Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Cuba fa discutere

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Cuba fa discutere ancora

 

 

Guillermo Almeyra, ha messo in rete la prima parte di un suo intervento su “Burocrazia e forze controrivoluzionarie a Cuba” che contiene molte affermazioni interessanti, e anche una conclusione condivisibile, ma segue un percorso che mi sembra contraddittorio. Lo ritengo importante, e lo inserisco integralmente in lingua originale, col titolo Burocracia y contrarrevolución, ma vorrei segnalare subito anche alcuni punti di divergenza.

Almeyra lamenta che “quello che è in gioco oggi a Cuba è importante per tutti, ma è scarsamente o mal analizzato, e anche in parte taciuto, dagli amici della rivoluzione cubana e, soprattutto, tergiversato dai suoi nemici”. Ma Almeyra fa poi concessioni a molti luoghi comuni della propaganda del regime, prima di arrivare alla conclusione condivisibile al 100%: quest’atto di distensione politica (la liberazione di un gruppo di detenuti politici) , oltre a togliere argomenti alle campagne di calunnie contro Cuba, “solleva un angolo del velo di disinformazione su quel che accade a Cuba e sulla lotta politica all’interno dell’isola e dello stesso regime e del governo”.

Prima di tutto Almeyra ribadisce che “Cuba ha il diritto e il dovere di difendersi, ricorrendo al controspionaggio e incarcerando gli agenti nemici, data la guerra che, con tutta la loro forza e con tutti mezzi economici, politici, informativi, di sabotaggio e intelligence militare, e quando occorre, con attentati e invasioni, gli Stati Uniti conducono da più di 40 anni contro la rivoluzione cubana”. D’accordo, ma che c’entra con il caso Fariñas? A mio parere poco o niente.

È vero che Almeyra poi sottolinea che “Cuba non ha bisogno di amici che dicano sempre sì a qualsiasi cosa, invece di dare un’opinione puntuale e di dissentire nei confronti di quello che è evidentemente è pericoloso per il processo cubano”, e osserva che spesso quelli che mettono il cartello “Non disturbare il conducente” sono gli stessi che non hanno detto nulla sul “socialismo reale” per “non aiutare l’imperialismo”…

Ma prima di arrivare al punto cruciale Almeyra continua a definire tutti i prigionieri politici “un pugno di mercenari o di cadaveri politici” e in particolare Fariñas “un professionista dello sciopero della fame” (huelguista de hambre profesional). Io ho esaminato dal 2003 per vari anni tutti gli scritti dei 73 imprigionati, e ho constatato che la maggior parte di essi non esprimevano nessuna idea controrivoluzionaria (a parte quella di tenere libere elezioni pluripartitiche, che secondo alcuni dei nostri “ultra” filo cubani sarebbero un regalo agli USA perché sicuramente vinte dai loro amici…). Solo 4 degli arrestati potevano essere definiti amici di Bush, ma erano considerati dagli altri letteralmente dei “provocatori”. Non lo erano necessariamente, e non erano neppure automaticamente “mercenari”, ma l’abitudine contratta quando i dissidenti non erano ancora oppositori ha forse pesato nel giudizio… Ora è possibile che una parte dei detenuti liberati si siano effettivamente inaspriti, e spostati a destra.

Ma era fatale? Bisognerebbe ricordarsi di quello che è accaduto in URSS, in Polonia, in Romania, nella RDT, in Albania, Cecoslovacchia: la lunga agonia dei regimi stalinisti, capaci di reprimere e non di governare, è servita a ridurre ai minimi termini gli oppositori di sinistra, a rafforzare i trasformisti, e a generare fascisti. Se accadrà anche a Cuba, sappiamo di chi è la responsabilità.

Almeyra poi definisce giustamente “tragico che il governo cubano debba liberare tardi e male i prigionieri politici che non riconosceva come tali, e che debba farlo non motu proprio, ma sotto la pressione e con l’intervento della Chiesa (che è una forza controrivoluzionaria) e del governo imperialista spagnolo. I detenuti, pochi e senza appoggio popolare, erano più pericolosi in carcere che in esilio”. Sono d’accordo, e ancor più sulla conclusione finale: “è ugualmente grave che venga escluso dal partito comunista cubano chi parla chiaramente sui pericoli controrivoluzionari nell’isola, (…) un notevole intellettuale, sostenuto dalla sua organizzazione di base e dai suoi colleghi come Esteban Morales” ( espulso dal partito - o più precisamente messo fuori ritirandogli la tessera - per lo scritto, pubblicato a Cuba in un sito ufficiale, che ho riportato in appendice a Fariñas, da mercenario a paziente!). Almeyra si indigna anche per gli insulti messi in rete contro Morales e Pedro Campos, definiti controrivoluzionari e agenti della CIA per aver proposto un socialismo autogestionario e senza burocrati, appoggiandosi a Marx… Non gli viene il sospetto che lo stesso metodo sia stato utilizzato per presentare i “dissidenti”?

Il ragionamento che condivido mi sembra quindi indebolito dalle concessioni di Almeyra ai luoghi comuni verso gli oppositori, che vengono poi contraddetti quando risulta che a essere denunciati come controrivoluzionari sono anche degli ottimi e lungimiranti compagni.

Non propongo di esaltare, giustificare, o sostenere le posizioni degli oppositori. Si può essere in totale disaccordo con loro, ma senza dimenticare che non si può riconoscere la libertà di espressione solo a chi la pensa come noi. Lo diceva anche la poco ascoltata Rosa Luxemburg…

Quando all’Avana in un dibattito promosso da Centro Juan Marinello (un istituto di ricerca del PCC), e a Matanzas nell’università in cui avevo fatto diversi corsi, mi chiesero che pensavo di Vladimir Roca e dei primi quattro arrestati, risposi senza esitare: “sono un marxista rivoluzionario e non condivido la scelta di Roca (ex membro del CC, formato in URSS, figlio di uno dei fondatori del PCC, ecc.) di creare un partito socialdemocratico. Non la condivido, ma ritengo un errore che sia incarcerato per questo”. Una parte dei presenti nei due dibattiti applaudirono convinti, altri restarono sorpresi e disorientati, qualcuno prendeva nota di chi applaudiva…

PS: ho scoperto di essere stato in parte coinvolto indirettamente in un 
abbastanza penoso dibattito su Cuba, su un sito che in genere è 
interessante  e utile.  Lo segnalo comunque a chi è interessato:
 http://www.gennarocarotenuto.it/13338-guillermo-farias-non-deve-morire/
 
Il testo più importante di Pedro Campos, Cuba: propuestas programaticas,  è  invece da tempo sul mio sito.
Si veda anche l'eccellente risposta di Esteban Morales a chi lo ha espulso dal partito: Esteban Morales contesta


Tags: Almeyra  Cuba  Fariñas