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Portogallo | La destra s’è presa la rivincita

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Quello che si temeva è avvenuto. Il candidato alla presidenza della Repubblica dei partiti di destra, Marcelo Rebelo de Sousa, vince al primo turno, con circa il 52 % dei voti (mentre scriviamo lo scrutinio è a circa il 99 %). Non è il trionfo preconizzato da sondaggisti molto sospetti (lo davano anche oltre il 60 %), ma è quanto basta per far prendere una bella rivincita alla destra estromessa dal governo un paio di mesi fa. Il Portogallo si avvia così verso una situazione “alla francese”, con la coabitazione cioè di un governo e di un presidente della Repubblica espressione di opposti schieramenti politici. E anche se il presidente della Repubblica portoghese non dispone degli estesi poteri politici del suo collega francese, ne ha abbastanza per mettere i bastoni fra le ruote al governo socialista, senza contare il fatto che fra alcuni mesi potrebbe, volendo, sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni. È vero che in campagna elettorale Rebelo ha insistito nel presentarsi come al di sopra delle parti, arrivando a manifestare un’inedita simpatia nei confronti del capo del governo socialista, ma c’è poco da fidarsi, dato il personaggio [1].

La cosa paradossale è che una sinistra che era riuscita, contro tutte le previsioni, a trovare un minimo di intesa per sostenere un governo che staalmeno per ora - lavorando bene, con piccole ma significative riforme anti-austerità, è arrivata più che mai divisa all’appuntamento delle elezioni presidenziali. Ogni partito ha espresso un proprio candidato, e anzi il Partito socialista ne ha espressi addirittura due, nessuno dei quali “ufficiale”, ma che rappresentavano di fatto l’uno (António Sampaio) il governo e l’altra (Maria de Belém) il settore socialista di destra. Il paradosso si spiega in parte con la storia di questa sinistra. Partito comunista e Partito socialista infatti “non si parlano” dal tempo della “rivoluzione dei garofani”, cioè un quarantennio, e il PCP non riesce a perdonare al Bloco de Esquerda il fatto di aver “usurpato” uno spazio politico che riteneva suo. Non è un caso che il governo socialista si regga non su un accordo firmato dai quattro partiti (PS, Bloco, PCP e Verdi), ma su tre accordi distinti PS-Bloco, PS-PCP e PS-Verdi...

Questa divisione è stata pagata a caro prezzo sia dal Partito socialista sia da quello comunista. Ma non dal Bloco, come vedremo.

Rebelo, stando ai dati quasi definitivi, ottiene oltre 2.300.000 voti, 200.000 in più di quelli ottenuti dall’alleanza di destra pochi mesi fa, ma – attenzione – con una astensione molto maggiore, il che spiega il passaggio da poco più del 40 % al 52 %. In tutto il nord del Paese ottiene percentuali del 60 %, supera il 50 % nel centro e viene a fatica contenuto nel sud e a Lisbona. I socialisti avevano ottenuto oltre 1.700.000 voti alle legislative: sommando quelli dei loro due candidati (oltre un milione Sampaio, meno di 200.000 Maria de Belém) si arriva a un saldo negativo di mezzo milione di voti (in percentuale passano dal 33,6 al 27 %). Al PCP, in proporzione, è andata ancora peggio: aveva circa 450.000 voti, ne raccoglie circa 180.000, scendendo dall’8,6 % al 4 %. E questo risultato, già di per negativo, è aggravato dall’accentuarsi dello squilibrio nella distribuzione territoriale: si va da un fantastico 19,7 % a Madera (il suo candidato è di quest’isola) a poco più dell’uno per cento in parecchie province del nord.

Si diceva dell’eccezione del Bloco. Marisa Matias, la sua candidata ottiene poco più del 10% dei voti (460.000) rispetto al 10,6 % (550.000) delle legislative. Un arretramento, certo, ma di modeste dimensioni, che si può spiegare in parte con l’astensione, in parte con il fatto che una donna, per di più giovane, non partiva certo favorita in un Paese anagraficamente sempre più vecchio (l’emigrazione giovanile è impressionante) e – diciamo cosìforse non ancora del tutto preparato a una “presidentessa della Repubblica” [2].

Si apre dunque una nuova fase politica in Portogallo. Si sono modificati i rapporti di forza fra destra e sinistra, con un prevedibile braccio di ferro fra presidenza e governo; e si sono modificati anche i rapporti di forza all’interno dello schieramento di sinistra, con un Bloco che nel complesso mantiene quasi intatta la sua forza, un Partito socialista che appare più diviso (anche se, forse, con una sconfitta maggiore della sua ala destra) e un Partito comunista il cui elettorato sembra sempre meno “fedele” e, soprattutto, concentrato in poche e marginali “regioni rosse”.

Cristiano Dan

 

[1] Per un rapido schizzo di Rebelo, e una panoramica degli altri candidati, rimandiamo alla nota comparsa in questo sito Portogallo: mentre affondano le barche, si salvano le banche .

[2] Sui dieci candidati in competizione, due sole erano le donne: Marisa Matias e la socialista Maria de Belém. Nelle otto precedenti elezioni presidenziali, solo nel 1986 vi fu una donna candidata: Maria de Lurdes Pintasilgo, che ottenne al primo turno poco più del 7 %.

 

 



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