Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Da Cuba su Cuba

Da Cuba su Cuba

E-mail Stampa PDF

Da Cuba su Cuba

Avevo segnalato due giorni fa che sul Manifesto era uscita una buona pagina su Cuba, con corrispondenze dall’Avana di Leonardo Padura Fuentes e Roberto Livi, che affrontano il drammatico taglio all’occupazione annunciato dal sindacato di regime. Avevo promesso di riparlarne nei giorni successivi, e consigliavo intanto in ogni caso di comprare il quotidiano, soprattutto perché era abbinato a un sostanzioso numero di Le Monde Diplomatique, che compensa in parte la consueta sospensione in agosto, e fornisce – tra l’altro - strumenti per valutare le prossime elezioni in Venezuela e in Brasile, con articoli di Maurice Lemoine, Caracas brucia?, e di Geisa Maria Rocha, Borsa e favelas stravedono per Lula.

Il consiglio vale ancora per il numero di Le Monde Diplomatique, che è ancora in edicola per vari giorni, ma intanto riporto i due articoli per chi avesse perso il quotidiano.

  • Leonardo Padura, (Scrittore e giornalista cubano)
  • L'Avana

Cuba, incognite sul futuro

Se qualcuna delle più importanti compagnie mondiali specializzate in sondaggi si azzardassero a realizzare un macro-survey sulla risposta degli undici milioni di cubani a una sola domanda - «Verso dove lei crede che vada il futuro del suo paese?» - sono convinto che la stragrande maggioranza darebbe una risposta demolitrice: «Guardi, non lo so». L'aspetto più drammatico di questa risposta sarebbe, naturalmente, che l'imperscrutabilità del futuro del paese racchiude anche quello di ciascuno dei suoi abitanti, incapaci di prevedere per dove andrà il proprio avvenire.
Una cosa appare chiara in mezzo all'oscurità: la direzione del Partito comunista, del governo e dello Stato cubani non contemplano fra le loro aspettative la modifica del sistema socialista a partito unico, lo stesso che nel passato mezzo secolo resse l'Urss e le repubbliche socialiste dell'est Europa e che resta in vigore, nell'essenziale, in certi dei paesi comunisti asiatici, dalla Corea del nord alla Cina, per quanto con caratteristiche molto dissimili e, in generale, poco attrattive (a mio giudizio) come modelli di sviluppo e di vita per un paese come Cuba.
Negli ultimi mesi, sui media alternativi cubani (email e blog), si è accesa una significativa polemica rispetto ai modelli con cui l'economia dell'isola potrebbe trovare un qualche sollievo monetario che l'aiutasse a uscire dalle sue molteplici crisi di efficienza e di produttività, generate dallo stesso modello in funzione da cinque decenni, dalla mancanza di controlli e dalla demotivazione generalizzata che, da vent'anni, costringe i produttori a ricevere un salario insufficiente per vivere.
Il tema più recente di dibattito è l'annunciata apertura dell'industria turistica cubana a visitatori di alto livello che, si dice, include la costruzione di 16 attracchi per yacht di lusso e di 16 campi da golf a 18 buche, e anche case e appartamenti che potranno essere acquisiti da stranieri con licenze di proprietà valide per 99 anni (secondo un decreto del 19 luglio scorso). La decisione ha scatenato i giudizi più diversi, che vanno da quello dell'ortodosso che dice che non ha preso il fucile e non ha fatto la rivoluzione per vendere la patria ai miliardari, fino a quello che, sforzandosi di essere comprensivo, ragiona che qualche campo da golf non cambia niente se non si cambia niente... di essenziale.
Già nella decade degli anni '90, quando si manifestò la profonda crisi economica che invase l'isola dopo la scomparsa del socialismo dell'est, a Cuba si era aperto il business delle immobiliari a capitale misto che costruivano case e appartamenti per stranieri , anche se poco tempo dopo il suo ritmo si era rallentato fin quasi a scomparire. Ricordo, anche, di aver ascoltato la frase che non si sarebbe venduto agli stranieri neanche un centimetro della patria. Adesso, il nuovo decreto dà un impulso straordinario all'apertura agli investimenti nel settore turistico e residenziale legato ai visitatori stranieri, ciò che risulta quantomeno curioso in un paese i cui cittadini non possono legalmente vendere o comprare immobili e hanno bisogno di una quantità incalcolabile di permessi per costruirsene uno a proprie spese o per permutarlo con un altro.
Allo stesso ritmo sono stati introdotti cambiamenti in una serie di ambiti in cui per anni vigeva il protezionismo statale, e che vanno dalla eliminazione della vendita sussidiata di una quota mensile di sigarette per tutte le persone nate prima del '56 (!) fino all'imposizione di tasse a quelli che ai bordi delle strade decidono di vendere i manghi e gli avocado dei propri alberi (dovranno pagare il 5% del ricavo della vendita e versare una aliquota alla previdenza sociale), gli stessi venditori clandestini (di manghi e avocado!) che, fino a oggi, erano perseguiti e multati dalla polizia.
La necessità di trovare alternative lavorative a più di un milione di lavoratori che bisognerà eliminare dai loro posti nelle imprese statali, è fra le ragioni per cui si cerca di rivitalizzare il lavoro «por cuenta propia» e anche, a quanto sembra, le micro-imprese.
Però appena si parla del tema appaiono le corna del toro. Chi, a Cuba, ha il capitale sufficiente ad avviare un piccolo business? Potranno farlo con il capitale inviato da familiari o soci residenti all'estero, che in questo modo mettono un piede nell'economia cubana? Come tornare a montare una struttura che fu dinamitata con la «Offensiva rivoluzionaria» del 1968 e fece di Cuba il paese socialista con più lavoratori statali e meno possibilità di muoversi come lavoratori autonomi? E gli approvvigionamenti e il mercato, o l'apparato fiscale, sanitario, di polizia che implica la riapertura di questo sistema rimasto chiuso nel paese per quattro decadi?
Un recente reportage della tv cubana mostrava la situazione in cui si trovava un centro di raccolta di prodotti agro-pecuari vicino all'Avana, dove, per mancanza di trasporto, andavano perduti una gran quantità di banane e patate già raccolte. Il settore privato potrebbe far sì che non si producano più queste situazioni? La risposta dovrebbe essere affermativa, però in un paese in cui si possono solo comprare e vendere veicoli fabbricati prima del 1960 (!), è difficile immaginare che si riesca a organizzare una cooperativa o una piccola impresa di trasportatori privati.
Prendendo per buono il principio che il governo non intende avviare cambiamenti politici, la sola possibilità che si apra qualche spiraglio economico implicare necessariamente una ristrutturazione tale del sistema cubano che, pur continuando a essere lo stesso, non potrà ormai più esserlo. Solo che l'immagine che proietta verso il futuro è quello di una nebulosa nella quale si distinguono soltanto delle forme imprecise.

©Ips-il manifesto

 

RIFORME
Meno Stato più privato. Una sfida gigantesca

di Roberto Livi - L'AVANA

500 mila statali in meno nel 2011


Meno Stato e più privato. Dopo mesi di dibattito interno al governo e al Partito comunista questa sembra essere la formula decisa dal vertice cubano per la actualización (modernizzazione) economica (e sociale) necessaria per «continuare la costruzione del socialismo cubano».
In sostanza si tratta di una serie di misure «necessarie e improcrastinabili» annunciate lunedì da un lungo comunicato della Central de Trabajadores de Cuba - Ctc, il sindacato unico dell'isola - che disegnano una riorganizzazione del sistema produttivo dell'isola («per renderlo più efficiente») e un impressionante trasferimento di lavoratori dal settore statale (che attualmente controlla circa il 95% dell'economia di Cuba) a quello cooperativo e privato.
Entro il 2015 (ma probabilmente prima) si ritiene che circa un milione e 300 mila persone (un lavoratore su cinque) dovrà lasciare l'inflazionato organico delle «imprese e entità produttive e di servizi dello Stato». Di questi, ha annunciato il sindacato, mezzo milione (circa 100 mila solo all'Avana) saranno trasferiti entro il primo trimestre del 2011 al «settore non statale». A parte coloro che accetteranno una pensione anticipata, gli altri lavoratori dovranno orientarsi verso cooperative (soprattutto agricole e della costruzione) o iniziare un'attività por cuenta propia, ovvero privata. Secondo il sindacato, entrambi i settori (cooperativo e privato) dovranno assorbire «centinaia di migliaia di lavoratori» (si parla di 450 mila posti di lavoro nel settore privato entro il prossimo anno).
Il mese scorso il governo aveva annunciato una serie di misure per favorire lo sviluppo del settore privato: licenze per lavoratori por cuenta propia o per imprese familiari, dai tassisti agli idraulici, dai parrucchieri a chi vuole aprire un'attività nella piccola ristorazione. Non solo, per la prima volta, viene concesso ai privati di assumere personale, naturalmente pagando le relative imposte.
Secondo la Oficina nacional de Estadísticas nel 2009 la popolazione lavorativa cubana era di 5.7 milioni di persone (circa due milioni le donne) dei quali solo 143 mila 800 (30 mila 300 le donne) sono lavoratori por cuenta propia. Quest'ultimo settore non comprende i contadini proprietari delle terre che lavorano, ma le cifre sopraesposte danno comunque l'idea della gigantesca sfida che il governo cubano ha deciso di lanciare al modello (economico e sociale) di socialismo fin qui praticato. Il pieno impiego garantito dallo Stato, l'egualitarismo salariale, la libreta che assicura a tutti i cubani una serie di prodotti alimentari a bassissimi prezzi, i comedores obreros (mense operaie), non sono più sostenibili da un'economia in forte crisi e minacciata da un vero e proprio collasso.
Il comunicato del sindacato - diffuso dai mass media - mette in luce anche le conseguenze sociali che comportano le misure decise dal governo di Raúl Castro. «Il nostro Stato non può continuare a mantenere...un organico inflazionato che genera perdite economiche ..e deforma la condotta dei lavoratori». In chiaro, come aveva già detto il presidente in suo discorso, il fatto che il pieno impiego sia possibile solo con salari inadatti ad assicurare il mantenimento delle famiglie cubane genera corruzione e furti generalizzati a danno dello Stato.
La riduzione dell'organico del settore statale porterà anche a una riforma del salario con la fine dell'egualitarismo: «bisogna rivitalizzare il principio di distribuzione socialista, pagando secondo la quantità e qualità del lavoro effettuato. Il sistema di salario vincolato al risultato sarà la via per aumentare la produttività», recita il comunicato della Ctc.
Come si è detto, le misure annunciate sono il prodotto di un lungo, e probabilmente duro, dibattito interno al vertice politico cubano (alcuni analisti, soprattutto fuori Cuba, cercano anche di personalizzare, parlando di un contrasto tra Fidel e Raúl Castro). Il compito di metterle in pratica - dunque di rompere l'immobilismo degli ultimi anni - comporterà una mobilitazione sociale (così chiede il sindacato) e soprattutto un vertice politico compatto.
I tagli all'organico statale sono impressionanti: la decisione di come applicarli - soprattutto la trasparenza delle scelte nei posti di lavoro -, il riorientamento di una parte importante dell'economia rappresentano una sfida anche per il modello sociale fin qui praticato.
Secondo l'economista Omar Everleny Pérez, citato dall'agenzia Ips, bisognerà recuperare - seppur criticamente - l'esperienza delle piccole e medie imprese (Pymes) che non riuscirono a decollare negli anni '90 del secolo scorso. Assieme al lavoro privato, queste forme di integrazione tra economia privata e statale potrebbero assicurare maggior impiego, miglioramento di salari e soprattutto una decentralizzazione produttiva che porterebbe ad un aumento dell'offerta di beni e servizi. Una sfida, come appare in tutta evidenza, gigantesca e decisiva.

Una Cuba immaginaria

Stralcio dai commenti sul blog del Manifesto

  • Eh no.. scusate, ma certe osservazione fanno sorridere… i pregiudizi semmai li hanno i cari compagni occidentali, buoni a non fare un piffero o suonarlo, ma non a mettere in discussione il proprio status quo, figurarsi il Sistema…. Cuba è una splendida eccezione…, ho visto i volti dei bambini nutriti e spensierati giocare nelle vie della città o per quelle dei paesi della campagna. Non indossavano i Levis e nemmeno giocavano con Ben Ten, ma erano felici…
  • A Cuba ho visto il sistema sanitario funzionare bene per tutti, turisti e stranieri compresi …. (E badate bene a Cuba chi vuole andarsene è libero di farlo…. I balseros partivano dalla spiaggia centrali dell’Avana, mica nascosti nei camion)….
    Gli esempi sono infiniti, ma non posso sorvolare sulla presunta mancanza di libertà…. Si parla sempre dei cosiddetti prigionieri politici cubani dimenticando che questi son stati condannati per fatti specifici (vedi attentati anni 80-90, ndr) e non per aver semplicemente manifestato un dissenso… sapete quanti sono gli indagati e condannati e perseguitati politici in Italia con le accuse più assurde?... ad es., parliamo dei compagni condannati o rinviati a giudizio per i fatti di Genova e che nel migliore dei casi non possono dare un concorso pubblico seppure “presumibilmente” innocenti fino alla Cassazione. E poi parliamo della sbirraglia ancora in servizio, condannata in primo grado per cui vale invece il contrario!... Non ultimo, mi piacerebbe saper il rapporto poliziotti/abitanti dei due paesi, Italia e Cuba… alla faccia della militarizzazione!
  • prima di scrivere sciocchezze tutti quanti, date un occhiata ai dati del PIL nei vari stati del sudamerica.
    Resterete sorpresi nello scoprire che in realtà Cuba ha un pil pro capite tra i più alti di tutta l'america centrale, caraibica e meridionale.
  • solidarietà al popolo cubano per le difficoltà economiche che subisce grazie all'embargo degli stati imperialisti e per la massiccia e incessante propaganda anticubana della stampa americana e europea. manifesto ,io ti leggo ma per favore ci sono tanti paesi nel mondo in cui manca la libertà, cuba non è certamente il peggiore. prenditela con qualcos altro.
  • mi aspetto da un giornale di sinistra che sostenga cuba anzichè denigrarla. cuba fra mille difficoltà è ancora se stessa mentre noi...grande democrazia occidentale, qualcuno sa forse dove stiamo andando noi?

Ho riportato con tristezza questa piccola antologia di commenti scandalizzati per la pubblicazione sul Manifesto dei seri articoli di Leonardo Padura Fuentes e di Roberto Livi. Ogni volta che dall’interno di Cuba una voce critica riesce a farsi sentire, ecco il coro di persone che ripetono le banalità della propaganda. Chi ha vissuto a Cuba fuori dei circuiti per turisti politici sa che il sistema sanitario da tempo non è più perfetto, dato che è stato intaccato dalla crisi e squilibrato dalla necessità di assicurare un ottimo turismo sanitario in dollari agli stranieri. Impressiona la sicurezza con cui si ripetono le calunnie contro i “cosiddetti prigionieri politici cubani” e si ribadisce “che sono stati condannati per fatti specifici”. E come al solito, si giustifica la repressione delle idee in un paese che si ritiene socialista, confrontandolo con la repressione nei confronti dei manifestanti di Genova... (a.m.17/9/10)

Appendice

Dichiarazione della Central de Trabajadores de Cuba (CTC)

 

nel settore statale SAranno tagliati

500.000 posti di lavoro

(http://www.cubadebate.cu/noticias)

 

 

 

La Rivoluzione cubana compie 52 anni di esistenza vittoriosa, e nella direzione del paese e nel nostro popolo restano vive e, ora più che mai, resta inalterabile la risoluta volontà di continuare a costruire il socialismo, di andare avanti nello sviluppo e nella realizzazione del modello economico da seguire, rafforzando le conquiste raggiunte.

La direzione del Governo è andata lavorando all’elaborazione di un insieme di misure che garantiscano e offrano gli strumenti per introdurre nella società i cambiamenti che risultano necessari e non rinviabili, per trasformare e render più efficiente l’attuale processo produttivo e lavorativo.

Cuba è di fronte all’urgenza di compiere progressi economici, di organizzare meglio la produzione, di potenziare le riserve di produttività e di innalzarla, di migliorare la disciplina e l’efficienza, e questo sarà possibile solo attraverso il lavoro dignitoso e dedito del nostro popolo. Oggi, il dovere dei cubani è lavorare e farlo bene, con serietà e senso di responsabilità, di ottenere uno sfruttamento migliore delle risorse di cui disponiamo, per potere così soddisfare i nostri bisogni.

In concordanza con il processo di attualizzazione del modello economico e con le proiezioni economiche per il periodo 2011-2015, nelle Linee per il prossimo anno si prevede la riduzione di oltre 500.000 lavoratori nel settore statale e, parallelamente, il loro incremento in quello non statale. Il calendario per l’esecuzione di questo è concepito dagli organismi e dalle imprese, fino al primo trimestre del 2011.

È compito ineludibile del movimento sindacale e dei lavoratori prestare la massima attenzione alla riduzione di organici, al processo di disponibilità lavorativa e all’occupazione e ottenere un’utilizzazione adeguata delle risorse umane. È noto che l’eccedenza di posti di lavoro supera il milione di persone tra quelli in bilancio e in quelli imprenditoriali.

Il nostro stato non può né deve continuare a mantenere imprese, enti di produzione, di servizi ed altri previsti in bilancio con organici gonfiati, e perdite che zavorrano l’economia, risultano controproducenti, ingenerano cattive abitudini e deformano il comportamento dei lavoratori. È indispensabile elevare la produttività e la qualità dei servizi, ridurre le ingigantite spese sociali ed eliminare indebite esenzioni, sussidi eccessivi, lo studio come fonte di occupazione e la pensione anticipata.

L’esito del processo che sta iniziando dipenderà dall’assicurazione politica che da parte del movimento sindacale e sotto la direzione del Partito noi dirigenti sindacali diamo previamente alle operazioni che occorre intraprendere, e dal consenso sociale che otteniamo sull’opportunità politica ed economica di questo passaggio. Queste misure di disponibilità lavorativa cercano di individuare i posti di lavoro che non risultino indispensabili e la ricollocazione in altri posti di lavoro dove sia necessario e possibile, oppure il reindirizzo lavorativo dei lavoratori che li occupano.

Per la sistemazione lavorativa di lavoratori che in un ente o in un posto di lavoro risultino disponibili, si ampia e si diversifica l’attuale orizzonte di opzioni, con forme nuove di rapporto di lavoro non statale come alternativa occupazionale, tra cui: l’appalto, l’usufrutto, le cooperative e il lavoro in proprio, verso cui si sposteranno centinaia di migliaia di lavoratori nei prossimi anni.

Nel settore statale si potrà solo andar coprendo i posti che risultino indispensabili, in attività storicamente carenti di forza lavoro, ad esempio l’agricoltura, l’edilizia, maestri, poliziotti, operai dell’industria ed altri.

Il paese sta attuando in vari campi un rilevante processo di investimento: petrolio, edilizia, biotecnologia, industria farmaceutica e turismo,come pure si stimolano altre produzioni di beni e si allargherà l’esportazione di servizi, e questo genererà ugualmente fonti di occupazione.

I cambiamenti della politica occupazionale avverranno gradualmente e progressivamente, cominceranno subito e per dimensioni e incidenza comprenderanno tutti i settori.

L’intero processo avverrà in base a nuove norme e cambierà l’attuale condizione di lavoro e salariale per lavoratori disponibili o sospesi, dal momento che non sarà possibile applicare le forme di protezione o assegnare all’infinito ai lavoratori sussidi al posto del salario. Nell’individuazione, trasferimento e destinazione ad altre attività avrà un ruolo molto importante la gestione e la personale disposizione dell’interessato.

La scelta di coloro che occuperanno i posti disponibili in ogni collettivo di lavoro si effettuerà tenendo conto del criterio dell’idoneità dimostrata.

Un elemento di particolare importanza è costituito dal salario. Va ridata vita al principio socialista di distribuzione, pagare cioè ciascuno secondo la quantità e qualità del lavoro erogato. I criteri di remunerazione in base ai risultati, applicati in centri con organici resi più adeguati, continueranno ad essere la via per elevare la produttività e, conseguentemente il salario dei lavoratori.

Favorire che, a tutti i livelli di direzione, l’organizzazione sindacale contribuisca alla realizzazione di questa politica garantirà la continuità della costruzione del socialismo cubano, applicando il concetto di Rivoluzione a partire dalla consapevolezza del momento storico, e di cambiare tutto quello che va cambiato.

La CTC e i sindacati siamo impegnati e vigileremo sulla più rigorosa osservanza e applicazione del criterio di idoneità dimostrata per la scelta di chi ha il miglior diritto di occupare un posto di lavoro, come pure sulla trasparenza nella traduzione concreta di ciò che va fatto.

Al sindacato spetta operare nel suo settore con esigenze di elevato livello e mantenere il controllo sistematico dell’avanzare di questo processo dall’inizio alla sua conclusione, adottare le misure corrispondenti e tenere informati i propri organismi superiori e la CTC.

L’unità dei lavoratori cubani e del nostro popolo è stata la chiave per concretizzare l’opera gigantesca costruita dalla Rivoluzione e, nelle trasformazioni che ora intraprenderemo, essa continuerà ad essere la nostra arma strategia principale.

 

Segreteria Nazionale della CTC

 ----------

 

Pronunciamiento de la Central de Trabajadores de Cuba

 Se reducirán medio millón de plazas en el sector estatal

Cubadebate  http://www.cubadebate.cu/noticias/

 La Revolución cubana cumple 52 años de victoriosa existencia, y hoy, más que nunca están vivas e inconmovibles en la dirección de la nación y en nuestro pueblo la voluntad y la determinación de continuar la construcción del socialismo, avanzar en el desarrollo y la actualización del modelo económico que debemos seguir, consolidando las conquistas alcanzadas

La dirección del Gobierno ha venido trabajando en la elaboración de un conjunto de medidas que garantizan e instrumentan los cambios que resulta necesario e impostergable introducir en la economía y la sociedad, para transformar y hacer más eficiente el actual proceso productivo y laboral.

Cuba enfrenta la urgencia de avanzar económicamente, organizar mejor la producción, potenciar las reservas de productividad y elevarla, mejorar la disciplina y la eficiencia y ello solo será posible mediante el trabajo digno y consagrado de nuestro pueblo. Hoy, el deber de los cubanos es trabajar y hacerlo bien, con seriedad y responsabilidad, lograr un mejor aprovechamiento de los recursos de que disponemos, para así satisfacer nuestras necesidades.

En correspondencia con el proceso de actualización del modelo económico y las proyecciones de la economía para el periodo 2011-2015, se prevé en los Lineamientos para el año próximo la reducción de más de 500 000 trabajadores en el sector estatal y paralelamente su incremento en el sector no estatal. El calendario para su ejecución está concebido por los organismos y empresas, hasta el primer trimestre del 2011.

Para el movimiento sindical y los trabajadores prestar la máxima atención a la reducción de plantillas, al proceso de disponibilidad laboral y al empleo, y lograr una adecuada utilización de los recursos humanos resulta una tarea insoslayable. Es conocido que el exceso de plazas sobrepasa el millón de personas en los sectores presupuestado y empresarial.

Nuestro Estado no puede ni debe continuar manteniendo empresas, entidades productivas, de servicios y presupuestadas con plantillas infladas, y pérdidas que lastran la economía, resultan contraproducentes, generan malos hábitos y deforman la conducta de los trabajadores. Es necesario elevar la producción y la calidad de los servicios, reducir los abultados gastos sociales y eliminar gratuidades indebidas, subsidios excesivos, el estudio como fuente de empleo y la jubilación anticipada.

El éxito del proceso que ahora se inicia dependerá del aseguramiento político que desde el movimiento sindical y bajo la dirección del Partido los dirigentes sindicales demos previamente a las acciones que se deben emprender, y del consenso social que alcancemos sobre la pertinencia económica y política de este paso. Estas medidas de disponibilidad laboral buscan la identificación de las plazas que no resultan indispensables y la reubicación en otro puesto de trabajo donde sea necesario y posible o la reorientación laboral de los trabajadores que las ocupan.

Para el tratamiento laboral de los trabajadores que en una entidad o puesto de trabajo resulten disponibles, se amplia y se diversifica el actual horizonte de opciones con nuevas formas de relación laboral no estatal como alternativa de empleo: entre ellas están el arrendamiento, el usufructo, las cooperativas y el trabajo por cuenta propia, hacia donde se moverán cientos de miles de trabajadores en los próximos años.

Dentro del sector estatal solo será posible ir cubriendo las plazas que resulten imprescindibles, en labores históricamente deficitarias de fuerza de trabajo, como la agricultura, la construcción, maestros, policías, obreros industriales y otros.

El país viene ejecutando en diversos sectores un importante proceso inversionista, en el petróleo, la construcción, la biotecnología, la industria farmacéutica y el turismo, asimismo se impulsan otras producciones de bienes y se ampliará la exportación de servicios, lo que también generará fuentes de empleo.

Estos cambios en la política de empleo se aplicarán de forma gradual y progresiva, se iniciarán de inmediato y por su magnitud e incidencia abarcarán a todos los sectores.

Todo este proceso se efectuará sobre bases y normas nuevas y se modificará el actual tratamiento laboral y salarial para los disponibles e interruptos, pues ya no será posible aplicar la fórmula de proteger o subsidiar salarialmente de forma indefinida a los trabajadores. En la identificación, traslado y ubicación hacia otras labores tendrá un papel muy importante la gestión y disposición personal del interesado.

La definición de quiénes cubrirán las plazas disponibles en cada colectivo laboral se aplicará tomando en consideración el principio de la idoneidad demostrada.

Un asunto de singular importancia lo constituye el salario. Hay que revitalizar el principio de distribución socialista, de pagar a cada cual según la cantidad y calidad del trabajo aportado. Los sistemas de pago por resultado, aplicados en centros con plantillas mejor ajustadas, continuarán siendo la vía para elevar la productividad y como consecuencia de ello, el ingreso de los trabajadores.

Favorecer que la organización sindical en cada nivel de dirección contribuya al cumplimiento de esta política garantizará la continuidad de la construcción del socialismo cubano; aplicando el concepto de Revolución a partir del sentido del momento histórico, y de cambiar todo lo que debe ser cambiado

La CTC y los sindicatos estamos comprometidos y velaremos por la más estricta observancia y aplicación del principio de idoneidad demostrada al determinar el mejor derecho para ocupar una plaza, así como por la transparencia en lo que debe ejecutarse.

Al sindicato le corresponde actuar en su sector con un alto nivel de exigencia y mantener el control sistemático de la marcha de este proceso, desde que se inicie hasta que concluya, adoptar las medidas que correspondan y mantener informados a sus organismos superiores y a la CTC.

La unidad de los trabajadores cubanos y de nuestro pueblo ha sido clave para materializar la gigantesca obra edificada por la Revolución y en las transformaciones que ahora emprendemos ella continuará siendo nuestra más importante arma estratégica.

Secretariado Nacional de la CTC.


 

 



You are here Attualità e Polemiche --> L'America Latina --> Da Cuba su Cuba