Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Castro: attese deluse

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Raúl Castro: attese deluse

Riporto di seguito integralmente il discorso del presidente Raúl Castro nella sessione del 1° agosto dell’Assemblea Nazionale, in lingua originale, limitandomi a segnalare i punti salienti e a commentarli. L’inizio è incredibilmente burocratico: con tutti problemi che ha Cuba oggi, segnala come dato saliente della riunione del massimo organo legislativo (che si riunisce due volte all’anno) l’approvazione di “due importanti strumenti giuridici”, cioè… il nuovo codice della strada e la creazione di due piccole province tra quella de La Habana e quella di Pinar del Rio, di cui si assicura che nasceranno il prossimo 1° gennaio “senza ripetere gli errori che hanno accompagnato il lavoro degli organi locali del Potere Popolare, con una concezione di risparmio e uso razionale di tutte le risorse”.

Ma poi, mentre gli ascoltatori aspettavano gli argomenti più scottanti, Raúl Castro si è affrettato a rispondere ai pettegolezzi sulla ragione per cui non ha pronunciato lui stesso, come era consuetudine consolidata al tempo di Fidel, il discorso celebrativo del 26 luglio. Qualcuno si è sorpreso – ha detto – che sia stato il compagno Machado Ventura a farlo, e ha aggiunto subito: “un magnifico discorso”. Cosa di cui è lecito dubitare conoscendo José Ramón Machado Ventura, oggi ottantenne, ma che anche trent’anni fa non era particolarmente apprezzato dai cubani (comunque oggi, eliminati i “giovani” cinquantenni, è lui il primo vicepresidente…). Casomai il pensiero nascosto dei cubani a cui Raúl rispondeva poteva essere: ha parlato Machado Ventura e non Raúl, perché Fidel sta meglio e appare sempre più spesso in pubblico, ma non si sono messi d’accordo su cosa dire. Raúl ha assicurato che l’importante non è l’oratore, ma i contenuti… E ha detto che saranno sicuramente delusi i commentatori che si aspettavano l’annuncio di “ipotetiche riforme del sistema economico e sociale” o peggio ancora “si azzardavano a descrivere una lotta di tendenze nella Direzione della rivoluzione”, tutti d’accordo nel “pretendere da noi cambi più rapidi e profondi” per smontare il socialismo. Invece le cose vanno benissimo, con grande delusione di chi ci critica: “se ci elogiassero, allora dovremmo preoccuparci”…

Quanto al discorso di Machado Ventura, Raúl  ne ha citato un pezzo secondo lui importante, che ripete una formula consacrata: “proseguiremo con senso di responsabilità, passo dopo passo, al ritmo che decideremo noi, senza improvvisazione o precipitazione, per non sbagliare e lasciare definitivamente dietro di noi errori o misure non corrispondenti alle condizioni attuali”. Fine della citazione, precisa Raúl. La conseguenza, conclude, è che oggi “siamo più uniti che mai”…

Ma dopo questo concentrato di banalità Raúl deve entrare nel merito dei problemi sul tappeto, parlando dei “temi sensibili”: Devo informarvi – dice - che, dopo mesi di studio sulla attualizzazione del modello economico cubano, il Consiglio dei ministri nella sua ultima sessione del 16 e 17 luglio, con la partecipazione dei vicepresidenti del Consiglio di Stato, di altri membri del Buró político e del segretariato del Comitato centrale, dei primi segretari dei comitati provinciali del partito e dei presidenti dei consigli delle amministrazioni provinciali, come dei quadri centrali della confederazione sindacale CTC, di altre organizzazioni di massa e della UJC [l’organizzazione dei giovani comunisti] e di alti funzionari degli organismi, si è concordato un insieme di misure per portare a termine [acometer, che si potrebbe rendere piuttosto con “aggredire”, o “attaccare”], a tappe, la riduzione degli organici, che sono considerevolmente voluminosi nel settore statale”.  Ecco la bomba (peraltro già preannunciata in vari articoli e discorsi precedenti, che hanno parlato di un milione e più di “eccedenti”, cioè di circa il 20 % degli occupati). Ma chi ha deciso? Non il congresso, eternamente rinviato, ma una assemblea enorme e necessariamente passiva di “alti funzionari” convocati dall’alto.

Ed ecco la proposta concreta: “Abbiamo deciso che in una prima fase, che abbiamo pianificato di concludere nel primo trimestre del prossimo anno, si modificheranno le condizioni lavorative e salariali dei lavoratori di un gruppo di organismi dell’amministrazione centrale dello Stato”. Come? Sopprimendo gli “approcci paternalistici” che impediscono di capire la “necessità di lavorare per vivere”, riducendo al tempo stesso le spese improduttive, che derivano dalla retribuzione egualitaria, sganciata dagli anni di impiego, e da una garanzia salariale assicurata per lunghi periodi a persone che non lavorano. Se si riuscirà a farla partire, questa “riforma” non può non provocare profondo malcontento. Non è il caso di pensare all’esultanza di Brunetta se la conoscesse, anche perché il problema del rigonfiamento degli organici esiste a Cuba davvero, e da tempo immemorabile (l’aveva denunciato già Guevara), e non per colpa dei “fannulloni”, ma proprio per responsabilità di quegli alti papaveri che si sono riuniti per varare la proposta…

Qualche dubbio su come verrà accolta la proposta Raúl ce l’ha, se deve precisare che “l’esito di questo processo dipenderà in larga misura dalla garanzia politica che dobbiamo dare (ma il termine usato anche in questo caso, acometer, significa piuttosto “aggredire”, o “attaccare”), sotto la direzione del partito e con l’attiva partecipazione della Central de Trabajadores de Cuba e delle organizzazioni sindacali”. È necessario creare un “clima di trasparenza e dialogo con una informazione opportuna e trasparente ai lavoratori, e in cui le decisioni siano prese collegialmente in forma adeguata, e si creino le condizioni organizzative richieste”. E occorre una rigida osservanza del “principio di idoneità”, nel momento in cui si deve decidere chi merita di più di occupare un posto, per contribuire a evitare qualsiasi manifestazione di favoritismo, o di discriminazione di genere o di altro tipo [sottinteso, ma è tabu dirlo, “di colore della pelle”], che devono essere contrastate con la massima fermezza. Bello a dirsi. Vedremo come si farà.

Quanto alla collocazione dei lavoratori eccedenti che “non meritano di occupare il posto”, il Consiglio dei ministri ha deciso di ampliare di nuovo un poco l’accesso ai lavori artigianali (trabajo por cuenta propia), eliminando alcune proibizioni attualmente in vigore che rendono difficile la concessione di nuove licenze e la commercializzazione di alcune produzioni, “flessibilizzando la contrattazione della forza lavoro”, e introducendo un nuovo regime tributario per il trabajo por cuenta propia, sia sui guadagni sia per l’utilizzazione di forza lavoro. In sé non ci sarebbe niente di male, se non che negli ultimi diciassette anni queste misure sono state più volta decise e poi cancellate o bloccate da vessazioni burocratiche o da imposizioni di tasse esagerate, che hanno spinto a riportare nella clandestinità queste attività. Per giunta queste modestissime e non nuove misure sono presentate con enfasi retorica come finalizzate a “preservare e sviluppare il nostro sistema sociale, rendendolo sostenibile nel futuro, in modo che possiamo compiere l’incarico affidatoci da popolo di Cuba, raccolto nella Costituzione della Repubblica” e cioè che “il carattere socialista e il sistema politico e sociale in essa contenuto sono irrevocabili”. “Applausi”, dice il verbale, ma mi sembra un po’ triste non solo affidarsi ancora a una clausola di irreversibilità copiata dalle costituzioni dell’URSS, della Romania, ecc, ma anche che tante belle parole siano riservate alla modestissima concessione di qualche licenza di barbiere o di autista…

Comunque questa parte retorica continua assicurando che i lavoratori devono capire che “senza l’aumento dell’efficienza e della produttività è impossibile aumentare i salari”, e insistendo sul fatto che “bisogna cancellare per sempre l’idea che Cuba è l’unico paese al mondo in cui si può vivere senza lavorare”…

E il discorso sbriga in pochi minuti gli accenni, come sempre vaghi, alla situazione economica e alle inevitabili ripercussioni sull’isola della “avversa congiuntura economica internazionale”. Si dice ad esempio che si “apprezzano risultati incoraggianti nell’ultimo semestre, nonostante la non realizzazione del piano di produzione dello zucchero, dell’allevamento e di altre produzioni agricole, a causa di errori di direzione, oltre che per la siccità”. Non è difficile capire che le grandi attese dei cubani sono state in larga misura deluse da questo discorso.

Il presidente poi conclude tristemente riferendosi “a un altro tema di attualità”, affermando che la “scarcerazione dei primi 21 reclusi controrivoluzionari”, sarebbe avvenuta per decisione sovrana e in stretta osservanza delle leggi. Ma se fossero stati davvero “controrivoluzionari”, incarcerati “per delitti contro la sicurezza dello Stato”, e “al servizio del governo degli Stati Uniti”, come si ripete ritualmente, non dovevano essere scarcerati. Invano Raúl raccomanda di “ricordare” che “nessuno di questi cittadini è stato condannato per le sue idee, come hanno cercato di far vedere le brutali campagne per screditare Cuba in diverse regioni del mondo”, e asserisce che ciò sarebbe “provato in modo irrefutabile” …dai verbali dei processi.

Che pena! Il gruppo dirigente cubano ha esitato per anni prima di cancellare l’assurdo rigurgito stalinista che portò alla retata dei 73 nel 2003, senza avere il coraggio di fare autonomamente un gesto semplice, come la loro scarcerazione con un autonomo provvedimento di amnistia. Di questi “dissidenti” giustamente si dice che non hanno un peso politico significativo; è ben noto che hanno opinioni diverse tra loro, e che alcuni di loro fanno anche proposte politiche ragionevoli e moderatamente riformiste (penso ad esempio all’economista Oscar Espinosa Chepe). Ma il governo non ne ha tenuto conto, e alla fine si è dovuto piegare di fronte alla pressione congiunta di due coraggiosi scioperi della fame ad oltranza, da una parte, e dell’intervento della Chiesa cattolica con la mediazione del ministro degli Esteri spagnolo dall’altra. Il gesto tardivo di Raúl per giunta alla maggioranza dei cubani non interessa molto: avrebbero casomai auspicato una impossibile svolta in economia, con la più volte promessa eliminazione del triplo mercato. Il governo ha sospeso dalla sera alla mattina le anacronistiche squadracce che facevano “atti di ripudio spontanei” nei confronti delle “damas de blanco”, ma poi assurdamente sente il bisogno di ribadire che “non ci sarà mai impunità per i nemici della patria”, e di rivendicare ancora la giustezza della sproporzionata repressione del 2003, senza capire che questa ha fatto più danno a Cuba di tutte le parole o gli scritti dei “dissidenti”, veri o presunti.

Alla fine c’è il solito accenno ai “Cinque Eroi”, e la solita sacrosanta denuncia della politica statunitense. Posso aggiungere anche che è scandalosa la pretesa degli Stati Uniti di decidere quali sono gli “Stati canaglia”: è stata annunciata oggi una revisione della lista, assolvendo non si sa perché la Corea del Nord, ma mettendoci di nuovo Cuba, che da vent’anni, anche se volesse, non potrebbe aiutare nessun movimento “terrorista” cioè di liberazione. Grottesco e spudorato, da parte di un paese che il terrorismo lo ha praticato direttamente e protetto ovunque nel mondo! Ma attenzione: possiamo e dobbiamo condannare cento e mille volte i crimini degli Stati Uniti, ma non usiamoli per evitare di discutere seriamente i problemi di Cuba, che hanno avuto all’origine l’aggressione nordamericana, ma che hanno anche cause endogene.

Quella di Raúl sarà forse, come il discorso di Machado Ventura, una relazione “collegiale”, ma appare lontanissima dal rispondere alle aspettative della popolazione cubana, e anche di tutti quelli che nel mondo vogliono sostenere Cuba, e si trovano a dover contrastare periodicamente l’immagine negativa evocata dai discorsi stereotipati e retorici di dirigenti evidentemente troppo legati alla passata influenza del socialismo reale sull’isola. (a.m. 6/8/10)

 

Raúl Castro en la Asamblea Nacional

Discurso íntegro. Palacio de Convenciones, 1º de agosto de 2010

Queridas compañeras y compañeros:

Esta sesión de la Asamblea Nacional ha aprobado dos importantes instrumentos jurídicos, la Ley modificativa de la actual División Político Administrativa y el Código de Seguridad Vial.

Las modificaciones a la División Político Administrativa han sido ampliamente difundidas en nuestra prensa y discutidas a lo largo de los meses pasados en los territorios involucrados, así como en las instancias correspondientes del Partido, el Gobierno y el Estado, lo cual me permite no entrar en detalles, sólo subrayar que su propósito principal es elevar la atención a la población mediante una organización más funcional y racional de la administración y del Gobierno. Con ello además estamos dando cumplimiento a los acuerdos adoptados por sucesivos congresos del Partido acerca de la necesidad de, transcurrido un tiempo prudencial, someter la División Político Administrativa a análisis para ajustarla a las condiciones existentes.

Las nuevas provincias Artemisa y Mayabeque nacerán el 1º de enero de 2011 sin repetir los errores que han acompañado el trabajo de los órganos locales del Poder Popular, bajo una concepción de ahorro y uso racional de todos los recursos, en particular con plantillas ajustadas a sus funciones y una clara delimitación de facultades en las interrelaciones con los organismos de la administración central del Estado, las empresas nacionales y las organizaciones políticas y de masas.

Por su parte, el Código de Seguridad Vial, cuya aprobación aplazamos en la sesión anterior para profundizar en su contenido, conciliar las discrepancias entonces existentes y avanzar en la elaboración de las disposiciones complementarias, constituye una contribución a la elevación de la disciplina social y la preservación de la vida humana, así como la disminución de cuantiosas pérdidas económicas.

Pasando a otros asuntos, no me son ajenas las expectativas que lógicamente generan los discursos en ocasión del 26 de julio y en el Parlamento. A algunos les sorprendió que las palabras centrales en Santa Clara fueran pronunciadas por el compañero Machado Ventura, un magnífico discurso por cierto.

Es verdad que desde el triunfo de la Revolución esa tarea siempre le correspondió al compañero Fidel y en contadas ocasiones a mí, pero lo importante no es el orador, sino el contenido de esa intervención, que expresa la opinión colegiada de la dirección del Partido y del Estado sobre las cuestiones más relevantes del quehacer nacional.

Varias agencias de prensa y autotitulados “analistas” del tema Cuba, dedicaron durante los días previos y posteriores al acto por el 26 de julio innumerables noticias y artículos en los que, tergiversando nuestra realidad, anticipaban con estridencia el anuncio de supuestas reformas en nuestro sistema económico y social y la aplicación de recetas capitalistas para encauzar la economía; algunos incluso se atrevieron a describir la existencia de una lucha entre tendencias en la Dirección de la Revolución y todos coinciden en reclamarnos cambios más rápidos y más profundos en la línea de desmontar el socialismo.

Al observar fríamente estas campañas de prensa queda evidenciado que casi todas las agencias se guían por un mismo hilo conductor. No me refiero a los periodistas, obligados a someterse a la línea editorial que les trazan y exigen los consorcios mediáticos sobre Cuba, aunque a veces utilizan las mismas frases y calificativos prefabricados. No pocas veces párrafos completos idénticos, independientemente de si son de una región del mundo o de otra.

Con la experiencia acumulada en los más de 55 años de lucha revolucionaria, parece que no vamos tan mal, ni que el desespero y la frustración sean nuestros compañeros de viaje. Si nos elogiaran, entonces sí tendríamos motivos para preocuparnos.

Como afirmó el compañero Machado el pasado 26 de julio: cito: “proseguiremos con sentido de responsabilidad, paso a paso, al ritmo que determinemos nosotros, sin improvisaciones ni precipitaciones, para no errar y dejar atrás definitivamente errores o medidas que no se avienen a las condiciones actuales” (fin de la cita).

La unidad entre los revolucionarios y entre la dirección de la Revolución y la mayoría del pueblo es nuestra más importante arma estratégica, la que nos ha permitido llegar hasta aquí y continuar en el futuro perfeccionando el socialismo.

Aunque les duela a los enemigos, nuestra unidad es hoy más sólida que nunca, no es fruto de la falsa unanimidad o de la simulación oportunista, la unidad no excluye las discrepancias honestas, sino que presupone la discusión de ideas diferentes, pero con los mismos propósitos finales de justicia social y de soberanía nacional, lo que nos permitirá siempre llegar a las mejores decisiones.

La unidad se fomenta y cosecha en la más amplia democracia socialista y en la discusión abierta de todos los asuntos, por sensibles que sean, con el pueblo.

Hablando de temas sensibles, debo informarles que luego de meses de estudio en el marco de la actualización del modelo económico cubano, el Consejo de Ministros en su última reunión, efectuada los días 16 y 17 de julio, con la participación de los vicepresidentes del Consejo de Estado, otros miembros del Buró Político y del Secretariado del Comité Central, los primeros secretarios de los comités provinciales del Partido y los presidentes de los consejos de la administración provincial, así como los cuadros centros de la CTC , demás organizaciones de masas y la UJC y altos funcionarios de los organismos, acordó un conjunto de medidas para acometer, por etapas, la reducción de las plantillas considerablemente abultadas en el sector estatal.

En una primera fase, que planificamos concluir en el primer trimestre del próximo año, se modificará el tratamiento laboral y salarial a los trabajadores disponibles e interruptos de un grupo de organismos de la administración central del estado, suprimiendo los enfoques paternalistas que desestimulan la necesidad de trabajar para vivir y con ello reducir los gastos improductivos, que entraña el pago igualitario, con independencia de los años de empleo, de una garantía salarial durante largos períodos a personas que no laboran.

El éxito de este proceso dependerá en buena medida del aseguramiento político que debemos acometer, bajo la dirección del Partido y con la activa participación de la Central de Trabajadores de Cuba y las organizaciones sindicales. Es preciso conformar un clima de transparencia y diálogo donde prime la información oportuna y diáfana a los trabajadores, en el cual las decisiones sean colegiadas adecuadamente y se creen las condiciones organizativas requeridas.

La estricta observancia del principio de idoneidad demostrada a la hora de determinar quién merece el mejor derecho de ocupar una plaza, debe contribuir a evitar cualquier manifestación de favoritismo, así como de discriminación de género o de otro tipo, las cuales deben enfrentarse con toda firmeza.

El Consejo de Ministros también acordó ampliar el ejercicio del trabajo por cuenta propia y su utilización como una alternativa más de empleo de los trabajadores excedentes, eliminando varias prohibiciones vigentes para el otorgamiento de nuevas licencias y la comercialización de algunas producciones, flexibilizando la contratación de fuerza de trabajo.

Al propio tiempo, en la citada reunión de los mencionados días 16 y 17 de julio, se aprobó la aplicación de un régimen tributario para el trabajo por cuenta propia que responda al nuevo escenario económico y garantice que los incorporados a esta actividad contribuyan a la seguridad social, abonen impuestos sobre los ingresos personales y las ventas; y aquellos que contraten trabajadores paguen el tributo por la utilización de la fuerza de trabajo.

Próximamente se celebrará un pleno ampliado del Consejo Nacional de la Central de Trabajadores de Cuba donde abordaremos en detalle con los principales dirigentes obreros estas importantes decisiones, que constituyen en sí mismas un cambio estructural y de concepto en interés de preservar y desarrollar nuestro sistema social y hacerlo sostenible en el futuro, de modo que cumplamos el mandato del pueblo de Cuba, recogido en la Constitución de la República , de que el carácter socialista y el sistema político y social contenido en ella son irrevocables (Aplausos).

No albergamos dudas de que en la materialización de estas medidas contaremos con el apoyo decisivo de la clase obrera, que junto al campesinado y el resto de los sectores de la sociedad, comprende que sin el aumento de la eficiencia y la productividad es imposible elevar salarios, incrementar las exportaciones y sustituir importaciones, crecer en la producción de alimentos y en definitiva sostener los enormes gastos sociales propios de nuestro sistema socialista, esfera en la que también estamos en el deber de ser racionales, ahorrando mucho más sin sacrificar la calidad.

Por otra parte, pienso que a nadie se le escape la trascendente contribución al mejoramiento de la disciplina social y laboral que emana de la aplicación de estas medidas.

Al adoptar estos acuerdos, partimos de que nadie quedará abandonado a su suerte, el Estado Socialista brindará el apoyo necesario para una vida digna, mediante el sistema de asistencia social a aquellos que realmente no estén en capacidad de trabajar y sean el único sustento de sus familias. Hay que borrar para siempre la noción de que Cuba es el único país del mundo en que se puede vivir sin trabajar.

Igualmente hemos avanzado en los estudios a cargo de la Comisión de Política Económica del Sexto Congreso del Partido y funcionan ininterrumpidamente los diversos grupos de trabajo creados para la elaboración de propuestas, que analizaremos previamente con los militantes del partido y la población en su conjunto.

En medio de la adversa coyuntura económica internacional y su inevitable incidencia en nuestro país, en los estimados del primer semestre se aprecian resultados alentadores en la economía nacional, a pesar del incumplimiento del plan de azúcar y otras producciones agropecuarias a causa de errores de dirección y también por los efectos de la sequía.

Se incrementan los arribos de visitantes extranjeros, se cumple la producción petrolera; se mantiene, e incluso mejora, el equilibrio monetario interno, la productividad del trabajo refleja un ritmo superior al salario medio, objetivo que no se lograba desde hace varios años, se elevan modestamente las exportaciones y se reduce el consumo de portadores energéticos, a partir del reordenamiento del transporte y el efecto de otras medidas de ahorro.

El consumo de electricidad refleja resultados positivos en el sector estatal, a diferencia del residencial que crece más que lo previsto.

Hace exactamente un año me referí a las restricciones financieras externas que enfrentábamos debido a la acumulación de compromisos de pago y la necesidad de llevar a cabo renegociaciones de deudas. Hoy puedo informarles que gracias a la confianza y comprensión de la mayoría de nuestros acreedores, hemos logrado algunos avances en el aplazamiento de obligaciones, las cuales tenemos la más firme voluntad de honrar en los nuevos plazos convenidos. Asimismo, las retenciones de transferencias al exterior a suministradores acumuladas en esa fecha, son hoy apenas un tercio de aquellas de hace un año y, como muestra de seguridad en el país se han incrementado los depósitos extranjeros en los bancos cubanos.

Debo referirme a otro tema de actualidad. Por decisión soberana y en estricto apego a nuestras leyes, en los últimos días se completó la excarcelación y salida del país de los primeros 21 reclusos contrarrevolucionarios, de los 53 sancionados en el 2003 por delitos contra la seguridad del Estado.

Con anterioridad, desde el 2004, se había concedido licencia extrapenal a otros 22 sancionados en la misma causa judicial.

Cabe recordar que ninguno de estos ciudadanos fue condenado por sus ideas, como han tratado de hacer ver las brutales campañas de descrédito contra Cuba, en diferentes regiones del mundo.

Como quedó probado de manera irrefutable en el acto del juicio oral, todos habían cometido delitos previstos y sancionados en nuestras leyes, actuando al servicio del gobierno de los Estados Unidos y de su política de bloqueo y subversión.

No debe olvidarse que en aquellos momentos  -2003-, el entonces presidente George W. Bush, embriagado con las aparentes victorias en las guerras de Iraq y Afganistán, proclamaba el “cambio de régimen” en Cuba y amenazaba directamente nuestra seguridad nacional, llegando incluso a designar públicamente un interventor para administrar el país tras ser ocupado, al igual que acababan de hacer en Iraq.  Como consecuencia, se fraguaron decenas de planes de desestabilización interna y de secuestro de aviones y barcos que tuvimos que enfrentar con toda firmeza, basados en el estricto respeto a las leyes.

La Revolución puede ser generosa porque es fuerte, su fuerza radica en el apoyo mayoritario del pueblo que ha sabido resistir tantos años de agresiones y sacrificios, por eso no resulta ocioso reiterar que no habrá impunidad para los enemigos de la Patria , para quienes intenten poner en peligro nuestra independencia (Aplausos).

Nadie se llame a engaño. La defensa de nuestras sagradas conquistas, de nuestras calles y plazas, seguirá siendo el primer deber de los revolucionarios a quienes no podemos privar de ese derecho (Aplausos prolongados).

Fuera de texto podemos comentar que el pobre interventor designado por George W. Bush se quedó desempleado (Risas).

En cuanto a Cuba y los Estados Unidos, en esencia nada ha cambiado; nuestros valerosos Cinco Héroes permanecen sufriendo injusta prisión y un trato abusivo, como la crueldad que se comete actualmente con el compañero Gerardo Hernández Nordelo, condenada por esta Asamblea. Aunque exista menos retórica y se celebren ocasionales conversaciones bilaterales sobre temas específicos y limitados, en realidad, el bloqueo se continúa aplicando y nosotros seguiremos actuando con la serenidad y paciencia que hemos aprendido en más de medio siglo.

A nosotros, los revolucionarios cubanos las dificultades no nos quitan el sueño, nuestro único camino es proseguir la lucha con optimismo y la inclaudicable fe en la victoria.

Muchas gracias

 

 



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