Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Realtà e immaginazione

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PD: ogni volta la realtà supera l’immaginazione…

 

Una crisi snervante lacera una maggioranza male assemblata. Come nell’agonia dell’ultimo governo Prodi, la coalizione di governo si slabbra, perde pezzi, ma Berlusconi finora ha perso la calma solo per brevi periodi e ha recuperato subito terreno non solo contrattando acquisti di deputati e senatori in offerta, ma trattando sottobanco con i finiani, non più temibili dell’opposizione di Bersani. Il quale continua a fantasticare e ad aggrapparsi ora a Fini, ora perfino a Tremonti, salvo rimangiarsi la trovata pochi minuti dopo quando qualcuno gli fa notare che non sarà facile farla accettare a tutto il suo partito…

 

Intanto il paese si sfalda:

  • milioni di lavoratori anche se non ancora colpiti direttamente da chiusure e delocalizzazioni sentono sempre meno sicuro il domani;
  • le probabilità per i giovani di avere un giorno una pensione, già ridotte dalla enorme diffusione del lavoro in nero e quindi dal ritardo nell’avere i primi contributi, sono praticamente azzerate dall’aggancio dell’età pensionabile alla speranza di vita;
  • col pretesto della meritocrazia la ricerca viene espulsa dalle università, lasciate in pasto ai baroni;
  • le scuole pubbliche sono abbandonate senza risorse per gli insegnanti, per le spese di ordinaria gestione e soprattutto senza neppure le riparazioni necessarie per evitare altri tragici crolli (su 1763 interventi urgenti programmati, solo 463 cantieri sono stati aperti, e appena 163 opere sono state effettivamente completate);
  • un consenso bipartisan decreta il proseguimento di un’impresa criminale costosa (e per giunta perdente…) come la “pacificazione” dell’Afghanistan, che oltre a corrompere “i nostri ragazzi”, come li chiamano La Russa e Bersani, sottrae risorse ai bisogni vitali del nostro paese.

Ma nessuna mobilitazione, nessuna campagna sistematica, solleva nel paese ogni giorno questi temi, per costruire un’alternativa di lotta. E questo riguarda non solo il PD o l’IDV, ma anche e soprattutto la CGIL, che sembra preoccupata più per l’esistenza della FIOM che per la realtà dell’Italia, e continua infatti a cercare un intesa con sindacati apertamente governativi e confindustriali come la CISL e la UIL.

Un’intesa scellerata per il CSM

D’altra parte neppure sul terreno della “moralità” l’opposizione ha fatto di meglio: nonostante lo stillicidio di incriminazioni, e di grottesche schermaglie con la minaccia della sfiducia nei confronti di singoli esponenti del governo corrotti e corruttori. Al capo del governo è stata regalato invece, con solenne voto pressoché unanime, l’addomesticamento totale del già ipocrita e inconsistente CSM, con la nomina a vicepresidente di Michele Vietti, che affiancherà Napolitano meglio ancora del pur viscido Mancino.

Vietti, già sottosegretario con Berlusconi, gli assicurò la scandalosa depenalizzazione del reato di falso in bilancio nonché la scappatoia del “legittimo impedimento”, e più recentemente è anche stato corresponsabile del blocco della legge contro l’omofobia, il che la dice lunga sulla sua cultura democratica. Ma soprattutto dovrebbe bastare dire che è membro eminente dell’UDC, il maggior concentrato di ipocrisia dell’attuale panorama politico…

 

Perché prendersela tanto col PD, ogni tanto mi chiede qualcuno di quell’area? La ragione è semplice, perché incontro persone che si credono ancora di sinistra ma si orientano su “Repubblica” e hanno come faro di moralità Napolitano, il grande predicatore degli inciuci. Non c’è un solo punto del programma reale del PD che sia diverso da quelle della maggioranza, e lo si vede al momento delle votazioni: ogni tanto un emendamento dell’opposizione la spunta, grazie ad assenze spesso non casuali di membri della maggioranza, e subito dopo si cerca di riparare, evitando la crisi.

Nulla fa paura a questo sedicente “centrosinistra” quanto la prospettiva di elezioni anticipate: basta evocarle, e subito si cerca un personaggio della destra disponibile (come si fece con Dini al momento del primo crollo di Berlusconi). Oggi si accetterebbe perfino Tremonti, che pure dovrebbe essere considerato l’anima nera del governo, e il peggior nemico di lavoratori e pensionati! (Tremonti ha ragione…)

Per questo, oltre che per la facile verifica che ha conquistato una popolarità con cui nessuno dei dirigenti del PD può competere, tutto il ceto politico del centrosinistra manifesta un vero panico di fronte a Vendola. Abbiamo osservato più volte che Nichi non ha nessun programma alternativo al PD da proporre (vedi 10 domande a Vendola), ma non c’è dubbio che come leader appare un gigante di fronte alla pochezza di un Bersani, un Veltroni, un D’Alema…

Tremonti contro Vendola

E la popolarità di Nichi appare preoccupante anche per Berlusconi e Tremonti, che hanno sferrato quindi un attacco ignobile contro Vendola e l’esperienza pugliese proprio sul terreno della sanità. Naturalmente certo non sul terreno su cui veniva criticato da sinistra (si veda Vendola uno e due), cioè sui rapporti idilliaci con il socio di Silvio, don Verzè…

Tremonti ha scelto come bersaglio una decisione giustissima della giunta, quella di riassorbire migliaia di lavoratori di quelle imprese private a cui era stato dato in appalto il sistema sanitario pugliese da Fitto prima, e successivamente anche dall’assessore Tedesco, a cui Vendola l’aveva incautamente affidato per anni, fino alla sua incriminazione (da cui è stato salvato non a caso dal PD, con l’elezione a senatore).

Il riassorbimento di questi lavoratori e il loro inserimento negli organici con contratti a tempo indeterminato fa paura al governo, perché potrebbe servire da modello in tutte le altre regioni anche di centrosinistra in cui la politica delle esternalizzazioni dei servizi è andata avanti. Per combatterlo si è parlato di sperperi (che Vendola naturalmente attribuisce a Fitto, anche se l’era di Tedesco deve aver dato il suo contributo), ma Tremonti ha approfittato di un altro punto debole di Vendola: il suo decisionismo accentratore.

Il 13 luglio infatti, pochi giorni prima della scadenza del 22 luglio in cui il “piano di rientro” da 450 milioni euro doveva essere ratificata dalle firme dei ministri della Salute e dell’Economia, Vendola ha rifiutato la discussione in consiglio regionale del piano: è sufficiente l’approvazione della Giunta.

La motivazione è stata singolare: “Io – ha spiegato Vendola ai suoi assessori – non ho partecipato a nessuna riunione sulla sanità perché ritenevo che la politica non dovesse influenzare i criteri oggettivi individuati dai tecnici. Se io non ho messo voce quando si trattava di individuare gli ospedali da chiudere e i posti letto da tagliare, allora non deve farlo nessun altro”. (La Repubblica, ed. Bari, 14/7/2010).

La decisione tendeva a evitare di prendere posizione su una questione così scottante, scaricando ogni responsabilità sui “tecnici”, e non è stata condivisa dall’opposizione, ma anche dal capogruppo PD Antonio De Caro, che aveva anche chiesto anche una consultazione dei sindaci pugliesi, per cui peraltro non c’era tempo. Ma era anche difficile la discussione: i tagli sono inevitabili, se non si mette in discussione la logica del bilancio dello Stato, mobilitando la popolazione contro l’assurdo sperpero delle spese militari, ecc., cosa che Vendola e il PD non hanno mai pensato di fare.

Mentre il malcontento era al massimo soprattutto nei 18 comuni in cui ci sono presidi ospedalieri da chiudere o ridimensionare, Tremonti ha sferrato il suo colpo. Disonesto, certo, ma che altro ci si poteva aspettare da un simile personaggio? E cosa altro si potrà aspettare tentando di governare di nuovo con qualche ex berlusconiano?

(a.m. 4/7/10)