”, e nel caso in cui il giudice dovesse ritenere non validi quei motivi, non può reintegrare nel posto di lavoro. Cioè l’articolo 18 non si applica e basta!

Per giunta gli altri tre maggiori sindacati, CISL, UIL e UGL fiancheggiano apertamente il governo, e ora che il gruppo dirigente della CGIL ha sbaragliato l’opposizione di sinistra con metodi scandalosi, potrà finalmente unirsi apertamente a quei sindacati filopadronali.

Si prepara quindi un’altra sconfitta, un’altra profonda delusione…

Ecco perché Sacconi, Alfano, ecc. erano tanto tranquilli di fronte al beau geste di Napolitano! Ma sì, hanno pensato, va bene che il presidente si rifaccia un po’ di credibilità, così servirà meglio la causa comune dell’intesa nazionale e della pace sociale sulla pelle dei lavoratori… (a.m. 15/4/10)