Movimento Operaio

La pagina di Antonio Moscato

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Monicelli e Seneca

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Monicelli e Seneca

 

Monicelli, che avevo incontrato nella sua Viareggio poco più di un anno fa, a una festa di Liberazione, mi aveva colpito per la sua invidiabile vitalità e lucidità. Mi era sembrato più giovane di me. Poi l’avevo sentito in “RAI per una notte” e avevo apprezzato ancora il suo combattivo radicalismo.

La sua morte ha suscitato logicamente una forte emozione e commenti di ogni genere: eppure non ho sentito nella prima rassegna stampa qualcuno che facesse una domanda semplicissima: perché per andarsene da una vita che gli pesava (per la malattia, ma anche probabilmente per la sfiducia in un qualche cambiamento all’orizzonte) Monicelli ha dovuto scegliere una forma così crudele e dolorosa, come aveva dovuto fare anche Primo Levi?

Perché siamo un paese barbaro in cui una chiesa cattolica invadente impone le sue opinioni ereditate da un passato lontanissimo anche e soprattutto a chi non ne riconosce affatto l’autorità morale.

 

Ho sempre ammirato e considerato un modello bellissimo la morte di Seneca, che deve consolare la vecchia ancella che piange, mentre gli prepara l’acqua calda e gli aromi per il bagno che deve facilitare il deflusso del sangue dalle vene tagliate. A sua volta, Seneca si era ispirato alla fine di Socrate, e a quella di altri filosofi stoici, pur non obbligati a darsi la morte da un potere tirannico.

 

Invece nell’Italia di oggi ipocriti di ogni genere (come Casini, il “difensore della famiglia” che ne ha due…) hanno sollevato scandalo perfino per una trasmissione televisiva che aveva dato la parola a Peppino Englaro e Mina Welby. Volevano tappargli la bocca prima e poi annegarne la testimonianza commovente, per alzare una barriera nei confronti di una scelta di civiltà che pochi hanno il coraggio di rivendicare: riconoscere a chi vuole lasciare per sua scelta una vita che ritiene conclusa il diritto di scegliere la forma per farlo in forma assistita.

 

Orrore: “si vuole legalizzare l’eutanasia!” grideranno tutti i perbenisti presenti nei due schieramenti parlamentari. Invece bisogna avere il coraggio di rivendicare questo diritto, che ovviamente non lede affatto i diritti di chi crede in Dio e in un aldilà.

a.m. 30/11/10