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Attualità e Polemiche --> Medio Oriente e mondo arabo-islamico --> Siria: Manovre diplomatiche, ma riprende la resistenza democratica

Siria: Manovre diplomatiche, ma riprende la resistenza democratica

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di Joseph Daher

da l’Anticapitaliste

e Sinistra Anticapitalista

Dall’inizio della «tregua », le manifestazioni popolari sono riprese ogni venerdì nelle zone liberate della Siria. Nello stesso tempo, le potenze mondiali e regionali manovrano per un accordo alle loro spalle.

Il 18 marzo era il «venerdì della dignità», e dal nord al sud del paese, le/i manifestanti si esprimevano sotto la bandiera rivoluzionaria siriana e con lo slogan «La rivoluzione continua». Manifestazioni si sono svolte anche in alcune città e paesi a maggioranza curda, con slogan per l’unità araba e curda. Nella città di Ma’aret al-Nouman vicino a Idlib, le/i manifestanti continuano ad opporsi alle pratiche autoritarie delle forze di Jabhat al-Nusra (Al-Kaida in Siria). Hanno devastato i suoi uffici nella città e richiesto la liberazione dei militanti democratici e membri dell’esercito siriano libero (Esl).

Ritiro militare russo?

L’annuncio da parte del Presidente Putin, lunedì 14 marzo, del ritiro della maggior parte delle forze militari russe dalla Siria, non ha per ora impedito la continuazione dei bombardamenti dell’aviazione di Mosca, in particolare per appoggiare l’esercito del regime di Assad. La base aerea di Hmeymim, a sudest della città di Latakia, continua a essere utilizzata dall’aviazione militare russa, così come la base navale di Tartus. Putin mantiene sul suolo siriano, anche elicotteri, pezzi di artiglieria, batterie di missili a lunga gittata e la maggior parte dei 5000 membri del personale militare russo. I bombardamenti russi hanno d’altronde causato la morte di 55 civili siriani, compresi 13 bambini, nel fine settimana del 19 e 20 marzo.

L’annuncio del ritiro russo è arrivato soprattutto come gesto diplomatico prima del nuovo ciclo di «negoziati di pace» che è ripreso a Ginevra a metà marzo, con la partecipazione del regime di Assad e dell’opposizione, la coalizione siriana dominata dalle forze liberali e del movimento dei Fratelli Musulmani, ma senza la principale forza curda, il PYD, in seguito alle pressioni del governo turco che considera l’organizzazione un gruppo «terrorista». Lo scetticismo sui suddetti negoziati è sempre d’obbligo. I rappresentanti del regime, ad esempio, hanno sottoposto come base di discussione di una soluzione politica, un documento nel quale è ripresa la propaganda ufficiale del regime sul mantenimento di uno Stato laico (mentre tale non è), l’integrità territoriale della Siria e l’importanza della «lotta contro il terrorismo», ma senza una parola su una transizione politica.

L’annuncio del federalismo curdo da parte del PYD

Giovedì 17 marzo, è stata proclamata un’entità «federale democratica» nelle zone controllate dal PYD nel nord del paese. A conclusione di una riunione di oltre 150 rappresentanti dei partiti curdi, arabi e assiri a Rmeilane, nel nordest della Siria, i partecipanti hanno votato a favore dell’unione dei tre «cantoni» costituiti da popolazioni a maggioranza curda (Afrine, Kobané Jazireh). Il regime di Assad e la coalizione siriana hanno espresso entrambi la loro opposizione a questo annuncio, mentre Washington, malgrado il suo sostegno al PYD, ha indicato che non riconoscerà questa entità federale.

La volontà di un sistema federale è una richiesta di tutti i partiti curdi in Siria, ma altri partiti curdi, riuniti attorno al Congresso nazionale curdo, si sono opposti all’annuncio, in quanto, secondo loro, deve essere oggetto di ulteriori discussioni e spiegazioni con gli attori arabi della Siria, che nella grande maggioranza ci vedono un passo verso il separatismo e la divisione. Inoltre, le politiche del PYD, ambigue verso il regime di Assad, e violenze contro i civili arabi nelle regioni dominate dalle forze militari del PYD, aumentano i sospetti di una parte della popolazione araba della Siria.

Per noi, ciò non impedisce di portare un sostegno incondizionato all’autodeterminazione del popolo curdo in Siria e altrove, e nel contempo affermare che è l’unità dei popoli della Siria, in particolare arabo e curdo, sulla base di un programma democratico e inclusivo, che permetterà la loro liberazione ed emancipazione contro le forze della controrivoluzione del regime di Assad e delle forze fondamentaliste islamiche.

Joseph Daher



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