Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Attualità e Polemiche --> Actualidad latinoamericana --> Almeyra - Brasile (It)

Almeyra - Brasile (It)

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ELEZIONI IN BRASILE

LE SFIDE PER IL SECONDO TURNO

Guillermo Almeyra

 

[Inserisco la traduzione, lasciando in coda l’originale. a. m. 5/10/10]

 

Dilma Rousseff, candidata di Lula, ha vinto – e di molto – con la stessa percentuale di voti ottenuti da Lula al primo turno del 2002 e al primo turno del 2006. Il Partito dei Lavoratori (PT) è riuscito a vincere direttamente i governatorati di Sergipe, Bahía, Río Grande do Sul, Acre e Distretto Federale (Brasilia) e, grazie agli alleati, quelli di Río de Janeiro, Pernambuco, Ceará, Maranhão, Piauí, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul ed Espirito Santo. Inoltre, insieme al PMDB ( un partito che è stato con tutti i governi ed ora sta con Lula), ha riportato la maggioranza al Senato e rafforzato notevolmente il numero dei suoi deputati. Il candidato della destra non ha avuto più voti delle passate elezioni e il partito (PSDB) è andato indietro al senato e come numero di governatori. La sola cosa che non è andata secondo le aspettative è stato il fatto che la candidata Verde, Marina Silva, anziché ottenere il 12 o 15%, ha avuto il 20% e che nel Nordeste – la regione più povera – il voto bianco o nullo ha mobilitato un elettore su cinque, che si pensava dovessero optare per il PT. Adesso, quindi si voterà di nuovo entro un mese. In effetti, come avevano detto realisticamente Lula e la sua candidata prima delle elezioni, non è per niente facile ottenere il 50% di un elettorato cosi immenso come quello brasiliano e non c’era quindi da preparare in anticipo alcun festeggiamento…

Perché questi risultati? I sondaggi preventivi attribuivano a Dilma tra il 47 e il 51%, mentre ha avuto “solo” il 47%. Che cosa ha determinato lo scarto, in una scadenza elettorale con partecipazione enorme e così polarizzata che l’estrema sinistra anti-Lula del PSOL è riuscita ad avere solo lo 0,9% dei voti e non è riuscita a eleggere al senato la sua dirigente Heloísa Helena? Innanzitutto, la tremenda offensiva dei mezzi di comunicazione di massa che ha continuamente insistito sul fatto che un probabile scandalo riguardante la sostituta di Dilma al ministero avrebbe infangato anche lei (una cosa su cui non esistono prove) , e questo le ha fatto perdere voti in settori conservatori di ceto medio sprovveduto e di altri settori impressionistici e ha rafforzato la candidata Verde e i voti nulli. In secondo luogo, la candidata del PT, che aveva evitato in campagna elettorale temi troppo arditi e problemi spinosi, ha creduto di poter attirare voti conservatori opponendosi all’aborto (che aveva invece appoggiato in precedenza) e ha perso così voti a sinistra e a destra, essendo apparsa incoerente ad entrambi i settori. I voti del Pt, tuttavia, non sono andati a destra, ma al partito Verde e al voto nullo.

Entrambi questi voti vanno considerati come una sola stessa cosa: un voto penalizzante e di sfiducia e diffidenza. Il partito Verde non si basa su un ampio settore ecologista. Nel numeroso voto verde  (Marina Silva ha ottenuto su scala nazionale il 20% e a Río de Janeiro il 31,52%)  confluiscono ex appartenenti al PT disillusi, gente di sinistra del ceto medio “viola”, elettori che non intendono dare il proprio voto alla destra reazionaria ma vogliono protestare da destra contro Lula, votanti che non vogliono disperdere il proprio voto nell’estrema sinistra ma vogliono votare per qualcuno che appaia di sinistra, persone deluse dal partito di Serra e di Fernando Enrique Cardoso, che non cambia minimamente le proprie posizioni filo imperialiste e ultraconservatrici e che è sorretto dalla grande stampa (una delle peggiori del continente).

Il partito Verde non si colloca a sinistra del PT, ma al centro destra (fino a queste elezioni partecipava a tutti i governi degli Stati in mano alla destra, inclusi Saõ Paulo, Minas Gerais e Río de Janeiro), anche se la sua candidata, Marina Silva, è stata fino ad appena un anno fa ministra dell’Ambiente del governo Lula. È però un partito eterogeneo che, pur facendo appello a votare per José Serra al secondo turno, come propone la maggioranza della direzione, o a votare scheda bianca, disperderà i propri voti tra il PT, Serra e il voto nullo o in bianco e l’astensione.

Il problema di fondo è sapere se il PT radicalizzerà la battaglia e conquisterà per Dilma molti voti plebei, che nel Río Grande do Sul sono andati alla sinistra del partito per il governatore ma non a lei per la presidenza, o che sono andati in massa all’astensione nel Nordeste. Probabilmente, sta anche nel modo in cui si disperderà il voto Verde – se verso la sinistra o verso la destra, perché se molti votassero scheda bianca o nulla Dilma si vedrebbe favorita, come la candidata col maggior numero di voti, perché si ridurrebbe il numero di voti validi necessari per vincere.

Questo lascia a Lula la responsabilità dell’eventuale vittoria del PT. Lula, fuori dal governo, si sta radicalizzando ed ora è passato al contrattacco dei media che, senza alcun limite etico calunniano e vilipendono Dilma, il PT e il loro stesso governo. Ora, sarà Lula il capo della campagna per questo mese e c’è da sperare  che smascheri di più e meglio la destra, strappi i voti degli indecisi e di chi ha votato per Marina, convinca con argomenti chiari e di classe gli elettori del Nordest e tutti quelli che si sono astenuti o hanno votato scheda bianca o nulla che in questa campagna si gioca la possibilità di un grave arretramento della società e di tutta l’America Latina e che bisogna concentrare il voto contro la destra proprio per essere dopo in condizioni migliori per pretendere dal governo del PT il mantenimento delle promesse, la lotta alla corruzione, l’indispensabile riforma agraria e un nuovo rapporto con i lavoratori.

 

 

LOS DESAFIOS PARA LA SEGUNDA VUELTA BRASILEÑA

Guillermo Almeyra

 

Dilma Rousseff, candidata de Lula, ganó –y por mucho- con el mismo porcentaje de votos que obtuviera Lula en la primera vuelta en el 2002 y en la primera vuelta del 2006. El Partido de los Trabajadores (PT) consiguió ganar directamente las gobernaciones de Sergipe, Bahía, Rio Grande do Sul, Acre y el Distrito Federal (Brasilia) y, por medio de sus aliados, las de Rio de Janeiro, Pernambuco, Ceará, Maranhão, Piauí, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul y Espirito Santo. Además, con el PMDB (un partido que ha estado con todos los gobiernos y ahora está con Lula), consiguió la mayoría en el Senado y reforzó notablemente su bancada en Diputados. El candidato de la derecha no ganó más votos que en las elecciones pasadas y el partido –el PSDB- retrocedió en el Senado y en las gobernaciones. Lo único que no funcionó según las esperanzas fue que la candidata Verde, Marina Silva, en vez de conseguir el 12 o 15 por ciento de los votos, logró el 20 y que en el Nordeste –la región más pobre- el voto en blanco o nulo movilizó a uno de cada cinco electores, que se presumía debían optar por el PT. Ahora, por lo tanto, se votará dentro de un mes. En efecto, como habían dicho con realismo Lula y su candidata antes de los comicios, no es nada fácil obtener el 50 por ciento de un electorado tan inmenso como el brasileño y por lo tanto no había que preparar por anticipado ningún festejo…

¿Por qué estos resultados? Las encuestas previas atribuían a Dilma entre 47 y 51 por ciento, pero logró “sólo” el 47. ¿Qué le quitó la diferencia, en una elección con enorme participación y tan polarizada que la ultraizquierda anti-Lula del PSOL sólo logró el 0.9 por ciento de los votos y no pudo elegir senadora a Heloísa Helena, su dirigente? En primer lugar, la tremenda ofensiva de los medios magnificó permanentemente la posibilidad de que un escándalo con la sucesora de Dilma en el gabinete salpicase a ésta (cosa de la cual no hay pruebas) y eso le quitó votos de los clasemedieros conservadores de paladar grueso y de otros sectores impresionistas y reforzó a la candidata Verde y a los votos nulos. En segundo lugar, la candidata del PT, que había evitado en su campaña ideas demasiado audaces y cuestiones espinosas, creyó retener votos conservadores oponiéndose al aborto (que antes había apoyado) y perdió votos por la izquierda y por la derecha, porque apareció como inconsecuente ante ambos sectores. Pero los votos del PT no fueron a la derecha sino al partido Verde y al voto nulo.

Ambos deben ser considerados como una sola y misma cosa: un voto de castigo, o de desconfianza y suspicacia. El Partido Verde no se apoya en un vasto sector ecologista. En el numeroso voto verde (Marina Silva logró en escala nacional el 20 por ciento y en Rio de Janeiro el 31.52) confluyen ex petistas desilusionados, izquierdistas de clase media a la violeta, votantes que no quieren dar su voto a la derecha reaccionaria pero quieren protestar por la derecha contra Lula, votantes que no quieren perder su voto en la ultraizquierda pero quieren votar por algo que parezca izquierda, votantes desilusionados por el partido de Serra y Fernando Henrique Cardoso, que no cambia en nada su posición proimperialista y ultraconservadora y está apoyado por la gran prensa, una de las peores del continente). El partido Verde no está a la izquierda del PT, sino en el centro derecha (hasta estas elecciones participaba en todos los gobiernos estaduales en manos de la derecha, incluidos San Pablo, Minas Gerais y Rio de Janeiro) aunque su candidata, Marina Silva, hubiese sido hasta hace apenas un año ministra del Ambiente del gobierno de Lula. Pero es un partido heterogéneo que, aunque llame a votar por José Serra en la segunda vuelta, como plantea la mayoría de su dirección, o llame a votar en blanco, dispersará sus votos entre el PT, Serra, el voto nulo ol el voto en blanco y la abstención.

El problema fundamental consiste en saber si el PT radicalizará su lucha y ganará para Dilma muchos votos plebeyos que en Rio Grande do Sul fueron a la izquierda del partido para gobernador pero no a ella para presidenta o en el Nordeste se abstuvieron masivamente. Por supuesto, también reside en las formas en que se dispersará el voto Verde –si hacia la izquierda o hacia la derecha, porque en el caso de que muchos voten en blanco o nulo Dilma se verá favorecida, en su condición de más votada, porque se reducirá el número de votos válidos necesarios para vencer.

Eso deja en Lula la responsabilidad de la eventual victoria del PT. Lula, fuera del gobierno, se está radicalizando y ahora ha contraatacado a los medios que sin límite ético alguno calumnian y vilipendian a Dilma, el PT y su propio gobierno. Ahora bien, Lula será el jefe de campaña para este mes y es de esperar que desenmascare más y mejor a la derecha, arranque votos a los indecisos y a los que votaron por Marina, convence con razones políticas claras y de clase a los nordestitos y a todos los que se abstuvieron o votaron en blanco o nulo de que en esta campaña se juega la posibilidad de un grave retroceso de la sociedad y de América Latina y hay que concentrar el voto contra la derecha, precisamente para estar luego en mejores condiciones de reclamar al gobierno del PT el cumplimiento de sus promesas, un combate a la corrupción, una reforma agraria indispensable y una nueva relación  con los trabajadores.



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